Visualizzazione post con etichetta outdoors learning. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta outdoors learning. Mostra tutti i post

domenica 29 marzo 2015

Da Genova alla Costa Azzurra

Viaggiare è un'ottima occasione per imparare e più volte in questo blog ho cercato di dimostrarlo. Il viaggio di istruzione, a maggior ragione, lo è. L'anno scorso con i ragazzi delle terze della scuola di cui sono dirigente siamo andati a Barcellona, ma anche da insegnante mi piaceva accompagnare i ragazzi in gita (nel 2009 a Napoli, per esempio, o nel 2012 in Toscana). Quest'anno la nostra meta è stata doppia: la Liguria e la Costa Azzurra.

Il primo impatto è stato quello con l'Acquario di Genova:


Non so come la pensate su zoo e acquari, ma a me dopo la prima beatitudine nel guardare gli animali e nell'osservarli, viene un po' di magone. Ma proseguiamo.

A Monaco-Montecarlo abbiamo toccato con mano il lusso:


Ma abbiamo anche visitato una chicca, che vi consiglio assolutamente, il Giardino giapponese, vi ritroverete come in un'oasi di pace in mezzo ai palazzi:


Alla visita del Principato abbiamo dedicato la seconda giornata. Il terzo giorno, invece, ci siamo spostati a Nizza per poi visitare a Eze la fabbrica della Fragonard, celebre casa francese di profumieri. Di Nizza, che avevo già visto, vi lascio i colori del mercato di Cours Saleya:


L'ultimo giorno abbiamo avuto la piacevole sorpresa di scoprire la parte antica di Sanremo, il quartiere della Pigna: 


Spero di avervi fatto venire il desiderio di un viaggio in queste zone!

lunedì 1 dicembre 2014

Serata delle stelle a scuola

Dovete sapere che l'anno scorso quando, diventata dirigente, ho cominciato ad addentrarmi nella conoscenza della scuola, mi era stato detto che avevamo due telescopi abbastanza potenti.
Da subito ho cercato di trovare delle idee per utilizzarli e renderli operativi per i ragazzi e con la prof che si occupa del laboratorio scientifico avevamo ideato una serata di osservazione della volta stellata. Ci siamo rivolti all'Associazione Astrofili, ma tutte le volte che con notevole difficoltà avevamo tentato di fissare una data e messa in moto la macchina organizzativa, quando arrivava il fatidico momento, il cielo si presentava completamente coperto... fino al 27 novembre scorso, quando finalmente è andata in scena la serata delle stelle!
Dapprima i ragazzi di potenziamento (coloro che nelle classi terze sono già a un buon livello di competenze) hanno partecipato a un incontro introduttivo tenuto da un prof dell'Associazione Astrofili e laureato in astrofisica, che attraverso alcune slides ci ha spalancato il mondo dell'astronomia, "porta dell'infinito". 



 Al termine della conferenza, gli alunni hanno potuto rivolgere domande e osservazioni. 
"Qual è stata la scoperta più importante che voi scienziati avete fatto negli ultimi anni?" - ha chiesto un alunno. Il professore ha ricordato la recente scoperta dell'energia oscura che ha rivoluzionato tutte le conoscenze scientifiche e cioè tutto quello che gli scienziati credevano di sapere. Quest'energia fa sì che l'universo nell'espandersi non rallenti, ma anzi acceleri, contrariamente a quanto le convinzioni scientifiche date finora per assodate facessero ritenere. 
Io ho voluto ricordare ai ragazzi la magnifica impresa dell'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, che in questo momento si trova nello spazio e lavora per tutti noi, portando avanti il cammino della scienza. Per farlo ha dovuto scegliere "la strada più difficile", quella dello studio e dell'impegno. 
Dopo la conferenza introduttiva, i ragazzi e i docenti di matematica hanno potuto osservare gli oggetti celesti in diretta, con l'ausilio dei due telescopi: la Luna, Vega e una stella doppia.
Uno degli allievi ha anche fotografato con l'Iphone l'immagine dell'obiettivo del telescopio, che io ho ricevuto su whatsapp:


Ma non è meravigliosa?

martedì 18 novembre 2014

Intervista sulla didattica laboratoriale

                                (Progetto Energia)

"Ho 39 anni, da 11 vivo a Genova. Mi sono trasferita per amore da un paese di mare del Cilento, Agropoli. L’amore poi è finito, ma la città mi ha conquistato e sono rimasta sotto la Lanterna a esercitare la mia professione: insegnante di Lettere" - si presenta così Antonella Botti, docente che ho coinvolto nel mio progetto di promuovere la didattica dell'apprendimento attivo, della classe laboratorium, chiedendole in seguito a un suo commento molto interessante di raccontarci il suo modo di lavorare e insegnare.

