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giovedì 28 agosto 2014

Londra: percorsi alla Tate Modern

Entrare alla tate Modern è già un'esperienza surreale: sei in una centrale elettrica ristrutturata per accogliere esposizioni artistiche, permanenti (gratuite) e temporanee (a pagamento), e senti in sottofondo il rumore basso delle turbine ancora in funzione. La disposizione negli spazi delle opere ti costringe a riconsiderare i tuoi punti di vista: dell'arte e della bellezza.
Le tele e le installazioni sono raggruppare secondo un criterio tematico. Basta seguire il filo del discorso e ti ritroverai ad apprezzare l'arte più strana:


Forme essenziali, oggetti e materiali tra i più disparati, persino un motore glitterato e un bicchiere. Ma anche, perché no, una scarpa da ginnastica dimenticata tra cubi colorati.
Poi, può anche accadere che il filo del discorso ti porti a ripensare alla tua esperienza, alla maternità e alle gioie e dolori ad essa connaturati. Scorgi una piccola minuscola creatura nel grembo della madre e partecipi al pianto disperato di una donna che ha perso suo figlio, mirabilmente ritratta da Picasso:


Sito della Tate modern: a proposito, se andate a Londra prossimamente non perdetevi i Cuts-out di Matisse (ma solo fino al 7 settembre).

sabato 26 luglio 2014

#viaggionellarte Van Gogh alla National Gallery


Dall'Autoritratto con orecchio bendato, passando per i due paesaggi Fattorie vicino Auvers e Campo di grano con cipresso fino a una delle versioni de I girasoli e a La sedia. Sono questi i dipinti di Van Gogh che vorrei osservare con la giusta attenzione alla National Gallery.

I girasoli sono tra le opere più conosciute non solo di Van Gogh ma della storia della pittura in generale, nel merchandise e nelle riproduzioni. Essi rappresentano un'esplosione di luce e di gioia nella pittura dell'artista, che aspettava con ansia l'arrivo dell'amico Gauguin ad Arles. 
Potremmo dire il sabato del villaggio di Van Gogh, quello in cui il cuore pregusta la festa che deve arrivare. 
La firma del pittore è posta sul vaso solo come nome di battesimo, proprio come per i grandi del passato (Leonardo, Michelangelo...). "Il girasole è mio, in un certo senso", scrive Van Gogh al fratello Theo. E in effetti oggi è forse il soggetto che più facilmente si collega a lui. Particolare la tecnica usata dall'artista e detta ad impasto solido: il pittore preleva il colore in abbondanza e lo stende laccando stratificazioni e grumi, conferendo alla tela un aspetto materico tale da poter essere paragonato a un bassorilievo.

Ma l'allegria dei girasoli finì in tragedia e l'attesa dell'amico fu tradita: tra litigi e alterchi si arrivò all'autolesionismo per gelosia. Van Gogh si tagliò l'orecchio e lo portò alla prostituta con la quale Gauguin passava il suo tempo.

lunedì 14 luglio 2014

#viaggionellarte Monet alla National Gallery


Alla National Gallery Monet è ben rappresentato. I dipinti presenti sono significativi e affascinanti. Io ho scelto questi quattro, nell'ordine Il Canal Grande, Lo stagno delle ninfee (una delle tante versioni), Le bagnanti della Grenouillère, Scena innevata ad Argenteuil. 
L'Impressionismo che oggi tanto piace a cultori dell'arte e non al suo apparire fu considerato  in termini dispregiativi, una tecnica e un modo di dipingere che non rispettava i canoni tradizionali, le regole non scritte del disegno artistico. Il disegno appunto. Senza l'impalcatura solida del disegno e delle linee ben tracciate i dipinti degli impressionisti apparivano abbozzi non finiti. Il pittore tradizionale partiva dal disegno, non dipingeva dal vivo, al massimo schizzava delle linee e poi lavorava nella sua bottega. Tutto il contrario degli impressionisti, che invece dipingevano dal vero, cercando di cogliere il modo in cui finiti. 
Ecco il motivo per cui Monet, come altri pittori della stessa corrente, sceglieva spesso un soggetto che dipingeva in diverse ore, in diverse situazioni per cogliere le sfumature. Chi conosceva il pittore sapeva di poterlo trovare all'aperto, en plein air, con qualsiasi condizione meteorologica e a qualsiasi ora del giorno. Il soggetto delle ninfee per esempio è ritratto in modi diversi, cogliendo sempre i cambiamenti di colore e dei riflessi nell'acqua. Pure la Grenouillère, ristorante sulla Senna, è stato ritratto diverse volte da Monet e da altri artisti. Ritroviamo anche in questo quadro l'osservazione dei riflessi sull'acqua del fiume. Soggetto acquatico anche nel quadro sul Canal Grande di Venezia, che mette in evidenza un'altra caratteristica di Monet, non scegliere mai colori puri per le sue pennellate. Ciò è particolarmente evidente nel quadro con la scena innevata: a osservarlo bene il bianco non è mai solo bianco.

