Non si parla di elezioni, lo dico subito per chi fosse arrivato qui tratto in inganno dal titolo: il voto di cui parlo è quello scolastico, anch'esso attuale in periodo di chiusura del quadrimestre. Il ritorno al voto, dopo più di trent'anni dalla sua abolizione nella scuola di base (era il lontano 1977), è stato percepito da molti studiosi di valutazione come un'involuzione verso uno strumento a cui è difficile dare un significato univoco. Mi spiego.
Da insegnante ogni volta che metto un 7 devo chiedermi a cosa quel 7 corrisponde, cosa mi aspetto per esempio da una verifica orale perché raggiunga il 7 e per questo i docenti più scrupolosi in buona parte basano la valutazione su una scala di riferimento, la rubrica valutativa in cui tendenzialmente a ogni numero corrisponde un livello di prestazione.
Ma... avete notato che ho detto "gli insegnanti più scrupolosi": ce ne sono tanti altri che non tentano di oggettivare il giudizio soggettivo in una scala di valori e si fidano dell'istinto, il che - si badi - non è sempre sbagliato, anzi diversi studi hanno dimostrato che in genere il voto di istinto corrisponde a quello ponderato con valori oggettivi. Il voto soggettivo però non ottiene che si sviluppi la consapevolezza da parte di chi lo riceve: è difficile spiegare a chi viene giudicato il percorso di pensiero che si è svolto nella nostra mente, più facile invece condividere una rubrica di valutazione. "Prof, perché mi ha messo 7? Cosa devo fare per prendere 8?" Se ho una rubrica cui "obbedire" è semplice rispondere a queste domande.
Ho aggiunto anche "in buona parte": già, perché c'è sempre una certa dose di valutazione comparativa in un voto, una sorta di reazione chimica tra il voto individuale e i voti della classe di una certa prestazione (per esempio un compito andato mediamente male a tutti mi costringe a correggere verso l'alto, se non voglio ritrovarmi con numeri difficili da recuperare), ma anche una reazione tra il voto presente e il percorso dell'alunno (se vedo un barlume di miglioramento tendo a incoraggiarlo accentuando il positivo). Ecco spiegato anche il "tendenzialmente".
Il voto quindi non ha un significato univoco neanche per il singolo insegnante in rapporto al singolo alunno, semmai tende più o meno all'univocità, ma senza arrivarvi mai.
Figuriamoci a livello di scuola: ogni docente è un caso a sé ed è quasi impossibile arrivare a un accordo sostanziale su questi temi, specie passando verso livelli superiori di istruzione, via via che ci allontana dalla primaria insomma. Neanche a parlarne a un livello territoriale e nazionale.
Ho voluto parlarvi di questi aspetti tecnici del mio lavoro per introdurvi in una complessità che molti credono dall'esterno di poter padroneggiare, un po' come si fa quando crediamo di possedere tutti i fattori che stanno nel cervello di un allenatore quando decide la squadra da mandare in campo. Siamo tutti allenatori, no? Invece l'allenatore, come l'insegnante ha una conoscenza, un'esperienza e una complessità di lavoro che dall'esterno è difficile immaginare e non basta essere stati seduti sui banchi di scuola per improvvisarsi insegnanti e, peggio, giudici degli insegnanti dei figli.