Antonella lavora come insegnante da 13 anni, ha girovagato tra superiori, infanzia, sostegno. Alla fine ha scelto la fascia d’età 11-13: "perché mi affascina - dice- l’idea di interagire con ragazzi dalla mente ancora così ‘assorbente’; è un’età in cui si vive ancora un pezzo di infanzia, si alimentano sogni, passioni, a volte anche grazie all’influenza del professor Keating di turno. Sono mamma da qualche mese - aggiunge - e appassionata di cucina, lettura, scrittura, cinema…Mi interesso di scrittura creativa e tecnologie didattiche (ho scritto un text book di Grammatica per Ipad) e credo fermamente nella svolta 2.0 della scuola". 
Ma cominciamo con le domande...

1) Come e perché hai introdotto la didattica laboratoriale nel tuo insegnamento?

Io credo che un insegnante, nonostante gli studi, i concorsi, le letture coatte e anche grazie a tutto questo, in classe, in fondo, tiri fuori quello che è. Io amo la creatività, la scoperta, il progetto da realizzare da zero sulla scia di una passione, di una curiosità. Credo che trasmettere questo approccio allo studio e alla vita sia il compito più importante di un docente, un antidoto alla noia, alle angosce e alle paure che sono così invitanti per molti ragazzi che si affacciano alla vita adulta. La didattica laboratoriale mi consente di stimolare e alimentare questo atteggiamento verso la conoscenza e, cosa non da poco, mi diverte parecchio. Il segmento di scuola nel quale insegno, poi, è prettamente formativo, i preadolescenti hanno un forte bisogno di sistematizzare e contestualizzare le tante conoscenze alle quali hanno accesso, per costruire il proprio pensiero, per diventare ‘persone'. Oggi reperire le informazioni è incredibilmente facile, maturare una competenza anche grazie a quelle informazioni, semmai in una dinamica di gruppo, di condivisione, non è così semplice; è un processo che chiama in causa tutto il proprio essere.

2) Puoi raccontare due o tre esempi di didattica laboratoriale già sperimentati da te?

In generale applico un approccio induttivo alla maggior parte delle mie lezioni secondo questo criterio: mappa cognitiva su conoscenze pregresse, partecipazione alla costruzione del sapere ed eventuale riprogettazione, produzione di un oggetto didattico. Poi organizzo attività di laboratorio fisse, altre occasionali.
Ho insegnato diversi anni in una scuola di frontiera, qui a Genova. Approfittando del tempo prolungato ho realizzato con due classi alla volta, un progetto di Linguaggio cinematografico che si concludeva con la proiezione di un mediometraggio completamente realizzato dai ragazzi. Abbiamo girato due pellicole su sceneggiatura originale e una ispirata a “Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola. Ogni alunno aveva il suo ruolo: c’era il fonico, il truccatore, il sarto, il trovarobe. Un’occasione importante per coinvolgere anche i cosiddetti ragazzi difficili.
Altre occasioni me le ha offerte l'ambito geografico. Con le classi seconde prendiamo spunto dai viaggi delle terze per costruire itinerari, simulare prenotazioni e stilare un piano-gita con luoghi di interesse, orari di visita, acquisto biglietti, ecc. Ho anche approfittato di una classe che mi ha pianificato un viaggio a Cracovia anni fa, con indicazioni precise che ho seguito alla lettera! Nello stesso ambito abbiamo per diversi anni approfondito il tema delle energie rinnovabili e realizzato modellini effettivamente funzionanti a energia eolica o solare (foto)
In ambito storico, un’attività fissa che propongo è quella dell’analisi delle fonti: ogni anno scelgo una persona che conosco e che mi mette a disposizione alcuni suoi oggetti (lettere, vestiario, fotografie). Chiedo ai ragazzi di stilare ipotesi motivate sulla vita di questa persona a loro ignota, partendo dallo studio dei reperti che metto a disposizione. Propongo l'attività alle prime che hanno mostrato sempre molto entusiasmo; l’attività mi è utile soprattutto per trasmettere il concetto di ‘ipotesi storica’ e per entrare meglio in contatto con la disciplina.
Genova offre il centro storico più esteso d’Europa, è una risorsa preziosa che sfrutto così: fornisco materiale documentale e fotografico, poi, con mappe, bussole e block notes, i ragazzi ripercorrono le diverse cinte murarie delle città, le strade battute dagli antichi galeotti o dai mercanti per poi riproporre quello che hanno imparato ai compagni della scuola primaria a cui fanno da guida turistica (a breve una caccia al tesoro a tema storico). Applico questo metodo anche in occasione delle uscite didattiche.