venerdì 4 luglio 2014

#viaggionellarte National Gallery, La cena di Emmaus di Caravaggio


Il dipinto ritrae l'episodio evangelico in cui i discepoli non riconobbero Gesù risorto se non al gesto del benedire il pane. Fino ad allora infatti le fattezze del Risorto, trasfigurate rispetto al momento della morte, non erano state identificate dagli apostoli. Gesù è ritratto con le sembianze del Buon Pastore, senza barba. L'oste rappresenta lo stupore inconsapevole. I gesti dei personaggi introducono e invitano lo spettatore a guardare: il discepolo sulla sinistra mostra stupore nel gesto del gomito sollevato e si protende in avanti, la mano di Gesù si estende in modo enfatico verso l'esterno del quadro e la stessa linea è ripresa dal discepolo a destra, che è identificato come pellegrino dalla conchiglia sul petto. Lo spettatore è esortato idealmente a prendere il posto libero al tavolo, quello di fronte a Gesù.
Notevoli i particolari: la natura morta del cesto di frutta, il pollo, le stoviglie. I significati dei frutti sono tipici dell'iconografia tradizionale: l'uva nera indica la morte, l'uva bianca la resurrezione, il melograno rappresenta Cristo e la mela il peccato. L'ombra del cesto crea un pesce, altro simbolo cristologico.
Una notazione sui colori: il predominare del bianco, verde e rosso allude forse alle tre virtù teologali, La Fede, la Speranza e la Carità.

mercoledì 2 luglio 2014

#viaggionellarte National Gallery, La Vergine delle rocce di Leonardo

Di questo quadro Leonardo dipinse due versioni, una collocata al Louvre, l'altra alla National Gallery. L'ambientazione è dentro una grotta, forse perché la Chiesa per la quale era stata commissionata l'opera sorgeva su un antico cimitero, detto "la grotta".
Il soggetto è presto spiegato: La Vergine abbraccia Gesù che scambia uno sguardo eloquente con Giovannino Battista, accompagnato da un Angelo. Nella versione parigina l'Angelo indica Gesù con un gesto. Qui l'Angelo si limita ad indicare Gesù con lo sguardo allo spettatore.
La composizione segue uno schema piramidale che contiene una serie di rimandi interni di sguardi e gesti che le conferiscono dinamicità.
Diversi particolari appaiono inquietanti: la "rapace" mano di Maria, l'ambientazione ombrosa e umida, l'ambiguo sorriso dell'Angelo.
Da notare la particolare modalità tipica di Leonardo per rendere la prospettiva, detta aerea: man mano che gli oggetti si allontanano vengono resi con uno sfumare dei colori che sembrano avvolti da una foschia azzurrognola. 
Anche le ricerche naturalistiche di Leonardo trovano rappresentazione nella cura dei dettagli delle rocce, dei fiori, delle foglie, dei muschi.

lunedì 30 giugno 2014

#viaggionellarte National Gallery, Gli ambasciatori di Holbein


Il dipinto (1533), molto grande (2,06 m x 2,o9 m), è un doppio ritratto di due ambasciatori insieme a molteplici oggetti evocativi. In primo piano un oggetto anamorfico, cioè distinguibile solo di sbieco da destra: si tratta di un teschio che rappresenta il memento mori, ricordati che devi morire. Per vedere la verità delle cose occorre spostare il proprio punto di vista e mettersi da una visuale diversa.
Le due figure sono i due ambasciatori  Jean De Dinteville e George De Selve, le cui età di 29 e 23 anni sono indicate sui rispettivi pugnali.
Sullo sfondo di un tendaggio verde si staglia un tavolino alto con due ripiani. Qui notiamo diversi oggetti: un globo celeste, quadranti, bussole, astrolabi, meridiane e altri strumenti per la misura del tempo e delle distanze terrestri e celesti (come il torquetum in alto a destra), a rappresentare il mondo celeste. Sul ripiano inferiore si trova un globo terrestre (su cui è tracciata la rotta di Magellano), un libro di aritmetica, un compasso da architetto, una squadra, un libro di inni musicali, un grosso liuto, un astuccio con dei flauti, a rappresentare il mondo terreno e correlabili al Quadrivum medievale (le quattro materie erano musica, astronomia, aritmetica e geometria). 
Oltre al teschio vi sono altri richiami alla fugacità della vita: il liuto che ha una corda rotta,  un teschio sul medaglione, un crocifisso nascosto in una piega della tenda. La Passione di Cristo è richiamata anche dalla data indicata dalla meridiana cilindrica, l'11 aprile del 1533 che era Venerdì santo. 
La tela appare quindi come una difesa del cristianesimo e della divina armonia universale e raffigura una sorta di istantanea della liturgia del Venerdì Santo nella Londra del 1533, ovvero del rituale cattolico della crocefissione e morte di Gesù Cristo a un millennio e mezzo esatto dalla sua morte. Anno nel quale Enrico VIII, ripudiata la prima moglie, avrebbe fatto incoronare regina Anna Bolena.
Diversi sono i cenni alle lotte e alle divisioni religiose: il libro degli Inni luterani, la posizione del globo celeste puntata sulla Spagna, la prima parola del libro di matematica che è dividirt.
Anche il pavimento ha un significato: molto simile a quello dell'Abbazia di Westminster e a quello della Cappella Sistina. Il cerchio dentro il quadrato con altri quattro cerchi attorno rappresenta il macrocosmo con i quattro elementi, le quattro stagioni o le quattro età dell'uomo.
Il dipinto quindi è fittamente intrecciato di sottili richiami ad andare oltre le apparenze e a cogliere il messaggio di verità che vi sta dietro.

giovedì 5 giugno 2014

#viaggionellarte Passeggiata nello spazio e nel tempo al British Museum

Visitando il British Museum è possibile viaggiare nello spazio e nel tempo, cominciando dagli albori della presenza umana sulla Terra...

