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mercoledì 28 gennaio 2015

Insegnare in 3D: Oltre il libro

Da cosa nasce cosa. Da oggi a scadenza variabile ospiterò sul blog i contributi di Laura, professoressa anzi teacher (insegna inglese alle medie, ma non solo)... Avrete modo di conoscerla da ciò che vi racconterà del suo modo di insegnare. Per ora vi posso dire che è passata dalla scuola che dirigo come una meteora (o, sperando in un ritorno, come una cometa), insomma come supplente. Dopo qualche settimana si è presentata in presidenza per chiedere se poteva organizzare un pic nic in inglese nel prato della scuola. Mi ha brevemente spiegato che voleva proprio realizzare una colazione sull'erba e conversare con gli alunni solo in inglese, in modo da arricchire il loro lessico in modo naturale. Evviva! - ho pensato. Da qui il passo è stato breve a parlare di flashcards, Montessori... A proposito i suoi figli hanno frequentato la scuola montessoriana... ma a Singapore! Insomma, vi ho incuriositi? 




Oggi cominciamo parlando di libri di testo: Laura, cosa pensi dei moderni libri di testo e dell'uso delle tecnologie?

L’editoria scolastica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. I nostri volumi sono sempre più colorati e coinvolgenti, quasi tutti ormai pensati per essere testi misti da usare con l’ausilio delle tecnologie più moderne, LIM* in testa. Eppure, io continuo ad avere la sensazione che persino la modernissima e bellissima LIM rappresenti un approccio bidimensionale ai contenuti e che, almeno nell’insegnamento delle lingue, basterebbe molto meno per aggiungere una dimensione all’apprendimento in classe. Realizzare il learning is experience che ispira questo blog è forse meno complicato di quanto si pensi.
C’è un’espressione inglese che mi piace molto: JUMP OFF THE PAGE. Per i non addetti ai lavori, la si usa per descrive qualcuno – studenti soprattutto – in grado di impressionare. A me invece piace pensare che sia la lingua a dover saltare fuori dalle pagine ed impressionare gli studenti. Così, quando preparo le mie lezioni, mi chiedo come fare per staccare le parole, le strutture grammaticali, le funzioni comunicative dalla pagina del libro e consegnarle in 3D ai ragazzi.

La tua idea di insegnamento in 3D è un altro modo di chiamare lo "studiare con le mani" o hands on learning di cui ho parlato spesso in questo blog. Quali strumenti possono trasformare l'insegnamento e l'apprendimento da bi a tridimensionale?

Alcuni, lo vedrete, sono strumenti vecchi come Matusalemme, altri sono idee rubate ad amici e colleghi conosciuti nel corso degli anni… anni nei quali ho vestito i panni dell’insegnante – per studenti dai 3 ai 70 anni, in Italia e all’estero – ma anche e soprattutto i panni della studentessa – in questo caso intenta a studiare più i professori e le loro tecniche che le loro discipline!
Ma basta preamboli e presentazioni, queste pagine hanno un obiettivo: condividere tecniche e attività già collaudate in classe. Leggete e, soprattutto, condividete i vostri teaching tips …it’s sharing time!

... quindi cosa vuoi condividere con noi oggi?

OGGI PARLIAMO DI: FLASH CARDS
Confesso che è una delle mie attività preferita per introdurre vocaboli nuovi. Ed ecco perché:
  • sono facili da preparare e da adattare ad ogni lezione o al periodo dell’anno: a ottobre flash cards di halloween, a dicembre flash cards natalizie; mentre studiamo gli uncountable flash cards sul cibo!
  • sono adatte a tutti gli stili apprenditivi. Particolarmente utili per aiutare ragazzi con difficoltà dell’apprendimento o semplicemente per coinvolgere gli studenti che tendono ad isolarsi / distrarsi; Se opportunamente usate – e vorrei dire dosate – garantiscono piccoli successi impensabili per gli studenti più deboli e possono trasformarsi nei primi passi verso l’autostima e la motivazione intrinseca.
Solitamente preferisco preparare io stessa le flash cards di cui ho bisogno. Stampate delle immagini colorate su cartoncino ed il gioco è fatto. Potete decidere se indicare sullo stesso lato o su lati diversi l’ortografia della parola. Lo spelling, specie per una lingua non trasparente come l’inglese, ha solitamente l’effetto di intimorire gli studenti, va quindi introdotto, ai livelli elementari, in un secondo momento.
  • sono un’ottima strategia di memoria e possono essere reimpiegate in mille modi:
    • Show and tell: l’insegnante mostra la carta e lo studente pronuncia l’oggetto che vi è raffigurato; si può partire con un numero minimo – 6 carte – ed aggiungere una o due carte ad ogni nuovo incontro. Senza che l’insegnante faccia nulla per introdurre competitività gli studenti cercheranno di indovinare il maggior numero di flash cards possibile, e la volta successiva di superare il proprio record personale. In questa versione, possono essere usate per creare una mini routine in classe – anche questa un piccolo accorgimento per aiutare la gestione della classe. “Per tutto il mese di ottobre cominceremo e finiremo le nostre lezioni giocando per 2 minuti con le flash cards. Siete pronti?” …ovviamente quando si fanno di questi annunci, proprio come facciamo con i nostri figli, è bene essere coerenti e mantenere la parola data.
    • Show and tell + spelling. Una sorta di spelling-bee con l’ausilio delle immagini. Perfetto per un gioco in squadre.
    • Teacher says: distribuite le carte e poi chiedete agli studenti di alzarsi solo se posseggono la flash card con la parola pronunciata dall’insegnante.
Può essere utilizzato per esercitarsi con le richieste: Assicuratevi che tutti gli studenti abbiano una carta tranne uno. Fate partire un cronometro. Lo studente che non ha carta inizia il gioco chiedendo: Can I have the bag, please? Allo scadere del tempo, lo studente rimasto senza carta avrà perso!
    • Sentence builder. Adattabile a qualunque aspetto grammaticale o tempo verbale voi stiate spiegando. Io l’ho provato con il verbo avere. Distribuite poche carte e chiedete agli studenti di fare delle frasi. Cominciate voi la catena chiedendo: Has Francesca got a cat? Uno studente risponde: No, she hasn’t. She has got a dog. /She hasn’t got a cat. Luca has got a cat and a rabbit,
    • Last but not least, sogno di avere un giorno un’aula abbastanza grande – o una classe poco numerosa! – per poter sperimentare un Touch and go di questo tipo:


L’ultima serie di flash cards create quest’anno ha riscosso notevole successo tra i miei studenti di scuola media e tra i miei figli... le trovate qui.
Io ho selezionato le 12 parole per me più significative. E ho creato delle flash cards duple face: solo immagine da un lato/immagine e parola dall’altro.