3) Secondo la tua percezione è una metodologia diffusa nella scuola di oggi?

Poco. Dalla mia esperienza personale e dalle informazioni reperite occasionalmente tra colleghi, ho la sensazione che la lezione frontale sia ancora la forma privilegiata di metodologia didattica, soprattutto fra i colleghi meno giovani. Credo faccia qualche eccezione l'insegnamento delle Lingue straniere.

4) Quali sono i vantaggi di usare strategie di apprendimento attivo e di tipo laboratoriale in classe?

Molto dipende dallo stile di apprendimento degli alunni e dalla tipologia del gruppo classe. Quando il primo è cinestetico, il laboratorio è fondamentale: aiuta a interiorizzare conoscenze, a maturare competenze spendibili e a tenere sempre viva l'attenzione. Quando il laboratorio ha successo l'argomento di studio resta decisamente più vivido nella memoria e nell'esperienza; anche la coesione del gruppo classe risente positivamente di queste esperienze e, in generale, aumenta l'entusiasmo. In base alla mia esperienza posso dire che la didattica laboratoriale è spesso un'ottima risposta soprattutto per alunni con bisogni specifici (DSA, BES), spesso in difficoltà con i metodi tradizionali. >Non sempre un laboratorio funziona. È un metodo che richiede una preparazione attenta del lavoro, dei materiali, del percorso da seguire. Sbagliare rotta rischia di coinvolgere solo alcuni alunni, nonostante il tempo dedicato alla preparazione. Il laboratorio richiede, infatti, sicuramente tempi lunghi in classe, oltre che a casa; il rischio del fallimento è dietro l'angolo. A volte, poi, alcuni ragazzi non sono predisposti a questo tipo di didattica e necessitano, o almeno così pensano, della lezione frontale a cui sono semmai abituati da anni e senza la quale si sentono destabilizzati.
Altro elemento delicato è la valutazione. Io ho il sogno montessoriano di un ciclo primario non giudicante, ma il sistema attuale sennonché le famiglie e, di riflesso, anche gli alunni è molto attento alla verifica, al voto numerico con cui misurarsi. Nel laboratorio il docente predispone e osserva, un concetto di valutazione molto diverso da quello classico.
Un elemento che molti ritengono una problematica è la selezione dei saperi, un laboratorio può abbracciare molte conoscenze o trattarne solo alcune selezionate. Io ritengo questo un falso problema, ma spesso è una critica riportata da alcuni colleghi.
A tutto questo bisogna aggiungere che un laboratorio efficace in una classe pollaio è un'utopia.
Purtroppo negli ultimi anni, nonostante ogni ministro abbia a lungo disquisito di didattica laboratoriale e battuto sui concetti di competenza e di compito esperto, alla resa dei conti, ha effettuato solo tagli ignobili delle risorse e del personale e questo ambito, come molti altri, ne ha fortemente risentito, sia in termini logistici (riduzione di ore, mancanza di risorse per acquisto materiali e per sovvenzionare collaborazioni esterne) che in termini di impatto emotivo e di entusiasmo verso questa professione.
Ho letto ultimamente che in diverse parti del mondo si celebra la giornata mondiale dell'insegnante, non ne sapevo nulla e mi sembra pericolosamente sintomatica questa mia ignoranza. Non credo che nessun collega pretenda un regalo o un privilegio, il riconoscimento di un diritto e un "tanti auguri" sarebbero già un buon inizio.

