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lunedì 21 settembre 2015

M. e i 4 kg di pasta




Classe prima media. Il primo giorno la prof chiede a tutti di presentarsi e di rivolgere qualche parola alla classe. M., alunno Asperger (autismo ad alto funzionamento) alla sua docente di sostegno: "Io sono qua per imparare, non per perdere tempo".

Scuola è anche cominciare a conoscere un po' questi personaggi.
Lui dice sempre senza eccezione quello che pensa, senza riuscire a mentire e non accetta le convenzioni scolastiche, che risultano un po' stupide anche a te, dopo che lui le ha passate al vaglio. "Se una mamma compra un etto di prosciutto a €...., due vasetti di yogurt a €.... e 4 kg di pasta..." arrivato alla pasta chiude il quaderno e chiede: "Perché 4 kg? A che servono?". "Sarà la spesa della settimana" - dice la sua docente di sostegno. "Sono troppi anche per una settimana", la risposta.
Credo di aver trovato IL personaggio di quest'anno.
M. soffre il caldo che sfortunatamente ci attanaglia in questi primi giorni di scuola. Così, dopo aver scoperto che nella mia stanza ho l'aria condizionata, si siede di fronte a me alla mia scrivania e legge i racconti di E. A. Poe. 
"M., - gli dico - puoi venire qua quando vuoi, ma devi portarti qualcosa da fare, un libro da leggere o un compito da completare". "Ok", mi dice. Ogni tanto mentre io passo da una telefonata a un colloquio, da una cartaccia a una rogna, interrompe la lettura e mi esterna qualcuna delle sue considerazioni: oggi ha voluto avere chiarimenti sulle mie rassicurazioni del primo giorno di scuola sulla teoria gender.
Arriva la mamma e la prima cosa che le dice è "Mamma, mi trovo benissimo in questa scuola". Poi guarda la prof di sostegno e afferma perentorio: "Provo un grande affetto per te".
Prevedo ulteriori sviluppi.

venerdì 17 ottobre 2014

Scelte e bilanci



Superati i quarant'anni si è più inclini ai bilanci. 
Perché quando si ha tutto il futuro con le sue possibilità tutte aperte e le sliding doors sono ancora da varcare, si è convinti che ci sia ancora del tempo per portare a termine il compito che ci è dato in questa vita. 
Poi ti accorgi che molte delle porte aperte per forza di cose si sono chiuse: hai fatto una scelta universitaria e non un'altra, l'altra di fatto l'hai accantonata per sempre; hai sposato una persona; hai avuto uno o più figli e non credi che ne avrai altri; hai un lavoro, lo hai anche cambiato, ma ora hai definitivamente quello.
E così ti ritrovi ad avere acquisito quasi senza accorgertene l'attitudine a rimandare a un altro momento quello che veramente importa: il week end, la vacanza, l'anno prossimo... fino a un tempo indefinito e vago che ha la caratteristica peculiare di non arrivare mai.
Ma i quarant'anni sono già arrivati. E li hai anche passati! Non è più tempo di rimandare, di tirarti fuori dalle circostanze per aspettare un futuro indefinito.
È ora di starci dentro alle circostanze, di viverle fino in fondo, di dare ed esprimere se stessi, senza avarizia.
Anche perché rispetto alla promettente aspettativa della gioventù il passo verso la delusione è breve. E là è tutta una pura questione di scelta: percorro la strada che ho scelto (e/o che il destino ha scelto) o continuo a lamentarmi?

martedì 7 ottobre 2014

#sentinelleinpiedi

Si può non essere d'accordo con qualcosa? Si può ancora dirlo in Italia?

Ebbene, penso che sia accettabile il modello tedesco dell'«Eingetragene Lebenspartnerschaft», che non equipara a tutti gli effetti la convivenza tra persone dello stesso sesso al matrimonio, ma applica ai conviventi disposizioni analoghe a quelle contenute nel codice civile tedesco per la disciplina del matrimonio. La legge assicura per esempio pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo ed assistenziale, e conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza. Inoltre, in caso di morte di uno dei partner, al convivente sono attribuiti i diritti successori, come la pensione di reversibilità, il diritto a subentrare nell'affitto e l'obbligo di soddisfare i debiti contratti dalla coppia. La legge tedesca non riconosce ai conviventi il diritto di adozione congiunta.