Ci hai dato tanti spunti, che possono essere utili anche per chi fa homeschooling. Di cosa ci parlerai la prossima volta?

Vorrei parlare di magic bags; role plays; just English, please! e …del perché studenti di ogni età dovrebbero continuare a canticchiare e ballare la lingua piuttosto che appiattirla in un’interminabile serie di esercizi strutturati!

Nel frattempo, se avete domande e curiosità o osservazioni non esitate a lasciare il vostro contributo nei commenti.

venerdì 23 gennaio 2015

Genitori: incontri ravvicinati di terzo tipo?



Sempre più frequentemente succede, lavorando a scuola, di scontrarsi con genitori ostici e oppositivi.
Situazione tipo: ragazzo ribelle e diciamolo pure ineducato, molteplici tentativi di arginare la situazione con metodi soft, interventi specifici, santa pazienza et cetera. Poi non ce la si fa più e si convoca il genitore, trovandosi davanti non solo un muro di gomma ma un continuo aggredire con atteggiamento minaccioso (quando non vere minacce).  
Cresce l'impressione di avere a che fare con un modo di fare pre-civile, in cui il cortile wathsapp ha sostituito il normale canale comunicativo tra l'istituzione scolastica e le famiglie. Si crede a una parola riferita piuttosto che alla circolare debitamente firmata e anche se il docente o addirittura la dirigente assicura una certa versione dei fatti, dall'altra parte c'è diffidenza e incredulità. Ci si permette di alzare la voce con un preside e di mettersi a tu per tu con un professore, sol perché il ragazzo non è gratificato e viene rimproverato! Apriti cielo! O perché non si è d'accordo con le decisioni prese a scuola, sospettando che ci sia sempre un secondo fine.
Mi chiedo dove possa risiedere l'origine di tale barbarie così diffusa: nell'ignoranza forse. Sempre più mi convinco che la mancanza di fiducia nelle istituzioni è dovuta alla totale incomprensione dei meccanismi, delle motivazioni e del background che le sorregge. Che non è il tornaconto né del resto un indistinto far stare bene i ragazzi, senza alcuna regola. Vi sono insomma delle regole, delle procedure e un modus vivendi dettato da criteri totalmente altri rispetto a quelli che agitano i dibattiti dei talk-show o gli annunci sensazionalistici di Facebook.
Che ne pensate?

venerdì 12 dicembre 2014

L'ora di lezione


"C'è stato un tempo in cui -scrive Recalcati - [...] l'autorità dell'insegnante era garantita dalla potenza della tradizione alla quale si appoggiava: il modello pedagogico prevalente era quello correttivo-repressivo, fortemente gerarchizzato", fondata sull'alleanza genitori-insegnanti.

Oggi prevale un modello, destabilizzante, in cui "i genitori si alleano con i figli e lasciano gli insegnanti nella più totale solitudine, a rappresentare quel che resta della differenza generazionale e del compito educativo". 

Il difficile è che non c'è una bacchetta magica in grado di restituire ai docenti l'autorità perduta e non ci sono strategie valide per tutti gli alunni e per tutte le classi. Tanti sono i consigli di classe in cui emerge quest'impotenza: non va bene il pugno di ferro e non va bene il clima amicale. I casi più difficili sono proprio quelli in cui i genitori o sono ininfluenti o hanno abdicato alla loro potestà.
Penso al papà che di fronte all'atteggiamento oppositivo e aggressivo del figlio riesce a dire solo che "a scuola si va per divertirsi e giocare non per fare monellerie" e penso alla mamma che non fa altro che piangere completamente arresa alle malefatte riferitele.
Un recente articolo inglese parla dei genitori spazzaneve, che passano la vita a spalare la neve dalla strada che il figlio deve percorrere, cercando cioè di rimuovere ogni possibile ostacolo e controversia:



Voi cosa ne pensate?

(con questo post partecipo ai #venerdidellibro)


domenica 7 dicembre 2014

Studiare musica in casa

L'ascolto della musica  a casa nostra è una costante. Anche in passato abbiamo fatto qualche esperienza di ascolto guidato.
Con l'adolescenza l'homeschooling part time cambia del tutto, non si può più imporre niente, occorre contrattare, ascoltare, cedere, a volte desistere. Poi a volte, come per incanto, è il ragazzo stesso a esprimere un bisogno e può accadere che venga fuori il piacere di imparare a suonare uno strumento o studiare la storia della musica. È qui che i genitori non devono abdicare al loro ruolo non di insegnanti dei figli, ma di educatori. Educare vuol dire tirar fuori, far crescere. A partire anche dalle proprie passioni. Per esempio, mio marito ha la passione della musica classica e della storia della musica in genere. Così, una parola tira l'altra, e siamo arrivati all'ascolto.

Partendo dalle origini, scaliamo l'albero:


Oggi gregoriano e polifonia rinascimentale. Si ascolta, si parla, si discute, si riflette insieme. del resto sia io che il papà abbiamo per anni cantato in un coro polifonico.
Il libro da cui è tratto l'albero è questo:


E per lo strumento? Rimaniamo sempre in famiglia... il nonno sa suonare il pianoforte e speriamo di poter organizzare per qualche lezione. E voi, che mi dite? Fate esperienze di questo tipo con i vostri figli? Raccontatemele, lasciando un commento anche con un link a un post.

venerdì 20 giugno 2014

Niente dura?