mercoledì 5 dicembre 2012

Teachable Moments: Giornata della montagna


Con questo post celebro uno dei Teachable Moments della prima metà di dicembre e in particolare la Giornata della montagna che ricorre l'11 dicembre. Per partecipare potete scegliere uno dei momenti suggeriti o farvi ispirare da qualche altra ricorrenza e celebrarlo con un'attività, una riflessione o semplicemente ricordandolo in un post. C'è tempo fino al 12 dicembre, ma le scadenze qui non sono tassative, basterà che mi lasciate il link al vostro post nei commenti.
Voglio celebrare la Giornata della montagna ricordando la bellissima vacanza del 2011 in Val d'Ega, l'ultima di tante altre cominciate in gioventù tra le cime del Trentino Alto Adige. 
La prima volta che ho visto le Dolomiti mi trovavo a Corvara e ho avuto una sensazione di immensità e di respiro che non ho più dimenticato, avevo 14 anni. Sono salita a piedi sul Piz Boè e poi l'ho guardato dalla cima della Marmolada dopo una ripida salita in cabinovia. Sasso Lungo e Sasso Piatto, Lavaredo, il Catinaccio e lo Sciliàr. 
Ventenne ho visto il maestoso massiccio del Monte Bianco, ma non me ne vogliano i valdostani, le Dolomiti sono davvero un'altra cosa, architetture possenti della natura, fragili e svettanti. Il fascino mi ha spinto ad approfondire:



Rocce puntate al cielo dopo un passato di atolli sommersi. Scarpate continentali riemerse dall'abisso per offrirsi a noi.


Luoghi da conoscere, anche da studiare, per trovare la storia della terra nello studio del territorio, ma soprattutto luoghi da cui farsi sovrastare:


Arrivederci al prossimo mercoledì, vi aspetto!

lunedì 2 luglio 2012

Tre cartoline siciliane

Cara Monica,
ecco qui le mie cartoline per la tua iniziativa, Tre cartoline dalla mia Italia. Anche questa divertente e interessante, del resto ormai ci hai abituati.
Ci chiedi di spedirti tre cartoline che esprimano la bellezza della nostra Italia. Non è difficile, visto che è piena zeppa di bellezza. Io sarò ancora più precisa e ti spedirò tre scatti della mia terra, proprio la mia. Non una Sicilia generica e risaputa, ma quella che amo e che conoscono in pochi.


I Crateri Silvestri sul vulcano Etna, sono due crateri non sommitali, formatisi durante l'eruzione del 1892, a circa 2000 metri lungo una frattura radiale, detta bottoniera. Il cratere centrale è a più di 1400 metri. Si passeggia lungo l'imbocco del cratere.

Nella stessa giornata, volendo, si può raggiungere il mare. Per esempio lungo la costa acese, a Santa Tecla. Il materiale di cui la roccia è composta è sempre vulcanico, ma la zona acese in buona parte risale a un periodo pre-etneo.



Sempre a Santa Tecla è possibile ammirare le caratteristiche torrette arabo-normanne:


Notate il disporsi della lava solidificata in queste strane forme?

N. B. Le foto sono state scattate da mio marito. Se volete vederne altre potete visitare il suo account Flickr.


domenica 13 maggio 2012

Domenica bio

Oggi passeggiata in città, approfittando della bella giornata: la nostra meta è il Monastero dei Benedettini, ora sede della Facoltà di Lettere.


facciata del monastero con la cupola di San Nicola sullo sfondo

Qui, ogni seconda domenica del mese nello spazio antistante l'entrata del monastero, si svolge un appuntamento consueto da qualche anno, "a ferabio", la fiera bio, in cui produttori di diverse zone dell'entroterra catanese, espongono e vendono i loro prodotti, per lo più verdure, frutta, miele, formaggi, uova, salsa di pomodoro, olio, pane...
Si potrebbe anche mangiare e lo faremo quando l'iniziativa si svolgerà di sera, cioè da giugno quando il sole sarà troppo forte... oggi solo una spesa di prodotti freschi e qualche foto...


imperdibili fiori di carciofo

mercoledì 4 aprile 2012

Outdoor learning: Toscana

Lo scorso fine settimana siamo andati in gita scolastica con 66 ragazzi dalla I alla III media. Destinazione Toscana. L'itinerario ci ha portati da Siena...


