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venerdì 16 novembre 2012

Scrittura: idee per compiti interessanti per i venerdì del libro

Dopo aver aperto le ostilità con i compiti insensati o quanto meno inutili e averne proposto qualcuno più interessante, continuo su questa scia, consigliando al contempo un libro:



Questo simpatico libro - accattivante anche dal punto di vista grafico - mi ha ispirato diverse idee. Concordo pienamente con l'autrice, Luisa Mattia, quando afferma che le storie stanno dovunque e noi ci stiamo dentro. Le storie hanno bisogno di essere scoperte e raccontate. Le storie bisogna saperle trovare. In una tasca magari... (p. 6)
Eh, già.
Avete provato? Cosa raccontano di voi le vostre tasche? O le tasche delle vostre borse? Uno scontrino dimenticato, un biglietto del bus, un appunto con un numero di telefono, se opportunamente ascoltati, hanno una voce da far sentire. Il primo compito potrebbe essere: racconta la tua tasca.

Il tema tradizionale comincia da un foglio bianco? Non nel nostro caso. Noi chiederemo ai nostri alunni di strapparlo in pezzi, diversi per forma e dimensione e poi su ogni pezzo scriveremo una parola, quella che il pezzo ci suggerisce con la sua sagoma. Quelle parole saranno l'ossatura della nostra storia: parole in pezzi.

E poi, siete capaci di riassumere una storia in 140 caratteri, vale a dire in un sms? Proviamoci: con Cappuccetto Rosso o con Cenerentola... 140 caratteri per raccontare una fiaba.

Riscrivere storie, del resto, è un'arte nobile: prendine una molto conosciuta, la storia de La piccola fiammiferaia, per esempio, e riscrivila! Immagina che la bambina viva nella tua città, dalle un'altra possibilità... come del resto hanno fatto grandi scrittori come Rodari o la Pitzorno.

Oppure puoi prendere spunto da diverse cose: da un titolo di giornale (storie pescate da un giornale o ritaglia il titolo), da un pensiero rabbioso (La prof mi mette voti bassi... tira fuori la rabbia), dai tarocchi i cui personaggi possono diventare altrettanti attori della nostra storia (una storia dai tarocchi: lo ha fatto Italo Calvino, mescolando le carte, affiancandole a caso e a partire dalla sequenza cominciando una storia).

Possiamo anche chiedere all'alunno di partire dall'invenzione di un mondo, di uno scenario in cui la storia si snoderà: lo potrà realizzare con un diorama, con un disegno, con una mappa (come per la Terra di Mezzo di Tolkien).

A questo punto siamo in grado di riflettere insieme agli alunni (o ai figli) su cosa sia una storia, su quali siano i suoi elementi salienti o i suoi ingredienti imprescindibili.

lunedì 17 settembre 2012

Cominciamo? Il mio primo giorno di scuola

Lunedì 17 settembre, vedo per la prima volta i miei alunni. La scuola è già cominciata, ma la mia prima lezione è oggi. Da qualche giorno penso a come impostarla. Finché non ripenso a una frase di Cesare Pavese: "L'unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante". 
Porto Il mestiere di vivere con me, mi piace l'idea di aprire il libro e di leggere direttamente dal volume, anche se solo una frase. Racconto loro anche della storia dello scrittore, partire da un fatto o da una figura concreta aiuta sempre e lascia un'immagine vivida qualora si dimenticasse tutto il resto. 
Dico della sua nascita in un piccolo paese : "Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone provinciale dove giocavo da bambino. Siccome - ripeto - sono ambizioso, volevo girare per tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire in presenza di tutti: Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là". Della morte del padre e dell'educazione autoritaria ricevuta dalla madre, del liceo frequentato a Torino (lo puntualizzo perché i miei alunni si sposteranno anche loro in città per le scuole superiori). Della sua attività di insegnante e poi del confino in Calabria nonostante fosse iscritto al Partito Fascista (dovette farlo per poter accedere al ruolo di docente): "Qui i paesani mi hanno accolto umanamente, spiegandomi che, del resto, si tratta di una loro tradizione e che fanno così con tutti. Il giorno lo passo "dando volta", leggicchio, ristudio per la terza volta il greco, fumo la pipa, faccio venir notte. Per tre anni! Studiare è una parola; non si può niente che valga in questa incertezza di vita, se non assaporare in tutte le sue qualità e quantità più luride la noia, il tedio, la seccaggine... Esercito il più squallido dei passatempi. Acchiappo le mosche, traduco dal greco, mi astengo dal guardare il mare, giro i campi, fumo, tengo lo zibaldone". Poi racconto della collaborazione con la casa editrice Einaudi e della delusione di aver trovato l'amata sposata con un altro. Degli anni della guerra e del successo. E poi del suicidio. Quella frase, già di per sé bella, acquista densità. 
Prendendo spunto dal post Inizia il grande viaggio di Monica, che compila per il figlio una lista molto particolare e poetica delle cose necessarie da portare a scuola, anche io dico ai miei alunni che devono avere quaderni, libri, penne, matite, forbici... ma soprattutto, comincio a dettare:
-una bussola speciale per seguire le proprie passioni ("anche quando gli altri ti diranno che non sono importanti", dice Monica). Cos'è una passione? Quali sono le vostre?
-una mappa dettagliata, "per poter sempre ritrovare la strada. Anche negli inevitabili momenti di sbandamento...". Raccontate quali sono stati i momenti più difficoltosi dell'anno scorso, come li avete affrontati.
-una macchina fotografica, per registrare dettagli e cose belle: quali ricordate dell'anno scorso?
-un taccuino "dove annotare pensieri e riflessioni": quali sono le vostre riflessioni per questo inizio d'anno? Cosa vi aspettate? Cosa vorreste?
Ho dettato il compito e ho cominciato a correggere i primi, qualcuno ha voluto disegnare la bussola e gli altri oggetti accanto alle risposte...