Piano terra - Ground Floor




Si tratta di oggetti tra i più antichi conservati al British Museum, provenienti dal sito archeologico di Olduvai in Tanzania, scoperto casualmente da un entomologo che inseguendo una farfalla cadde in una faglia del terreno. Caratteristici ritrovamenti di Olduvai sono il chopper e l'amigdala. Il primo è un ciottolo scheggiato, il secondo ha una caratteristica forma ovale e appuntita. Attualmente questi reperti si trovano nella Sala 2 del Museo, detta Changing Museum, dove sono presenti in modo temporaneo degli oggetti scelti da sale in restauro.

Esempio di pietra scheggiata in modo uniforme con tratti paralleli è la punta Clovis, risalente a quella che viene ritenuta la più antica cultura nordamericana scoperta. Questa insieme ad altre testimonianze di altre civiltà primordiali si trovano nelle sale 26 e 27. Accanto la sala 24, che è incentrata sul tema Living and Dying.

Da qui ci si può spostare in Asia. Nella sala 33 troviamo interessanti testimonianze dell'India e del Sud Est asiatico.

Ma adesso è l'ora della culla della nostra civiltà, con la sala 4 dedicata all'Egitto antico. 
Qui troviamo la stele di Rosetta (su di essa il mio precedente post) e la statua colossale di Ramses II, uno dei pezzi egizi più grandi presenti al British, pesa più di 7 tonnellate e insieme alla stele è un ritrovamento della campagna napoleonica.
Accanto le sale assire (dalla 6 alla 10): qui si possono ammirare i monumentali guardiani della palazzo di Assurbanipal con al ricostruzione delle porte di Balawat (6); i ritrovamenti del palazzo di Nimrud (7-8) e Ninive (9); nella sala 10 i tori alati delle porte di Khorsabad e gli affreschi del palazzo di Assurbanipal.

Piano superiore - Upper floor

La visita delle antichità egizie (sale 61-66) e mediorientali (52-59) continua al piano superiore.
La sala 61 è davvero spettacolare, si tratta infatti della ricostruzione della cappella tombale di Nebamun:



Ma anche le innumerevoli mummie delle sale 62-63 meritano la giusta attenzione. Alla sala 64 si noterà la più antica delle mummie, perfettamente conservata dalla sabbia del deserto, denominata Ginger:


Spostandoci in Mesopotamia, potremo visitare ricostruzioni delle più antiche città. Nella sala 56 troviamo lo Stendardo di Ur:


Per una spiegazione guardate questo video di Anna Rita Vizzari:



Come la colonna Traiana e l'arazzo di Baieux, si tratta di una narrazione per immagini, come fosse un fumetto.


Antichità greco-romane tra piano terra e piano superiore


È arrivato il momento di dedicarsi alle Antichità greco-romane, poste in parte a questo piano (sale  69-73) in parte al piano terra (sale 11-23). 
Al Partenone ho dedicato un post apposito. Ma qui mi interessa portarvi a vedere il magnifico vaso Portland.
Si tratta del più prezioso vaso in pietro lavorato a cammeo dell'antichità.
Il vetro soffiato fu scoperto nel I secolo a.C. e probabilmente il vaso risale al periodo augusteo (tra il 31 a. C. e il 14 d. C).
La tecnica del cammeo è molto raffinata: essa consisteva nell'immersione del manufatto in un bagno di vetro bianco fuso che veniva poi modellato e cesellato da un esperto intagliatore.

La nostra passeggiata giunge al termine. 

Al British Museum vi sono moltissime altre sale, alcune tematiche (una per esempio sulla scrittura e una sulla misurazione del tempo) così come sono rappresentate altre epoche (il Medioevo) e altre civiltà (l'isola di Pasqua alla sala 24 ma anche i Celti, i Maya e gli Aztechi alla sala 27), per esempio).
Ma per i nostri poveri piedi per oggi può bastare!

giovedì 29 maggio 2014

#viaggionellarte: National Gallery, San Girolamo nel suo studio di Antonello da Messina


Si tratta di una piccola tavola, appena 46x36 cm, dipinta da Antonello da Messina nel 1474, sulla scorta della lezione fiamminga sull'attenzione ai dettagli. La dimensione di un quadretto per una ricchezza estrema di particolari.
La tavola è inquadrata da una finestra catalana il cui ingresso è presidiato da una coturnice e un pavone. Predomina la prospettiva geometrica accentuata dalle mattonelle del pavimento e dalla luce che segue le linee della prospettiva fino a convergere sulla figura del santo studioso, emblema dell'umanista. L'ambiente metà studio metà Chiesa ci dice delle due colonne del sapere di San Girolamo, la conoscenza dei testi e la fede.
La luce giunge da tre fonti, l'arco centrale, la finestra sulla sinistra e il portico a destra dove scorgiamo il leone amico del santo. 
In primo piano, dicevamo, due soggetti simbolici: la coturnice, che rappresenta la verità di Cristo e il pavone che con i suoi mille occhi rappresenta l'onniscienza di Dio. Più in là una bacinella d'acqua che simboleggia la purezza. Ma gli animali non finiscono qui.
Sul piano dello scrittoio un gatto, simbolo di fedeltà, e due piante in vaso, il bosso - la fede nella salvezza-  e il geranio - la passione di Cristo- mentre sulla panca è posato un cappello da cardinale, ad alludere all'incarico che probabilmente il Santo ebbe da Papa Damaso. Prima di aggiungere a Roma per 34 anni Girolamo aveva studiato la Bibbia in solitudine, accompagnato solo dal leone, diventatogli amico dopo che lo aveva liberato di una scheggia dalla zampa.
Ecco chiariti alcuni misteri. Ma qualcuno fa notare che tutti i simboli posti da Antonello nel quadro in realtà possono avere anche un significato opposto, negativo. per esempio, il gatto che rappresenterebbe gli istinti carnali e il pavone che simboleggia la vanità. Perché? Come monito: la salvezza e la purezza di vita non sono mai conquistati una volta per tutte ma sono sempre frutto di una scelta.
Altri particolari minuscoli che vale la pena di guardare ingranditi con l'aiuto del web: gli uccelli fuori dalle finestre, il paesaggio sullo sfondo (un vero e proprio quadro nel quadro), il crocifisso in scorcio in alto a sinistra nella navata, appena visibile, i libri di molteplici forme, i vasi per le erbe medicinali.