... a Firenze (dove non ho resistito a immortalare il mitico David dalla sua prospettiva migliore)...


... e Pisa


... ma anche Lucca e Arezzo.
Un'occasione per i miei alunni di fare un viaggio nel Medioevo. Avevamo studiato e riprodotto le miniature e gli stemmi: la vista dal vivo li ha emozionati. Così come passeggiare tra le vie e i monumenti, un'impagabile occasione di apprendimento per esperienza!


mercoledì 7 marzo 2012

Outdoors walking onto Etna

On march 3rd we spent a day near the sea and on Sunday (March 4th) we had a good snow-day onto volcano Etna:


The white fog is not a cloud, but Etna's smoke!



In any area there are three layers: black lava, grey snow with volcanic ash and white snow, at last!




friday favorite things | finding joy

venerdì 17 febbraio 2012

Outdoors learning (per i venerdì del libro)

La lettura de L'ultimo bambino nei boschi mi ha spinto a riflettere sui vantaggi dell'insegnamento outdoors. 
Con quest'espressione mi riferisco alle gite di istruzione, che rappresentano un'occasione per immergersi in un argomento di studio, per "studiarlo con le mani" (ormai è il mio mantra): se volete potete guardare un esempio di storia e un esempio di geografia tratti dai miei viaggi.
Ma mi riferisco anche alle attività all'aria aperta, a contatto con la natura... (di cui avevo già parlato qui)
Per 5 diverse ragioni:
1) Perché l'ambiente visivo influisce profondamente sul benessere fisico e mentale
2)  Perché la natura ci fa capire quante cose sono più grandi di noi stessi
3)  Perché esplorare il mondo in prima persona è la più immediata fonte di conoscenza
4) Perché la natura nutre la creatività... (i "ricordi erbosi" -così li chiama l'autore- sono quelli in cui più facilmente siamo entrati in contatto con l'essenza delle cose)
5) Perché la natura educa l'attenzione globale

Liberare l'esperienza della natura significa porre le basi per lo sviluppo della personalità e di tutte le energie presenti e non ancora sprigionate.

Il piccolo Edison, racconta il libro, amava sperimentare a contatto con piante e animali. Una volta in una delle sue scorrerie tentò di covare le uova di un'oca con scarsi risultati. Vedendo i pantaloni sporchi e lo scoramento del bambino, la sorella gli disse: "Va tutto bene... Se nessuno facesse dei tentativi, per quanto impossibili possano sembrare, non impareremo nulla di nuovo. Tu devi quindi continuare a provare e forse, un giorno, troverai qualcosa che funziona veramente".


Tutti noi sicuramente ricordiamo uno di quei luoghi estatici in cui la natura ci ha condotto dritti all'essenza delle cose, sono quelli che l'autore chiama "ricordi erbosi": io ricordo le passeggiate sulla neve dell'Etna con i miei nonni... ci portavamo dei biscotti al cioccolato e li mangiavamo con la neve sopra! Ricordo la sensazione di silenzio e di scricchiolio di foglie secche nei boschi e le mille sfumature del verde delle foglioline mosse dal vento. Ricordo anche la prima volta che ho sentito il cuore sobbalzare di fronte alla Via Lattea e l'emozione di vedere lo Strokkur (Iceland) esplodere, tanto che la foto mi è venuta storta!



E voi, che esperienza avete del contatto con la natura? Quali sono i vostri "ricordi erbosi"?




Con questa recensione partecipo a I venerdì del libro...

venerdì 10 febbraio 2012

L'ultimo bambino nei boschi


Lo scorso venerdì vi avevo annunciato che avrei al più presto scritto una recensione sui miei ultimi acquisti. Desidero cominciare da L'ultimo bambino dei boschi, per la ricchezza e la densità di spunti che mi ha lasciato.


