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martedì 15 maggio 2012

Di blog in blog: colore e apprendimento

Con un particolare punto di vista partecipo all'interessante iniziativa della Staffetta di Blog in Blog, che con un appuntamento mensile fa convergere su un unico argomento i post di vari blog diversi tra loro. Do subito il benvenuto a chi venisse qui per la prima volta, il blog nasce essenzialmente dal mio lavoro di insegnante, ma è anche un diario della mia esperienza di mamma e di... persona. Per insegnare, per educare, infatti, occorre che non si smetta di imparare. E imparare è un'esperienza. Se volete fare un giro basterà cliccare su home o su uno degli argomenti che vi interessano, se lasciate un commento mi renderete contenta... buona lettura!


L'argomento della staffetta di oggi è "I bambini e il colore", che io ho trasformato in... il colore come fattore di apprendimento.

Il colore, stimolando la memoria visiva, può dare un senso concreto a concetti astratti come sono, per esempio quelli grammaticali. La grammatica è una delle materie più ostiche e per questo più... riformabili, per esempio con materiali di ispirazione montessoriana
Nella Psicogrammatica di Maria Montessori, comunque, le categorie grammaticali sono associate a forme di un certo colore e in più accompagnate da una narrazione che le riunisce in un tutto sensato.



C'è un paese governato da un principe, un triangolo nero, accompagnato da un piccolo triangolo azzurro che come un paggio è sempre con lui. Sono il nome e l'articolo. A volte c'è anche un altro accompagnatore che dice com'è il principe, è il triangolo medio e cioè l'aggettivo. Se il principe non gradisce farsi vedere manda un suo rappresentante e sostituto, un bel triangolo viola, il pronome.
Anche la grammatica contemporanea si accorda con questi simboli: essa si basa sui sintagmi, accordi di parole in simbiosi tra loro. Le componenti del sintagma nominale sono per l'appunto nome, articolo, aggettivo e pronome. La gradazione tra le grandezze dei triangoli ci dice che c'è una differenza di significatività tra le varie parti del discorso. Un nome e un articolo non sono di pari livello. Il nodo principale del sintagma nominale è il nome, che davvero governa tutto come un principe.
Un triangolo nero: la forma stabile per eccellenza, la piramide come costruzione ancestrale, il nero come definitività.
E l'altro nodo della frase? Un bel cerchio rosso, che come il sole illumina e sostiene ogni forma di vita nel regno del principe-nome: il verbo. Rosso come il sangue che dà vita al corpo, proprio come il verbo che dà vita alla frase. Fanno parte della sua sfera di influenza l'avverbio - cerchio più piccolo - e la preposizione, che è una mezzaluna, anch'essa tondeggiante, ma protesa come un gancio verso il resto. Nel regno del principe, infatti, le preposizioni indicano la direzione da prendere, agganciano al verbo il resto del discorso. Anche le congiunzioni agganciano, come vagoni di un treno che mettono in fila le cose.
E le interiezioni? La forma è quella di un punto esclamativo, sono le voci altisonanti degli abitanti del regno che a volte si esprimono così. Un simbolo che un misto tra il triangolo e il cerchio: non a caso, visto che a volte con un'interiezione formiamo una frase intera e compiuta. 
Le forme, introdotte tramite la narrazione, possono essere disegnate, ritagliate in diverse copie in modo da utilizzarle per l'analisi grammaticale, che così diventerà hands on!





Partecipano alla staffetta di oggi:

giovedì 27 gennaio 2011

Addizioni grammaticali (e appello!)


Per Laura è un argomento ostico: di + il = del? E di + le? Non è mai sicura della risposta, così mi sono inventata un gioco di ispirazione montessoriana e l'ho lasciata libera di sperimentare.
Come vedete dalla prima fotografia si tratta di una scheda quadrettata in cui in alto sono segnati gli articoli determinativi e di lato le preposizioni semplici. Nei quadretti occorrrerà sistemare la carta giusta, quella che corrisponde all'addizione grammaticale giusta. Laura autonomamente ha deciso di cominciare catalogando le carte in base all'articolo di pertinenza per dare un primo ordine alla sistemazione.



Una volta sistemata la carta, si può anche controllare se la scelta è giusta, basta girarla e leggere (alle = a + le): la possibilità di autocorrezione è uno dei cardini irrinunciabili del materiale montessoriano.


E il segno di ok dà la misura della soddisfazione a lavoro concluso.


Il materiale come vedete si può utilizzare più e più volte per memorizzare bene. Avete altri suggerimenti di utilizzo? Avete sperimentato altri materiali sullo stesso argomento?

N. B. Questi esperimenti sono anche il mio compito a casa per il corso montessoriano... (vorrei portare del materiale già pronto come esempio da condividere con i miei colleghi), anzi se qualcuno di buona volontà volesse donare una copia di materiali homemade già realizzati, sarò ben lieta di darvi via mail il mio indirizzo. Tutti noi ve ne saremmo infinitamente grati e voi potreste fare un'opera pia a favore degli alunni di una scuola pubblica del profondo sud! Attendo speranzosa...