Niente dura, niente dura... e questo lo sai, però non ti ci abitui mai - canta Vasco.
Nell'aula magna dove svolgiamo gli esami c'è un grande mosaico di ceramica di Caltagirone, che rappresenta Bacco e la festa del vino. Lo avevo già notato. Oggi però un professore ha voluto raccontarmene l'origine. La grande lastra apparteneva all'edificio storico della scuola, di un'antica famiglia nobiliare che negli ultimi anni dell'Ottocento donò l'intera tenuta affinché nascesse una scuola tecnica enologica. Allora Catania era una fiorente produttrice di vino, seconda solo a Marsala e alla regione piemontese. Dall'edificio, chiuso perché pericolante, l'ex preside dell'istituto ha tirato fuori il mosaico e lo ha fatto restaurare per poi esporlo in un ambiente più sicuro. Parentesi: prima dell'Unità d'Italia grazie alle politiche doganali dei Borbone il Meridione era fiorente in molti settori. Poi fu saccheggiato.
Il prof è in pensione ed è stato richiamato come commissario per una materia che non esiste quasi più, cancellata come altre dalle riforme che si sono susseguite in nome del risparmio.
Mi sono guardata intorno: un altro docente mi ha detto di avere ormai solo due ore con i ragazzi, anche la sua materia è ormai sparita dai nuovi ordinamenti. Un altro ancora aveva la gioia stampata in faccia quando mi ha fatto vedere i laboratori di scienze che la sua scuola possiede. Persone in gamba. Dagli occhi buoni. Non so come dire, di buona volontà. Eppure tutto il lavoro messo in campo sembra destinato all'oblio.
Sì, perché quello che mi fa rabbia davvero è la sensazione di essere di fronte a un'ingiustizia perpetrata nel silenzio. E quello che mi fa paura e che mi ha riempito di una tristezza che ancora non mi lascia è vedere la bontà, la semplicità e la preziosità di un lavoro di una vita dentro le morse di un sistema indifferente.

mercoledì 27 novembre 2013

Vi presento la mia scuola

Ho più volte fantasticato sulla scuola che avrei voluto e più volte riflettuto su come una scuola dovrebbe essere. Ora, da preside, posso parlarvi della scuola in cui lavoro, presentandovela per come la vedo e come la immagino. Chi mi conosce e mi legge da tempo riconoscerà sicuramente alcuni miei tratti caratteristici!
Cominciamo...
Lo stile che ci caratterizza è quello di una Scuola che ASCOLTA, che ACCOGLIE, in cui SI IMPARA E SI CRESCE INSIEME. Il nostro impegno, del Dirigente, dei docenti, del personale tutto, è rivolto in più direzioni:
  1. EDUCAZIONE
L'istruzione è la porta d'accesso a un'educazione completa della persona. La sfida dell'Istituto Comprensivo è quella di prendere in carico la crescita dell'alunno dai 3 ai 14 anni, in un percorso armonico e unitario. Nella nostra scuola si insegna con diverse modalità: attraverso la realizzazione di attività laboratoriali, attraverso lezioni trasversali anche con il contributo di esperti esterni, attraverso l'uso della tecnologia (disponiamo di Lavagne Interattive Multimediali in tutte le classi e la scuola è interamente cablata), la gestione di gruppi di lavoro e apprendimento individualizzato.
  1. AMBIENTI PER L'APPRENDIMENTO
La cura degli ambienti indoor (laboratorio scientifico, artistico, multimediale, aula magna...) e outdoor (spazi verdi, orto didattico, palestra regolamentare) è strettamente legata al benessere della persone e stiamo lavorando senza sosta per migliorare gli spazi, con il contributo attivo dei genitori del Progetto TIPS (Tutti Insieme per la Scuola).
  1. SOSTEGNO ALL'ISTRUZIONE
La nostra Scuola lavora per accogliere: ci facciamo carico delle difficoltà di apprendimento e di relazione attraverso interventi mirati, con l'aiuto di professionisti e di esperti, ma soprattutto valorizzando le risorse interne, docenti in continua formazione sulle tematiche dei Bisogni educativi Speciali. Pur non essendo una scuola inserita in area a rischio, lavoriamo per rimuovere le cause del disagio e della dispersone.


LE NOSTRE REGOLE

Il rispetto e l'attenzione nascono spontanei dove c'è la gioia di stare insieme come il caos e la distrazione nascono spontanei e giacciono latenti dove la coercizione si traveste da stile educativo. Maria Montessori

TIPS Tutti Insieme per la Scuola
Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio (proverbio africano)
Con questo progetto i genitori contribuiscono a migliorare la nostra scuola, impegnando il loro tempo libero e le loro competenze professionali mettendole a servizio delle necessità della scuola, dalla piccola manutenzione all'offerta di lezioni e di laboratori gratuiti.

LEARNING BY DOING
Imparare è un'esperienza, tutto il resto è informazione (A. Einstein)
Imparare facendo: vi presentiamo i progetti attraverso i quali i nostri alunni imparano impegnandosi attivamente e in prima persona
BABY SINDACO
Riproduciamo i meccanismi e le procedure della democrazia elettiva all'interno dell'istituzione scolastica: abbiamo un Baby sindaco e degli assessori che ci rappresentano nelle manifestazioni e negli eventi pubblici.
CINEFORUM E LEGALITÀ
Affrontiamo le tematiche della legalità, della lotta alla mafia e alla discriminazione attraverso lo strumento del cineforum.
AMBIENTE E SALUTE
Educhiamo i ragazzi a una vita sostenibile e in salute attraverso diverse iniziative (Festa dell'albero, orto didattico, lezioni specialistiche, progetti in collaborazione con l'ASP...)
CONTINUITÀ E ORIENTAMENTO
Iniziative di accoglienza degli alunni in ingresso e di orientamento per gli alunni in uscita.
IMPARIAMO VIAGGIANDO
Per conoscere davvero qualcosa, infatti, è utile sapere certo, ma è indispensabile farne esperienza. Così il viaggio è un'occasione unica di immergersi nell'esperienza di una terra, di un popolo, di una storia, di un fenomeno. Proponiamo a tutte le età visite didattiche e in particolare il viaggio in Italia per le seconde e il viaggio all'estero (quest'anno a Barcellona) per le classi terze di scuola secondaria.

