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martedì 18 novembre 2014

Intervista sulla didattica laboratoriale

                                (Progetto Energia)

"Ho 39 anni, da 11 vivo a Genova. Mi sono trasferita per amore da un paese di mare del Cilento, Agropoli. L’amore poi è finito, ma la città mi ha conquistato e sono rimasta sotto la Lanterna a esercitare la mia professione: insegnante di Lettere" - si presenta così Antonella Botti, docente che ho coinvolto nel mio progetto di promuovere la didattica dell'apprendimento attivo, della classe laboratorium, chiedendole in seguito a un suo commento molto interessante di raccontarci il suo modo di lavorare e insegnare.

Antonella lavora come insegnante da 13 anni, ha girovagato tra superiori, infanzia, sostegno. Alla fine ha scelto la fascia d’età 11-13: "perché mi affascina - dice- l’idea di interagire con ragazzi dalla mente ancora così ‘assorbente’; è un’età in cui si vive ancora un pezzo di infanzia, si alimentano sogni, passioni, a volte anche grazie all’influenza del professor Keating di turno. Sono mamma da qualche mese - aggiunge - e appassionata di cucina, lettura, scrittura, cinema…Mi interesso di scrittura creativa e tecnologie didattiche (ho scritto un text book di Grammatica per Ipad) e credo fermamente nella svolta 2.0 della scuola". 
Ma cominciamo con le domande...

1) Come e perché hai introdotto la didattica laboratoriale nel tuo insegnamento?

Io credo che un insegnante, nonostante gli studi, i concorsi, le letture coatte e anche grazie a tutto questo, in classe, in fondo, tiri fuori quello che è. Io amo la creatività, la scoperta, il progetto da realizzare da zero sulla scia di una passione, di una curiosità. Credo che trasmettere questo approccio allo studio e alla vita sia il compito più importante di un docente, un antidoto alla noia, alle angosce e alle paure che sono così invitanti per molti ragazzi che si affacciano alla vita adulta. La didattica laboratoriale mi consente di stimolare e alimentare questo atteggiamento verso la conoscenza e, cosa non da poco, mi diverte parecchio. Il segmento di scuola nel quale insegno, poi, è prettamente formativo, i preadolescenti hanno un forte bisogno di sistematizzare e contestualizzare le tante conoscenze alle quali hanno accesso, per costruire il proprio pensiero, per diventare ‘persone'. Oggi reperire le informazioni è incredibilmente facile, maturare una competenza anche grazie a quelle informazioni, semmai in una dinamica di gruppo, di condivisione, non è così semplice; è un processo che chiama in causa tutto il proprio essere.

2) Puoi raccontare due o tre esempi di didattica laboratoriale già sperimentati da te?

In generale applico un approccio induttivo alla maggior parte delle mie lezioni secondo questo criterio: mappa cognitiva su conoscenze pregresse, partecipazione alla costruzione del sapere ed eventuale riprogettazione, produzione di un oggetto didattico. Poi organizzo attività di laboratorio fisse, altre occasionali.
Ho insegnato diversi anni in una scuola di frontiera, qui a Genova. Approfittando del tempo prolungato ho realizzato con due classi alla volta, un progetto di Linguaggio cinematografico che si concludeva con la proiezione di un mediometraggio completamente realizzato dai ragazzi. Abbiamo girato due pellicole su sceneggiatura originale e una ispirata a “Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola. Ogni alunno aveva il suo ruolo: c’era il fonico, il truccatore, il sarto, il trovarobe. Un’occasione importante per coinvolgere anche i cosiddetti ragazzi difficili.
Altre occasioni me le ha offerte l'ambito geografico. Con le classi seconde prendiamo spunto dai viaggi delle terze per costruire itinerari, simulare prenotazioni e stilare un piano-gita con luoghi di interesse, orari di visita, acquisto biglietti, ecc. Ho anche approfittato di una classe che mi ha pianificato un viaggio a Cracovia anni fa, con indicazioni precise che ho seguito alla lettera! Nello stesso ambito abbiamo per diversi anni approfondito il tema delle energie rinnovabili e realizzato modellini effettivamente funzionanti a energia eolica o solare (foto)
In ambito storico, un’attività fissa che propongo è quella dell’analisi delle fonti: ogni anno scelgo una persona che conosco e che mi mette a disposizione alcuni suoi oggetti (lettere, vestiario, fotografie). Chiedo ai ragazzi di stilare ipotesi motivate sulla vita di questa persona a loro ignota, partendo dallo studio dei reperti che metto a disposizione. Propongo l'attività alle prime che hanno mostrato sempre molto entusiasmo; l’attività mi è utile soprattutto per trasmettere il concetto di ‘ipotesi storica’ e per entrare meglio in contatto con la disciplina.
Genova offre il centro storico più esteso d’Europa, è una risorsa preziosa che sfrutto così: fornisco materiale documentale e fotografico, poi, con mappe, bussole e block notes, i ragazzi ripercorrono le diverse cinte murarie delle città, le strade battute dagli antichi galeotti o dai mercanti per poi riproporre quello che hanno imparato ai compagni della scuola primaria a cui fanno da guida turistica (a breve una caccia al tesoro a tema storico). Applico questo metodo anche in occasione delle uscite didattiche.




3) Secondo la tua percezione è una metodologia diffusa nella scuola di oggi?

Poco. Dalla mia esperienza personale e dalle informazioni reperite occasionalmente tra colleghi, ho la sensazione che la lezione frontale sia ancora la forma privilegiata di metodologia didattica, soprattutto fra i colleghi meno giovani. Credo faccia qualche eccezione l'insegnamento delle Lingue straniere.

4) Quali sono i vantaggi di usare strategie di apprendimento attivo e di tipo laboratoriale in classe?

