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lunedì 24 marzo 2014

Bologna: uno splendido week end (2)


Bologna è bella. Non è Venezia, non è Roma, non è Milano. Non c'è il mare e non c'è la montagna. Ma come una donna dalla bellezza discreta, non ha bisogno di monumenti maestosi e apparenze chiassose per farsi notare. Si concede a chi decide di dedicarle attenzione e stupisce per l'atmosfera gioiosa e aperta.
È estremamente piacevole passeggiare sotto i portici e scoprire le sue bellezze nascoste. Con l'itinerario del mio week end vi invito a provare!
A proposito di portici: il modello portico-portone-androne-corte interna rappresenta un aspetto tipico delle case bolognesi, che sono al tempo stesso in comunicazione con lo spazio urbano e protette dalla vista esterna.

Primo giorno: arrivo nel pomeriggio, passeggiata per via Santo Stefano dov'è ubicato il B&B (Santo Stefano, consigliato!), una delle radiali orientali che divergono dallo spazio delle mura cittadine. Cena a La Traviata, ristorante tipico.

Secondo giorno: visita della mostra, poi giro al mercato storico La piazzola in piazza VIII Agosto (giorno in cui i Bolognesi cacarono gli Austriaci). Pranzo da Bolpetta. Breve riposino in B&B. Si riparte per piazza Maggiore-piazza del Nettuno con visita del Palazzo Accursio e di Salaborsa, poi via delle Clavature per il complesso di S. Maria della Vita, in cui ammiriamo il dolore pietrificato del Compianto del Cristo morto:



Ci dirigiamo poi verso il Complesso Santo Stefano, le sette chiese dedicate alla Passione di Cristo e costruite nei secoli sul sito dell'antico iseo, il tempio di Iside. Un posto in cui è respirabile la storia e percepibile la stratificazione del tempo. Cena da Buca Manzoni, trattoria tipica. Visita del bellissimo Museo della storia di Bologna, interattivo e divertente.

Terzo giorno: giro per la Bologna delle acque, per la zona universitaria e per il ghetto ebraico, tutte comprese nel quadrante nordorientale rispetto a piazza Maggiore. Visita guidata dell'Accademia delle scienze (davvero belli i modelli di cera del corpo umano utilizzati dagli studenti, i plastici delle città fortificate, le ricostruzioni in miniatura delle navi da guerra…) e del ciclo degli affreschi di Santa Cecilia. Pranzo da Colazione da Bianca (non eccezionale, a parte l'ambientazione). Pausa in B&B. Ripartiamo per piazza Maggiore: visitiamo San Petronio, poi entriamo alla Libreria dei ragazzi. Il tempo di osservare i libri, di perderci nelle loro pagine e di acquistare qualche regalo, ci dirigiamo al Museo civico archeologico in cui scopriamo la vita quotidiana dei popoli antichi. Interessante e ricca sezione egizia, ma anche villanoviana, etrusca e romana (le infradito egizie sono stupende!):




Al termine della visita ci addentriamo nella "movida" dell'aperitivo bolognese in via delle Pescherie vecchie, un calice di Ribolla gialla e un piattino al buffet. Nell'attesa della cena passiamo del tempo da Eataly leggendo libri su una delle poltroncine della libreria Coop. Poi ci dirigiamo da Vagh in uffezi, vera e propria osteria. Non contenti di gustare la città, facciamo un'ultima passeggiata "notturna", anche per smaltire l'ottimo cibo:




Quarto giorno: prendiamo da via Santo Stefano in direzione opposta al centro per visitare Casa Carducci, il Museo del Risorgimento e i Giardini Margherita. Poi percorriamo la via Castiglione e pranziamo da Bolpetta prima di prendere gli autobus necessari per raggiungere l'aeroporto.