I NOSTRI FIORI ALL'OCCHIELLO
GIOCHI SPORTIVI STUDENTESCHI
In collaborazione con il CONI e le in convenzione con le Federazioni Nazionali proponiamo corsi di pallavolo, calcio, rugby e tiro con l'arco.
LETTORATO DI LINGUA INGLESE E FRANCESE
Fin dall'infanzia, diamo la possibilità ai nostri alunni di conseguire le certificazioni A1 e A2 (con il 100% degli esami superati)
LABORATORIO DI LATINO per gli alunni di terza classe di scuola secondaria.
CORO DE AMICIS
Con l'aiuto di un tenore esperto interno che guida il coro degli alunni.
LABORATORIO MUSICALE
Realizziamo diverse iniziative durante l'anno tra le quali il Musical di Natale. Inoltre proponiamo corsi pomeridiani di pianoforte e chitarra.
LABORATORI di educazione motoria, drammatizzazione e fumetti multimediali per l'Infanzia.
PON Con i Fondi Sociali Europei offriamo ai nostri alunni di primaria e secondaria laboratori di inglese, francese e spagnolo, teatro, educazione alimentare, sport, attività di recupero di italiano e matematica, oltre che corsi per docenti e genitori.


lunedì 18 novembre 2013

Genitori si diventa



Mi rendo conto di non avere più il tempo e la serenità mentale di prima per mantenere in vita questo blog con costanza, ma qui si combatte e la lotta in certi giorni è molto faticosa. Ciononostante non ho alcuna intenzione di mollare, solo avverto i miei lettori affezionati che avranno mie notizie più sporadicamente del passato.
Oggi sono qui per raccontarvi come procede la mia vita di Preside.
Succedono ogni giorno mille cose... alcune davvero belle e significative, altre significative ma non belle. 

Comincio dalle seconde per non lasciarvi con l'amaro in bocca. Mi è capitato, tra l'altro, di dover affrontare un caso di cyberbullismo vero e proprio, con tanto di diffamazione a mezzo informatico da parte di alcuni minori a danno di una compagna. L'episodio è stato scoperto grazia alla mamma della vittima che, in maniera coscienziosa, ha permesso alla figlia di iscriversi a Facebook con la condizione di darle la password. Ignari, invece, i genitori degli aggressori. Se i social network non permettono le iscrizioni dei minorenni, ci sarà un motivo! 

Genitori, non lasciate soli i figli nei meandri della rete! Ci può essere un modo non ossessivo di controllarli, senza impedire loro di vivere... sta a voi trovarlo! Non si nasce genitori, lo si diventa seguendo passo passo i figli e affrontando le diverse problematiche legate alle varie età. Non basta più preoccuparsi della maglia della salute e della dieta dei figli adolescenti, anzi forse è controproducente farlo, ma occorre preoccuparsi della loro crescita. Dal livello biologico occorre fare un salto al livello personale.

Sempre sullo stesso tema la notizia positiva dei genitori che si sono attivamente impegnati, donando il proprio tempo e il proprio lavoro, per migliorare l'ambiente scolastico, contribuendo con lavori di piccola manutenzione, tinteggiatura, cura del verde, riparazioni... Essi hanno dato la loro disponibilità e sono stati organizzati da una docente dell'istituto che assegna loro spazi, tempi  e materiali per gestire quei piccoli lavoretti che gli Enti Locali non riescono più a garantire. A ognuno di loro consegnerò un Attestato di stima e gratitudine:

Il Dirigente Scolastico, a nome della scuola
RINGRAZIA

IL GENITORE________________________________________________________

per aver messo a disposizione della scuola il proprio tempo e il proprio lavoro, contribuendo a migliorare l'ambiente scolastico.
Ci vuole un intero villaggio per educare un bambino”, dice un proverbio africano: per questo ancor di più a Lei va il ringraziamento della nostra scuola, per aver dato a suo figlio un esempio che non dimenticherà.

Che ne dite?

mercoledì 9 ottobre 2013

Questa non è un'esercitazione!



Già. Anche questa mi doveva capitare. Il terremoto. Quello vero. Piccolo ma vero.
Oggi all'incirca a metà mattinata a scuola abbiamo avvertito tre scosse di terremoto. Segue fase concitata di telefonate a vigili urbani, tra i plessi (quattro!), protezione civile.
Si deve evacuare.
Riscontro diversi problemi: una certa lentezza, un cancello rimasto chiuso da un catenaccio, il megafono senza batterie... Tutti problemi risolvibili di cui ci faremo carico.
Dopo, il delirio: genitori che accorrono perché avvertiti da altri genitori che c'era stato un terremoto, pile di moduli di richiesta di uscita anticipata, adulti che cercano di introdursi a forza per recuperare zaini (non per i libri, ma soprattutto per i cellulari!), frasi sentite per caso ("ma la preside si prende la responsabilità per i cellulari e per tutti i beni lasciati negli zaini?", " ma io perché non sono stato avvisato?"). L'apice: l'insegnante tra le nuvole che candidamente mi dice "ma preside, tanto in caso di terremoto gli alunni scapperanno tutti a caso". La volevo ammazzare.
Ho cercato di spiegare che le prove si svolgono proprio per instaurare abitudini e automatismi; che io non devo avvisare 900 famiglie del terremoto, mentre devo mettere in salvo gli alunni. E che bisogna mantenere la calma e valutare le priorità, tra le quali non c'è la salvaguardia del telefonino.
Da questo momento in poi sommergerò i genitori di informazione, formazione, comunicazione... non voglio dare per scontato nulla.