Molto dipende dallo stile di apprendimento degli alunni e dalla tipologia del gruppo classe. Quando il primo è cinestetico, il laboratorio è fondamentale: aiuta a interiorizzare conoscenze, a maturare competenze spendibili e a tenere sempre viva l'attenzione. Quando il laboratorio ha successo l'argomento di studio resta decisamente più vivido nella memoria e nell'esperienza; anche la coesione del gruppo classe risente positivamente di queste esperienze e, in generale, aumenta l'entusiasmo. In base alla mia esperienza posso dire che la didattica laboratoriale è spesso un'ottima risposta soprattutto per alunni con bisogni specifici (DSA, BES), spesso in difficoltà con i metodi tradizionali. >Non sempre un laboratorio funziona. È un metodo che richiede una preparazione attenta del lavoro, dei materiali, del percorso da seguire. Sbagliare rotta rischia di coinvolgere solo alcuni alunni, nonostante il tempo dedicato alla preparazione. Il laboratorio richiede, infatti, sicuramente tempi lunghi in classe, oltre che a casa; il rischio del fallimento è dietro l'angolo. A volte, poi, alcuni ragazzi non sono predisposti a questo tipo di didattica e necessitano, o almeno così pensano, della lezione frontale a cui sono semmai abituati da anni e senza la quale si sentono destabilizzati.
Altro elemento delicato è la valutazione. Io ho il sogno montessoriano di un ciclo primario non giudicante, ma il sistema attuale sennonché le famiglie e, di riflesso, anche gli alunni è molto attento alla verifica, al voto numerico con cui misurarsi. Nel laboratorio il docente predispone e osserva, un concetto di valutazione molto diverso da quello classico.
Un elemento che molti ritengono una problematica è la selezione dei saperi, un laboratorio può abbracciare molte conoscenze o trattarne solo alcune selezionate. Io ritengo questo un falso problema, ma spesso è una critica riportata da alcuni colleghi.
A tutto questo bisogna aggiungere che un laboratorio efficace in una classe pollaio è un'utopia.
Purtroppo negli ultimi anni, nonostante ogni ministro abbia a lungo disquisito di didattica laboratoriale e battuto sui concetti di competenza e di compito esperto, alla resa dei conti, ha effettuato solo tagli ignobili delle risorse e del personale e questo ambito, come molti altri, ne ha fortemente risentito, sia in termini logistici (riduzione di ore, mancanza di risorse per acquisto materiali e per sovvenzionare collaborazioni esterne) che in termini di impatto emotivo e di entusiasmo verso questa professione.
Ho letto ultimamente che in diverse parti del mondo si celebra la giornata mondiale dell'insegnante, non ne sapevo nulla e mi sembra pericolosamente sintomatica questa mia ignoranza. Non credo che nessun collega pretenda un regalo o un privilegio, il riconoscimento di un diritto e un "tanti auguri" sarebbero già un buon inizio.

domenica 5 ottobre 2014

Teacher's Day 2014


Giornata Internazionale dell'Insegnante: navigando sul web ho notato che viene celebrata in tutto il mondo eccetto che in Italia. Perché? Azzardo un'ipotesi: al di là delle figure ormai mitologiche del maestro Manzi e dei maestri di campagna, negli ultimi anni la figura dell'insegnante si è ridotta allo stereotipo delle serie TV quando non all'ingrata e triste descrizione di alcuni film, come Il rosso e il blu. 
La vulgata ci trasmette l'immagine di una professione di ripiego, iperfemminilizzata, in cui fondamentalmente si tira a campare. 
Del resto, lavorando nel mondo della scuola non si fatica molto trovare esempi di questa tipologia di docente. Non tutti sono così, è vero, ma in chi ha a che fare con il mondo scolastico da utente, è diffusa l'esigenza, espressa in modo più o meno consono all'ambiente, di un insegnante in grado di prendersi in carico le difficoltà di ogni allievo e non solo dei bravi, di rinnovarsi per stare al passo con i tempi e di saper appassionare la classe. 
Un insegnante che si metta in gioco, che sappia ribaltare le proprie abitudini didattiche e che di fronte a un alunno refrattario non dica per prima cosa una serie di ovvietà che lasciano il tempo che trovano: non si applica, non fa i compiti a casa, ha i genitori separati, in famiglia non è seguito...
Mi trovo a ripeterlo spesso quando presiedo consigli di classe: "ok, questa è la diagnosi... per la cura?". Non basta denunciare superficialmente il problema. Occorre andare a fondo di esso, capirne le reali motivazioni e poi offrire ai genitori e all'alunno stesso gli strumenti per uscirne. Altrimenti la scuola non farà altro che fotografare e confermare le differenze socio-culturali tra gli studenti, rinunciando ad agire su di esse. 
Tristissima un'immagine che mi è stata da poco riferita: davanti al caso di una studentessa di medio calibro, bravina si direbbe, una docente insoddisfatta ha raccontato di aver incontrato la madre e di aver capito perché l'alunna non avesse speranza. Non ha speranza - ha detto in modo lapidario. Proviene da un certo quartiere, abita in una certa via, la madre è quello che è, cosa volete di più da lei? 
Lo dico proprio chiaramente: questo tipo di insegnante- diffuso, diffusissimo - non merita alcuna celebrazione.



domenica 21 settembre 2014

La classe: da auditorium a laboratorium


[Questa immagine, per me è altamente esemplificativa di cosa voglia dire hands on learning: i bambini capiscono cosa vuole dire dipingere come dipingeva Michelangelo, non perché qualcuno lo ha raccontato loro o perché lo hanno letto su un libro, ma perché lo stanno provando. Potranno per esempio sapere che il colore gli gocciolava addosso! da qui]

La domenica, specie se non ci sono impegni particolari, nella quiete e nel riposo di una giornata libera, a volte riesco a coagulare delle buone idee. Penso e ripenso e all'improvviso capisco la direzione da prendere.
Per esempio, quest'anno ho proposto al collegio docenti della scuola che dirigo di procedere verso una didattica più laboratoriale, indirizzando la pratica quotidiana in classe verso un'applicazione più decisa delle tendenze pedagogiche più innovative. Le Lavagne Interattive arrivate finalmente in tutte le classi, il prossimo acquisto di tablet dovrebbero senz'altro essere d'aiuto, ma la questione di base è la mentalità.
Posso far ripetere a memoria le tabelline sia scrivendole su una lavagna di ardesia, sia proiettandole su uno schermo tecnologicamente avanzato (come ricorda un divertente video abbastanza diffuso in rete).
Occorre invece passare da un'impostazione nozionistica della trasmissione del sapere a un metodo induttivo, per competenze, che trasformi la classe da auditorium a laboratorium. Da dirigente sto cercando di fornire i mezzi e gli spunti per favorire questo cambiamento di prospettiva, questo bel salto. Del resto, chi mi segue già da tempo, sa che la mia insistenza sulla didattica hands on ha origini molto lontane...