lunedì 14 novembre 2011

Homescooling for teens


L'homeschooling part time si evolve... con l'età! Da quando L@ è passata in prima media, spesso alle mie richieste di impegnarsi nelle attività che fino all'anno scorso le piacevano, come questa o questa, la risposta era: "mamma, ma io ora sono grande!" Devo dire che, causa preparazione al concorso che mi assorbe quasi tutto il pomeriggio, mi sono un po' arresa, ma poi tenta e ritenta abbiamo trovato una nuova strada.
Siamo partiti dall'unica seria difficoltà che sta incontrando nella nuova scuola: scrivere. Si tratta di una competenza che viene spesso data per scontata dagli insegnanti e che invece agli alunni non risulta per niente naturale.
E, come sapete, ci siamo inventati anche un blog tutto per lei.
Nel frattempo è emersa la passione per i film, da Harry Potter a Pomi d'ottone e manici di scopa. E così le ho proposto la scheda della fotografia:
-una parte che è molto interessante
-un nuovo fatto o argomento che ho imparato
-una parte che non ho capito bene
-pensieri e emozioni che il film mi ha suscitato
-la mia parte preferita
-una frase che mi ha colpito
-una domanda che mi ha suscitato
L'ha accolta molto volentieri: "mamma, lo sapevo che potevamo trovare qualcosa di adatto a me! Questo sì che è imparare giocando!"

Per chi volesse approfondire il tema cinema e educazione:

BannerFans.com

lunedì 24 ottobre 2011

Insegnare a scrivere - Teaching writing


Il libro lo trovate qui. Ma è in vendita anche su ibs, qui.

Oggi vi voglio presentare un libro. E un'idea. L'autore, mio amico fraterno, parte dal presupposto che non solo si può ma si deve insegnare a scrivere: non si tratta infatti di una dote innata e immodificabile. Anzi, un buon insegnante deve cercare di incidere sulle competenze di scrittura e deve farlo in modo sistematico. Come? Le vie sono tante, ma una di queste è particolarmente efficace, come risulta dalla sperimentazione portata avanti dal prof. Menza con le sue classi di biennio e in un corso rivolto a ragazzi di scuola media.
La via proposta nel libro è la correzione classificatoria.
Tutti noi ricordiamo i temi segnati di rosso e corretti dai nostri insegnanti: la maggior parte di loro usa la cosiddetta correzione risolutiva, cioè segnare e correggere l'errore, sostituendo la parola/ le parole/ la frase sbagliata con la giusta forma. 
Questo però non è l'unico modo di correggere. Si può anche solo segnare l'errore e chiedere all'alunno di correggere accanto o in un altro spazio (rilevazione dell'errore). Io ho sempre fatto così: faccio ricopiare la frase o la parola contenente l'errore. che io mi sono limitata a rilevare, e poi faccio scrivere accanto la versione corretta. Ciò comporta da parte mia una doppia correzione, ma ho sempre notato un miglioramento almeno degli errori più madornali e dunque mi sono sottoposta volentieri all'iniziale fatica.
Salvo Menza propone di usare una correzione classificatoria. Sulla base di un siglario che scheda gli errori più comuni, da leggere e condividere con gli alunni, si segnano gli errori classificandoli, dando loro un nome. Ad esempio l'errore di porre una virgola tra soggetto e verbo verrà chiamato VIRG S-V e l'insegnante apporrà questa sigla accanto all'errore. Sarà poi il ragazzo a correggerlo sulla base del siglario (in cui alla voce VIRG ci sarà scritto: virgola tra soggetto e predicato).
Il siglario proposto dall'autore è completo e pensato per ragazzi già grandi, oltre che essere basato su alcuni prerequisiti di grammatica generativa. Vi consiglio di leggerlo o scaricarlo qui. Se ne volete una versione semplificata, potete leggere questa mia pagina di qualche tempo fa (vademecum per l'autocorrezione). 
A proposito, l'attività di autocorreggersi sulla base di un modello ben definito è montessoriana...
Un'ultima considerazione: il libro si chiude con l'esposizione dei risultati ottenuti. In forma di grafico si nota un visibile miglioramento e una sensibile diminuzione degli errori negli elaborati degli alunni.

E voi? Che approccio avete alla scrittura? Come vi correggevano i temi? Se insegnate, come fate a potenziare questa competenza nei vostri alunni?