martedì 29 gennaio 2013

Perché si tende a imparare a memoria


Un apprendimento, spiega David Ausubel, può essere di tipi: significativo e meccanico.  Una cosa è imparare a memoria l'elenco del telefono, altra è capire come funziona la fotosintesi clorofilliana. Nelle classi è esperienza comune per gli insegnanti quella di rendersi conto che l'allievo ripete (appunto!) l'argomento tutto sommato bene e speditamente, ma in modo meccanico. Hai quella tipica sensazione di volere interrompere l'esposizione, ma a volte eviti di farlo per non incrinarne la fragile impalcatura. Anche un materiale significativo, quindi, può essere oggetto di memorizzazione arbitraria e quindi diventare meccanico. 
Quando e perché accade questo?

lunedì 21 gennaio 2013

Montaigne e l'insegnante conferenziere

«Sin da principio l'insegnante si deve preoccupare di sviluppare le tendenze del ragazzo, lasciandolo provare da sé, talvolta indicandogli la via, tal altra lasciandogliela scoprire. In ogni caso non dovrebbe mai imporgli nulla appoggiandosi alla sua autorità. Quando si riscontrano sui fatti diversità di opinioni, lo lasci decidere da solo: se non è capace, rimanga pure nel dubbio. Ma l'essenziale è che quanto egli giunge a sapere sia veramente elaborazione della sua mente». (Montaigne)


Sapete della mia allergia all'insegnante conferenziere, per la verità più diffuso alla secondaria superiore visto che alle medie tale pratica viene molto limitata dalle reali capacità di ascolto dei ragazzi, che a un certo punto vagheranno per mondi lontanissimi quando non si dedicassero proprio a tutt'altro.
Parlare è la soluzione più facile, ho letto ormai tredici anni orsono quando mi preparavo per il concorso a cattedra; più difficile è insegnare parlando il meno possibile. Anche perché gli stili di insegnamento più "master e commander", quelli basati sui comandi e sulla presenza costante dell'azione del docente, al massimo mettono in moto la memorizzazione

venerdì 11 gennaio 2013

Riflessioni pedagogiche per i venerdì del libro

"Ho commesso un grave errore e se non sono stato capito dal mio allievo la colpa è mia. Dalla figura di un oggetto alla sua rappresentazione alfabetica la distanza è enorme e per Victor la difficoltà è insormontabile al punto in cui si trova della sua istruzione. Devo dunque cercare un metodo più affine alle facoltà ancora intorpidite del nostro selvaggio, un metodo in cui ogni difficoltà vinta lo porrà all'altezza della difficoltà da vincere". 

Sorprendente questa frase, vero?

lunedì 31 dicembre 2012

Il bello dell'inverno

Prendo spunto dall'idea di Michelle, mamma homeschooler e autrice del blog Raising Cajuns, ospitato su The Homeschool Classroom. Michelle dà alcuni suggerimenti per vivere appieno il periodo invernale, cogliendone i ritmi, gli spunti e le gioie peculiari. Suggerimenti che vanno benissimo per chi fa homeschooling, per chi vuole impegnarsi in prima persona nell'istruzione dei figli senza delegarla del tutto alla scuola (pratica che io chiamo "homeschooling part time")  e anche per chi ama caratterizzare la vita in famiglia lasciandosi guidare dalle stagioni.

Leggere, leggere, leggere. Read, Read, Read.

L'inverno è la stagione ideale per accomodarsi in poltrona e ascoltare qualcuno che legga ad alta voce, per ascoltare audio-books o per leggere in solitudine.

Celebrare il buio e la tranquillità. Honor the Dark and the Quiet.

Parlare del perché i giorni sono più corti. Accendere un camino o delle candele. Costruire lanterne. Dedicare una sera ogni tanto a godere del silenzio e del buio evitando di accendere l'illuminazione elettrica e dispositivi elettronici o la TV.

Lavorare su progetti. Work on projects.

In dicembre spesso si fanno molti lavoretti per creare delle decorazioni o dei regali handmade, ma quest'attività può essere costante nel periodo invernale che invoglia a stare in casa.

Fare arte. Create more Art.

Quale migliore occasione dei pomeriggi invernali per creare e per realizzare lavori artistici? Anche una fotografia dell'ambiente invernale può essere arte.

Osservare e studiare la natura. Study Nature.

Molti riservano alla bella stagione lo studio della natura, ma anche l'inverno può essere interessante, per esempio per osservare gli uccelli o le specie sempreverdi.

Riposarsi e ricaricarsi. Rest and Recharge. 

Andare a letto presto. Riflettere sulle cose belle della nostra vita, quelle per cui essere grati. Fare meno cose e prepararsi a sfruttare tutte le energie per la primavera.

Che ne pensate? Qual è per voi il bello dell'inverno?

Un augurio particolare per questo 2012 che finisce... prepariamoci a un nuovo anno, e che ci porti gioie e esperienze significative, occasioni per imparare e da condividere!




lunedì 3 dicembre 2012

Educare con il cinema: Rosso come il cielo

Film del 2005 di Cristiano Bortone, narra la storia di Mirco, ragazzino di 10 anni, divenuto cieco in seguito a un indicente domestico. Era il 1971 e la legge prevedeva che i non vedenti frequentassero non le normali aule scolastiche ma gli istituti specializzati, in genere collegi in convitto. La vita all'Istituto è regolamentata da norme rigide e da una didattica repressiva. Mirco, che per caso trova un registratore a bobine, possiede il particolare dono di rendere idee e sogni attraverso i suoni, così con l'aiuto di don Guido, il maestro, e dell'amica Francesca, riesce a creare un'intera storia con suoni e rumori registrati. È l'inizio del cambiamento: don Guido prende la situazione in mano e costringe il burbero direttore a rispettare realmente la diversità degli allievi, a non privarli della fantasia e dei doni che ognuno di loro ha dentro.
Storie come queste hanno portato anche a un rinnovamento legislativo e alla soppressione degli Istituti per ciechi. Dal 1976, infatti, i non vedenti potranno frequentare le scuole comuni, secondo il principio dell'integrazione.
Mirco da grande diventerà uno dei più noti montatori del suono in Italia: si tratta di Mirco Mencacci. "I ricordi che ho dei colori - ha detto Mirco - non sono immagini – confida – ma piuttosto li associo alla materia: il bianco, per esempio, per me è liscio. E per comprendere una persona mi basta ascoltare con attenzione la sua voce che, a differenza dell'immagine, non tradisce: per me la voce è lo specchio dell'anima".
Una storia di speranza: l'educazione può essere la tomba dell'io o l'alveo in cui si incanala l'energia umana di ognuno. La repressione e l'eccessiva regolamentazione sono sintomo di paura. Il vero educatore, invece, ha fiducia nella libertà dell'altro e fa di tutto per sostenerla: don Guido stesso dona a Mirco un registratore dopo che il primo gli era stato sottratto dal direttore e in questo modo gli permette di coltivare il suo sogno e la sua futura professione.