Vorrei quindi raccogliere idee, esperienze, siti specializzati da suggerire, da offrire a quei docenti che vorranno fare il salto.
Vi chiedo di aiutarmi a farlo.
Nei commenti lasciatemi il vostro contributo. Sappiate che ogni vostro suggerimento potrebbe essere lo spunto che darà la giusta ispirazione a qualcuno per migliorarsi e migliorare la propria azione didattica. Vi aspetto!

lunedì 17 marzo 2014

#PiDay2014 nella mia scuola



Una festa della matematica? Questa più o meno la domanda che esprime una sottile diffidenza quando si propone di festeggiare il Pi greco… Ma io non mi arrendo: ho imparato che la matematica è un linguaggio e come tale deve essere percepito. Non è una bestia nera, non è la materia più ostica… e se una festa del pi greco può essere l'occasione per percepirla come divertente, ben venga!
Dopo l'annuncio, vi dovevo un resoconto di una giornata che è stata interessante per i docenti, divertente per gli alunni e sicuramente da ripetere, visto che chi vi ha partecipato parlava già di "prima" edizione!
La giornata si è svolta con una gara a classi di logica e matematica rivolta alle terze medie, seguita da un merenda a base di… numeri, e foto ricordo con premiazione. Tutto con semplicità ma cura dei dettagli:


Io sono stata davvero commossa dalla dedizione dei docenti e dalla fantasia degli alunni, che hanno decorato le loro t-shirt con il pi greco: qualcuno ha anche aggiunto la scritta "Io sono irrazionale", una classe ha preparato la sequenza dei numeri decimali e una prof ha messo le candeline 3 e 14 su una torta!




sabato 8 marzo 2014

Scuola: caro Matteo Renzi

Quello che vorrei scrivere a Matteo Renzi se consultasse chi a scuola lavora: 
Non credevo, quando ho cominciato questo nuovo lavoro, a settembre, che il mio principale problema sarebbero stati i disservizi dello Stato.  



Volevo dirti, caro Matteo, che
- ci servono soldi per la sicurezza, non per abbellire le scuole (il che comunque non sarebbe male) ma per rispettare le leggi vigenti, anche piccole cifre, sempre meglio che niente
-ci serve un allineamento in tempo reale tra il sistema del pagamento stipendi (SiCoge) e le spese effettuate (non possiamo pagare attualmente gli stipendi dei supplenti di dicembre e gennaio). L'aumento degli stipendi dei supplenti è dovuto a diversi fattori, tra i quali l'età media degli insegnanti, le eccessive possibilità giuridiche di assentarsi, la sparizione delle ore a disposizione (con le 18/24 ore frontali in classe)…
-ci serve un raffreddamento del contenzioso, vorrei scrivere sul cancello della mia scuola che si tratta di una scuola deavvocatizzata, ma è una pia speranza in un mondo in cui ogni genitore per la minima cosa minaccia di andare da un legale (per esempio non si potrebbe una volta per tutte chiarire di chi è la responsabilità degli alunni nella mezzora prima e nella mezzora dopo il suono della campana? o nel cambio dell'ora? ti pare possibile che il DS possa assumersi la responsabilità del tragitto casa-scuola?!)
-ci serve certezza sull'esiguo fondo a nostra disposizione. Non abbiamo ancora riavuta l'economia del 2013, soldi nostri che Banca d'Italia ha risucchiato a dicembre e che non compaiono più! Ti pare possibile fare andare avanti una scuola di 900 alunni e 4 plessi con 26.000 € lordi? Con questi devo pagare tutte le attività aggiuntive, tutti gli straordinari, tutti i progetti!
Perché non consulti i dirigenti scolastici oltre ai sindaci?
Invece di mettere in moto una montagna (vedi lavori pubblici) per partorire un topolino (con la cifra che hai stanziato solo un plesso scolastico per ogni comune può essere ritoccato), perché non ci ascolti?
Ci sarebbero altre cose da dire, altre mille idee da suggerirti, ma per ora mi sono venute in mente queste, magari ti scrivo una lettera a settimana, che ne dici?
Che dite, sono stata chiara?

lunedì 3 marzo 2014

L'importanza di celebrare gli eventi



L'anno scorso per un intero anno scolastico abbiamo lavorato insieme sui Teachable Moments, che sono comunque sempre validi e riutilizzabili (essendo diventata preside ne faccio delle circolari più o meno mensili di ispirazione per gli insegnanti).
Nel corso di quest'anno scolastico che volge alla sua porzione primaverile (da cui notoriamente poi è tutto una discesa repentina, tra vacanze pasquali, viaggi di istruzione, corse per recuperare il tempo perduto e ansie varie) mi sono resa conto di quanto sia importante celebrare alcuni momenti salienti, per l'identità di una scuola e per dare una direzione al percorso di insegnamento-apprendimento.
Gli eventi celebrativi sono come delle tappe, delle pietre miliari che segnano il cammino, valorizzano un aspetto e creano le condizioni per proseguire con più consapevolezza e, forse, entusiasmo. L'anno attuale è stato un po' come una prova generale per me, non ho potuto dedicare tutto il tempo che volevo alla didattica e alla valorizzazione del lavoro dei docenti, ma il mio motto interiore è "qualcosa è meglio di niente" (o a seconda dei casi… "comunque è meglio di un pugno in un occhio"), per cui posso dire di avere le idee più chiare per il prossimo anno, che verrà scandito dai seguenti appuntamenti (il visto indica che siamo riusciti a farlo anche quest'anno):

SETTEMBRE: Settimana dell'accoglienza √
OTTOBRE: primo lunedì dopo il 12 ottobre Columbus Day Festa della storia e della geografia
DICEMBRE: Festa musicale natalizia √
GENNAIO: Open Day √
FEBBRAIO: 17 febbraio M'illumino di meno
MARZO: 14 marzo Pi Day Festa della matematica (√, in programma) e Giornata della spesa solidale (data da stabilirsi)
APRILE: 22 aprile Earth Day Festa dell'ecologia, della tecnologia e dell'astronomia (√, in programma)
MAGGIO: 23 maggio Anniversario della strage di Capaci: Giornata del nostro no alla mafia
e Festa finale dell'Istituto (√, in programma)

Vorrei anche proporre di stabilire una giornata settimanale in cui alla ricreazione si mangino solo spuntini sani, frutta o torte fatte in casa.