Il primo spunto è il valore dell'esperienza diretta delle cose.
L'impoverimento dell'esperienza è evidente per chiunque abbia a che fare con i ragazzi di oggi: non sempre esempi che funzionano per chi scrive e in genere per chi abbia più di trent'anni risultano validi per chi oggi ha dieci anni, così come chi oggi ha sessant'anni rappresenta l'ultima propaggine di un mondo che ha vissuto nella fanciullezza un contatto diretto e costante con la natura.
L'educazione oggi enfatizza la comunicazione mediata, simbolica, astratta a scapito di un contatto diretto, non solo visivo, ma anche tattile con le cose.
Nelle facoltà di medicina dire che il cuore è una pompa non giova a far capire perché i giovani studenti raramente o mai hanno avuto un'esperienza dei principi di spostamento di liquidi, di travasi, di irrigazione...


"Quasi sempre apprendiamo creando, producendo e sentendo con le mani e, anche se molti credono il contrario, il mondo non è completamente accessibile mediante una tastiera" (p. 66).
Sapete che sono una paladina dell'hands on learning (liberamente tradotto da me con l'espressione studiamo con le mani): queste parole sono state per me un vero balsamo!


L'esperienza, come impatto con la realtà, non solo ascolto di una lezione su di essa o visione di una sua riproduzione su uno schermo, è la madre della conoscenza. 
Si apprende per esperienza, lo diciamo. Ma da insegnanti ne facciamo il punto di riferimento della nostra didattica? Da genitori investiamo sul contatto dei nostri figli con la natura?


Questo post partecipa a I venerdì del libro di Homemademamma



mercoledì 16 novembre 2011

Dipingere dal vero a scuola - life painting


Qualche giorno fa a scuola abbiamo vissuto un'esperienza bellissima: dieci alunni del nostro istituto e cinque di ognuna delle scuole partecipanti, per un totale di trenta, hanno potuto partecipare a una Giornata estemporanea di pittura nella piazza centrale del paese, nella cornice del paesaggio collinare, dell'Etna, del mare in lontananza e dei merli del donjon medievale. Il tema era Luci e colori dell'autunno, così come tu lo vedi. I ragazzi erano contenti di poter esprimersi, di stare all'aperto... dopo la breve merenda non abbiamo dovuto fare fatica per riportarli al lavoro, prima che potessimo dire di continuare a dipingere erano già davanti ai cavalletti.

Da quest'esperienza traggo diverse riflessioni:


1) i ragazzi hanno bisogno di esperienze prima che di nozioni. L'esperienza non è tale se non è interpretata, compresa, se non diventa oggetto di riflessione consapevole, ma la base è il fatto.  Il fatto di aver potuto guardare, osservare, immergersi in una luce e in un'atmosfera.


2) ognuno è stato libero di esprimere se stesso, ha potuto mescolare i colori e ottenere un effetto. Questo ha una ricaduta enorme sull'autostima del ragazzo che si sente libero e valorizzato. 




3) la gioia di imparare era palpabile: adesso se studieranno la tecnica pittorica dei macchiaioli o di Monet saranno interessati alla pennellata e non si annoieranno ad apprendere.


4) l'ambientazione non è indifferente nel processo di apprendimento. Un ambiente bello stimola la creatività, un ambiente monotono e triste tarpa le ali a qualsiasi desiderio buono.



5) l'incentivo vale anche per i docenti che erano molto contenti di poter dare ai ragazzi quest'opportunità e trasmettevano la loro esperienza e i loro suggerimenti senza necessità di rimproveri e ramanzine.

mercoledì 18 maggio 2011

The power of Etna

Da un po' di giorni l'Etna ha ricominciato a farsi sentire... con una colata lavica di modeste dimensioni, ma soprattutto facendo piovere cenere vulcanica sulla mia città e in particolare sui balconi e sulle auto...
I vulcani affascinano grandi e piccoli. Ecco qui una galleria di risorse per lo studio di questo fenomeno. Parto da vicino casa:



mercoledì 23 marzo 2011

Il mare dal mio balcone - I see the sea




Sono tre momenti diversi: il mare ha cambiato colore... cambia colore continuamente. Mi sento fortunata a poter vedere questo spettacolo da casa...
They are two different moments: the sea changed color: it continuously changes color...
I feel lucky because I see this amazing view from home.
Con questa gioia accolgo la primavera: buona primavera a tutti!
Good spring to everyone!

venerdì 4 marzo 2011

Magritte and my pine

Non notate anche voi una certa somiglianza?
Do not you also notice a resemblance?