giovedì 2 ottobre 2008

Il cardellino e la libertà


"Quando ritornò nel nido, con un piccolo verme in bocca, il cardellino non trovò più i suoi figlioli. Qualcuno, durante la sua assenza, li aveva rubati..
Il cardellino incominciò a cercarli dappertutto, piangendo e gridando; tutta la selva risuonava dei suoi disperati richiami, ma nessuno gli rispondeva.
Un giorno un fringuello gli disse:
- Mi pare di aver visto i tuoi figlioli sulla casa del contadino.
Il cardellino partì, pieno di speranza, e in breve tempo arrivò alla casa del contadino. Si posò sul tetto: non c'era nessuno. Scese sull'aia: era deserta. Ma nell'alzare la testa vide una gabbia appesa fuori dalla finestra. I suoi figlioli erano lì dentro, prigionieri.
Quando lo videro, aggrappato alle stecche della gabbia, si misero a pigolare chiedendogli di portarli via; e lui cercò di rompere col becco e con le zampe le sbarre della prigione, ma invano.
Allora, con un gran pianto, li lasciò.
Il giorno dopo, il cardellino tornò di nuovo sulla gabbia dov'erano i suoi figli. Li guardò. Poi, attraverso le sbarre, li imboccò uno per uno, per l'ultima volta. 
Infatti egli aveva portato alle sue creature il tortomalio, che era un'erba velenosa, e i piccoli uccellini morirono.
- Meglio morti - disse - che perdere la libertà". (Leonardo da Vinci)
Carel Fabritius, Il cardellino, 1654, L'Aja, Mauritshuis. (chi volesse approfondire il tema del cardellino nella storia dell'arte può visitare www.ilclubdelcardellino.org)

La lettura di questa favola in classe è stata l'occasione per un'inaspettata discussione sul tema della libertà. Quanto è importante la libertà? Quando si perde la libertà? Cos'è la libertà? Per rispondere a quest'ultima domanda il libro di antologia suggeriva di partire da questa frase: "Io mi sento libero quando...", visto che è più facile partire dalla descrizione di un aggettivo che di un nome astratto. Ebbene, il dibattito è stato molto interessante. Ragazzi di I media (tutti del 1997, tutti ancora con facce da bambini)  hanno dato risposte interessanti e per nulla scontate.  Libertà è vivere sentendosi voluti bene, è non essere costretti a fare qualcosa, è fare quello che si desidera ma rispettando gli altri e sé stessi, ci si sente liberi quando si è felici. Grazie ragazzini.

lunedì 15 settembre 2008

Col cucchiaino


Corretti test di ingresso: niente di difficile, ho solo letto una fiaba e dettato semplici domande di comprensione del testo. Trovate miriadi di errori ortografici, lessicali, sintattici. Dopo un primo moto di ribellione in cui più o meno i miei pensieri erano di genere scaricabarile (ma come possono dire che la scuola elementare funziona?!)  seguiti da un più intimistico ora come faccio e da un disperato non ce la posso fare, sono addivenuta ad una decisione: rimboccarmi le maniche e cominciare la sgrossatura. 
Perché dopo dieci anni di scuola media una cosa la so: i tre anni cuscinetto tra la primaria che funziona e la secondaria che conta (quella di secondo grado) servono a dirozzare, potare e ripulire. Da noi "s'a da faticà".
Conosco fin troppo bene la smorfietta di disgusto di chi apprende che non insegno nel liceo liceale ma in una scuola media qualsiasi (ma come, ancora non sei passata al superiore?!) e francamente me ne infischio.
Così sono entrata in classe e con un bel sorriso ho detto ai miei ventisei alunni che i test erano andati male, ma che gli errori sono la bussola che ci indica la strada e che il mio obiettivo era eliminare tutti gli errori di ortografia entro la fine dell'anno scolastico (non so se ci riuscirò ma se capiscono che ho dei dubbi siamo fritti, per cui per ora punto in alto).
"Potete farcela se mi seguite: correggete gli errori da me siglati, ricopiate due volte le frasi scritte correttamente, fate una tabella con tre colonne (parola sbagliata, parola giusta, sigla dell'errore)... mi aspettavo mugugni e facce annoiate, invece ho visto ragazzetti che prendevano la penna e si mettevano a lavoro.
Che dite, ce la farò?

mercoledì 27 febbraio 2008

Che significa?

In questo post di milady è descritta la tipica situazione di quegli insegnanti che, spinti da un'insana curiosità, formulano la classica domanda :"ma questa parola, che significa?". Là può succedere di tutto. Cioè può succedere che parole che tu hai dato per scontato che fossero comprese, non lo sono affatto.
Ecco perché ho deciso di dedicare circa due ore a settimana all'arricchimento del lessico. Ovviamente, com'è mia abitudine negli utimi tempi, ispirandomi al metodo Montessori, che per la grammatica prevede l'uso dei "comandi". Uno dei comandi della Montessori è per esempio quello di mimare l'azione del verbo che l'allievo trova sul suo cartellino.

Primo esercizio:
Disegna il verbo
Cerca il vocabolo sul dizionario e imaagina un breve dialogo in cui si usi quel verbo, se vuoi sotto forma di fumetto.
Io ho immaginato che i verbi siano scritti su carte singole e che ogni alunno possa pescarne una alla volta e lavorare finché non avrà esaurito il mazzo.
posare gettare lanciare scagliare
aprire spalancare chiudere socchiudere serrare disserrare
respirare sospirare inspirare espirare
appendere affiggere sospendere sollevare alzare
avvolgere involgere svolgere volgere capovolgere
sbuffare soffiare fiatare alitare
mormorare sussurrare brontolare
toccare tastare sfiorare
spargere spruzzare aspergere cospargere
barcollare dondolare oscillare
acchiappare acciuffare afferrare prendere
mescolare emulsionare stemperare sciogliere
apprendere comprendere studiare memorizzare
apprezzare valutare stimare giudicare
assaggiare mangiare divorare desinare
assottigliare affinare acuire ridurre
autorizzare permettere giustificare legittimare
avanzare progredire superare sporgere
bandire annunziare pubblicare avvisare
calamitare attrarre affascinare
cancellare rimuovere annullare distruggere
polemizzare cavillare sottilizzare
collaborare contribuire partecipare
contemplare guardare vedere scrutare osservare
danneggiare nuocere ledere guastare
denigrare calunniare diffamare screditare
dubitare sospettare diffidare
consumare sprecare dissipare dilapidare
annuire confermare acconsentire
simulare dissimulare fingere
distinguere separare differenziare dividere dirimere
dissuadere distogliere sconsigliare
divergere convergere divagare
presumere credere ritenere presupporre
pretendere esigere ambire
programmare prevedere progettare presagire
impedire vietare proibire
proporre suggerire designare
rinviare prorogare continuare differire
proteggere difendere riparare
soccorrere sopperire favorire provvedere
rimpiazzare sostituire
ripudiare disconoscere rinnegare respingere
pregare implorare ricorrere supplicare
sfavillare brillare rilucere baluginare splendere
schivare evitare sfuggire sottrarsi
attenuare smussare addolcire attutire
spronare sollecitare incitare istigare
volare sorvolare soprassedere
tacere sottintendere zittire
sovvertire ribellarsi innovare rivoluzionare
sparire dileguarsi apparire