Ma non sono d'accordo con molte delle rivendicazioni LGBT. Non sono d'accordo per esempio con le adozioni da parte di coppie gay né con l'educazione pro-gender nelle scuole.
E non mi piace un paese in cui manifestare questo silenziosamente suscita tante reazioni indignate (il sedicente intellettuale Saviano ha parlato di violenza culturale inaudita) o violente (e non mi accetto neanche che qualcuno di fronte alle aggressioni, queste sì inaudite, si sia preoccupato solo di far notare che fossero state una pubblicità per i manifestanti). Molti hanno già preso le distanze, mi pare davvero significativo lo stato qui di seguito:


venerdì 8 agosto 2014

Riflessioni di mezza estate




"(I nuovi ricchi) erano cittadini alla Potëmkin, l’astuto favorito russo che aveva eretto villaggi di tela e cartone per dare a Caterina la Grande l’impressione che l’Ucraina fosse un paese fiorente. Secondo un giovane e controverso architetto di nome Adolf Loos, la Vienna della Ringstrasse era un’enorme città alla Potëmkin contemporanea, una grandiosa finzione in cui le facciate erano paramenti senza alcun rapporto con gli edifici, in cui il cemento voleva spacciarsi per pietra, una messinscena in cui il parvenu «s’illudeva che gli altri l’inganno non l’avrebbero scoperto». Nella sua crociata, Loos ottiene l’appoggio di Kraus, che parla di «incarognimento della vita pratica per mezzo dell’ornamento», un incarognimento che ha infettato con questa «confusione... catastrofica» anche il linguaggio. «Le frasi a effetto sono l’ornamento dello spirito». Edifici ornamentali disposti in maniera ornamentale, sfondo di una vita ornamentale: Vienna era diventata pacchiana". (De Waal, Un'eredità di avorio e d'ambra).



La descrizione di Vienna calza perfettamente con altre facciate ornamentali, come i discorsi e le azioni di facciata dei politici e dei governi. E nel nostro piccolo con le frasi fatte con cui rimpolpiamo senza successo il vuoto dei nostri discorsi. Eppure ogni tanto come un raggio di sole in un bosco fitto si sente la voce di un pazzo, di uno scemo, di un bambino che esclama che il re è nudo.

martedì 5 agosto 2014

Spetecchio

Gente che crede di poter sovvertire la realtà solo esprimendo la propria verità a voce alta, denigrando ciò che non capisce. Ma ripetere le proprie bugie non le rende vere. 
Gente che dimentica il bene ricevuto e allontana quelli che chiamava amici, ritenendosi piú intelligente e brillante. 
Gente che appesantisce la vita di chi gli sta accanto e rende infelice se stesso con paturnie e capricci. 
Gente che non vede tutte le cose buone che popolano la sua vita e che preferisce annorbare quella degli altri con continue e insulse lamentele.
Gente in preda al bisogno spasmodico di riempire le giornate con cose da fare e a riempire gli armadi con cose e cose che non riescono a colmare vuoti e mancanze.

A questi vorrei cantare il vecchio adagio di Alberto Sordi: "te c'hanno mai mandato a quel... paese?!?". E voi a chi la cantereste questa canzone? È il momento di sfogarvi, commentate e aggiungete pure! Spetecchiate, che fa bene!

venerdì 11 luglio 2014

Cronache del mondo emerso

Giorni di respiro. Finalmente di relax, dopo un anno intenso e sempre indaffarato. Mi sveglio e vado a guardare il mare dal terrazzino: sempre diverso, di ora in ora a volte di minuti in minuto. Le correnti, la posizione del sole, le nuvole passeggere creano effetti cangianti di luce.


Un senso di pace e una scintilla di felicità mi invadono. La breve pausa dal lavoro, un week-end lungo strappato agli impegni mi bastano per ripartire.

Notti di luna quasi piena. Il riflesso crea un ponte di luce sul mare e sembra portarti alla fine del mondo, lungo la linea dell'orizzonte dove i confini si perdono nella materia oscura dello spazio infinito.


