Sapete che questo blog è incentrato sull'umana esigenza di crescere imparando dalla realtà e questo non solo in senso scolastico: si impara attraverso i viaggi, attraverso l'uso delle mani, anzi di tutti i sensi a nostra disposizione, come si impara attraverso gli avvenimenti e gli incontri.
In questo processo di apprendimento continuo i libri, è naturale, hanno un posto privilegiato. I libri li leggiamo, ci immergiamo nelle storie che custodiscono e attraverso le pagine scorgiamo qualcosa del rapporto tra l'autore e la realtà. Ebbene, con questa rubrica vogliamo spingerci più in profondità e incontrare chi i libri li scrive.
La persona che ci guiderà in questa nuova avventura non sono io, ma una prof di matematica e scienze che è anche scrittrice, che chiameremo con il nome di Mavie, perché è questo il nome che ha prescelto per sé. Perché Mavie? Perché Pizzi d'Autore? Chiediamolo direttamente a lei:
Vuoi presentarti brevemente ai lettori di questo blog?
Mi
chiamo Mavie e ho un’età di tutto rispetto, che però non intendo
rivelare. Ho sempre guardato con ironia mista a tenera compassione le
donne che nascondono i propri anni, dunque, per non cadere io stessa
in tentazione, glisso e passo oltre.
Invece
vi racconto l’origine del mio nome perché è forse all’interno
di quelle cinque lettere che è celato il mio destino di scrittrice,
Mavie è infatti il personaggio di un romanzo che mia madre leggeva
mentre con amore attendeva che nascessi.
“Mavì
mia vita”, della famosa Liala.
Poi
io stessa, da giovanissima, l’ho cambiato nel più esotico Mavie,
ma tanto il significato è quello: la mia vita.
È stato semplice modificarlo perché il mio nome anagrafico – guai a
dirmi il tuo VERO nome – è Carolina, come la nonna paterna.
Per
il resto, posso dire che ho una formazione nettamente e
dichiaratamente scientifica e sarebbe qui grazioso raccontare come ho
fatto, io che amo visceralmente la letteratura, a ritrovarmi a
insegnare matematica e scienze ai ragazzini, ma temo di dilungarmi
troppo e ci sarà modo in seguito di raccontarmi.
Last
but not least, per dirla all’anglosassone, sono mamma di due
figli, due meravigliosi giovani adulti.
Ci descrivi dal tuo punto di vista cos'è, in cosa consiste il
mestiere di una scrittrice?
Difficilissimo
rispondere a questa domanda, perché è qualcosa che, eventualmente,
ci si chiede a posteriori.
Quando
si inizia a scrivere non ci si pongono domande, o almeno io non me le
sono poste.
L’unica
cosa che posso dire con certezza è che non puoi scrivere se non ami
leggere, se non ritieni che immergerti nelle storie sia come vivere
cento vite, se non provi attrazione per le parole, se non ti sei
imbambolato almeno una volta davanti a una frase leggendola e
rileggendola, assaporandone il suono, scavandone i contenuti,
nuotando tra le righe, in altre parole, innamorandotene.
Forse
è questo il significato dello scrivere, tentare di essere un
autotrofo della letteratura, generarla da te, come chi impara a
cucinare spinto dalla voglia di riprodurre i piatti che ha gustato.
Questo
mestiere non è il tuo unico lavoro, come si concilia con il tuo
ruolo di insegnante? In qualche modo si interseca? O si tratta di
vite parallele?
Dal
punto di vista pratico sono cose distinte e separate. C’è la me a
scuola, c’è la me che scrive, e ci sono altre me: la me che
prepara il pranzo, la me che va in palestra e quella che ascolta i
problemi dei figli.
Poi
però è un tutt’uno, anche perché l’azione concreta dello
scrivere, quella che ti vede fisicamente digitare su una tastiera non
è che l’ultimo atto di un processo che va avanti di continuo.
Io
scrivo lungo tutti i miei minuti, invento trame, studio personaggi,
le storie mi camminano dentro, a volte palesandosi decisamente, a
volte in sordina.
Certo
devo ammettere che stare in classe, insieme a venti – trenta
ragazzini, mette in crisi l’ingranaggio, ma mi faccio travolgere
volentieri perché mi piace tantissimo il rapporto cha instauro con
loro.
C’è
un’enorme responsabilità in tutto questo, e non parlo solo di
frazioni e figure geometriche, parlo di tutta una serie di altre cose
che attraverso il mio comportamento, il mio esempio, il mio modo di
fare, vengono veicolate fino alle loro giovani e duttili menti,
Per
non parlare del fatto che come insegnante di scienze ho anche
un’altra grande responsabilità che è quella di instradarli
all’utilizzo consapevole delle risorse ambientali e guidarli verso
comportamenti mirati alla conservazione del loro stato di salute
fisica e mentale.