domenica 28 ottobre 2007

Vi aggiorno sul blog didattico

Aperto blog. I ragazzi si sono entusiasmati. Per ora commentano quello che scrivo io, almeno fino alla prossima lezione quando li renderò edotti su come e in che modalità postare. Dovremmo metterci d'accordo su poche semplici regole, tra cui quella che il blog non è un SMS e, peggio, non è MSN. Già questo piccolo particolare è emerso per i commenti, che in certi casi sembravano un codice cifrato. Ho cercato di far capire loro, ebbene sì, messaggiando in tempo reale su msn, che sul blog non erano bene accetti i vari nn (non), sn (sono), tvb, tvttb, ke (che) e consimilari. La cosa più sbalorditiva? Lo hanno capito. Ogni volta che ripetevo questo ritornello in occasione della correzione di temi e riassunti mi guardavano come se parlassi aramaico, invece questa volta sembra che abbiano afferrato. Potenza della tecnologia! I genitori, forse un po'attoniti, chiedono incuriositi di cosa si tratta e poi avvertono che per una volta il loro tecnologico figlio sta al computer per un'attività didattica, divertente sì, ma didattica. Penso, se ce ne fosse ancora stato bisogno, di averli definitivamente conquistati... Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.
P.S. Una mia ex alunna che è ritornata al paese natio, in Florida, si è collegata e tramite il blog partecipa alla vita della sua classe...

venerdì 28 settembre 2007

Non solo chat: progetto per un blog didattico

Cito anzitutto le fonti:
http://www.internet-pro.it/2004/11/tema_i_blog_in_.html
http://scuola20062007.blog.dada.net/

Ripubblico un progetto che avevo già proposto ieri dopo averlo migliorato:
Non solo chat: il blog didattico
Progetto per un laboratorio multimediale
Premessa
Il blog (o weblog) è un diario di bordo pubblicato sul web. A differenza del semplice “sito” possiede un’alta dose di interattività: può essere pubblicato gratuitamente su una piattaforma già predisposta e semplificata anche per chi non conosce l’HTML e aggiornato dall’amministratore in modo diretto (servendosi del browser). Si tratta di una grande rivoluzione nel mondo di Internet: non a caso si parla di web 2.0, indicando con tale espressione anche il wiki e il twitter.
Sul blog si scrive, si legge, si aspettano i commenti proprio come in un forum; si possono aggiungere foto, disegni ed immagini, proprio come in un giornale. Aprire un blog a scuola è una pratica ormai diffusa. In poche mosse ci si titrova ad avere un pubblico potenzialmente globale. Essere osservati è implicito nel blog: anche se la struttura narrativa è solitamente simile a quella del diario personale, il blog implica l’idea di un pubblico. Gestire un blog, quindi, equivale ad entrare nella logica delle comunicazioni di massa dal punto di vista di chi comunica e scrivere dal punto di vista di chi pubblica.

Obiettivi
Motivare alla lettura e alla scrittura.
Educare alla cultura della Rete (Netiquette).
Abituare i ragazzi a percepire Internet come fonte di risorse per la cultura.
Far acquisire il carattere relazionale della scrittura.
Abituare alla condivisione delle idee.
Cosa impara lo studente
1) Progettare e costruire un blog.
2) Utilizzare tutti gli strumenti della piattaforma (pubblicare un post di solo testo, aggiungere un’immagine, un collegamento, pubblicare un commento, aggiungere elementi alla pagina, navigare nel blog, linkare, invitare qualcuno a commentare, categorizzare, taggare).
3) Rielaborare gli avvenimenti della giornata e gli argomenti di studio tramite la scrittura.
4) Documentarsi e scrivere un post in forma di articolo, citando le fonti.
5) Confrontarsi mettendosi in discussione e imparando a dialogare serenamente.

Contenuto
Progettazione, costruzione e gestione di un blog collettivo:
1: Definire gli obiettiviVerranno specificati agli studenti gli obiettivi del progetto utilizzando un linguaggio chiaro e conciso.
2: Definire il contestoSi sceglierà insieme il tema del blog in relazione agli obiettivi didattici concordandolo con gli studenti e specificare chiaramente quale potrà essere l’apporto di questa tecnologia all’esperienza didattica. Andrà scelta inoltre la piattaforma per il blog da utilizzare e verificarne la disponibilità tecnologica necessaria.
3: Fornire le conoscenze di baseAttraverso un semplice percorso pratico si forniranno agli studenti le conoscenze di base su come usare un lettore di flussi RSS e su come aprire un blog.
4: Definire i dettagli delle attività connesse all’uso dei blogSpecificare la frequenza minima di utilizzo, i temi e il taglio col quale dovranno essere trattati dai post, l’attività di commento, cominciando da un blog collettivo e impostando eventualmente anche una rete di blog personali.
5: Definire le modalità di valutazioneL’attività di verifica deve essere inserita nel blog stesso. L’insegnante non modificherà direttamente post pubblicati dagli allievi ma si limiterà a commentare e a rispondere con altro post. Se il contenuto dei commenti si dovesse rivelare poco consono l’insegnante provvederà alla cancellazione.
Strumenti
Laboratorio informatico.