Adesso vi aspetto con idee, suggerimenti, incoraggiamenti!

mercoledì 27 novembre 2013

Vi presento la mia scuola

Ho più volte fantasticato sulla scuola che avrei voluto e più volte riflettuto su come una scuola dovrebbe essere. Ora, da preside, posso parlarvi della scuola in cui lavoro, presentandovela per come la vedo e come la immagino. Chi mi conosce e mi legge da tempo riconoscerà sicuramente alcuni miei tratti caratteristici!
Cominciamo...
Lo stile che ci caratterizza è quello di una Scuola che ASCOLTA, che ACCOGLIE, in cui SI IMPARA E SI CRESCE INSIEME. Il nostro impegno, del Dirigente, dei docenti, del personale tutto, è rivolto in più direzioni:
  1. EDUCAZIONE
L'istruzione è la porta d'accesso a un'educazione completa della persona. La sfida dell'Istituto Comprensivo è quella di prendere in carico la crescita dell'alunno dai 3 ai 14 anni, in un percorso armonico e unitario. Nella nostra scuola si insegna con diverse modalità: attraverso la realizzazione di attività laboratoriali, attraverso lezioni trasversali anche con il contributo di esperti esterni, attraverso l'uso della tecnologia (disponiamo di Lavagne Interattive Multimediali in tutte le classi e la scuola è interamente cablata), la gestione di gruppi di lavoro e apprendimento individualizzato.
  1. AMBIENTI PER L'APPRENDIMENTO
La cura degli ambienti indoor (laboratorio scientifico, artistico, multimediale, aula magna...) e outdoor (spazi verdi, orto didattico, palestra regolamentare) è strettamente legata al benessere della persone e stiamo lavorando senza sosta per migliorare gli spazi, con il contributo attivo dei genitori del Progetto TIPS (Tutti Insieme per la Scuola).
  1. SOSTEGNO ALL'ISTRUZIONE
La nostra Scuola lavora per accogliere: ci facciamo carico delle difficoltà di apprendimento e di relazione attraverso interventi mirati, con l'aiuto di professionisti e di esperti, ma soprattutto valorizzando le risorse interne, docenti in continua formazione sulle tematiche dei Bisogni educativi Speciali. Pur non essendo una scuola inserita in area a rischio, lavoriamo per rimuovere le cause del disagio e della dispersone.


LE NOSTRE REGOLE

Il rispetto e l'attenzione nascono spontanei dove c'è la gioia di stare insieme come il caos e la distrazione nascono spontanei e giacciono latenti dove la coercizione si traveste da stile educativo. Maria Montessori

TIPS Tutti Insieme per la Scuola
Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio (proverbio africano)
Con questo progetto i genitori contribuiscono a migliorare la nostra scuola, impegnando il loro tempo libero e le loro competenze professionali mettendole a servizio delle necessità della scuola, dalla piccola manutenzione all'offerta di lezioni e di laboratori gratuiti.

LEARNING BY DOING
Imparare è un'esperienza, tutto il resto è informazione (A. Einstein)
Imparare facendo: vi presentiamo i progetti attraverso i quali i nostri alunni imparano impegnandosi attivamente e in prima persona
BABY SINDACO
Riproduciamo i meccanismi e le procedure della democrazia elettiva all'interno dell'istituzione scolastica: abbiamo un Baby sindaco e degli assessori che ci rappresentano nelle manifestazioni e negli eventi pubblici.
CINEFORUM E LEGALITÀ
Affrontiamo le tematiche della legalità, della lotta alla mafia e alla discriminazione attraverso lo strumento del cineforum.
AMBIENTE E SALUTE
Educhiamo i ragazzi a una vita sostenibile e in salute attraverso diverse iniziative (Festa dell'albero, orto didattico, lezioni specialistiche, progetti in collaborazione con l'ASP...)
CONTINUITÀ E ORIENTAMENTO
Iniziative di accoglienza degli alunni in ingresso e di orientamento per gli alunni in uscita.
IMPARIAMO VIAGGIANDO
Per conoscere davvero qualcosa, infatti, è utile sapere certo, ma è indispensabile farne esperienza. Così il viaggio è un'occasione unica di immergersi nell'esperienza di una terra, di un popolo, di una storia, di un fenomeno. Proponiamo a tutte le età visite didattiche e in particolare il viaggio in Italia per le seconde e il viaggio all'estero (quest'anno a Barcellona) per le classi terze di scuola secondaria.

I NOSTRI FIORI ALL'OCCHIELLO
GIOCHI SPORTIVI STUDENTESCHI
In collaborazione con il CONI e le in convenzione con le Federazioni Nazionali proponiamo corsi di pallavolo, calcio, rugby e tiro con l'arco.
LETTORATO DI LINGUA INGLESE E FRANCESE
Fin dall'infanzia, diamo la possibilità ai nostri alunni di conseguire le certificazioni A1 e A2 (con il 100% degli esami superati)
LABORATORIO DI LATINO per gli alunni di terza classe di scuola secondaria.
CORO DE AMICIS
Con l'aiuto di un tenore esperto interno che guida il coro degli alunni.
LABORATORIO MUSICALE
Realizziamo diverse iniziative durante l'anno tra le quali il Musical di Natale. Inoltre proponiamo corsi pomeridiani di pianoforte e chitarra.
LABORATORI di educazione motoria, drammatizzazione e fumetti multimediali per l'Infanzia.
PON Con i Fondi Sociali Europei offriamo ai nostri alunni di primaria e secondaria laboratori di inglese, francese e spagnolo, teatro, educazione alimentare, sport, attività di recupero di italiano e matematica, oltre che corsi per docenti e genitori.


lunedì 18 novembre 2013

Genitori si diventa



Mi rendo conto di non avere più il tempo e la serenità mentale di prima per mantenere in vita questo blog con costanza, ma qui si combatte e la lotta in certi giorni è molto faticosa. Ciononostante non ho alcuna intenzione di mollare, solo avverto i miei lettori affezionati che avranno mie notizie più sporadicamente del passato.
Oggi sono qui per raccontarvi come procede la mia vita di Preside.
Succedono ogni giorno mille cose... alcune davvero belle e significative, altre significative ma non belle. 

Comincio dalle seconde per non lasciarvi con l'amaro in bocca. Mi è capitato, tra l'altro, di dover affrontare un caso di cyberbullismo vero e proprio, con tanto di diffamazione a mezzo informatico da parte di alcuni minori a danno di una compagna. L'episodio è stato scoperto grazia alla mamma della vittima che, in maniera coscienziosa, ha permesso alla figlia di iscriversi a Facebook con la condizione di darle la password. Ignari, invece, i genitori degli aggressori. Se i social network non permettono le iscrizioni dei minorenni, ci sarà un motivo! 