lunedì 5 novembre 2012

La vera riforma della scuola in Finlandia

La scuola che vorrei, di forte ispirazione montessoriana, assomiglia molto alla scuola finlandese, per cui ho letto con molto interesse la segnalazione di Rossella Grenci sul progetto di innovazione che la Finlandia sta attuando. Vale la pena anche di leggere per intero l'articolo segnalato. Si tratta di un progetto basato su quattro assi:





-InnoEdu, sull’analisi degli aspetti educativi e didattici, dell’uso delle nuove tecnologie e della loro integrazione nella didattica. La tecnologia è utilizzata in classe per creare, per giocare e per collaborare anche a distanza. Si insegna con diverse modalità: attraverso la narrazione, attraverso la gestione di lavori di gruppo, attraverso il movimento e l'incorporazione dei contenuti. Il sito di Marjaana Kangas, in inglese è ottimo per approfondire.


-InnoArch, sull'innovazione  e sullo studio degli ambienti di apprendimento;

-InnoPlay, sui processi di educazione e apprendimento attraverso il gioco, anche in chiave tecnologica

-InnoServe, per approfondire le tematiche legate ai servizi di sostegno all'istruzione
Il concetto di base è che l'apprendimento non può essere confinato all'aula né tantomeno all'edificio scolastico. Il suo spazio naturale è il distretto: si parla di neighborouhoods learning. 
Gli ambienti propizi all'apprendimento sono dunque suddivisi in indooroutdoor. Vi sono doversi fattori che sono emersi come facilitatori dell'apprendimento: angoli con sedute morbide, presenza di elementi naturali come piante, pareti trasparenti,  veri e propri inspiring spaces, ma anche ambienti specifici per l'apprendimento (learning spaces), spazi per lavoro di gruppo o individuale assemblabili in diverse modalità (clusters) e spazi comuni (common spaces) e spazi di incontro. 
Interessantissime le tipologie di spazio outdoor: 
-la "piazza", in italiano nel progetto, proprio per rimarcare l'ascendenza dalla didattica di Reggio, spazio di aggregazione e di scambio
-il roof garden, il giardino pensile
-la stoà, il porticato che dà su un chiostro interno a cielo aperto
-la series of atrium, con corti aperte su un lato
-il modello hearth, bridges and clusters, con un corpo centrale collegato da ponti con ambienti semi-indipendenti e specifici per i diversi usi scolastici

Trovo che una riforma che parta dall'ambiente ma che sia guidata da un'idea forte del processo di insegnamento-apprendimento sia molto rivoluzionaria. A volte ho sentito ripetere che il vero cambiamento non viene dalle strutture politiche, ma dalla persona e la storia oltre che l'esperienza lo conferma. Il vero cambiamento nasce dalla coscienza dall'io di ognuno che si mette in moto. Ma non sono altrettanto d'accordo con chi pensa che gli spazi, le strutture fisiche, gli ambienti siano da trascurare a beneficio di un cambiamento interiore: no, lo spazio che ci circonda è il prolungamento del nostro corpo e l'espressione più visibile della nostra interiorità. Pensiamo all'attenzione che mettiamo nella cura dei nostri ambienti domestici, alla gioia di entrare in uno spazio plasmato dal genio artistico, all'immagine architettonica delle nostre città. 
Lo spazio è estremamente significativo, in bene e in male e influisce sulla nostra vita in bene e in male. Esprime una concezione della vita e la influenza. Per questo credo che questo approccio della riforma finlandese sia innovativo e prezioso.


giovedì 18 ottobre 2012

Impariamo viaggiando: la didattica del viaggio



La conoscenza è come un viaggio: ci si addentra in una terra dapprima ignota e attraverso la frequentazione e l'esperienza diretta si prende via via confidenza con la novità fino a che essa diventa parte di noi stessi. Per conoscere davvero qualcosa, infatti, è utile sapere certo, ma è indispensabile farne esperienza. Così il viaggio è un'occasione unica di immergersi nell'esperienza di una terra, di un popolo, di una storia, di un fenomeno.

Posso dire di conoscere l'eco non solo se so la teoria del fenomeno acustico ma se ne ho fatto esperienza diretta. La spiegazione fa parte del fenomeno stesso, che non verrebbe colto se non fossimo guidati anche a una comprensione più profonda, ma non può essere sganciata da esso se stiamo perseguendo un vero apprendimento. Vale anche per un bambino di tre anni, come ci ha raccontato Cartacanta nel suo post Che cos'è l'eco.


Un ambiente naturale, osservato con attenzione e dedizione, può essere il luogo privilegiato per imparare: lo stagno descrittoci da Monica di Viaggi e Baci (la foto della libellula è tratta da lì), diventa il teatro di una lezione all'aperto sulla metamorfosi dal girino alla rana e sulle abitudini di vita degli anfibi. Anche qui la spiegazione in corso d'opera e l'approfondimento una volta tornati a casa fanno parte della lezione: suscitate dal contatto diretto con una realtà affascinante, valorizzano e fissano l'esperienza nella memoria.

Pure la visita di una città diventa occasione di apprendimento: a cominciare da quella in cui si abita, come ci suggerisce Alessandra Granata in giro per Milano, dove puoi trovare un bosco, un cielo stellato nel planetario e un giardino pensile. 