Arrivederci Bologna!

lunedì 29 ottobre 2012

Le pietre dei miei viaggi

La ricerca del passato è una delle costanti dei miei viaggi: conservo dentro di me la netta impressione che ho ricevuto entrando tra le rovine di un'abbazia irlandese, poggiando il palmo su una colonna greca o alzando lo sguardo su una volta di una catacomba protocristiana. 
Aver respirato il passato è una ricchezza che nessuno potrà mai togliermi e che non si può percepire sfogliando un libro o cercando immagini su google. 
Immaginare le vite che sono passate accanto a quella colonna, dentro quelle mura possenti è come spazzare via millenni di distanza e poter entrare in contatto con eventi ormai perduti. 
Questa sensazione, come di un repentino viaggio nel tempo, è stata particolarmente forte per me in Francia del sud, all'ombra del Pont du Gard:


Pochi centimetri di dislivello sono bastati ai Romani per trasportare acqua per chilometri e chilometri. Le pietre ordinate e incastonate a formare splendidi archi incorniciano il cielo: l'esperienza è completata dal bagno ristoratore nelle acque del fiume Gard.
In Irlanda ho incontrato pietre meno maestose, ma non per questo meno emozionanti,  quelle del Gallarus Oratory:


Una primitiva cappella a forma di barca capovolta, con la porta e una finestra rivolta a oriente: si tratta di un antichissimo oratorio databile tra il VI e il IX secolo ed è la più antica chiesa cristiana d'Irlanda.

E come simbolo della ricchezza e della decadenza del nostro paese scelgo Pompei:


Con le sorprendenti strade lastricate, simbolo dell'attività civilizzatrice e delle capacità architettoniche dei Romani; con gli affreschi e le decorazioni di incredibile modernità. 
Un pezzo tra i più preziosi del tesoro artistico che l'Italia possiede.
Ma non c'è povertà maggiore di quella di un paese che non solo non cura ma neanche rispetta le pietre che una storia gloriosa ha voluto regalargli con tanta generosità e profusione. L'Italia non le valorizza come fondamenta di una civiltà e di una cultura, relegandole all'interesse di pochi appassionati e di turisti frettolosi. Mentre è nella Valle dei Templi che tutti i nostri studenti dovrebbero imparare la storia greca, è a Pompei e tra gli scavi di Roma antica che dovrebbero assaporare i primi rudimenti di latino ed è a Palermo che dovrebbero incontrare il mondo arabo. Il cristianesimo potrebbe essere  di nuovo percepito nella sua carica rivoluzionaria entrando nell'arena del Colosseo o nel buio delle catacombe.
E invece lo sperpero continua.

Con questo post partecipo all'iniziativa Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e Baci.

lunedì 1 ottobre 2012

Il sapore dei miei viaggi

Partecipo con particolare gioia alla versione culinaria de Il senso dei miei viaggi di Monica.

Il perché è presto detto: sono solita fotografare i piatti e i ristoranti, le colazioni e i caffè che gusto in viaggio, per ricordare al ritorno non solo i monumenti e i panorami rintracciabili da chiunque  anche con una sommaria ricerca su google, ma per immortalare i miei momenti, le mie impressioni, le mie ambientazioni. Con la luce di una mattina o la foschia di una serata, con il calore di un'atmosfera e la sensazione cromatica di una pietanza, che posso aver colto solo io che ero là in quel momento. Per cui ho uno scrigno di mille di queste impressioni in cui è stato difficile scegliere. 
Te lo aspettavi, Monica?

Ho optato per i sapori dell'ultimo viaggio, a Praga:

Situato nella zona meridionale di Mala Strana, la trattoria tradizionale U Sveiku richiama il personaggio del buon vecchio soldato e serve piatti abbondanti e per niente costosi. Qui siamo tornati due volte per gustare la tipica zuppa all'aglio e i piatti di carne.

Ho scelto poi un luogo tutto italiano e vicino all'autostrada, molto comodo per chi va su e giù per l'Italia:

Un ristorante governato e impreziosito da Toni, cuoco sopraffino che, con gli ingredienti freschi della sua cucina di mare e terra, è capace di renderti piacevole il percorso autostradale che dal sud della nostra penisola conduce oltre la famigerata Salerno-Reggio Calabria.

E poi, come spesso mi capita, sono tornata a una terra che cito spesso e che mi è rimasta nel cuore, l'Islanda: 

Il Perlan è situato in un edificio a torri che sovrasta la capitale islandese: qui la funzione di contenere le risorse idriche naturalmente calde negli immensi serbatoi torreggianti è stata resa anche bella da ammirare: la luce delle vetrate e la riproduzione stilizzata del geyser rendono indimenticabile l'esperienza del mangiare qui. Il cibo da prendere al buffet è accompagnato dalle tipiche pagnotte islandesi e dall'immancabile burro leggermente salato. Ci si può servire anche più di una volta senza alcun sovrapprezzo. Un modo diverso di vivere, non solo di mangiare quindi.

