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sabato 15 febbraio 2014

La ragazza con l'orecchino di perla


Deciso! A marzo andiamo a vederla. Non capiterà mai più che possa essere visitata fuori dalla sua sede, il Mauritshuis de L'Aia: si tratta di un evento unico che è stato reso possibile dai lavori di restauro del museo. 
Un'opera che ha oltrepassato i confini dell'epoca che la vide nascere, una donna che da un momento all'altro sembra di poter uscire fuori dalla cornice del quadro. Mi guarda e pare volermi sussurrare qualcosa di vivo e palpabile. Pochi colori primari, la luce che accende morbida alcuni dettagli, su tutti la perla dell'orecchino, il bianco del colletto, le labbra socchiuse.
Forse credo di conoscerla da quando ho letto il libro di Tracy Chevalier che ne immagina la storia:



Un libro che è diventato anche un bel film:



Godremo anche della bellezza di Bologna che si è messa giustamente in ghingheri per l'occasione. Nel biglietto per la mostra che abbiamo diligentemente prenotato è compreso anche il giro del percorso museale di Genius Bononiae. E non ci faremo mancare neanche qualche assaggio della sontuosa cucina regionale, magari uno scrigno di Venere

E voi, volete darmi qualche suggerimento o suggestione sul dipinto, sul libro, sul viaggio? Vi aspetto nei commenti!

mercoledì 3 febbraio 2010

La mostra di Hopper a Milano


Conoscete la mia passione per Hopper, ne ho parlato innumerevoli volte. Così, trovandomi a Milano negli ultimi giorni di permanenza della mostra (che da metà febbraio sarà a Roma fino a giugno), sono andata. Devo dire che molti dei quadri più famosi non sono presenti, ma l'allestimento è comunque interessante, per diversi motivi:
-per il filmato che racconta attraverso i dipinti e le immagini dei luoghi della vita, il percorso personale e artistico del pittore
-per l'accento posto sul rapporto con la moglie Niveson: la donna, anch'ella artista, nel campo della decorazione, annotava tutti i particolari dell'esecuzione di ogni quadro del marito, vale a dire l'ora del giorno, il luogo esatto, i tempi, i colori e il materiale usato, perfino il negozio in cui si serviva
-per l'accostamento tra il quadro finito e gli studi a matita, gli acquerelli di preparazione, i taccuini di appunti



-per l'aspetto didattico: ai bambini viene dato un libricino e una matita, copia esatta del tipo di matita usata dal pittore per i suoi schizzi. Nel libricino (di cui nelle immagini potete vedere alcune pagine) vi sono diverse attività che il piccolo spettatore può fare: cercare i quadri in cui si inquadra una finestra, disegnare i baffi su una foto di Hopper a Parigi, immaginare il retroscena di un'acquaforte dall'atmosfera misteriosa, completare il soggetto "tagliato" di un famoso quadro di Hopper
-per la possibilità di immergersi nel quadro facendosi fotografare dentro una scenografia che riproduce esattamente il soggetto di un famoso dipinto

Non ultima la frase che apre la mostra: If you could say it in words, ther'd no reason to paint (Se potessi esprimerlo con le parole, non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo). Davvero, un artista non può scegliere di esprimersi in un modo o nell'altro come se la forma fosse indifferente o separata dalla sostanza di ciò che vuole dire: la forma scaturisce dalla sostanza e si presenta alla percezione dell'artista come una necessità non traducibile in altri codici linguistici.

martedì 22 dicembre 2009

Hopper a Milano


Ci vado! Chi legge da tempo questo blog sa che Hopper è uno dei miei pittori preferiti. Ne ho parlato qui e qui. La stessa icona che mi contraddistingue, la finestra, è un quadro del noto pittore americano. Chi volesse informazioni sulla mostra può visitare questo sito. Inoltre, cliccando sull'immagine a sinistra sarete indirizzati a uno Scrapbook a tema.

Blackwell’s Island, 1928 Olio su tela, 88,9 x 152,4 cm (Collezione privata)
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