Mi è venuto in mente che questa potrebbe essere un ottimo esercizio di memoria visiva e di rielaborazione delle opere d'arte... Studiare un pittore e poi andare in cerca delle sue opere con la macchina fotografica...
It occurred to me that this would be a good exercise in visual memory and revision of art masterpieces. Studying a painter and then go in search of his work with the camera.

venerdì 25 febbraio 2011

Snow and Fire



Domenica scorsa siamo stati sull'Etna, a giocare sulla neve e mentre eravamo là il vulcano ha cominciato a fumare...
Last Sunday we were on Etna to playing in the snow, while we were there the volcano began to smoke...



E' molto particolare vedere il bianco della neve e il nero della lava insieme... colori e sensazioni opposte che però si armonizzano insieme.
Poi abbiamo fatto un passeggiata nella pineta... la Sicilia è piena di boschi, lo immaginavate?
It's very special to see the white snow and the black lava along... colors and feelings opposed but blend together. Then we took a walk in the pine forest.. Sicily is full of woods, I guess?


mercoledì 26 gennaio 2011

Abbiamo adottato un albero



Compiti finiti abbastanza presto, un intero pomeriggio a disposizione... è il momento giusto per seguire le orme di Sybille, che ci racconta come addomesticare un albero. E così siamo uscite io e Laura per andare a trovare il vecchio amico che guardiamo spesso dal balcone attraverso i palazzi.
-Si trova in una piazzetta un po' trasandata, dalla quale passiamo spesso anche a piedi. E questo corrisponde al primo requisito suggerito da Sybille: che non sia troppo lontano da casa per poter andare spesso a trovarlo.



-Una volta scelto occorrerà osservarlo, stare un po' con lui, portargli un regalo naturale per stringere amicizia, così abbiamo deposto ai suoi piedi un piccolo sasso raccolto in spiaggia e una foglia di una pianta grassa che Laura aveva conservato.


-Poi gli si darà un nome: il suo è Verdello. Certo, non lo abbiamo identificato con sicurezza, per ora ci sembra un frassino, ma se, come ricorda mio marito, in primavera nasceranno degli stupendi fiori viola, sapremo che si tratta di un jacaranda.
Per ora ci tocca aspettare o confidare nelle vostre capacità di identificazione botanica... che ne dite?

martedì 11 gennaio 2011

Otto: diritto al selvaggio


Ottavo diritto del Manifesto dei diritti naturali dei bambini, su cui stiamo riflettendo grazie all'iniziativa di Giorno per Giorno :

Diritto al selvaggio
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti,
ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi...

Vorrei partecipare con il racconto di un'esperienza, quella della scoperta del paesaggio dunale. Siamo così abituati alle spiagge artificiali dei nostri stabilimenti balneari da aver messo da parte l'immagine della vera spiaggia con le dune, con la sua vegetazione e con la sua fauna. Quest'estate durante il viaggio in Irlanda la passeggiata alle dune di Fanore è diventata l'occasione per rimettere a fuoco quell'immagine più veritiera.



Le dune sono un'importante ecosistema, considerato un inutile ingombro dal turismo balneare, ma in realtà avamposto di difesa della costa dall'erosione, come si nota nel sito del wwf.

E voi avete mai fatto l'esperienza di riscoprire un aspetto della natura che avevate dimenticato o addirittura mai conosciuto?

mercoledì 26 maggio 2010

Osservate più spesso le stelle


Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.

Questo suggerimento, sublime e commovente, è di Pavel Florenskij, che nelle lettere dal gulag delle isole Solovki chiede ai familiari, moglie e figli, di far memoria della sua vita e del suo sacrificio. Le lettere sono edite da Mondadori con il titolo Non dimenticatemi. Dichiarato individuo pericoloso per la sua attività di scienziato credente viene arrestato dal regime sovietico una prima volta nel 1928 e poi nel 1933 e confinato alle isole Solovki, luogo di martirio dimenticato. Viene fucilato a 45 anni nel 1937. La frase è stata citata da papa Benedetto XVI nel Regina Coeli del 16 maggio scorso.