Ringrazio come sempre Monica che mi dà l'occasione di rievocare i viaggi fatti sotto diverse angolazioni e ricordo a tutti che c'è tempo per partecipare fino al 5 ottobre.

lunedì 3 settembre 2012

Scenografie di viaggio

Con l'iniziativa Scenografie di viaggio Simona Elle ci chiedeva di catturare degli angoli di interni visti nel nostro ultimo viaggio, in particolare: complementi di arredo, interni di abitazioni e table settings. Devo dire che oltre alle classiche foto panoramiche o d'ordinanza (il monumento-cartolina, per intenderci) mi piace sempre cogliere dei dettagli, anche secondari o nascosti, per conservare un'immagine o per farmene ispirare al mio ritorno.


Ebbene, eccovi qui le mie scenografie dal mio viaggio a Praga, di cui vi ho offerto un primo assaggio e altri particolari:

-all'andata abbiamo fatto sosta al B&B Il Chiostro di Bevagna; di mattina mi sono alzata prima per ammirarne la struttura ricavata da un antico convento domenicano e tra l'altro ho trovato questo:


Un semplice barattolo panciuto ricolmo di ceramiche sbeccate, schegge di pietra e marmoo di vecchie mattonelle. Mi piace raccogliere ricordi dei luoghi che visito, in genere conchiglie e sassi colorati e questo bel recipiente porta con sé anche la patina di un tempo passato.

- al ritorno ci siamo fermati in Toscana all'Antica Sosta di San Quirico, in una splendida Val d'Orcia sospesa nel tempo. Ed ecco l'angolo che ha catturato la mia attenzione:



Candele bianche, fiori in segno di preghiera rivolta alla Madonna, ma soprattutto un antico breviario aperto, come lasciato in attesa di qualcuno che lo usi, in una nicchia scavata nel muro di una scala, un luogo di passaggio in cui si è "costretti" ad un pensiero meno precario.

Vi ricordo che c'è tempo fino all'11 settembre per partecipare a Scenografie di viaggio e che invece Impariamo viaggiando si concluderà il 18 settembre.


mercoledì 30 maggio 2012

Taste of Palermo

Ci siamo regalati un breve week end in una città a noi vicina eppure "lontana", Palermo. La capitale della Sicilia, della Sicilia araba e del regno di Federico II, la sede dei viceré e dei Borboni. Una città che i catanesi sentono come la faccia opulenta, nobile, decadente della Sicilia. Arretrata su un passato glorioso e imponente, che pesa ancora sul presente. Ma nella sua sventurata gestione degli ultimi decenni, comunque bella.

Si è trattato di un assaggio in cui però abbiamo potuto godere dei diversi gusti, dei vari aspetti della città.

Abbiamo apprezzato il suo passato arabo-normanno: eccovi infatti la Chiesa di San Cataldo, oggi appartenente ai Cavalieri del Santo Sepolcro e i pupi del Museo Internazionale delle marionette Antonio Pasqualino...




Abbiamo respirato l'aria di mare e gustato un buon gelato guardando le onde da vicino, dal Foro Italico per la precisione:






E poi... il delirio barocco della Chiesa del Complesso di Casa Professa:





E il colore dei palazzi, un'ocra chiaro caldo e dorato, basta alzare lo sguardo per ammirare le facciate restaurate e quelle deturpate da anni di decadenza eppure ancora belle. 

E infine l'oro, oro a profusione della Cappella Palatina a Palazzo dei Normanni, uno scrigno preziosissimo e rifulgente. La fila per entrare era molto lunga, ma non appena si entra attraverso una tenda di velluto rosso e gli occhi si abituano alla penombra dell'interno, tutto luccica di oro:



Vi ho fatto venire il desiderio di venire in Sicilia?


mercoledì 4 aprile 2012

Outdoor learning: Toscana

Lo scorso fine settimana siamo andati in gita scolastica con 66 ragazzi dalla I alla III media. Destinazione Toscana. L'itinerario ci ha portati da Siena...


... a Firenze (dove non ho resistito a immortalare il mitico David dalla sua prospettiva migliore)...