Qui una guida didattica alle opere dell'artista. Un articolo molto bello sull'opera dell'artista e in particolare su questo quadro, come ritratto del silenzio.

giovedì 22 maggio 2014

#viaggionellarte: National Gallery, I coniugi Arnolfini di van Eyck

"Andate a cercarvi una grande riproduzione dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck. - scrive Philippe Daverio- La scaricate dal web. Poi ingranditela e muovetela. È come se aveste il dipinto in mano". 
L'opera del 1434 ritrae Giovanni Arnolfini, mercante lucchese residente a Bruges, con la moglie Giovanna. Si tratta di uno dei primi esemplari di dipinto non religioso, ma di di un ritratto realistico di personaggi viventi.
Le mani della coppia sono congiunte a sancire il giuramento matrimoniale, la raffigurazione della stanza è ricca di particolari, la mano della donna sul ventre allude forse a una gravidanza desiderata. In posizione centrale uno specchio convesso (con tondi raffiguranti episodi della Passione di Cristo) in cui il pittore raffigura la stanza al rovescio con una porta aperta e due personaggi in piedi, uno dei quali è probabilmente il pittore stesso. Tra lo specchio e il lampadario la firma dell'autore: Johannes de Eyck fuit hic. La formula sembra voler dare testimonianza dell'avvenuto matrimonio. 
Numerosi particolari hanno accresciuto la sensazione di misterioso che caratterizza il dipinto:
-dietro le mani congiunte un gargoyle accigliato, forse a simboleggiare il matrimonio funestrato dai tradimenti e dall'assenza di prole
-le vetrate a rulli, il tappeto, le pellicce (marmotta di lui ed ermellino di lei) che rappresentano la ricchezza della famiglia: davvero pochi potevano permettersi simili proprietà
-sulla testiera del letto la raffigurazione di una donna, santa Margherita di Antiochia, protettrice delle partorienti in quanto uscì fuori illesa dal ventre del drago e di una spazzola che raffigura le faccende domestiche
-gli zoccoli vicini all'esterno del quadro di lui, vicini al letto sul tappeto riccamente decorato di lei
-lusso anche nelle arance presenti vicino la finestra, frutti mediterranei difficilmente reperibile nel nord Europa
-l'albero che si intravede fuori dalla finestra rappresenta l'hortus conclusus, giardino sacro alla Vergine
-il cagnolino rappresenta la fedeltà
-nel lampadario solo una delle candele è accesa a rappresentare la fiamma sempre accesa dell'amore coniugale



(i particolari da qui; una dettagliata lettura guidata dell'opera qui)

Potete anche guardare questo video:


giovedì 15 maggio 2014

#viaggionellarte: National Gallery, Il Battesimo di Cristo

Continuo ad approfondire viaggiando nell'arte prima di visitare realmente la National Gallery nelle mie vacanze. 
Oggi studio Il Battesimo di Cristo. Dipinto tra il 1440 e il 1445, è tra le prime opere di Piero della Francesca. Lo spazio è un paesaggio aperto e luminoso, in cui la luce è diffusa senza una vera e propria prospettiva. Al centro Cristo con San Giovanni sul Giordano, dove si riflette il cielo. A sinistra tre angeli che assistono alla celebrazione. Dietro Gesù un borgo fortificato, identificabile con Santosepolcro, luogo natio dell'artista e con la nuova Gerusalemmme. Dietro dei sacerdoti greci che si stupiscono del fenomeno celeste della discesa della colomba. Non c'è rapporto gerarchico tra le figure umane ed elementi naturali: la luce illumina tutto e tutto viene portato all'attenzione della ragione attraverso gli occhi. La ragione domina quindi la realtà e la verità si rivela per intero in modo comprensibile.
Ciò è evidente nella struttura geometrica insita nell'opera:

un cerchio che sormonta un quadrato. Il diametro verticale della circonferenza taglia in due il quadro  proprio lungo l'asse colomba- Gesù a mettere al centro la verità dell'Incarnazione. L'ombelico di Cristo funge da vertice di due triangoli equilateri che comprendono tutta la composizione. L'albero si pone in sezione aurea rispetto la centro del quadro e al suo insieme. La figura solida prevalente è quella del cilindro (si notino il tronco dell'albero e i corpi degli angeli e di Gesù) ripreso dalla linea curva, presente nell'ansa del fiume, nelle onde del paesaggio, nel battezzando sulla destra, che si sta togliendo la veste oltre che nel gesto del Battista. La corrispondenza visiva tra corpo di Gesù e tronco e tra colomba e nuvole indica l'inserimento della vicenda di Cristo nel mondo naturale, ma la mancanza di riflesso nell'acqua della figura di Cristo ci ricorda che Egli è perfetto e immutabile.

giovedì 1 maggio 2014

#viaggionellarte: National Gallery, due Madonne

Viaggio nell'arte: per preparare la visita alla National Gallery e gustare il più possibile alcune opere scelte mi documento e approfondisco. Oggi è la volta delle due Madonne della sala 53:

Madonna Quaratesi di Gentile da Fabriano



Madonna con Bambino di Masaccio


La guida Routard suggerisce di fare un confronto fra queste due opere. In effetti salta all'attenzione la diversità di interpretazione dello stesso soggetto. La Madonna Quaratesi faceva parte di un polittico (1425), smembrato tra diversi musei ed è caratterizzato da estrema raffinatezza dei dettagli, dall'aristocraticità della figura, dagli atteggiamenti principeschi e dai gesti delicati. La seconda (1426) ci mostra i tratti della pittura di Masaccio: l'amore per la concretezza e per la realtà quotidiana. L'interesse principale di Masaccio è la verità della realtà: basti vedere la rappresentazione di Gesù che appare con fattezze di un vero bambino espressivo, insofferente e come distratto. Qui mangia un acino d'uva, simboleggiante la futura Passione. 
L'opera di Masaccio in particolare è molto significativa nella storia della pittura italiana per alcuni particolari che qui si presentano per la prima volta:
-la luce radente che lascia in ombra il lato opposto delle figure e staglia le figure nello spazio
-il Bambino che sembra staccarsi dal quadro e rivolgersi a chi guarda, si veda il braccio proteso
-il colore che dà solidità alla forma e reca monumentalità alle figure
-il realismo della prospettiva: si notano l'aureola del Bambino, il trono di carattere rinascimentale, con colonnine ricche di particolari architettonici, e la rappresentazione in scorcio dei due liuti degli angeli in basso.

lunedì 28 aprile 2014

La Sagrada Familia

Basterebbe la Sagrada Familia per venire a Barcellona. E ce ne sono di cose da vedere.
Ma la basilica di Gaudì vale da sola la spesa del viaggio. Noi eravamo un gruppo di 50 ragazzi di terza media e la visita è stata pensata apposta per loro, con tanto di guida dedicata e collegata con radioguida.
La chiesa è ancora in costruzione e verrà completata nell'anniversario della morte di Gaudì, il 1926. Già oggi però è visitabile all'interno, ormai completo e nonostante le gru che incessanti continuano a lavorare, l'impressione è di un capolavoro assoluto.
Un gotico perfezionato: è questo che l'architetto catalano voleva realizzare. E in effetti le altezze del gotico non sono qui bilanciate dai contrafforti esterni, come a Notre Dame per esempio, ma tenute in piedi da un sistema innovativo di colonne concepite come tronchi di un bosco che sostiene la volta tutta a moduli stellati.


Le colonne, agganciate alle fondamenta come avessero radici, seguono il movimento interno di torsione dei tronchi e i rami si dipartono a scaricare le forze.
La luce filtrata dalle vetrate comunica la sensazione di un paradiso in cui i colori danno gioia e serenità, facilitando la contemplazione:



Ogni particolare ha un significato: il Crocifisso per esempio è posto sotto un baldacchino da cui pendono grappoli d'uva e piccole lampade disegnate da Gaudì stesso e sormontate da spighe. Gesù è posto in modo originale come a voler spiccare un salto verso l'alto:




Anche la visita dell'esterno lascia strabiliati: la facciata est della Natività, costruita da Gaudì e attualmente restaurata dallo scultore giapponese Sotoo (a causa dei danni subiti durante la guerra civile), la facciata ovest della Passione, scolpita da Subirachs, che è da poco deceduto. L'est, la nascita, il sole, che si contrappone all'ovest, la morte. Ripresi all'interno dai colori caldi e freddi delle rispettive navate.
Immagini su cui lo sguardo si sofferma, per la pregnanza, per la forza con cui i singoli particolari sono realizzati nella pietra:



Ci sarebbero talmente tante cose da aggiungere: il quadrato magico posto vicino al gruppo scultorei del bacio di Giuda (lo vedete nell'ultima foto) in cui le somme dei numeri in qualsiasi modo si raggruppino danno sempre 33 (a righe verticali, orizzontali, in diagonale, a moduli di 4 quadrati...), l'età che Cristo aveva quando è morto; l'alfa e l'omega e la colonna spostata (a simboleggiare la caduta dell'impero romano); gli annali che costellano la facciata della Natività, i frutti che coloratissimi sormontano le guglie, ognuna delle quali è dedicata a un apostolo...

Una meraviglia per gli occhi e un'esperienza di speranza: perché è ancora in costruzione, perché fu concepita da Gaudì per essere visitata da moltitudini di popoli (ha voluto scolpire il Padre nostro in 50 lingue proprio con quest'idea e fu preso per visionario), perché il mondo odierno dà in essa l'impressione di poter ancora concepire la bellezza.

giovedì 24 aprile 2014

#viaggionellarte: National Gallery, Trittico di Duccio di Buoninsegna

Un dipinto va osservato a lungo, ci suggerisce Philippe Daverio. E per farlo occorre conoscerlo da prima, occorre averlo già osservato e studiato. Altrimenti quando ce lo troveremo davanti nella sala di un museo, magari non ci accorgeremo dei particolari o forse neanche lo noteremo. Per la mia visita alla National Gallery parto quindi alla scoperta di alcuni highlights:

Duccio di Buoninsegna, Trittico della Madonna con Santi


Si tratta di un piccolo altare portatile a due ante (60x78), dipinto a tempera su tavola nei primissimi anni del 1300. Esso raffigura: san Domenico riconoscibile dall'abito bianco e nero, la Madonna con il Bambino e angeli, Sant'Agnese (ritenuta Sant'Aurea da alcuni), nella parte superiore Davide e profeti con dei cartigli srotolati in mano. 
Siamo nel periodo in cui la pittura supera l'eredità bizantina. Questa ha alcune caratteristiche peculiari: rappresentazione dell'eterno e immutabile, figura piana e non tridimensionale su fondo dorato (che rappresenta la divinità), non illuminata da fonte di luce naturale, ma come fosse illuminata di luce propria, con espressione ingenua del volto. La pittura di Cimabue e di Duccio vuole appunto distaccarsi da questo modello. Come avviene questo distacco? Ovviamente in modo graduale. Cimabue sceglie la via del chiaroscuro e della plasticità della figura, Duccio quello dell'accostamento di toni di colore. Il colore di Duccio è forte, prezioso. Non sfugga in particolare la preziosità del blu lapislazzuli del manto della Madonna accostata al velo bianco che incornicia il volto.

giovedì 17 aprile 2014

#viaggionellarte: National Gallery, Dittico Wilton

Continuo il mio viaggio preparatorio per la visita di Londra, con un giro virtuale alla National Gallery, dove vorrei arrivare con le idee chiare su cosa vedere per non perdermi nella molteplicità delle opere esposte. 
Nel suo Il Museo immaginato P. Daverio suggerisce di non ingozzarsi di arte a casaccio correndo per le sale di un museo immenso come può essere la National Gallery, ma di "pregustare" alcune scelte ben ponderate, documentandosi per tempo. Oggi è la volta di un'opera che non ho avuto la fortuna di studiare all'Università, visto che i programmi riguardavano l'arte italiana,  il Dittico Wilton:


Si tratta di una rara opera inglese degli ultimi anni del Trecento, una delle poche religiose sopravvissute all'iconoclastia puritana seguita alla decapitazione di Carlo I. Si tratta di una tempera su tavola divisa in due scomparti richiudibili. A destra Maria con undici angeli dipinti in blu lapislazzuli con ali piumate e finemente sfumate su sfondo oro e giardino fiorito (che simboleggia l'Eden). A sinistra il re Riccardo II, inginocchiato e accompagnato da altri due re protettori e da San Giovanni Battista. Le due scene, dipinte separatamente, interagiscono fra loro: si noti per esempio Gesù Bambino che si protende verso il re. La sua figura è valorizzata dal colore oro che a piccoli puntini caratterizza la piccola veste. Anche le vesti dei re sono finemente e riccamente decorate. Ricorre la figura del cervo bianco, emblema del casato del re: esso è ritratto sul retro della tavola, sullo spillone del re e sul petto degli angeli. Lo stendardo portato da uno degli angeli rappresenta Cristo e la bandiera inglese di san Giorgio. 
La preziosità del dipinto è espressa dalla varietà di tecniche della doratura: punzonato sullo sfondo, a puntini sulla veste di Cristo, velato sulle vesti degli angeli, leggermente a rilievo sui gioielli, trattati anche con bianco di piombo.
Ora, in effetti, non vedo l'ora di ammirarlo nei suoi particolari!

martedì 15 aprile 2014

Il Museo Dalì

Chi è Dalì? Un pittore, un cineasta, uno scultore, uno scrittore, un folle, un genio? Forse
tutto questo e ancora di più. Uno di quegli uomini destinati a segnare il mondo e a lasciarlo diverso. Un visionario? Ecco cosa diceva: il surrealismo è distruttivo, ma distrugge solo ciò che considera catene che limitano la nostra visione. Un trasgressivo? Forse: l'unica differenza tra me e un uomo folle è che io non sono folle.
Nato nel 1904 a Figueres in Catalogna, studia a Madrid le tecniche artistiche, ma trova la sua strada artistica nell'incontro con Picasso, a Parigi nel 1926. Un altro incontro lo segna per sempre, quello con la sua musa ispiratrice e poi moglie, Gala.
Nella sua arte troviamo l'influenza di altri pittori, come Mirò e Velasquez, dal quale trasse l'ispirazione per i suoi caratteristici baffi (volete imitarli? Ecco come).
La tradizione della storia dell'arte precedente non sparisce in Dalì: il nitore e la limpidezza del disegno richiamano direttamente il Rinascimento italiano, ma nell'immagine si introduce un lamento destabilizzante, l'inconscio, il sogno, la fantasia che contrasta con  la realtà. Fino al delirio e all'illusionismo barocco. Gli oggetti acquistano un valore simbolico: pensiamo ai famosi orologi molli, che rappresentano la relatività del tempo, secondo le più recenti teorie di Einstein, e la labilità delle cose. Il tempo reale non esiste e sembra sciogliersi nella memoria e nella premonizione.
Le cose rappresentate quindi hanno un'apparenza naturalistica, anzi precisa nei dettagli, ma poi virano verso l'eccentrico e il surreale.


Anche il Teatro Museo di Dalì è stato voluto dall'artista come una celebrazione di una vita, di un'intera carriera artistica: l'esterno già colpisce con i colori, le decorazioni (panini, uova...). Ma la visita dell'interno è un vero e proprio passaggio in un sogno sognato da un altro: Io tento - diceva l'artista - di creare cose fantastiche, cose magiche. come in un sogno. Il mondo ha bisogno di più fantasia. La nostra civiltà è troppo meccanica. Noi possiamo rendere fantastico il reale e allora sarà più reale della reale esistenza.

Forse è questa la lezione più viva di Dalì: liberare l'immaginazione. Vedere le cose da un altro punto di vista, mettere in discussione la meccanica della routine e del già pensato.