Come
riassumeresti attraverso i tuoi libri il tuo percorso di scrittrice?
Sicuramente
sono cresciuta. Ripenso al mio primo libro (E sono Creta che Muta) e
adesso sarei felice di smontarlo e rimontarlo all’incontrario.
Nello specifico lo asciugherei moltissimo, userei molte meno parole
di quelle che ho usato.
Ma
si sa che l’opera
prima
risente sempre dell’inesperienza. Fra l’altro questo mio primo
romanzo non ha ricevuto un editing adeguato da parte della casa
editrice, cosa che invece c’è stata nei successivi due romanzi.
Un
ulteriore segnale di crescita è stato lo sganciarmi dalle vicende
personali per spaziare su trame di fantasia.
Sullo
stile di scrittura non voglio dilungarmi, lasciando la parola agli
altri e soprattutto alle pagine dei miei libri.
La
cosa certa è che scrivere e pubblicare ha cambiato il mio modo di
leggere, sono diventata una lettrice molto più esigente e meno
onnivora. Spesso ricerco nei libri la soluzione dei nodi narrativi
che mi trovo via via ad affrontare.
È più uno studio che un leggere in relax, ma mi piace così.
Dove
trovi le storie? Da dove nasce la primissima ispirazione?
Non
ho il luogo delle storie, le storie sono nell’aria, e a volte
riesco a captarle.
Probabilmente
chi scrive ha imparato a osservare la realtà con maggiore
attenzione.
Che
poi le storie sono sempre uguali e hanno mille modi di essere
raccontate, mi sono accorta che sono spesso modellate sulla tematica
che ho voglia di affrontare.
Per
esempio in Dentro due valigie rosse la mia intenzione era quella di
scandagliare il fondale insidioso della risposta umana ai sentimenti
negativi, soprattutto all’astio e al rancore.
La
storia e i personaggi poi come si sviluppano? Sai già all'inizio
dove ti porteranno le loro vicende?
In
linea di massima ci sono due o tre pilastri che tiro su fin
dall’inizio, e in generale so dove voglio arrivare, ma il sentiero
che mi porterà dal punto A al punto B è tutto da scoprire e si va
delineando mentre cammino.
Non
credo alla faccenda che i personaggi ti conducono dove vogliono senza
che tu ne abbia il controllo, ma è vero che se ne hai abbozzato i
tratti principali sia in termini di caratteristiche fisiche che per
quanto riguarda la loro personalità, poi camminano da soli.
Per
riderci un po’ su, se il tuo personaggio è una donna avanti con
gli anni, se è amante della cucina e della buona tavola e anche per
questo in sovrappeso, se ha come hobby l’uncinetto e il
giardinaggio, è difficile che di punto in bianco decida di comprare
una motocicletta.
Abbiamo
pensato insieme a una rubrica da condividere su questo blog: vuoi
presentarla? Di cosa ti occuperai?
Sì,
ed è una cosa che mi elettrizza molto.
Vorrei,
anzi vorremmo, che fosse una rubrica in cui presentare scrittori, e
artisti di ogni tipo, che abbiano voglia di raccontarsi non soltanto
attraverso le loro opere.
Saranno
delle chiacchierate in cui i nostri ospiti parleranno della loro
vita, dei loro sogni delle loro speranze e di quanta gioia e anche
quante delusioni ci siano state lungo il cammino artistico e
personale.
La
rubrica si intitolerà PIZZI
D’AUTORE,
titolo che è stato scelto per le particolari suggestioni che offre
questo tessuto leggero e prezioso.
Costruito
da un intreccio di fili attorno al vuoto, è molto versatile, a volte
sta a ornare indumenti intimi , nascosti agli occhi dei più, a volte
è ostentato sfrontatamente.
Di
morbide tonalità pesca e disegnini minuscoli o a grandi fiori neri o
ancora geometrico e rosso, è sempre e comunque un gioco di luci e
ombre, di vedo e non vedo.
Ognuno
sarà libero di seguire il suo percorso e noi lo asseconderemo.
Naturalmente
ne approfitteremo per ottenere anche consigli di lettura.
La
speranza è che i nostri lettori siano interessati e partecipi, in
modo che la rubrica quanto sia quanto più possibile interattiva.
Comunque
vada, ti voglio ringraziare per l’opportunità, per la fiducia e
per lo spazio che stai mettendo a mia disposizione.