Anche un giorno di maltempo: Alessandra ci conduce anche fuori città, in montagna, e ci insegna che l'occasione di una grigliata "bagnata" può trasformarsi in una lezione hands on sul ciclo dell'acqua.

E perfino un aeroporto, uno di quei luoghi non luoghi così tipici della società contemporanea. Ce lo racconta Tiziana de Il sogno nel bagaglio, ma anche qui ritorna con noi Alessandra: la visita a Volandia, il museo del volo di Malpensa, è stata l'occasione di un incontro tra amiche di blog. Perché in classe, come in viaggio non è indifferente la compagnia con cui si fa il percorso. Lo chiamano effetto classe ed è dimostrato: se si è inseriti in un gruppo di lavoro positivo, l'apprendimento viene facilitato.

A questo punto possiamo essere certi che in ogni meta si può trovare un teachable moment, un'occasione estemporanea per apprendere. E si può partire da qualunque spunto per compiere questo viaggio.

- da Venezia alla ricerca dei mezzi di trasporto anfibi, di famosi monumenti e di scorci segreti colti con uno sguardo attento (UnaMammaPerDue, da cui abbiamo tratto la foto)
-da Ferrara con MammaDiFretta dentro i palazzi storici danneggiati dal sisma
-da Trieste con Cristina attraverso la sua storia a strati dal teatro romano alla piazza Unità nata proprio dall'interramento dell'antico porto
-dall'Elba nei luoghi di Napoleone in compagnia di Marika, animata da una rinnovata voglia di scoperta
-con A scuola con Matilde da un castello della provincia parmense (Bardi) alla volta di un Medioevo vivo e interessante

Il viaggio si configura come una full immersion in una cultura. Da Termoli ce lo spiega bene Nadia di Nell'educazione un tesoro, con una personale riflessione: "il viaggio, la gita, a volte una semplice visita presso un museo, fanno scoprire la geografia dei luoghi, consentono di cogliere tracce del passato storico attraverso l'arte e l'architettura, la cucina tipica di una località ci racconta le tradizioni, i prodotti locali, la musica e la letteratura ci parlano delle dominazioni e delle culture con cui gli indigeni sono entrati in contatto, guardandoci intorno possiamo comprendere qual è il settore economico di rilievo. Viaggiare consente di mettere in relazione i diversi campi del sapere in modo attivo, intenzionale, non per dovere, ma per curiosità". 
E Postille blu, che racconta del soggiorno in Irlanda cita Dante per sottolineare questa valenza del viaggio: "Sol da sensato apprende / ciò che fa poscia d'intelletto degno": solo tramite i sensi si apprende, si afferra, si coglie ciò che poi diventa oggetto degno dell'intelletto. In quel poi (poscia) c'è una lezione di metodo: il corpo, i sensi sono il primo contatto con la realtà, non la teoria!

Questo vale per le discipline scientifiche (come abbiamo visto per lo stagno), ma anche per la storia. Un viaggio, anzi, può essere vissuto come una passeggiata nella storia: seguiamo Grazia di To write down nell'antica villa romana di Piazza Armerina e Giorgia di Priorità e Passioni nella terra dei Vichinghi (foto qui accanto)

Per apprendere le cose le devi fare tue, così dicono gli insegnanti, e le fai tue se le vivi. Vale anche per l'architettura: molte sono le città in cui una piacevole camminata si può trasformare in un viaggio nel tempo. Un tempo reso visivamente tangibile nelle trasformazioni architettoniche delle diverse epoche: ho cercato anche io di darne una dimostrazione praghese. Simona, specialista della materia, ha  reso l'architettura viva e interessante per i figli all'ombra della Tour Eiffel e  Daniela Scuola in soffitta ci riferisce di una passeggiata artistica in Trentino attraverso allestimenti esterni di notevole bellezza.

Voglio concludere con un semplice grazie a chi ha partecipato, in particolare a chi ha condiviso con me l'iniziativa (The Family Company vi accoglie oggi con un post gemello) e dando l'appuntamento alla guida in pdf delle nostre esperienze, mi auguro che l'anno prossimo possiamo ancora... imparare viaggiando!

venerdì 29 giugno 2012

Libri "estivi" per ragazzi

Cari amici del venerdì del libro, cari lettori, dovete sapere che in genere non assegno compiti per le vacanze, come ho spiegato. In genere per l'estate consiglio dei libri da leggere. Quest'anno per la mia prima media ho anche deciso unilateralmente le seguenti regole:


Regola n. 1: scegliere un libro (ma se se ne legge più di uno, non è un delitto!) e leggerlo
Regola n. 2: vietato fare riassunti, recensioni e esercizi
Regola n. 3: cercare il libro in biblioteca o comprare un'edizione economica. Se non lo trovate in libreria, richiedetelo.

Si tratta di libri buoni da leggere anche da adulti, da regalare ai ragazzini di quinta o di prima media, alcuni anche di seconda... che conosciamo o da far trovare, come dimenticati là, su qualche mobile a casa per invogliare i figli a leggere. Preciso che nella scelta sono stata guidata anche da un criterio di prezzo e di reperibilità (il che per esempio mi ha fatto escludere La promessa, edito da Itaca, casa editrice seria ma dalla pessima distribuzione)

AVVENTURA
Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato, Salani
Roald Dahl, Il dito magico, Salani
Daniel Pennac, Kamo. L'idea del secolo, Einaudi ragazzi
Cornelia Funke, Il re dei ladri, Oscar Mondadori

FORMAZIONE
Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe
Roberto Denti, Il ragazzo è impegnato a crescere, Topi Pittori
Susanna Tamaro, Tobia e l'angelo, Giunti Junior

GIALLO
Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville
Christine Nostlinger, Occhio al professore, Giunti Junior

MISTERO
Edgar Allan Poe, Il gatto nero e altri racconti, Einaudi ragazzi

UMORISMO
Christine Nostlinger, Il bambino sottovuoto, Salani
Roald Dahl, Matilde, Salani