Genitori, non lasciate soli i figli nei meandri della rete! Ci può essere un modo non ossessivo di controllarli, senza impedire loro di vivere... sta a voi trovarlo! Non si nasce genitori, lo si diventa seguendo passo passo i figli e affrontando le diverse problematiche legate alle varie età. Non basta più preoccuparsi della maglia della salute e della dieta dei figli adolescenti, anzi forse è controproducente farlo, ma occorre preoccuparsi della loro crescita. Dal livello biologico occorre fare un salto al livello personale.

Sempre sullo stesso tema la notizia positiva dei genitori che si sono attivamente impegnati, donando il proprio tempo e il proprio lavoro, per migliorare l'ambiente scolastico, contribuendo con lavori di piccola manutenzione, tinteggiatura, cura del verde, riparazioni... Essi hanno dato la loro disponibilità e sono stati organizzati da una docente dell'istituto che assegna loro spazi, tempi  e materiali per gestire quei piccoli lavoretti che gli Enti Locali non riescono più a garantire. A ognuno di loro consegnerò un Attestato di stima e gratitudine:

Il Dirigente Scolastico, a nome della scuola
RINGRAZIA

IL GENITORE________________________________________________________

per aver messo a disposizione della scuola il proprio tempo e il proprio lavoro, contribuendo a migliorare l'ambiente scolastico.
“Ci vuole un intero villaggio per educare un bambino”, dice un proverbio africano: per questo ancor di più a Lei va il ringraziamento della nostra scuola, per aver dato a suo figlio un esempio che non dimenticherà.

Che ne dite?

lunedì 8 aprile 2013

Gli uffici di segreteria, ditemi la vostra

Chi mi segue sa che ho superato un faticoso concorso iniziato nell'ottobre 2011 che mi porterà nel giro di pochi mesi (forse nel prossimo anno scolastico) a diventare preside di una scuola. 
Così, più del mio solito, ultimamente penso. penso e ripenso: come immagino la "mia" scuola? Come la vorrei? Su cosa vorrei porre l'accento e la mia attenzione? Prima i miei erano sogni. Oggi possono diventare concretezza.
Forse non tutte le idee diventeranno realizzabili, ma il tentativo va fatto. E poi, senza immaginazione non si va da nessuna parte e tutto rimane così com'è, con il pretesto che tutto ciò che è nuovo sembra, all'inizio, impossibile.
Così vi lancio la mia idea: ogni tanto vi farò una domanda sull'aspetto della scuola su cui sto riflettendo e voi, se vorrete, condividerete con me le vostre idee e la vostra esperienza, di genitori, di docenti, di ex alunni.

Comincio dal cuore invisibile di tutte le scuole, gli uffici. 

Probabilmente a molti, non addetti ai lavori, sembrerà un aspetto secondario, ma se ci pensiamo bene è il primo contatto della scuola con l'utente, con il genitore che chiede informazioni, che chiede un supporto per l'iscrizione on line, che si vuole fare un'idea. Lo sportello al pubblico dà il polso dell'organizzazione di una scuola e il personale di segreteria gestisce la parte amministrativa del lavoro didattico.

Adesso mi fermo con le mie considerazioni e vi lascio la parola: da utenti o da lavoratori della scuola, cosa ne pensate? Cosa vi fa sentire a vostro agio? Cosa vi aspettate dall'ufficio della segreteria? Quali sono le vostre esperienze in merito?


(immagine da qui)

lunedì 21 gennaio 2013

Montaigne e l'insegnante conferenziere

«Sin da principio l'insegnante si deve preoccupare di sviluppare le tendenze del ragazzo, lasciandolo provare da sé, talvolta indicandogli la via, tal altra lasciandogliela scoprire. In ogni caso non dovrebbe mai imporgli nulla appoggiandosi alla sua autorità. Quando si riscontrano sui fatti diversità di opinioni, lo lasci decidere da solo: se non è capace, rimanga pure nel dubbio. Ma l'essenziale è che quanto egli giunge a sapere sia veramente elaborazione della sua mente». (Montaigne)


Sapete della mia allergia all'insegnante conferenziere, per la verità più diffuso alla secondaria superiore visto che alle medie tale pratica viene molto limitata dalle reali capacità di ascolto dei ragazzi, che a un certo punto vagheranno per mondi lontanissimi quando non si dedicassero proprio a tutt'altro.
Parlare è la soluzione più facile, ho letto ormai tredici anni orsono quando mi preparavo per il concorso a cattedra; più difficile è insegnare parlando il meno possibile. Anche perché gli stili di insegnamento più "master e commander", quelli basati sui comandi e sulla presenza costante dell'azione del docente, al massimo mettono in moto la memorizzazione

lunedì 5 novembre 2012

La vera riforma della scuola in Finlandia

La scuola che vorrei, di forte ispirazione montessoriana, assomiglia molto alla scuola finlandese, per cui ho letto con molto interesse la segnalazione di Rossella Grenci sul progetto di innovazione che la Finlandia sta attuando. Vale la pena anche di leggere per intero l'articolo segnalato. Si tratta di un progetto basato su quattro assi:





-InnoEdu, sull’analisi degli aspetti educativi e didattici, dell’uso delle nuove tecnologie e della loro integrazione nella didattica. La tecnologia è utilizzata in classe per creare, per giocare e per collaborare anche a distanza. Si insegna con diverse modalità: attraverso la narrazione, attraverso la gestione di lavori di gruppo, attraverso il movimento e l'incorporazione dei contenuti. Il sito di Marjaana Kangas, in inglese è ottimo per approfondire.