Con mio marito attraversiamo la strada e stiamo a guardare lo spettacolo per dei minuti come in sospensione, ognuno piccolo di fronte alla grandezza della natura.

lunedì 7 luglio 2014

Mare, letture e relax


Da quando sono dirigente scolastico (preside per gli amici) ho dovuto rivoluzionare il mio concetto di "vacanze" estive, non più legato all'agognato suono della campanella finale. Lungi da me far credere che davvero i docenti abbiano tre mesi di ferie. Non ce li hanno. Ma i dirigenti a maggior ragione proprio se li sognano.
Ebbene, tra esami di stato di II ciclo (in cui ho fatto da presidente di commissione) e altri impegni nella scuola che dirigo, il mese di luglio passerà senza lunghi periodi di ferie.
Così abbiamo deciso di utilizzare i ritagli di tempo, giovandoci di una casetta in affitto al mare. Quando dico al mare, intendo proprio sul mare. Dalle onde ci separano solo un sottopassaggio, una piattaforma di legno e... un prato!
Già.
Come vedete, proprio sugli scogli si estende una bella distesa verde con alberelli ombrosi, che  invitano al relax, alla lettura, alle chiacchiere tra amici.
Tra le mie letture ci sono:


che è un romanzo ambientato in una libreria, sottogenere che amo particolarmente;


di una scrittrice scomparsa da poco: ambientato in Irlanda, terra a me cara.
E voi? Siete ancora al lavoro? Che libri leggete in questo periodo? 

mercoledì 25 giugno 2014

Dal 2008 a oggi: cambiamenti e costanti

Nel lontano 2008 scrivevo questo post con domande sugli "outfit" preferiti, un modo divertente di parlare un po' di sé...
Oggi a distanza di sei anni (sei!) lo ripropongo chiedendovi come allora di rispondere, nei commenti o nel vostro blog lasciandomi nei commenti il link.
Cominciamo, o meglio... ricominciamo:

La mia divisa: dalla "semplicità e comodità" del 2008 sono passata, oggi, a "stile senza strafare".
I colori: amavo molto i colori neutri, rischiando di apparire spesso monocolore soprattutto in nero, ora mi sono decisamente lanciata sul colore. Sarà un effetto collaterale degli "anta"?
Scarpe: da "quasi mai il tacco" a quasi mai senza tacco (comodo ma tacco)... cambiamento radicale!
Gioielli e accessori: o il classico sempre uguale delle cose a cui sono più affezionata (orecchini di perle e anello con brillanti, per intenderci) o fantasia!
Sempre: fede e anello di fidanzamento, orologio Tissot. Davvero un sempre: non ho cambiato risposta!
Mai: mutande filiformi e minigonne. Anche qui nessun cambiamento.
Cosa mi piace del mio guardaroba: che non sembro una signora.
Cosa vorrei cambiare: ogni tanto mi piacerebbe qualche capo particolarmente chic.
Trucco: assolutamente mineral (uguale al 2008, anche qui)
Ossessione: scarpe e borse!
Negozi preferiti: boutique del centro dove mi conoscono e mi sanno consigliare, dove non spendere una fortuna...
Il prossimo acquisto: qualcosa di originale a Londra
Un errore: un paio di scarpe troppo dozzinali che non mi stanno comode
Un sogno:  

(borsa Burberry)

Attendo numerose le vostre risposte... 

venerdì 20 giugno 2014

Niente dura?



Niente dura, niente dura... e questo lo sai, però non ti ci abitui mai - canta Vasco.
Nell'aula magna dove svolgiamo gli esami c'è un grande mosaico di ceramica di Caltagirone, che rappresenta Bacco e la festa del vino. Lo avevo già notato. Oggi però un professore ha voluto raccontarmene l'origine. La grande lastra apparteneva all'edificio storico della scuola, di un'antica famiglia nobiliare che negli ultimi anni dell'Ottocento donò l'intera tenuta affinché nascesse una scuola tecnica enologica. Allora Catania era una fiorente produttrice di vino, seconda solo a Marsala e alla regione piemontese. Dall'edificio, chiuso perché pericolante, l'ex preside dell'istituto ha tirato fuori il mosaico e lo ha fatto restaurare per poi esporlo in un ambiente più sicuro. Parentesi: prima dell'Unità d'Italia grazie alle politiche doganali dei Borbone il Meridione era fiorente in molti settori. Poi fu saccheggiato.
Il prof è in pensione ed è stato richiamato come commissario per una materia che non esiste quasi più, cancellata come altre dalle riforme che si sono susseguite in nome del risparmio.
Mi sono guardata intorno: un altro docente mi ha detto di avere ormai solo due ore con i ragazzi, anche la sua materia è ormai sparita dai nuovi ordinamenti. Un altro ancora aveva la gioia stampata in faccia quando mi ha fatto vedere i laboratori di scienze che la sua scuola possiede. Persone in gamba. Dagli occhi buoni. Non so come dire, di buona volontà. Eppure tutto il lavoro messo in campo sembra destinato all'oblio.
Sì, perché quello che mi fa rabbia davvero è la sensazione di essere di fronte a un'ingiustizia perpetrata nel silenzio. E quello che mi fa paura e che mi ha riempito di una tristezza che ancora non mi lascia è vedere la bontà, la semplicità e la preziosità di un lavoro di una vita dentro le morse di un sistema indifferente.