MATEMATICA DIVERTENTE
Hans Enzersberger, Il mago dei numeri, Einaudi
Anna Cerasoli, Sono il numero 1. Come mi sono divertito a diventare bravo in matematica!, Feltrinelli
Anna Cerasoli, Io conto, Feltrinelli
Anna Cerasoli, La sorpresa dei numeri, Sperling&Kupfer
Anna Cerasoli, Mr. Quadrato. A spasso nel meraviglioso mondo della geometria, Sperling&Kupfer
Anna Cerasoli, I magnifici dieci. L'avventura di un bambino nella matematica, Sperling&Kupfer

STORIA
Enzo Carabba, Attila. L'incontro dei mondi, Feltrinelli
Teresa Buongiorno, Giovanna D'Arco. La ragazza dal vestito rosso, Salani
Teresa Buongiorno, Il ragazzo che fu Carlo Magno, Salani
Daniela Morelli, Il segreto delle caravelle, Mondadori

venerdì 8 giugno 2012

Basta compiti! per i venerdì del libro

Dopo il mio primo post sui compiti per casa, ritorno sull'argomento (e ci tornerò ancora) sulla scorta di una lettura che ho trovato molto interessante e che per questo desidero condividere qui con voi, care amiche del venerdì del libro:


Si tratta di un libro scritto da Maurizio Parodi, giovane dirigente scolastico che,  sostanzialmente, senza voler demonizzare i compiti a casa, vuole indurre gli insegnanti alla riflessione: i compiti servono? In che misura? A cosa?

L'autore intende scardinare l'inerzia di certe pratiche didattiche autoreferenziali e autorinforzanti - aggiungo io - che a ben vedere non sono state valutate e consapevolmente assunte ma accettate pedissequamente, spesso in quanto non si vedono alternative. Come dire che continuo a prendere un medicinale tossico perché non ho alternativa. 

Hanno provato gli insegnanti a vedere cosa cambia se non si assegna, se si assegnano cose diverse, se si assegna meno, se si tiene conto dei colleghi che nella stessa giornata assegnano? Hanno fatto una ricerca empirica ma pur sempre valida su questo?

Io ho provato e ho concluso che: 
-assegnando meno si ottiene una percentuale maggiore di persone che svolgono i compiti
-non assegnando e facendo riprendere in classe l'argomento (per esempio ponendo subito dopo la spiegazione delle domande da iniziare in classe ed eventualmente completare a casa) non si ha un tracollo dell'apprendimento, anzi il risultato è lo stesso per chi è abituato a studiare  e migliore per chi non lo è.
-assegnando compiti sensati ognuno si esprime ed è contento, pochissime le defezioni. Dopo una domanda, posta dagli stessi allievi, sulla struttura di Castel del Monte, ho chiesto di cercare notizie e curiosità su questo monumento e su Federico II. Qualche giorno dopo la mamma di un alunno mi ha riferito le parole del figlio: "mamma, non pensavo che la scuola fosse così utile!".

Nella prassi quotidiana invece a scuola si insegna e a casa si dovrebbe imparare. Come se insegnare fosse garanzia che l'alunno apprenda. E invece non c'è alcun automatismo tra le due azioni. 

Il docente, constatata la difficoltà dell'uditorio ad apprendere quanto lui ha confezionato così bene (nel migliore dei casi), se la prende con l'alunno che ha la difficoltà, lo punisce con un voto e lo redarguisce con generici e sterili esortazioni-predicozzi. La frase di don Milani ("Hanno più difficoltà: per questo vanno aiutati di più") che ogni insegnante dovrebbe marchiarsi a fuoco in testa è lettera morta in una scuola che è inclusiva solo a parole.

(continua)

UPDATE: dopo aver segnalato questa recensione all'autore del libro ne ho ricevuto una risposta che vorrei condividere con voi: 
I compiti per le vacanze sono un assurdo logico ancor prima che pedagogico: perché funestare il tempo destinato al riposo, alla “ricreazione” (diritto inalienabile) e affliggere ragazzi già duramente provati dal lavoro quotidiano? Le vacanze sono degli studenti, non solo dei docenti, e sono tali proprio perché liberano dagli affanni feriali. Ribellarsi a tali imposizioni, didatticamente insensate, è ragionevole, è giusto, è un diritto sacrosanto, oltreché una elementare norma di buon senso … e igiene mentale.

lunedì 21 maggio 2012

I bambini maestri

Derrynane Bay, Ireland: Laura corre felice


Prendo spunto da un post del blog Baby talk che ci parla del bambino come maestro, che se ascoltato e osservato ci insegna, indicandoci la strada per arrivare a lui.
Oggi si sprecano le lamentele sulle nuove generazioni: tra mamme, insegnanti, esperti di settore e operatori del settore educativo è tutto un chiacchiericcio su quanto questi giovani siano svaniti, labili, irresponsabili...
Sì, è vero: i giovani sono tra le nuvole... lo so anche io, che da anni cerco di insegnare loro l'uso del diario, la buona abitudine di preparare per tempo il materiale di lavoro da portare in classe... e che mi arrabbio anche, quando ancora a maggio portano il quadernone sbagliato.
Ma sono anche immediati. Non ci sono mediazioni tra te e loro: ci sei tu e ci sono loro, ti si rivolgono di tu per sancire in fondo questa immediatezza.
E sono anche trasparenti. Il loro sorriso è un sorriso, il loro dispiacere è un dispiacere, il loro pianto è un pianto.
E fiduciosi. C'è in questa generazione una fiducia, un'apertura inspiegabile se si guardano le circostanze esterne. E invece hanno un'inconsapevole energia di cambiamento, di adattamento alle innovazioni che utilizzano senza faticare, come se il computer e lo smartphone fossero un prolungamento del loro corpo.
So che quest'energia va incoraggiata. Mi pento amaramente quando mi accorgo di non saperlo fare o, peggio, di ostacolarla. 
Spero che il mio lavoro di mamma e insegnante (mia figlia e i miei alunni hanno la stessa età) sia utile per innescare quell'energia con la scintilla del mio insegnamento, perché il loro essere è tutto un calderone dell'umano, in cui il mondo del domani c'è già tutto.
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