lunedì 18 maggio 2009

Pastrocchi grammaticali


Oggi grammatica. Solita solfa dei manuali di scuola media: verbo transitivo uguale l'azione passa sul complemento oggetto/ verbo intransitivo uguale l'azione non passa.
Cheppalle.
Sensini (L'italiano di tutti, ed. A. Mondadori) a onor del vero introduce timidamente il concetto di argomento del verbo, dicendo che il verbo transitivo ha bisogno quantomeno di due argomenti (di cui uno è il soggetto) mentre a quello intransitivo ne basta uno.
Nella mia ormai decennale esperienza ho potuto notare che questo concetto del passa/non passa è molto aleatorio. Esempio: Matteo ha scritto un tema. E vabbé, l'azione di scrivere passerebbe sul tema. Ammettiamolo pure. Ma se dico: Matteo ha subito un'ingiustizia, ci vuol coraggio a sostenere che l'azione ha subito passa sul complemento oggetto... Così ho sostituito complemento oggetto con sintagma nominale e spiego che il verbo è direttamente attaccato al sintagma nominale che ne completa il significato, saturandone le "richieste". Il verbo scrivere nella maggior parte dei casi richiede di essere completato con un argomento che indica cosa si sta scrivendo. Questo argomento è direttamente unito al verbo senza ricorso ad alcuna preposizione, dunque nella grammatica tradizionale il verbo si classifica come "transitivo". Altrimenti, quando il verbo è monovalente (ha una sola richiesta, quella del soggetto), ad es. Marco corre, è detto "intransitivo". Ci sono verbi che richiedono altri sintagmi non nominali, ma preposizionali (in cui il nome è preceduto da una preposizione) e anche questi sono detti tradizionalmente intransitivi. Esempio: Giulia scende dal letto. In effetti dal letto completa il significato del verbo, ma in modo diverso dal tema di cui sopra, ha bisogno infatti di una preposizione per essere attaccato al verbo. Occorre poi far notare ai ragazzi che i sintagmi che indicano circostanze (tempo e luogo) per quanto possano essere tanto nominali che preposizionali (esempi: nel 1987, questa settimana, tutto il giorno, per la via, sulla strada, nel giardino...) possono essere tranquillamente tolti dalla frase senza alterare il senso del verbo e dunque sono un arricchimento della frase da considerare in modo diverso dagli argomenti del verbo.
E voi, cari bloggercolleghi di lettere come ve la cavate con i pastrocchi grammaticali dei manuali?

venerdì 19 settembre 2008

L'accento in italiano

Tra le incombenze del professore di Lettere c'è, almeno in I media (non so se sia così anche nelle classi prime del superiore), il compito ingrato di richiamare alla mente le regole dell'uso dell'accento grafico, ma anche fonico. Scartabellando qua e là nella rete ho trovato una pagina dell'Accademia della Crusca che toglie ogni dubbio, anche quello della pronuncia di utensile, anodino e leccornia.

mercoledì 13 febbraio 2008

La busta del verbo o i pizzini montessoriani

Ho costruito (e fatto costruire in classe) il mio primo montessori material, scusate uso l'inglese perché, fa impressione, ma i siti con materiali montessoriani si trovano solo in english. Gli obiettivi del mio lavoro sono diversi: offrire ad alunni di terza una buona base per distinguere secondarie esplicite e implicite (in prima media disgraziatamente i verbi li ha pseudospiegati un supplente che ha creato un gap), istruire gli allievi ad una prima forma di archiviazione che elimini le ambiguità, recuperare le conoscenze sulla classificazione e coniugazione dei verbi mediante una didattica diversa (non dico innovativa perché Montessori è vissuta qualche decennio fa!). Ecco un resoconto per immagini:



Qui è raffigurata la busta principale, ottenuta in modo rudimentale con l'ausilio di foglio A4 colorato, nastro adesivo e forbici dalla punta arrotondata.

Il successivo passaggio consiste nello schedare i modi, possibilmente distinguendo il colore del foglio usato per i modi finiti dal colore usato per i modi indefiniti. Un mio alunno a questo punto ha detto: "Ah, prof... è come per le directories del pc, stanno una dentro l'altra... questo sembra un file win zip!" (da quel momento a ogni busta infilata dentro l'altra c'era uno che diceva con orgoglio e soddisfazione: "archiviamo, prof?")

Dentro la busta principale stanno, quindi, le buste dei modi:
1) finiti (schedati con un numero romano da I a IV, dalla dicitura modi finiti e dal nome del modo posto sul davanti della busta)
2) indefiniti (schedati con un numero romano da I a III seguito da una i in corsivo per ricordare che trattasi di una tipologia diversa dai precedenti modi, dalla dicitura modi indefiniti e dal nome del modo)

Infine in ogni busta-modo stanno i rispettivi tempi rappresentati da buste di manifattura ancora più rudimentale (dette "carpettine" dai miei alunni) perché alla fin fine sono foglietti ripiegati e chiusi da nastro adesivo sotto), anche questi schedati senza ombra di ambiguità: un numero romano richiama la busta in cui vanno riposti (I=indicativo, II=congiuntivo, III=condizionale...), se si tratta di tempo semplice o composto (TS o TC), seguito da numero arabo per indicare la corretta coniugazione classificatoria e infine denominato (presente, imperfetto...).

Il prossimo sabato dovrei infine distribuire i pizzini con le voci verbali (nel caso della foto c'è il presente del verbo avvertire) che l'alunno riporrà al posto giusto.

Risultato: qualcuno ha voluto portare la busta a casa per farla vedere ai genitori o ai fratelli più piccoli, chi l'ha lasciata in classe lo ha fatto per timore di rovinarla o perderla. Nel successivo compito di analisi del periodo le difficoltà nell'individuare i modi finiti o indefiniti erano quasi del tutto scomparse, nonostante ancora non siamo arrivati a inserire l'ultimo passaggio, quello del cosiddetto pizzino.

Un'ultima notazione di costume: in certi ambienti parlare correttamente l'italiano o peggio un italiano specialistico senza intercalari dialettali è sinonimo di... come dire... effemminatezza. Uno dei miei alunni, che è convinto di questa corrispondenza esistenziale, dopo il lavoro montessoriano pronunciava come se niente fosse parole come gerundio, modo indefinito, tempo composto... io stessa guardandolo ho avuto l'impressione che a parlare fosse un'altra persona!

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