sabato 17 maggio 2014

Passeggiata... in città!

A volte per viaggiare non c'è bisogno di fare molti chilometri, specie se si ha la possibilità di passeggiare con un panorama così:


Catania è così: il mare lo puoi vedere quando vuoi. Ma se giri la testa dall'altra parte c'è anche la montagna, l'Etna che con i suoi 3400 m sorveglia l'intero golfo e l'intera isola. Mare, distese di scogliere laviche, ville e colori che si stagliano nel cielo. Fare due passi e respirare.
Soffermarsi. Rilassarsi.


Barche e pescherecci ormeggiati, case colorate, il borgo di San Giovanni Li Cuti e il porto di Ognina. Si prende una granita e si fa ritorno a casa, ma con un altro animo.

domenica 13 aprile 2014

La solitudine abitata

Una donna sola. 
In un momento di solitudine. Solitudine abitata però. Da qualcosa di percepibile, ma non esplicito: da una cura delle cose, da un momento di svago.
Il vassoio con una linda tovaglietta accoglie ordinate stoviglie. Sembra una colazione ben preparata. È per qualcuno che non non può prepararsela da solo? È per sé stessa?
Un'altra sedia appena scostata dal tavolo sembra indicare la presenza di qualcun altro: un uomo? Un figlio? Già usciti di casa per le faccende quotidiane?
I volumi ben posizionati e i colori danno l'idea di una persona solida, che occupa sicura uno spazio.
L'abito, coperto in parte da un grembiule da lavoro è ravvivato da un simbolo di libertà e divergenza, le scarpe rosse. Non sembrano pantofole, ma scarpe comode.
I piedi in movimento e la postura appena poggiata lasciano intendere che le incombenze e i lavori sono stati tralasciati, ma stanno per essere ripresi. Eppure l'impressione non è di frettolosità ma di relax. 
Questo quadro di Felice Casorati mi ha fatto pensare a quegli straordinari momenti della nostra ordinarietà quotidiana in cui prendiamo respiro, ritagliando dal tran tran momenti tutti nostri in cui pensare, riposare, rilassarsi, godere del presente.

mercoledì 22 gennaio 2014

Calcolo e diffidenza

"Trattenersi distorce la realtà. rende le persone che si trattengono brutte e grette. Rende le persone rispetto a cui ci si trattiene folli e disperate. 
Perciò liberatene. Non essere calcolatore o diffidente. Il calcolo e la diffidenza sono per gli stronzi. Sii coraggioso. Sii sincero".
E poi, trattenersi per cosa? Per quando? Questa vita ci è data, ne abbiamo solo una. Certe volte quando sorge in me la lamentela, penso a cosa in quello stesso momento sta succedendo nelle parti più remote del mondo, sui passi di chi fugge dall'orrore, di chi cammina nel deserto per raggiungere un'oasi sperata di pace, di chi ha provato la fame e non sa dove dormire, di chi ha perso il lavoro, di chi è solo. E mi ricordo che i miei passi sono semplici in fondo. 
Anche io ho avuto la mia parte di imprevisti, di sofferenza, di perdita. Ma ho perso qualcosa che mi apparteneva veramente? O non era mia fin dall'inizio?
Si trattiene qualcosa che possediamo. Tutto il resto ci scivola come sabbia tra le dita. E a ben guardare ci scivola come sabbia tra le dita anche quello che credevamo di possedere.

lunedì 13 gennaio 2014

Appunti di tempo


Ritrovo tra le bozze del 2012 questo post che avevo dimenticato:

"Il tempo corre, sento che scorre, che la vita è breve.
E sento i secoli, mille e mille, che si affollano. Con tutte, tutte le vite, migliaia, vissute e finite.
Io vorrei essere in tutti i post contemporaneamente, vorrei vedere l'aurora boreale e poi i ghiacciai della Patagonia e le yurte della steppa mongola e le antilopi che fuggono e le strade d'Irlanda e tutti coloro che amo con me.
Avrei voluto essere medico e architetto, infermiere e disegnatore di fumetti, ma la vita poi prende un'unica direzione. Non posso più essere tutto quello che volevo.
Dietro ho lasciato brandelli di me.
Tutto esiste, tutto è qui.
Eppure il tempo fugge anche se cerco di fermarlo lasciando qualche appunto. Continuo a inseguirlo per risparmiarlo, per averne di libero e avere tutto.
Dare tutto, in ogni istante essere libera, sbocciare, salpare, camminare. Senza l'assillo del rimpianto di avere sprecato tempo, l'unico che avevo".

venerdì 3 gennaio 2014

Sono dirigente scolastico?

Durante la pausa natalizia una docente della scuola che dirigo perde la mamma. 
Mi trovo a scrivere un sms personale all'insegnante: "Cara professoressa, ho saputo della sua perdita, le scrivo per dirle che sono vicina nella preghiera a e lei e ai suoi figli".
Mi fermo.
Devo firmare, la destinataria del messaggio non ha il mio numero.
A questo punto, quasi in automatico scrivo: la Preside.
Poi cancello.
Mi domando: io SONO dirigente scolastico?
Non sono impazzita. Solo che non è questione da poco concepirsi come dirigente scolastico o FARE il dirigente scolastico come lavoro. Il mio è un lavoro che tende a fagocitare, che tende a impossessarsi non solo del tempo ma anche dei pensieri e dell'attenzione oltre l'orario d'ufficio. E poi, qual è il mio orario d'ufficio? Sono responsabile dell'istituto anche di notte, se è per questo.
No, io FACCIO il dirigente scolastico. Ci tengo al mio lavoro, sono il rappresentate legale della scuola, ma non SONO dirigente scolastico. Sono una persona, con nome e cognome e con questi firmo.
Premo il tasto invio e sento che la persona alla quale mi sto rivolgendo sentirà davvero la vicinanza che le voglio esprimere.
La risposta che ricevo dopo qualche ora me lo conferma: "Grazie. La sua vicinanza mi scalda il cuore".

martedì 10 settembre 2013

Foto della presidenza

Vi regalo qualche foto della presidenza, che ho cercato di personalizzare con le cose che mi piacciono. Non ci sono cose preziose, ma cose che mi danno energia, non so come dire. Cose che significano qualcosa:




domenica 1 settembre 2013

Piccoli dirigenti crescono

Ebbene sì! Dopo una lunga trafila che chi mi legge da tempo conosce nei dettagli (in questo post trovate i links ai vari episodi della saga), inizia per me una nuova stagione della vita: da domani diventerò preside di una scuola, più precisamente un istituto comprensivo (infanzia, primaria e secondaria di I grado) in un ridente paesino etneo.

In questo momento nella mente mi si affastellano ritagli di passato e squarci di futuro e devo dire che prevale il caos di pensieri e aspettative... per l'occasione inaugurerò una nuova tag per condividere con voi gioie e difficoltà: #piccoli dirigenti crescono.

Avrei bisogno di un consiglio però: secondo voi devo chiudere questo blog (che ha una veneranda età, visto che è nato nel 2007) e aprirne uno ex novo o posso tranquillamente continuare qui?




lunedì 3 giugno 2013

Festeggiate con me?

Vorrei rendervi partecipi del mio primo posto nella graduatoria definitiva del concorso per dirigenti scolastici. Mi avete seguita con affetto dalla prova preselettiva (ottobre 2011), i due scritti (dicembre 2011), l'idoneità all'orale, l'orale e le mie riflessioni... 

