Dopo sei mesi ritorno all'appuntamento de Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e baci, che per il mese di gennaio propone il tema del sacro.
Ma cos'è per me il senso del sacro? Sì, io entro abitualmente in chiesa, mi rivolgo nella preghiera a Dio. Ma cosa sta alla base del culto se non il senso del sacro? Un'esperienza pervadente, che in modo elementare e inconfondibile proviamo sotto un cielo stellato tanto quanto in un tempio appositamente costruito:
Sotto l'azzurro fitto/ del cielo - scrive Montale- qualche uccello di mare se ne va;/ né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:/ "più in là!"
L'immagine che apre il mio blog mi fa ripensare sempre a questi versi di Montale: basta un'auto che va, cantava Battisti, per suscitare in noi la domanda sul nostro essere qui. Perché ogni cosa porta scritto: "più in là".
Poi ci sono dei luoghi che questo oltre lo fanno intravedere meglio di altri. Forse per il paesaggio nel quale si incastonano, forse per l'atmosfera rarefatta di preghiera, forse per il silenzio.
Uno di questi luoghi l'ho visitato nel 2012, a Praga ed è il suo cimitero ebraico:
L'affastellarsi delle lapidi, le pietre lasciate su di esse in segno di preghiera. Il dramma di un popolo relegato in spazi angusti anche nella sacralità della sepoltura.
Ritorno poi alla mente all'Irlanda e alle sue rovine, baluardo di un'epoca in cui la religione mista alla nazionalità era causa di persecuzione. Sento quasi le grida, la concitazione e l'ingiustizia di tante, troppe morti.
E mi ricordo di una chiesetta, emblema della sperdutezza. In capo al mondo, in Islanda, in mezzo al nulla. Eppure aperta, la porta appena accostata. Pronta ad accogliere chiunque, passando di là, avesse voluto fermarsi per pregare, oppure semplicemente per stare in silenzio riscaldandosi un po' (in questo post qualche notizia in più):
Forse, avrei potuto scegliere foto di vetrate dai mille colori, frutto di un certosino lavoro, o di guglie come merletti sospesi al limite dell'equilibrio, o di ori e decorazioni sontuose, che pure ho visto, ho contemplato e ho ammirato estasiata. Ma queste foto, così scabre, più di altre per me esprimono il senso del sacro per come lo intendo e lo vivo: sentire improvvisamente di essere parte di una grandezza che ci sovrasta, rispetto alla quale è evidente e tangibile la nostra piccolezza.