... e Pisa


... ma anche Lucca e Arezzo.
Un'occasione per i miei alunni di fare un viaggio nel Medioevo. Avevamo studiato e riprodotto le miniature e gli stemmi: la vista dal vivo li ha emozionati. Così come passeggiare tra le vie e i monumenti, un'impagabile occasione di apprendimento per esperienza!


lunedì 11 aprile 2011

Venice journal - Diario del viaggio a Venezia



Come avevo preannunciato abbiamo passato un bellissimo week end a Venezia.
Siamo partiti giovedì pomeriggio e il primo assaggio è stata la visione dei riflessi di luce sull'acqua del Canal Grande.
Venerdì ci siamo diretti a Piazza san Marco dove abbiamo visitato la basilica la cui facciata era parzialmente in restauro.
Sedersi e contemplare il Palazzo Ducale merletto di pietra, imponente e leggero al tempo stesso, spaziare con lo sguardo fino alla Giudecca e alzare gli occhi a carpire l'immagine del campanile: la patina del tempo e l'aria di ricchezza e ingegnosità di questa città non sono paragonabili a nessun altro luogo al mondo.



Poi ci siamo diretti alla Scala Contarini del Bovolo:



Di pomeriggio ci siamo spostati a S. Maria della Salute e, oltrepassata la Punta della Dogana , alle Zattere di Dorsoduro per un ottimo gelato da Nico. Cena alla taverna San Trovaso, in sestiere Castello.



Sabato è stata la volta delle isole: Murano e soprattutto Burano con le sue coloratissime case. Di pomeriggio ci siamo spostati verso Campo Zanipolo, zona autentica e bellissima, e abbiamo mangiato all'Osteria da Alberto.



Domenica: visita al Ghetto ebraico e, dopo la messa nella bellissima chiesa barocca degli Scalzi, esplorazione di san Polo e Santa Croce con la visita dell'inestimabile Scuola Grande di San Rocco e S. Maria Gloriosa dei Frari. Cena al Muro per una pizza sottile e gustosa.
Lunedì, ultimo giorno, abbiamo visitato La Fenice di cui abbiamo conosciuto la storia travagliata e splendida. Di pomeriggio, sotto una pioggerellina fitta e insistente, ci siamo rifugiati Dai zemei per un giro di cicheti e ombre (un Pinot grigio molto buono).
Abbiamo notato tanti particolari, come i pozzi, i nomi delle calli, dei sottoporteghi, delle rughe e dei campi e campielli, le finestre goticamente decorate, le voci risonanti nei vicoli, i lampioni rosati, tutto quello che fa di Venezia un unicum inimitabile.

Cercando notizie sui pozzi ho trovato il blog Unconventional mom che dedica un post proprio all'argomento.

UPDATE: Come mi suggerisce Maria Stella: "Il termine ghetto deriva dal Ghetto di Venezia del XIV secolo. Prima che venisse designato come parte della città riservata agli ebrei, era una fonderia di ferro (dal veneziano geto, pronuziato ghèto dai locali ebrei di origine tedesca, inteso come getto, cioè la gettata di metallo fuso), da cui il nome.

Dall'esempio del Ghetto di Venezia il nome venne trasferito ai vari quartieri ebraici".

domenica 27 marzo 2011

Italy for kids: Calabria

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Continuiamo il nostro itinerario lungo l'Italia adatta ai bambini, con questa tappa ci dirigiamo in Calabria, una regione che offre tante opportunità, in particolare mettendo a disposizione un contributo a chi la sceglie per la gita scolastica.
Quali sono le attività didatticamente significative e divertenti per i ragazzi e i bambini che possiamo trovare in terra calabrese?

-seguire le orme di Edward Lear, lo studioso inglese che raccolse in un diario l'itinerario nei territori greci in Calabria: dal villaggio semiabbandonato di Pentadattilo a Gallicianò e Bova
-ammirare i Giganti della Sila, pini larici risalenti alla metà del 1600. In Sila anche il Parco Avventura dove si posono fare trekking, acrobazie e orienteering.
-la costa degli Dei, da Pizzo Calabro a Tropea e Capo Vaticano: bagni, divertimenti, borghi molto belli dove passeggiare
-l'unificazione italiana da un punto di vista divergente, ma significativo: il Museo del Brigantaggio di Cotronei e l'Ippovia del Brigante

lunedì 28 febbraio 2011

Italy for kids: Rome

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Continuo il mio personale viaggio nell'Italia delle cose belle, per partecipare all'iniziativa di Sybille, Italia 150... e offrirvi delle idee per un viaggio di tutta la famiglia, bambini compresi...