-InnoArch, sull'innovazione  e sullo studio degli ambienti di apprendimento;

-InnoPlay, sui processi di educazione e apprendimento attraverso il gioco, anche in chiave tecnologica

-InnoServe, per approfondire le tematiche legate ai servizi di sostegno all'istruzione
Il concetto di base è che l'apprendimento non può essere confinato all'aula né tantomeno all'edificio scolastico. Il suo spazio naturale è il distretto: si parla di neighborouhoods learning. 
Gli ambienti propizi all'apprendimento sono dunque suddivisi in indoor e outdoor. Vi sono doversi fattori che sono emersi come facilitatori dell'apprendimento: angoli con sedute morbide, presenza di elementi naturali come piante, pareti trasparenti,  veri e propri inspiring spaces, ma anche ambienti specifici per l'apprendimento (learning spaces), spazi per lavoro di gruppo o individuale assemblabili in diverse modalità (clusters) e spazi comuni (common spaces) e spazi di incontro. 
Interessantissime le tipologie di spazio outdoor: 
-la "piazza", in italiano nel progetto, proprio per rimarcare l'ascendenza dalla didattica di Reggio, spazio di aggregazione e di scambio
-il roof garden, il giardino pensile
-la stoà, il porticato che dà su un chiostro interno a cielo aperto
-la series of atrium, con corti aperte su un lato
-il modello hearth, bridges and clusters, con un corpo centrale collegato da ponti con ambienti semi-indipendenti e specifici per i diversi usi scolastici

Trovo che una riforma che parta dall'ambiente ma che sia guidata da un'idea forte del processo di insegnamento-apprendimento sia molto rivoluzionaria. A volte ho sentito ripetere che il vero cambiamento non viene dalle strutture politiche, ma dalla persona e la storia oltre che l'esperienza lo conferma. Il vero cambiamento nasce dalla coscienza dall'io di ognuno che si mette in moto. Ma non sono altrettanto d'accordo con chi pensa che gli spazi, le strutture fisiche, gli ambienti siano da trascurare a beneficio di un cambiamento interiore: no, lo spazio che ci circonda è il prolungamento del nostro corpo e l'espressione più visibile della nostra interiorità. Pensiamo all'attenzione che mettiamo nella cura dei nostri ambienti domestici, alla gioia di entrare in uno spazio plasmato dal genio artistico, all'immagine architettonica delle nostre città. 
Lo spazio è estremamente significativo, in bene e in male e influisce sulla nostra vita in bene e in male. Esprime una concezione della vita e la influenza. Per questo credo che questo approccio della riforma finlandese sia innovativo e prezioso.


mercoledì 26 settembre 2012

Classi di media effervescenza

Le coincidenze.
Da quando è ricominciata la scuola mi ritrovo a pensare a che tipo di insegnante sono. 

Entro spesso in altre classi e vedo scene diverse: file di pupi imbalsamati o bolge incontrollate. E io? "Con lei i ragazzi stanno buoni"- mi dicono i bidelli, che in genere sono i più severi e infallibili giudici degli insegnanti. Li vedo agitarsi a volte, tamburellare sul banco, sventolare quaderni e costruire architetture in equilibrio con matite e altro materiale di cancelleria. Da inesperta docente alle prime armi mal sopportavo questi sommovimenti, che oggi decifro come insopprimibile desiderio di muoversi, dovuto alla quotidiana costrizione nella posizione seduta.

Poi, ed è qui la coincidenza, trovo questo post de Il diario di Murasaki, collega del web che seguo da anni, una delle prime conoscenze nel magico mondo dei blog. Lei dice:

"Raramente le mie classi sono silenziose. Di fatto, quando riesco a parlare per più di un tot di minuti senza nemmeno un'interruzione mi insospettisco e ne concludo che non stanno ascoltando. Sì, certo, quel bel silenzio assorto quando la classe ti ascolta in un unico afflato di anime...  molto gratificante, d'accordo, ma se passa i due massimo tre minuti secondo me non è afflato, è solo che hanno staccato l'audio. Altrimenti commenterebbero. Di fatto, le classi molto silenziose mi mettono addosso un notevole senso di frustrazione.
In pratica il mio ambiente di lavoro consueto è una classe di media effervescenza, con qualcuno in piedi, qualcuno che esce e qualcuno che scrive a qualcun altro mentre uno o due  controllano che la LIM non faccia i capricci e qualcuno mi rivede le bucce perché sette settimane prima ho detto X, oggi dico Y e il manuale, nella didascalia della terza immagine dice Z". 

Anche le mie classi sono così: si partecipa, si chiacchiera a volte, si interrompe - alzando la mano - si domanda, si obietta, si fa. Ogni tanto, come un direttore d'orchestra che ode una dissonanza, lancio occhiate, faccio segnali o alzo il tono di voce per riportare all'ordine qualcuno che si agita un po' troppo, altre volte ricordo che alzare la mano non equivale a ricevere il permesso di parlare e certe altre mi arrabbio pure. Ma l'operosità e il lavoro comune di un laboratorio fanno rumore, devono fare rumore. I monologhi all'uditorio muto e fermo li lascio ad altri.

lunedì 21 maggio 2012

I bambini maestri

Derrynane Bay, Ireland: Laura corre felice


Prendo spunto da un post del blog Baby talk che ci parla del bambino come maestro, che se ascoltato e osservato ci insegna, indicandoci la strada per arrivare a lui.
Oggi si sprecano le lamentele sulle nuove generazioni: tra mamme, insegnanti, esperti di settore e operatori del settore educativo è tutto un chiacchiericcio su quanto questi giovani siano svaniti, labili, irresponsabili...
Sì, è vero: i giovani sono tra le nuvole... lo so anche io, che da anni cerco di insegnare loro l'uso del diario, la buona abitudine di preparare per tempo il materiale di lavoro da portare in classe... e che mi arrabbio anche, quando ancora a maggio portano il quadernone sbagliato.
Ma sono anche immediati. Non ci sono mediazioni tra te e loro: ci sei tu e ci sono loro, ti si rivolgono di tu per sancire in fondo questa immediatezza.
E sono anche trasparenti. Il loro sorriso è un sorriso, il loro dispiacere è un dispiacere, il loro pianto è un pianto.
E fiduciosi. C'è in questa generazione una fiducia, un'apertura inspiegabile se si guardano le circostanze esterne. E invece hanno un'inconsapevole energia di cambiamento, di adattamento alle innovazioni che utilizzano senza faticare, come se il computer e lo smartphone fossero un prolungamento del loro corpo.
So che quest'energia va incoraggiata. Mi pento amaramente quando mi accorgo di non saperlo fare o, peggio, di ostacolarla. 
Spero che il mio lavoro di mamma e insegnante (mia figlia e i miei alunni hanno la stessa età) sia utile per innescare quell'energia con la scintilla del mio insegnamento, perché il loro essere è tutto un calderone dell'umano, in cui il mondo del domani c'è già tutto.

lunedì 5 dicembre 2011

Teacher Decalogue









1.   Be interested in your subject. Abbi interesse per la tua materia. 

2.   Know your subject. Conosci la tua materia. 

3.   Try to read the faces of your students; try to see their expectations and difficulties; put yourself in their place. Cerca di leggere sul viso degli studenti; cerca di capire le loro aspettative e le loro difficoltà; mettiti al loro posto. 