Un catalogo completo delle opere di Dalì lo si può trovare nel sito Virtualdalì. Idee da realizzare con i bambini per coinvolgerli con l'opera di questo artista qui. Una board di Pinterest dedicata a idee didattiche su di lui.

giovedì 10 aprile 2014

#viaggionellarte: British Museum, Fregi del Partenone

Accidenti, quante cose ci sono a Londra! Nel preparare il viaggio estivo, mi sono detta che non voglio vedere tutto, cosa del resto impossibile, ma piuttosto scegliere le cose da non perdere cercando di capirle bene. Una di queste cose sono senz'altro i marmi del Partenone.


Se non vi è possibile partire, per visitare il Partenone potete cominciare da una visita virtuale dell'Acropoli di Atene, dove esso è collocato. Ma se volete vedere i frontoni decorati del tempio non dovete andare in Grecia ma appunto a Londra: essi infatti si trovano al British Museum. 

La decorazione scultorea dei frontoni, cioè le parti triangolari poste sulle fronti minori del tempio, fu affidata a Fidia, che fu collaborato da altri artisti. Le immagini seguenti raffigurano la ricostruzione del frontone occidentale, che ritraeva la battaglia tra Atena e Poseidone per il possesso dell'Attica.





Sul lato opposto era invece raffigurata la nascita di Atena. La giovane Atena, immagine della ragione, vince su Poseidone, divinità arcaica che rappresenta la forza. Oggi conosciamo l'intera composizione dei frontoni grazie a Jacques Carrey che li disegnò nel 1674 prima che  una parte venisse distrutta dall'attacco veneziano nel 1687. Nel 1799 Lord Elgin, ambasciatore inglese, prelevò la maggioranza delle statue frontonali e delle metope, poste al di sotto dei frontoni e le traslò in Inghilterra vendendole al British Museum.
Il tema della vittoria della ragione sulla forza viene ripreso dalle metope, che narrano della Gigantomachìa ( i Giganti sconfitti dagli dei dell'Olimpo), della Centauromachìa (la battaglia contro i Centauri, che con il loro corpo metà animale e metà umano rappresentano la violenza e la forza bruta), dell'Ammazonomachìa (sconfitta delle Amazzoni, donne guerriere sconfitte dagli Ateniesi, da un lato la barbarie e dall'altro la civiltà) e dell'Iliupersis (guerra tra Troia e Grecia, ancora una volta la lotta tra la barbarie troiana e la superiorità greca).
Fidia decide di non rappresentare singole figure accostate tra loro, ma di intrecciare delle masse in movimento  e unità plastiche concatenate.
Un elemento portante della scultura fidiaca è la luce. Nel gruppo delle tre dee che assistono alla nascita di Atena si nota la particolare tecnica del panneggio bagnato, in cui la stoffa come se fosse intrisa d'acqua aderisce al corpo e luccica come seta, reagendo alla luce in un sistema complesso di linee irregolari (non monotonamente parallele):


Si nota anche in questo insieme un unico movimento che conduce dalla dea sdraiata a quella seduta, in un armonico sviluppo che rispetta e valorizza la struttura triangolare del frontone. 

Devo infine soffermarmi sulla questione della restituzione dei marmi del Partenone all'Acropoli di Atene. Il governo greco lo ha chiesto con forza, in nome non della propria nazione ma dell'intera umanità che ha diritto a rivedere il Partenone per come è stato costruito:
-perché il monumento cui i Marmi appartengono, cioè il Partenone, si trova ad Atene
-perché ad Atene i Marmi saranno esposti vicino al Partenone e il visitatore potrà avere un'immagine completa del tempio
-perché i Marmi costituiscono una parte inalienabile del monumento
-perché gli inglesi hanno l'obbligo, non con la Grecia ma col patrimonio culturale di tutto il mondo, di ricomporre il suo simbolo, il Partenone, che è anche monumento dell'UNESCO.
L'occasione dell'uscita del film Monuments Men ha ridato fuoco alla polemica e ha visto schierarsi dalla parte della Grecia anche famosi attori. Del resto oggi gran parte dell'opinione pubblica britannica sostiene la tesi della restituzione.
Il diniego inglese si basa solo su ragioni di diritto: le leggi internazionali non prevedono il rimpatrio dei beni culturali e i frontoni furono a loro dire legittimamente acquistati da Lord Elgin.
Voi che ne pensate? 

Notizie dettagliate sul Partenone nei Quaderni di don Milani. E sulla questione della restituzione qui.

giovedì 3 aprile 2014

#viaggionellarte: British Museum, Stele di Rosetta


Comincio oggi il mio Viaggio nell'arte, da un reperto che non si può non conoscere.
Chi entra al British Museum sa che vi troverà la stele di Rosetta e i fregi del Partenone. Ed è da qui che voglio cominciare per il mio percorso di preparazione alla visita, seguendo il suggerimento di Philippe Daverio che nel suo Il museo immaginato consiglia di preparare la vista di un quadro o di un reperto utilizzando la straordinaria risorsa del web. 
La stele di Rosetta è una di quelle cose che devo assolutamente vedere perché il ricordo del suo studio affonda le radici nella mia adolescenza, quando da ginnasiale mi affacciavo alle meraviglie della civiltà antica e alle chiavi che ci hanno permesso di conoscerla. Una di queste chiavi è proprio una pietra, Rosetta stone, si dice in inglese con espressione più pregnante del nostro stele. 
Rosetta è la città dove fu trovata da un oscuro soldato francese nel 1799 durante la campagna napoleonica in Egitto. I francesi persero e la stele dovette essere consegnata come bottino di guerra agli Inglesi che, dopo averla studiata, la esposero al British Museum.  Fu il fisico Thomas Young a comprendere che si trattava dello stesso testo in due grafie egizie (demotico e geroglifico) e in greco. Ma fu Champollion che nel 1822 riuscì a decifrare per la prima volta la scrittura egizia, aprendo le porte di un'intera civiltà.