Tempi
2 ore settimanali pomeridiane.

Verifiche
Criteri di valutazione:
1 punto: visita al blog fuori dall’orario scolastico.
2 punti: intervento attivo in fase di ideazione e costruzione.
5 punti: pubblicazione di un post o di un articolo, con attenzione anche alla forma.
2 punti: commento a un post, con attenzione anche alla forma e alla pertinenza.
3 punti: segnalazione di un link di nostro interesse.
1 punto: caricamento di un'immagine.

lunedì 23 luglio 2007

Più in là

Questo è il tema di un'alunna di seconda media:

Qualche uccello di mare se ne va,
né sosta mai,
perché tutte le immagini portano scritto più in là
(E. Montale)
Commenta questi versi di Montale e presenta un'esperienza che te ne ha fatto comprendere il valore.

Questi versi di Maestrale, magnifica poesia di Montale mi colpiscono molto. Pensandoci meglio non sono questi versi che mi colpiscono, ma la capacità del poeta di rendere il mare, le rocce, gli uccelli... cose vere, profondamente comprensibili al nostro pensiero. Montale riesce a vedere i desideri dell'uomo nelle cose belle della vita. Come quando una maestra, per far capire meglio agli alunni l'argomento di cui sta parlando, fa un paragone con qualcosa che i piccoli studiosi conoscono e possono capire meglio. Così il poeta esemplifica in un piccolo particolare i grandi misteri della vita e le profonde domande che riempiono gli animi degli uomini da sempre.
Questi versi parlano dell'infinito. Delle cose, tutte, che sono nel grande universo che ognuno di noi ha la grazia di poter esplorare.
Noi siamo gli uccelli e a noi è data la possibilità di scegliere di stare appollaiati sul ramo di un albero ad ammirare le montagne e la linea dell'orizzonte, oppure di aprire le ali, sfruttare la corrente e svoltare dietro la montagna per vedere ciò che prima non vedevamo e varcare l'orizzonte per scoprire ciò che prima non immaginavamo. Due possibilità che si possono definire con due nomi: pigrizia e curiosità. Di certo è la curiosità che ci dà una buona impressione: tutti vorrebbero volare e varcare l'infinito, ma come è difficile staccarsi da quel ramo che con le sue foglie ci dà ombra e con i suoi frutti ci sfama! Quel ramo ci dà la sicurezza, mentre il vento che ci aiuta a volare è insicuro e ci fa paura.
Una persona che era logorata dalla curiosità era mia mamma. Lei amava tutto ciò che sulla terra è bello, giusto, vero, infinito, misterioso e irraggiungibile. Irraggiungibile, questa parola mi mette ansia, ma a lei infondeva gioia. La vedevo con i suoi occhi azzurri come il mare che scrutavano il cielo durante un temporale, mi sembrava cercassero qualcosa, vedevo i suoi occhi che guardavano i miei e mi sentivo letta dentro. Lei cercava il bello in ogni cosa e non sostava mai perché sapeva che c'era quel bello. Anche nelle amicizia cercava il profondo che per lei era Dio. Mia mamma era il poeta che trova le risposte alle grandi domande nelle piccole e grandi cose della vita.
Questo tema mi dice di raccontare un'esperienza che mi ha fatto comprendere il valore di questi tre versi: non è un'esperienza, ma è un rapporto che me ne ha fatto capire l'importanza. E' il rapporto con mia madre, che era un rapporto tra madre e figlia, tra amica e amica, tra maestra e alunna, e che lo sarà sempre. Voglio imparare a rendermi conto che tutte le immagini portano scritto più in là, volgio staccarmi dal ramo e aprire le ali per volare fino all'irraggiungibile, proprio come faceva mia madre.

domenica 10 giugno 2007

Insegnare a scrivere

Quanto di più difficile oggi. Ma io non mi arrendo. Mi sono inventata l'ora di laboratorio di scrittura. Risultato: rifiuto iniziale, quando l'impresa appare una "mission impossible", tollerata poi efonte di grandi soddisfazioni per tutti alla fine. Pubblicherò due post a parte, per mettere a disposizione i materiali di base laboratorio:
1) un vademecum per l'autocorrezione del testo scritto (da un copyright del mio amico Salvo Menza; adattato alla scuola media da me)
2) il vero e proprio percorso del laboratorio (si tratta di appunti, non badate agli errori!)

Vademecum per l'autocorrezione

Livello I (I media)
Punteggiatura

VIRG
Tra il soggetto e il suo predicato, o all’interno di un sintagma (tra articolo e nome, tra nome e aggettivo...) non va la virgola.
PUNTO
Le frasi vanno separate correttamente.
DUE PUNTI
I due punti vanno usati per spiegare l’enunciato precedente e per introdurre un elenco o un discorso diretto.
PUNTINI
Sono tre.
VIRGOLETTE
All’inizio e alla fine del discorso diretto, per introdurre una citazione, per delimitare il titolo di un giornale o un modo di dire.