4.   Realize that the best way to learn anything is to discover it by yourself. Tieni conto che il miglior modo per imparare qualsiasi cosa è di scoprirla da soli. 

5.   Give your students not only information, but know-how, mental attitudes, the habit of methodical work. Dai ai tuoi studenti non soltanto informazioni, ma anche "sapere-come", attitudini mentali, abitudine al lavoro metodico.

6.   Let them learn guessing. Fai loro imparare a congetturare. 

7.   Let them learn proving. Fai loro imparare a dimostrare. 

8.   Look out for such features of the problem at hand as may be useful in solving the problems to come - try to disclose the general pattern that lies behind the present concrete situation. Cerca quegli aspetti del problema in questione che possono essere utili per problemi futuri - cerca di mettere in evidenza lo schema generale che sta dietro la situazione concreta presente. 

9.   Do not give away your whole secret at once - let the students guess before you tell it -  let them find out by themselves as much as is feasible. Non rivelare immediatamente tutto quello che sai e devi spiegare agli studenti - fallo congetturare dagli studenti prima di dirlo - fai loro scoprire, da soli, quanto più è possibile. 

10. Suggest it; do not force  it down they throats. Suggeriscilo; non forzarlo. 

(di George Polya (1887-1985), La Scoperta matematica, vol.II, Feltrinelli, 1971)





venerdì 12 novembre 2010

Scoperte montessoriane

Mi piace girovagare qua e là e nelle mie peregrinazioni trovo quasi sempre qualcosa di buono e interessante, un po' come nella vita... si segue un fil rouge che ti porta dove non sai ma prima o poi arrivi da qualche parte, forse dove non avevi immaginato.

Ho trovato:

-il blog francese aidalavie che spiega passo passo e con l'ausilio di fotografie come fabbricarsi in casa i materiali montessoriani, che purtroppo costano un accidente!

-l'esempio e la foto del lettino montessoriano, pensato per abituare il bambino a un sonno più autonomo e come spazio gioco dentro la stanzetta

-un breve resoconto (in francese, ma con foto) dell'uso del materiale montessoriano per la geometria


-travasi montessoriani di simplymamma, che ovviamente già conoscevo...

giovedì 14 ottobre 2010

A scuola senza zaino?

"Ma cosa mi resta se non alzare la voce?": questa la domanda sconsolata che una maestra, tra le più brave, mi ha rivolto di fronte a una prima classe piuttosto variegata, con molti bambini incapaci di fare attenzione e stare seduti. Ci tengo a ribadire che si tratta di una maestra forse un po' all'antica ma comunque molto capace e appassionata al suo lavoro. Eppure, uscire dall'impasse di una didattica basata sul rimprovero e sull'obbedienza alle regole, sulla lezione frontale cui corrisponde la classe ben allineata ai banchi sembra impossibile.



differenza tra un'aula tradizionale e un'aula laboratoriale


"Molti insegnanti - dice Marshall Rosenberg in Educazione che arricchisce la vita - si sentono impotenti quando viene loro suggerito di evitare premi, punizioni, sensi di colpa, sensi di vergogna, obblighi, per motivare gli studenti. Cosa ci resta? si chiedono".

Non sono così sicura che il corpo vada... "anestetizzato, disciplinato, reso inoffensivo: molta parte dell’azione scolastica è volta a far sì che i corpi stiano fermi ai banchi, in modo che sia la testa e il pensiero disincarnato a prevalere. Il sapere non passa dal corpo, ma da testa a testa…" (M. Orsi, A scuola senza zaino)

Quei bambini costretti a stare nei loro banchi fino alle 14,00 stavano solo giocherellando un po', ma alla maestra non viene in mente che possa non dico rivoluzionare ma almeno diversificare il suo metodo, per esempio creando delle isole di attività più ludica o dividendo il tempo a disposizione in unità di apprendimento diverse tra loro?
Io non ho voluto rispondere niente, anche se avrei voluto parlarle, farla riflettere, insinuarle la possibilità di una didattica diversa, più libera, meno irreggimentata... non vorrei dover dire sempre la stessa cosa, ma la Montessori aveva a che fare con classi difficili, non con bambini modello.
"Quello che resta - continua Rosenberg - sono le connessioni tra le persone e il desiderio di contribuire alla propria realizzazione ed al benessere degli altri".

Uno dei corsi PON che faremo quest'anno per gli insegnanti è proprio sul metodo Montessori, spero che sia accolto in modo positivo, poi vi saprò dire. Nel frattempo, sul sito Aesse potete vedere la differenza tra una classe tradizionale e un ambiente laboratoriale. Oppure potete leggere le idee di Marco Orsi, ideatore del progetto, sul sito SenzaZaino.

sabato 9 ottobre 2010

La graduatoria che vorrei


Lo dice il Corriere della Sera: i docenti saranno chiamati a pubblicare il proprio curriculum on line, o come dice La prof... ollàin. Non mi associo alle voci che gridando allo scandalo paventano controlli da grande fratello; questa volta dirò una cosa di destra: nelle scuole di oggi ci sono insegnanti che hanno la terza media e un diplomino preso non si sa dove e sono pagati più di me che ho il dottorato.
Io non ho alcuna paura di pubblicare il mio curriculum, se lo guardi pure la ministra!
Invece ho due obiezioni:
-ancora una volta si richiedono certificazioni che lasciano il tempo che trovano: a prendere l'ECDL siamo capaci un po' tutti, ma che competenze informatiche abbiamo realmente? Io leggo in inglese e lo parlo in modo da farmi capire, ma non ho alcuna certificazione, devo correre a prenderla?
-alla pubblicazione del curriculum seguirà finalmente un nuovo sistema di valutazione nelle famigerate graduatorie di anzianità o l'ignorante e nullafacente nato prima di me (ogni riferimento a persone è puramente fatto apposta) sarà sempre prima di me in graduatoria?

Ministra, faccia qualcosa di veramente nuovo! Rivoluzioni le graduatorie sulla base del curriculum e delle competenze! Smetta di penalizzare i giovani!

R. Magritte, Golconde, olio su tela, 1953

mercoledì 6 ottobre 2010

La scuola che vorrei


Se fossi ministro della Pubblica Istruzione, il che è impossibile visto che qualcosa di scuola capisco, farei la seguente:

1) promuovere un'opera di formazione seria e intensiva destinata agli insegnanti di ogni ordine e grado dal titolo Montessori for everyone (dal nome del noto blog) con durata almeno triennale. Questa formazione sarà poi anche il corso universitario di accesso alla professione docente. Tale azione di rivoluzione delle menti sarà adeguatamente spiegata ai genitori attraverso ogni mezzo possibile, anche con scritte sui pacchetti di sigarette, e miriadi di testimonial, tronisti e Maria De Filippi compresi.