Tutti coloro che avevano avuto a che fare con la stele, compresi alcuni soldati che conoscevano il greco, rimasero da subito incuriositi dai segni iconici della grafia geroglifica e si sperò che in qualche modo il testo greco fosse proprio una traslitterazione del testo egizio. Vennero fatte immediatamente tre copie, anche se i mezzi tecnici del tempo non permisero l'esatta riproduzione: Champollion fu rallentato nei suoi studi proprio dal fatto che non lavorava sull'originale ma su una delle copie. Poi, il 14 settembre del 1822 ebbe l'illuminazione: contare i segni! Quattordici righe di geroglifico corrispondevano a diciotto righe di testo greco e circa 1400 geroglifici corrispondevano a 400 parole greche, dunque non poteva trattarsi solo di ideogrammi come fino ad allora si era pensato, ma  anche di veri e propri suoni. Partì dall'identificazione del nome proprio di Tolomeo:


Il sistema geroglifico comprendeva dunque sia segni fonetici che simboli. Il segreto era stato forzato! (qui altre notizie su Champollion)

giovedì 27 marzo 2014

#viaggionellarte: Il museo immaginato


Nel suo libro Il museo immaginato Philippe Daverio dice che la prima regola per capire un quadro è guardarlo a lungo. Servendosi di tutti i mezzi tecnologici a nostra disposizione per osservare i particolari, comprenderne gli aspetti e i misteri. Solo in questo modo quando ce lo troveremo davanti in un museo, insieme a migliaia di altre opere non passeremo distrattamente oltre ma ci soffermeremo godendo appieno della vista. Sapere cosa cercare, essere preparati a guardare, studiare in anticipo ciò che si vuole non perdere sono ottimi rimedi all'inevitabile corsa da museo, quella che ti fa passare di fronte a un Ingres o a un vaso etrusco come se fosse un qualsiasi soprammobile su cui gettare un'occhiata frettolosa. Preferisco vedere poco ma bene, che tutto di fretta.
Visitare un museo diventa dunque un percorso in un proprio museo immaginato, idealmente costruito sulla base dei propri interessi, delle proprie preferenze e della propria curiosità.
Ogni giovedì studierò con voi un'opera o un quadro per il mio Viaggio nell'arte, in particolare dei musei londinesi che visiterò d'estate.
Mi seguirete nel mio percorso di preparazione? Chissà che nel frattempo non vi incuriosisca qualche opera che vorrete approfondire e inserire nel vostro museo ideale!

lunedì 23 maggio 2011

Portare un bambino al museo

Premetto che parto dalla mia esperienza, quindi da un punto di vista limitato... a voi arricchire i suggerimenti con idee o obiezioni.
Questo post nasce da uno scambio di battute con una mamma che esponeva le sue difficoltà a coinvolgere i figli nei viaggi insieme. Descriveva i figli come abbastanza refrattari a tutte le sue proposte e in grado di rovinare l'atmosfera rilassante della vacanza.
Mi sono così ritrovata a riflettere su come io avessi affrontato l'organizzazione dei viaggi di famiglia. Il fatto di avere una sola figlia a prima vista può essere facilitante ma in realtà avere un fratello con cui giocare e condividere il viaggio migliora le cose. L'ho notato viaggiando insieme a famiglie con più figli: escludendo i momenti litigiosi, i fratelli in genere sanno auto-organizzarsi. Del resto anche io sono stata figlia di una famiglia numerosa...

Ecco qui il resoconto delle mie riflessioni su cosa può facilitare le visite culturali ai bambini:

Prima di partire

-organizzare il viaggio da casa, facendosi un'idea piuttosto chiara di cosa visitare, quando e in quanto tempo
-coinvolgere i figli nella scoperta dei luoghi che si andrà a vedere, con esplorazioni mirate sul web, lavoretti preparatori, studio delle mappe, raccolta di informazioni e curiosità sui luoghi da vedere
-visitare i siti web dei musei o dei siti storici che si vedranno, per trovare le cose più interessanti e programmare il proprio percorso (specie nei musei grandi, questo passaggio è indispensabile). Per esperienza posso assicurare che i bambini sono attratti dai musei di storia naturale, dal mondo egizio e in genere antico e monumentale, dai quadri molto colorati e allegri ma anche dai quadri strani.




Al momento della visita

-portare con sé acqua e merendine (c'è bisogno che vi spieghi perché?!)
-permettere che i piccoli usino una loro fotocamera (se è possibile per il museo)
-andare alla ricerca delle cose già annunciate prima della partenza
-organizzare una caccia al tesoro nelle sale più grandi o meno attraenti: vediamo quanti animali trovi in questi quadri (in questo caso fornire i piccoli di un taccuino e di una matita), troviamo i particolari gialli, quanti tipi di fiori vedi, copia le forme che riconosci...



-raccontare le storie e gli episodi che stanno dietro le sculture o i dipinti, es. il mito di Apollo e Dafne
-inventare delle storie sui quadri, immaginando che prendano vita

Dopo

-annotare nel taccuino le cose che sono piaciute di più per poi andare a cercarle e ad approfondirle una volta tornati a casa
-comprare dei souvenirs educativi o creativi per formare una memoria positiva del luogo visto
-alternare nella vacanza momenti diversi: gioco e visite, passeggiate e relax



-giocare con i souvenirs comprati, anche a distanza di tempo.

Adesso aspetto i vostri suggerimenti e le vostre considerazioni...

Foto scattate al Louvre e a Parigi nel luglio 2007
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