Ortografia

MAIUSC
Dopo il punto, per i nomi propri, per le sigle, le festività, i periodi storici.
GRAFIA REGION
Attenzione al modo di scrivere le parole, che spesso ricalca la pronuncia regionale. Per es. NZ invece di NS, tipo * penzare; NC invece di NG, tipo * manciare; BB invece di B, tipo * subbire...
ORT
Attenzione agli errori generici di scrittura. Per es. ZZIONE invece di ZIONE, tipo * azzione, circolazzione... Controlla: A VOLTE
UN
L’articolo indeterminativo maschile singolare è senza apostrofo.
H
La H va scritta nelle voci del verbo avere ho, hai, ha, hanno. Controlla: la H non va su “o” congiunzione, “a” e “ai” preposizioni e “anno” nome!
UN’
Ci vuole l’apostrofo quando l’articolo indeterminativo femminile ‘una’ si trova davanti a vocale.
APO
Controllare: PO’, DA’ (per dai), D’ACCORDO che vogliono l’apostrofo (QUAL È è senza)
ACC
Controllare: le parole tronche, tipo città, perché; più, può, ciò, già, giù, dà verbo, è verbo, là e lì avverbi di luogo, né congiunzione, sé pronome, sì affermazione, tè bevanda. N. B. L’accento sarà acuto (´) su : sé, né, perché, poiché e tutte le congiunzioni che contengono che. L’accento sarà grave (`) su: caffè, tè, è, cioè.
TIT
I titoli di opere, di film, di poesie... vanno sottolineati; se si scrive al computer vanno scritti in corsivo.

Livello II (II media)
Lessico

LESS
Le parole vanno secondo il loro corretto significato. Se non sei sicuro controlla sul dizionario.
REGION
Spesso si usano parole tipiche dell’italiano regionale. Controlla sul vocabolario.
REGISTRO
Si dovrebbero evitare espressioni colloquiali tipiche del parlato.
ESSO
Abuso del pronome ‘esso’.
MA
Ripetizione del ma.
RIP
Ripetizione generica.

Sintassi

SOGG
Il soggetto, sottinteso o no, deve essere sempre chiaro e concorde con il verbo.
REGG
Ogni verbo deve avere i suoi complementi necessari. Per es. Conosco Maria, non: *Conosco a Maria.
REL
Il pronome relativo va concordato con l’elemento a cui è riferito.
SEM
Attenzione al significato delle parole. Per es. un furto illegale.
PRON
Errori nell’uso dei pronomi (es. lontananza dell’antecedente)
CONC
L’articolo va concordato con il nome, il nome con l’aggettivo, il soggetto con il predicato, il pronome con il suo antecedente.
VERBO
Manca il verbo!
TEMPI
I tempi verbali vanno concordati correttamente.
MODI
Uso errato dell’indicativo invece del congiuntivo. Controlla dopo il se: non ‘se lo sapevo’, ma ‘se lo avessi saputo’.
COND
Uso errato del condizionale. Per es. ‘se sarebbe’, invece di ‘se fosse’.

Livello III (III media)
Coerenza e coesione

CONTR
Contraddizione. Non posso dire che odio la scuola e che quest’anno mi trovo bene a scuola, senza perlomeno spiegare cosa intendevo nella prima frase. La contraddizione può esserci anche tra due frasi a distanza.
COES
Mancanza di collegamento adeguato tra le frasi.

Informazione

FALSO
Affermazione errata.
ILLOG
Affermazione illogica.
INUT
Concetto inutile.

Laboratorio di scrittura

Progetto scrittura: insegnare a scrivere (e a studiare)

1.1 La rielaborazione di un testo dato
(per tutte le classi)
La parafrasi

Dal greco “parafrazo” = dico con altre parole.
Fare la parafrasi vuol dire tradurre oralmente o per iscritto con proprie parole ciò che troviamo scritto in un testo dato, dunque trasferire il lessico del testo nel nostro lessico facendo appello a un proprio vocabolario mentale.
Possiamo spiegare ogni espressione con un’altra presente nella nostra memoria (parafrasi lessicale).
Possiamo aggiungere altre informazioni non direttamente ricavabili dal testo, ma frutto di uno studio più approfondito (parafrasi integrativa). In questo caso ciò che il testo suppone va recuperato ed esplicitato [presupposizioni semantiche (legami di significato interni, parole chiave, richiami di significato esterni, cioè con altri testi); presupposizioni enciclopediche (informazioni sul contesto storico letterario); presupposizioni pragmatiche (sensibilità individuale del lettore)].
Praticamente si comincerà con una lettura in classe guidata dall’insegnante che da subito dirà agli allievi di evidenziare e di riscrivere le parole o le espressioni poco chiare o sconosciute, per poi passare alla chiarificazione di tali passi e alla spiegazione del testo, con un’eventuale riscrittura o con la formazione di un corredo di note e apparati alla pagina di testo.

Il riassunto

Per comprendere occorre necessariamente riassumere, cioè “assumere nuovamente”, ri-comprendere. Insegnare a riassumere oralmente o per iscritto è in definitiva insegnare a scegliere, distinguere e ricomporre, cioè insegnare a studiare.
Vi sono fondamentalmente 4 direzioni del riassunto:
1) dallo scritto allo scritto (sintesi di un testo informativo, recensione, scheda...).
2) dallo scritto al parlato (esposizione sintetica di un testo da studiare, svolgimento di un discorso in base ad una scaletta).
3) dal parlato al parlato (riesposizione orale di discorsi, lezioni, dialoghi...).
4) dal parlato allo scritto ( resoconto, schema di lezione...).

