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lunedì 28 aprile 2014

La Sagrada Familia

Basterebbe la Sagrada Familia per venire a Barcellona. E ce ne sono di cose da vedere.
Ma la basilica di Gaudì vale da sola la spesa del viaggio. Noi eravamo un gruppo di 50 ragazzi di terza media e la visita è stata pensata apposta per loro, con tanto di guida dedicata e collegata con radioguida.
La chiesa è ancora in costruzione e verrà completata nell'anniversario della morte di Gaudì, il 1926. Già oggi però è visitabile all'interno, ormai completo e nonostante le gru che incessanti continuano a lavorare, l'impressione è di un capolavoro assoluto.
Un gotico perfezionato: è questo che l'architetto catalano voleva realizzare. E in effetti le altezze del gotico non sono qui bilanciate dai contrafforti esterni, come a Notre Dame per esempio, ma tenute in piedi da un sistema innovativo di colonne concepite come tronchi di un bosco che sostiene la volta tutta a moduli stellati.


Le colonne, agganciate alle fondamenta come avessero radici, seguono il movimento interno di torsione dei tronchi e i rami si dipartono a scaricare le forze.
La luce filtrata dalle vetrate comunica la sensazione di un paradiso in cui i colori danno gioia e serenità, facilitando la contemplazione:



Ogni particolare ha un significato: il Crocifisso per esempio è posto sotto un baldacchino da cui pendono grappoli d'uva e piccole lampade disegnate da Gaudì stesso e sormontate da spighe. Gesù è posto in modo originale come a voler spiccare un salto verso l'alto:




Anche la visita dell'esterno lascia strabiliati: la facciata est della Natività, costruita da Gaudì e attualmente restaurata dallo scultore giapponese Sotoo (a causa dei danni subiti durante la guerra civile), la facciata ovest della Passione, scolpita da Subirachs, che è da poco deceduto. L'est, la nascita, il sole, che si contrappone all'ovest, la morte. Ripresi all'interno dai colori caldi e freddi delle rispettive navate.
Immagini su cui lo sguardo si sofferma, per la pregnanza, per la forza con cui i singoli particolari sono realizzati nella pietra:



Ci sarebbero talmente tante cose da aggiungere: il quadrato magico posto vicino al gruppo scultorei del bacio di Giuda (lo vedete nell'ultima foto) in cui le somme dei numeri in qualsiasi modo si raggruppino danno sempre 33 (a righe verticali, orizzontali, in diagonale, a moduli di 4 quadrati...), l'età che Cristo aveva quando è morto; l'alfa e l'omega e la colonna spostata (a simboleggiare la caduta dell'impero romano); gli annali che costellano la facciata della Natività, i frutti che coloratissimi sormontano le guglie, ognuna delle quali è dedicata a un apostolo...

Una meraviglia per gli occhi e un'esperienza di speranza: perché è ancora in costruzione, perché fu concepita da Gaudì per essere visitata da moltitudini di popoli (ha voluto scolpire il Padre nostro in 50 lingue proprio con quest'idea e fu preso per visionario), perché il mondo odierno dà in essa l'impressione di poter ancora concepire la bellezza.

martedì 22 aprile 2014

Itinerario di viaggio Barcellona e Catalogna

Arrivando in Catalogna l'impressione è di un paesaggio mediterraneo, che mi ha subito ricordato Nizza e la Provenza, ma anche la mia Sicilia. Una Sicilia in cui il territorio è curato e valorizzato, una Sicilia non sprecona. Prendiamo le rotonde: in ognuna trovi un'aiuola e un'installazione o una scultura. 

Primo giorno: è stato in effetti un assaggio della Costa del Maresme e della Costa Brava, fino a Tossa del Mar.




Secondo giorno: è stato dominato dall'esperienza del Museo Dalì a Figueres. Non si è trattato di una visita, appunto, ma di un'esperienza, quasi un entrare nel sogno di un altro. Ecco qui le mie impressioni.
Nel pomeriggio Girona: una bella passeggiata ci ha condotti attraverso le vie del paese fino alla Cattedrale.



Terzo giorno: Barcellona, Barrio Gòtico di mattina con la Cattedrale del mare e il Duomo; di pomeriggio la Rambla.




Quarto giorno: continua la passeggiata per Barcellona ma prima... visita alla Sagrada Familia! Una basilica in costruzione dalla storia e dal significato affascinanti, un capolavoro in divenire:




Di pomeriggio... Park Güell, un altro capolavoro di Gaudì. A questi due luoghi così diversi tra loro eppure nati dallo stesso genio dedicherò un post apposito...
Quinto giorno: Besalù e lago di Banyoles.

martedì 15 aprile 2014

Il Museo Dalì

Chi è Dalì? Un pittore, un cineasta, uno scultore, uno scrittore, un folle, un genio? Forse
tutto questo e ancora di più. Uno di quegli uomini destinati a segnare il mondo e a lasciarlo diverso. Un visionario? Ecco cosa diceva: il surrealismo è distruttivo, ma distrugge solo ciò che considera catene che limitano la nostra visione. Un trasgressivo? Forse: l'unica differenza tra me e un uomo folle è che io non sono folle.
Nato nel 1904 a Figueres in Catalogna, studia a Madrid le tecniche artistiche, ma trova la sua strada artistica nell'incontro con Picasso, a Parigi nel 1926. Un altro incontro lo segna per sempre, quello con la sua musa ispiratrice e poi moglie, Gala.
Nella sua arte troviamo l'influenza di altri pittori, come Mirò e Velasquez, dal quale trasse l'ispirazione per i suoi caratteristici baffi (volete imitarli? Ecco come).
La tradizione della storia dell'arte precedente non sparisce in Dalì: il nitore e la limpidezza del disegno richiamano direttamente il Rinascimento italiano, ma nell'immagine si introduce un lamento destabilizzante, l'inconscio, il sogno, la fantasia che contrasta con  la realtà. Fino al delirio e all'illusionismo barocco. Gli oggetti acquistano un valore simbolico: pensiamo ai famosi orologi molli, che rappresentano la relatività del tempo, secondo le più recenti teorie di Einstein, e la labilità delle cose. Il tempo reale non esiste e sembra sciogliersi nella memoria e nella premonizione.
Le cose rappresentate quindi hanno un'apparenza naturalistica, anzi precisa nei dettagli, ma poi virano verso l'eccentrico e il surreale.


Anche il Teatro Museo di Dalì è stato voluto dall'artista come una celebrazione di una vita, di un'intera carriera artistica: l'esterno già colpisce con i colori, le decorazioni (panini, uova...). Ma la visita dell'interno è un vero e proprio passaggio in un sogno sognato da un altro: Io tento - diceva l'artista - di creare cose fantastiche, cose magiche. come in un sogno. Il mondo ha bisogno di più fantasia. La nostra civiltà è troppo meccanica. Noi possiamo rendere fantastico il reale e allora sarà più reale della reale esistenza.

Forse è questa la lezione più viva di Dalì: liberare l'immaginazione. Vedere le cose da un altro punto di vista, mettere in discussione la meccanica della routine e del già pensato.

Un catalogo completo delle opere di Dalì lo si può trovare nel sito Virtualdalì. Idee da realizzare con i bambini per coinvolgerli con l'opera di questo artista qui. Una board di Pinterest dedicata a idee didattiche su di lui.
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