E ora quel primo posto per me significa un traguardo che non avrei mai immaginato in questa forma. Per festeggiare vi offro virtualmente i cornetti che ho fatto fin dall'impasto con le mie mani:



La ricetta da qui.

domenica 10 marzo 2013

Di concorsi e coraggio



Prima di tutto una bella notizia: ho superato l'orale del concorso che stavo preparando, per diventare dirigente scolastico (alias preside). Ho preso un dignitosissimo 25 su 30 dopo un'interrogazione abbastanza combattuta, con raffiche di domande e di obiezioni.
Mentre raccontavo questo esito a delle persone, una di queste confessa che, dopo aver superato il test preselettivo per il concorso per docenti, non si era poi presentata agli scritti che si sono tenuti a metà febbraio. Dopo qualche secondo di silenzio imbarazzato, uno reagisce incredulo, chiedendo come mai. Le ragioni addotte erano diverse: "non avevo studiato bene, non ho saputo organizzare lo studio, il lavoro (questa persona ne ha uno precario e non ben pagato) mi assorbiva troppo tempo...". Io ho saputo solo dire che forse valeva la pena provare comunque. 
Ma poi ho guardato negli occhi di quella persona, e ho visto con tristezza un misto di paura e di sconfitta. Una delusione di sé stessa che mi ha disorientata: io ero là a raccontare le mie gesta, per le quali ho faticato non poco, rinunciando a una vita normale per quasi due mesi e per cui studio da gennaio 2011. Mentre quella persona era rimasta ferma, non aveva saputo cogliere l'occasione. 
Le ho detto che in questi casi occorre farsi aiutare, studiare con qualcun altro, prendere lezioni da persone più esperte.
Ci sono cose nella mia vita che non sono andate come io avevo progettato, ma ciò è dipeso da eventi che non ho potuto cambiare. Laddove si trattava di impegnarsi io l'ho sempre fatto e sono stata ripagata per questo. Ma ci avrei provato in ogni caso.
Ho provato per quella persona l'impotenza di non poter far nulla di fronte a una decisione che non scatta. Come un venir meno della volontà e della capacità di organizzare tutto per un fine. Le ho detto di farsi viva se fosse capitato di nuovo un esame del genere, avrei cercato in tutti i modi di aiutarla. Perché il fatto di non aver chiesto l'aiuto di qualcuno ha aggravato ancora di più la situazione di difficoltà. La paura, forse si supera per un certo desiderio di "riuscire", ma soprattutto perché ti aggrappi alla mano di qualcuno.

mercoledì 13 febbraio 2013

Studio o libertà?





Source: inthralld.com via John on Pinterest


Vorrei essere libera, per leggere, uscire, andare al cinema, fare shopping. E invece sono qui sulla mia scrivania sempre zeppa di libri, fogli, schemi, appunti. A cercare di imparare date e numeri di leggi, cavilli del codice civile e penale, a studiare diritto amministrativo, che è una branca del diritto che a mio parere può portare in breve alla depressione. Preparo, per chi non lo sapesse l'orale di questo concorso.
La scuola in quanto Pubblica Amministrazione è una complicatissima architettura fatta di mille e mille regole, norme, sistemi di controllo e di rendicontazione. E io, purtroppo, li devo conoscere tutte o giù di lì.
Ma vivere con il naso tappato non si può. Non posso aspettare di respirare dall'indomani dell'orale. Per cui cerco di vivere appieno quello che oggi mi è dato: lo studio. Tentando di non infilare a memoria le cose nella mia testolina, ma di capire, di approfondire. 
Voglio essere libera già ora. Che ne dite, si può?

venerdì 4 gennaio 2013

Incontri



Torno oggi da una lunga trasferta per passare il Natale e le feste con la mia numerosa famiglia. Facciamo un po' il punto della situazione qui!
Non ho potuto rispettare la scadenza di Teachable Moments, per cui c'è tempo fino al 9 gennaio per lasciarmi i vostri contributi... volete raccontarmi le vostre ricorrenze, le vostre date salienti che avete in qualche modo "celebrato"? Le istruzioni le trovate qui. Gli ultimi appuntamenti sono qui.
Presto vi racconterò, studio permettendo, gli incontri della mia vacanza: con le mie sorelle, che non vedo spesso, visto che abitano in altre città, con i miei nipoti -uno perfettamente brianzolo e l'altra ciociara-, con le montagne del Sud Tirolo che amo tantissimo, le cime innevate illuminate dalla luna sono qualcosa di indescrivibile, con Sybille che ogni volta che posso vado a trovare... per assorbire un po' della sua energia positiva.
Vi ho incuriositi? Allora seguitemi nei prossimi giorni e sarete soddisfatti! A presto!

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