2) al termine dei tre anni di transizione l'immediata eliminazione delle classi e la loro trasformazione in aule-laboratorio, differenziate per età:
- per la primaria (3-6 anni e 6-9) : lettura-scrittura per i primini, arte, musica, grammatica, aritmetica e geometria, psicomotricità, geografia, inglese, giochi intelligenti (domino, dama, scacchi, monopoli...), cucina, scienze, storia, biblioteca e sala di lettura, museo naturale.
- per la secondaria (10-13 e 14-17) : aula di musica, grammatica, matematica, astronomia, fisica, chimica, storia, geografia, arte, lavori manuali, lingue, espressione corporea, giochi intelligenti, intelligenza emotiva, biblioteca e sala-studio.
In ogni aula saranno presenti insegnanti per bambini con bisogni speciali, oggi detti H, più specializzati degli altri, sarebbe meglio logopedisti e psicomotricisti formati all'estero.

4) i discenti potranno scegliere cosa fare ogni giorno ritirando una tessera di diverso colore (in numero corrispondente ai posti disponibili in aula) e nell'aula prescelta passeranno almeno due ore, sedendo a tavoli singoli o di gruppo, con il supporto di uno o più insegnanti in servizio presso il laboratorio. Nella'aula saranno pronte delle proposte di studio per la mattina e divise per livelli o fasce di età, bacheche con le attività più gettonate o consigliate. L'alunno sceglierà in assoluta autonomia cosa fare e, avendolo scelto, lo farà. L'insegnante prenderà degli appunti sull'attività svolta dall'allievo in modo da poter certificare alla fine dell'anno cosa l'allievo sa o non sa ancora fare. Aiuterà l'allievo a progredire, facendo con lui.



5) le attività proposte potrebbero essere ogni tanto anche a tutto il gruppo, per esempio la proiezione di un documentario, la celebrazione di un evento, la realizzazione di un manufatto, la spiegazione di un esperimento...

6) le LIM e i PC dovrebbero essere in ogni dove

7) gli insegnanti saranno assolutamente eccellenti:
- didatticamente: in grado di progettare e proporre attività interessanti e didatticamente efficaci, hands on, approfondimenti, web quest...
- nell'arte della relazione: faranno a scelta corsi di intelligenza emotiva, meditazione, biodanza, senso religioso, yoga almeno due week end l'anno

8) a livello di personale senza buttare fuori nessuno escluderei dalla formazione iniziale coloro che andranno in pensione nei successivi tre anni e senza tagliare alcun posto (del resto è difficile in tal senso fare di più dell'attuale ministro), approfitterei dell'ondata di pensionamenti collegata al baby boom del dopoguerra (nati dal '50 in poi) per svecchiare la classe insegnante con selezioni durissime in ingresso (l'uso tutto italiano delle graduatorie di anzianità unitamente alla mancanza assoluta di meritocrazia è la causa principale dei mali della scuola) e conseguente adeguamento dell'organico alle reali necessità delle aule laboratorio. Ogni insegnante potrà man mano scegliere in cosa specializzarsi, potrà specializzarsi in più discipline inerenti al percorso di studio fatto o al background culturale posseduto, avrà un fondo a disposizione per studiare e frequentare corsi pomeridiani. Non ho ancora chiaro su cosa il lavoro dell'insegnante sarà valutato, ma ci sto riflettendo.

E ora, ditemi, genitori e insegnanti, cultori della materia e curiosi: cosa ne pensate? Avete suggerimenti?
E soprattutto, a parte lo scherzo, come faccio a comunicare queste idee al ministro? Aiutatemi a farlo...

immagini da qui e qui

giovedì 23 settembre 2010

10 idee per la pace in classe ( e non solo)


Il titolo dell'originale non era proprio così, ma cercherò di essere fedele alla sostanza dell'articolo che vorrei riassumervi. Si tratta di un post del blog Montessori for everyone, che testimonia l'interesse estero per la nostra Maria Montessori, impunemente ignorata dalla scuola italiana.
Promuovere la pace in classe si può? Sembrerebbe di sì, anzi non solo si può ma dovrebbe far parte delle nostre intenzionalità educative: "Evitare la guerra è il lavoro dei politici, diceva la Montessori, stabilire la pace è il lavoro dell'educazione". Vediamo quali sono i modi che ci suggerisce Lori Bourne, autrice del blog:
1) comincia con il definire la parola pace con i tuoi alunni. Chiedi loro cosa pensano che significhi. Non è assenza di conflitto, suggerisce l'autrice, ma è imparare a risolvere i conflitti, senza far prevaricare i propri diritti, i propri bisogni e il proprio volere sugli altri.
2) dichiara la tua classe "zona di pace": non tollerare episodi di bullismo, esponi poche grandi regole all'inizio dell'anno e mettile in risalto in modo che tutti possano ricordarle.
3) insegna esplicitamente le abilità per risolvere i conflitti, parla loro di compromesso, turni di parola, abilità di ascolto. Puoi utilizzare anche dei giochi di ruolo per insegnare queste abilità, mettendo in scena in classe le situazioni di conflitto e la loro risoluzione. Per far apprendere i turni di parola si può utilizzare un oggetto che si passa di mano in mano e che indica che colui che lo detiene al momento può parlare mentre gli altri ascoltano.
4) se si organizza un evento annuale, come una mostra o un performance teatrale, scegli il tema "pace".
5) i ragazzi più grandi potranno riflettere sulla tematica della pace e dei conflitti studiando la storia o con specifiche ricerche.
6) educa al rispetto dell'ambiente a cominciare dal rispetto per le piante, gli animali, gli oggetti degli altri.
7) mentre fai studiare storia o geografia poni l'accento sul rispetto per la diversità delle culture.
8) fai conoscere un'organizzazione che a livello internazionale lavora per la pace.
9) sii un buon esempio: non litigare davanti agli allievi con i tuoi colleghi o con i genitori. Parla rispettosamente degli altri. Non spettegolare. Mostra gentilezza.
10) istituisci dei riti speciali per celebrare le occasioni, ponendo attenzione alle ricorrenze sia felici che tristi.

foto da qui.
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