Come procedere per fare un riassunto?
Quello che appare un blocco unico, il testo, in verità è l’insieme di parti ben distinte, nel testo scritto anche visivamente (mediante i capoversi, i paragrafi, i titoli, indicazioni grafiche poste a margine, parole evidenziate con inchiostri o caratteri diversi...). ES. Se io voglio mangiare una torta incartata da una pasticceria, devo anzitutto scartarla, poi tagliarla con un coltello per prenderne una fetta e infine a pezzi inghiottirla. Così se voglio studiare un argomento di storia, es. l’Islam, devo anzitutto guardare la confezione (quante pagine sono? vi sono titoli o suddivisioni già poste nel testo che mi possono aiutare?), poi devo suddividere il testo in parti più piccole, ponendo attenzione alle cose più importanti, infine devo fare mio l’argomento assegnatomi.

Riassumere:
Leggere- Evidenziare- Dividere in sequenze- Distinguere le sequenze- Riformulare

Ecco dunque i passi da seguire:
1) lettura orientativa.
2) divisione in parti. Le parti del testo sono le sequenze. Se si tratta di testo narrativo la sequenza si distingue per un cambiamento di tempo, luogo, personaggio. Se sitratta di un testo espositivo-argomentativo, la sequenza si distingue per argomento o funzione logica. Sequenza = blocco o unità informativa che svolge lo stesso punto del discorso, cioè risponde alla stessa domanda. Sicuramente ogni capoverso introduce una nuova sequenza. Ma all’interno di un paragrafo si possono, volendo, individuare altre sottosequenze. Praticamente si porrà un segno grafico in grado di separare visivamente le sequenze.
3) estrazione delle informazioni. Ad ogni sequenza si associerà un titolo (costituito da una breve frase) o parola-chiave (con la tecnica della nominalizzazione, trasformando cioè verbi e aggettivi in nomi) e lo si porrà accanto o si accoppierà una domanda alla quale quella sequenza vuole rispondere. Così avremo già una schematizzazione del testo, o in altra forma, un sommario.
4) gerarchizzazione delle informazioni. Distinguere le sequenze in principali e secondarie o accessorie. Due sequenze principali possono essere collegate tra loro da un qualche legame di causa ed effetto per esempio. In questo modo il testo potrà essere trasformato in uno schema grafico. Gli indicatori fondamentali per la gerarchizzazione di solito sono già presenti nel testo, basta fare attenzione. Essi sono: a) le anafore (rinvii, parole o espressioni che si riferiscono alla stessa cosa o ad una cosa precedentemente enunciata; es. L’Islam è una religione monoteista. Un’altra caratteristica è la sottomissione richiesta al fedele...); b) i connettivi (elementi che segnalano un legame tra pezzi di testo più o meno ampi; es. prima, dopo, inoltre, in conclusione, in primo luogo, innanzitutto, allo stesso modo, analogamente...). Un’altra tecnica da insegnare, a volte più semplice dell’analisi dei connettivi, è quella delle domande-ponte, cioè domande che permettono di passare da una porzione di testo all’altra: finora abbiamo visto l’Islam in generale, ma dove e come si è formata questa nuova religione? quali le conseguenze storiche della sua diffusione? essa ha influito anche sulla storia europea? quando? dove?...).
5) riepilogare e sintetizzare. A questo punto sulla base del sommario o dello schema costruito si può procedere alla riformulazione del testo per iscritto o all’esposizione orale sulla base della scaletta elaborata.

1.2 Lavorare sulle sequenze come passo per produrre un testo logico e coerente.

1) Localizzare le sequenze distinguendole per funzioni (introduzione, esemplificazione, descrizione, confronto, elenco…).
2) Contrassegnare le informazioni distinguendole in E (essenziali) e S (secondarie). Suddividere la pagina a metà e porre da una parte le E e dall’altra le S.
3) Assegnare titoli alle sequenze. I titoli possono essere proposti da tutti e discussi, invitando a scegliere quello più adeguato.
4) Cogliere e analizzare i segnali (indicatori linguistici) dell’organizzazione del testo e delle relazioni in esso presenti: analisi dei connettivi e delle anafore.

1.3 La produzione di un testo
Il testo descrittivo
(I media)

Insegnare a descrivere può essere un primo semplice passo per insegnare a scrivere un testo. In esso, infatti, è presente un certo limite dato dall’oggetto della descrizione, che di solito è concreto, per esempio una persona o una giornata, una situazione. Abbiamo però anche una certa dose di libertà di scelta nello schema da seguire e negli elementi da evidenziare, cosicché si potrà introdurre il concetto di pianificazione del lavoro, che è la premessa indispensabile per ogni esercizio di scrittura. I passi da seguire sono:
1) lettura e comprensione della consegna
2) scaletta delle idee
3) stesura
4) autocorrezione.
Esempi: Descrivi la tua casa, la tua famiglia, uno dei tuoi compagni, la tua classe...

I testi regolamentati
(I-II media)

Un altro tipo di testo che può essere molto utile proporre è quello regolamentato da convenzioni: la lettera o il diario per intenderci. Qui il limite è dato proprio dagli elementi convenzionali che offrono già uno schema entro cui muoversi. L’aspetto della pianificazione però non è assente perché occorrerà farsi un’idea di quello che si vuole raccontare. Altro testo abbastanza costrittivo è la cronaca, in quanto prende in considerazione solo un determinato arco di tempo e i fatti in esso accaduti (per produrre una cronaca si richiameranno le 5 W e H: Who? What? When? Where? Why? How?).