Vincent Van Gogh, Notte stellata sul Rodano

venerdì 14 maggio 2010

Identificare una pianta


Il web ci aiuta anche per identificare e dare un nome a una pianta:

- Garden Talking ci fornisce un ampio schema scientifico di classificazione

- KeytoNature ci fornisce inicazioni per utilizzare la risorsa Guida Interattiva alle piante del selciato, che si trova su internet, qui

- istruzioni per costruire un erbario, classico, con i fiori essiccati, o per un notebook a tema (per il quale vi rimando al mio post Osserviamo la natura). Anche questo pdf può essere utile.

- una guida chiara e illustrata alle piante con fiori

-tipi di foglie

- identificare gli alberi dei boschi italiani, un elenco di libri sull'argomento

-in inglese, ma semplice e illustrato: What tree is it?

Foto da qui.

venerdì 9 aprile 2010

Osserviamo la natura


La Primavera è la stagione giusta per fare una bella passeggiata in mezzo alla natura. E approfittare per osservarla, per imparare, per goderla appieno.
Vorrei cominciare con una frase che potrebbe essere il manifesto di questo blog: "Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità. Poca osservazione molto ragionamento conducono all'errore" (di Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina: chi volesse conoscerne la storia legga qui).
Un ottimo punto di partenza per un metodo di approccio non troppo improvvisato è la "solita" Jimmie. La cito per correttezza, ma poiché si tratta di un link in inglese, ne tradurrò i suggerimenti più interessanti.
Bene, lo studio della natura, secondo l'idea della pedagogista Charlotte Mason, si compone essenzialmente di due parti (D+D):
1) doing, fare (cioè camminare nell'ambiente naturale)
2) documenting, far documentare (con un diario), senza forzare i più piccoli, incoraggiando i più grandi
La passeggiata va fatta con costanza, a cadenza regolare, per esempio settimanale, nelle diverse stagioni e in diverse condizioni atmosferiche, per registrare i cambiamenti e le novità. L'ideale sarebbe circoscrivere la zona, se non materialmente, idealmente, fissandosi i punti di riferimento di una porzione di terreno. Un'esperienza di osservazione di un'area ben definita si trova in questo post di buntglas.
Cosa accade durante la passeggiata? I bambini fanno quasi tutto da soli: lasciamo spazio per osservare, meravigliarsi, toccare, commentare, scoprire. Potranno raccogliere dei piccoli tesori da utilizzare per le successive osservazioni o per piccole collezioni. I genitori (o gli insegnanti) diranno il meno possibile, intervenendo solo per indicare, nominando correttamente gli oggetti, per sottoporre all'attenzione qualcosa che sia sfuggito o tralasciato, comunicando con spontaneità il proprio stupore.
Due accorgimenti possono facilitare il diretto dialogo con la natura:
1) sedersi e mandare in avanscoperta i bambini, chiedendo loro di osservare un dato spazio e di tornare a riferire le scoperte compiute (il che aiuta a riflettere e a memorizzare)
2) far disegnare qualche schizzo delle cose osservate riproducendo una foto mentale (dicendo ai bambini di chiudere gli occhi e provare immaginarsi la scena, se non si ricorda bene qualcosa si osserverà di nuovo). Quest'attività mette in gioco diverse competenze e permette di imparare molteplici cose quasi senza accorgersene!

Tante le difficoltà. Una per tutte: "ma io vivo in città!"
Ebbene, la soluzione c'è. Ed è comodissima. Fare una volta ogni tanto un pic nic fuori porta non è vietato, ma si può osservare la natura anche senza muoversi di casa. Se si ha la fortuna di poter osservare una porzione di mondo naturale dal balcone, si potrebbe cominciare da qua. Ma vanno bene anche le piante del balcone stesso. Va bene anche seguire lo sviluppo di una pianta fin dalla semina (ecco un pdf con esperimenti botanici casalinghi: Houseplants from the Kitchen), insomma dedicarsi al giardinaggio.
Nell'annotare non si dimenticheranno la data, il luogo esatto, le condizioni meteo, il tipo di habitat. Si potranno inserire disegni, foto, piccoli reperti...
Come fare un notebook di appunti sulla natura? Ecco un esempio stampabile. Ecco anche un album di foto su un nature journal. E uno splendido pdf con tante pagine da colorare e completare sul tema suolo. Un altro notebook divertente e colorato. Ancora un'altra idea, davvero originale per un minibook.

Immagine da qui. La foto è mia ed è stata scatta sul Konigsee in Germania.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...