Il tema
(II media)

Dato un tema si deve poter scrivere un testo coerente su di esso. Come? Qui la libertà di scelta è tanto più grande quanto più generico è il tema assegnato ed è quindi più facile disperdersi o andare “fuori tema”. Ecco perché prima di cominciare a scrivere si devono raccogliere le idee e ordinarle in uno schema preliminare. Le idee possono venire alla rinfusa ed essere disposte ordinatamente solo in un secondo momento: per questo prima bisogna scrivere ogni cosa che venga in mente per poi eliminare, sviluppare, ordinare.
A seconda del tipo il tema può essere:
1) espositivo
2) descrittivo-narrativo
Per il tipo argomentativo si rimanda la testo argomentativo propriamente detto.
Le fasi di lavoro sono due:
Prescrittura
Analisi della traccia

Raccolta delle idee e delle informazioni

Organizzazione delle idee e delle informazioni

Stesura della scaletta
Produzione del testo
Prima stesura

Revisione

Copiatura in bella o stesura defivitiva.
1) Analisi della traccia: cogliere le parole chiave e le possibilità offerte dal titolo. Es. Stare con gli altri. Esponi quali occasioni si pongono al giovane di oggi per stare con gli altri: quali sono gli aspetti positivi della condivisione? Quali problemi possono verificarsi?. Esprimi il tuo pensiero a riguardo.
2) Raccolta: posso scrivere a grappolo o a raggera le idee che mi vengono in mente in modo disordinato.
3) Organizzazione e stesura della scaletta: devo suddividere le idee secondo uno schema o mappa concettuale. Es. prima posso fare una serie di considerazioni generali sullo stare con gli altri conoscere gente e stare con altri fa parte della vita, ne abbiamo molte occasioni, il più delle volte è piacevole; poi passerò a disinguere tra stare, condividere, essere amico di un altro; infine passerò ad analizzare gli aspetti positivi e i possibili problemi. Posso anche arricchire i diversi punti con opinioni ed esperienze personali.
4) Stesura: ogni punto della scaletta corrisponderà ad un paragrafo (porzione di testo compresa tra un capoverso e l’altro, visivamente l’a capo. Ogni paragrafo dovrà essere opportunamente collegato al successivo.
5) Revisione: controllo degli errori, delle dimenticanze, degli eventuali fuori tema.
6) Stesura definitiva: fare attenzione ad una grafia leggibile e pulita.

Temi:
La scuola che vorrei…
Lo sport: divertimento o competizione
Un luogo che mi è rimasto nel cuore
L’amicizia
Il rispetto per la natura

Il testo argomentativo
(III media o biennio)

Argomentare fa parte del nostro vivere quotidiano: ogni giorno infatti affermiamo opinioni portando esempi, dati, citazioni di altri o ascoltiamo ragionamenti di altre persone alla TV, a scuola... Produrre testi argomentativi educa al ragionamento, abitua ad adottare il punto di vista degli altri e a fornire giustificazioni valide. Come costruire un testo argomentativo su un dato problema:
1) documentarsi: con l’aiuto dell’insegnante si faranno delle letture e si intavoleranno delle conversazioni per acquisire dati utili allo svolgimento del compito.
2) fare una scaletta di ciò che si vuole dire secondo lo schema dell’argomentazione: a) esordio (parte iniziale che stabilisce le premesse, presentando brevemente l’argomento del discorso; b) narratio (esposizione dei fatti, dei termini della questione); c) confirmatio (esposizione degli argomenti a favore della propria tesi); d) refutatio (possibili obiezioni alla propria tesi e confutazione delle obiezioni); e) conclusione (riepilogo e appello finale).
3) autocorrezione.


L’analisi del testo
(tutte le classi)


1.4 Nota: insegnare a prendere appunti
Chi sa prendere appunti impara più facilmente. Prendere appunti, però è un’attività complessa difficile da imparare e da insegnare. Richiede capacità di analisi, di riorganizzazione delle idee, abilità linguistiche di ascolto e di ricodificazione di materiali già dati.
Esercitarsi a prendere appunti
1) Partire dal testo scritto, proponendo alla classe di simulare una situazione del tipo: devi assolutamente imparare ciò che dice un dato testo, ma non lo puoi sottolineare, hai solo un quaderno e una penna, non hai tanto tempo; come fai? Puoi annotare le cose importanti, scegliendo le parole chiave, le frasi fondamentali, utilizzando abbreviazioni, simboli, senza curarsi troppo della sintassi. Questo esercizio ha un valore preparatorio in quanto la fonte, essendo scritta, non sfugge subito alla nostra attenzione.
2) Più difficile prendere appunti da un discorso orale, ma anche questo può essere esercitato, per es. cercando di annotare le cose più importanti di un documentario televisivo o di un telegiornale.
3) Da ultimo si potrà chiedere alla classe di appuntare le parti fondamentali di una lezione e poi anche di una discussione in classe.

Gli appunti vanno poi rielaborati, sciogliendo magari simboli e abbreviazioni e aggiungendo quello che in un primo momento si è tralasciato. Questa operazione va fatta presto, in quanto più passa il tempo più tendiamo a dimenticare. Gli appunti possono fungere da base per un proprio schema del libro di testo, cioè possono essere integrati. Per la valutazione si potranno cotrollare gli appunti presi in classe o a casa da un libro con stile telegrafico...


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