Roma è un mio personale cavallo di battaglia: ci sono stata innumerevoli volte, ci ho portato delle classi, mia figlia l'ha ammirata per la prima volta già a 6 mesi e ho una sorella che abita là vicino...

Per i bambini ci sono tante cose da fare, talmente tante da non poterle esaurire in un post, quindi prendete i miei come degli appunti da integrare e completare, frutto della mia personalissima scelta tra le tante cose interessanti:
-esplorare i Fori Romani ed entrare nel Colosseo
-ammirare San Pietro
-camminare sul pavimento di Michelangelo che si trova al Campidoglio
-fare il giro in trenino a Villa Borghese fino allo zoo. A proposito, alla Casina di Raffaello si svolgono interessanti laboratori
-visitare il Museo Explora e Technotown, la sua versione per i più grandicelli a Villa Torlonia
-infilare la mano nella Bocca della Verità
-guardare il buco nel soffitto del Pantheon
-spaventarsi alla vista di scheletri e immagini di morte nella chiesa di S. Maria dell'Orazione e Morte
-scendere sottoterra nelle catacombe

In questo sito si trovano diverse idee di itinerari a tema: sulle tracce di Giulio Cesare, o degli Antichi Egizi, a ancora delle mille scalinate tutte bellissime... In quest'altra pagina diversi suggerimenti anche molto curiosi... Sono entrambi siti in cui sono indicate alcune mete fuori Roma perché il Lazio è molto bello... Penso alla gita in battello sul Tevere fino a Ostia, al Parco Zoomarine di Torvaianica, al Parco dei mostri di Bomarzo e alla Villa d'Este di Tivoli.

martedì 22 febbraio 2011

Italy for kids: Toscana

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Con questo post comincio la mia personale rubrica per partecipare all'iniziativa di Sybille, Italia 150... dal mio punto di vista di mamma insegnante e viaggiatrice con prole, è molto importante infatti trovare le migliori occasioni che un luogo offre per i giovanissimi... solo così il viaggio è di tutta la famiglia e non solo dei genitori che a fatica trascinano i figli per musei o, peggio, dei figli a scapito dell'esigenza dei genitori di vedere qualcosa di interessante...

Non è un post solo per famiglie, ma anche per insegnanti che accompagnano gli alunni in gita scolastica...

Cominciamo dalla Toscana... Quali sono le attività più divertenti e significative da svolgere con i bambini?

- minicrociera in battello attraverso il centro della città di Pisa, con tre possibilità: Tour Lungarni, Tour Lungarni + Parco di San Rossore, o con l'aggiunta della Bocca dell'Arno
- visita all'imponente David di Michelangelo alla Galleria dell'Accademia di Firenze
- il Museo Leonardiano, con l'esposizione di 60 macchine di invenzione leonardesca, e diversi percorsi guidati adatti a ogni età (dai 6 anni) e la possibilità di prendere parte a un laboratorio su Lo sguardo di Leonardo
- Parco di San Rossore e Lago di Massaciuccoli, a bordo di un trenino ecologico
-giro sulla cinta muraria di Lucca
- museo d'arte per bambini di Siena, una delle poche strutture italiane che offre un approccio museale all'arte adatto ai più piccoli
- visita al Giardino Garzoni e al Parco di Pinocchio a Collodi

Il mio suggerimento per chi viaggia con figli è di programmare per ogni giornata un evento adatto a loro, ma interessante anche per gli adulti, come del resto sono tutte le attività citate... accetteranno più di buon grado se dovranno poi seguirvi in qualcosa che teoricamente è più consono ad adulti, ma anche qui non sempre è così: viaggiando di qua e di là ho notato che anche un museo può diventare simpatico per i bambini, basta organizzare una caccia al tesoro (ad esempio, trovare gli animali che si nascondono nei dipinti esposti e appuntarli su un notes... vince chi ne trova di più) o ancora fotografare cose strane in giro per le città, interrompendo ogni tanto i nostri tours con una pausa gelato o cioccolata calda (a seconda della stagione).

Avete altri suggerimenti per visitare la Toscana in famiglia? Voi, come vi regolate in viaggio con i figli?

venerdì 26 febbraio 2010

Il Tecno-parco Archimede


"I Romani si prepararono le frecce e gli altri mezzi necessari all'assedio sperando che, data la superiorità numerica, avrebbero terminato i preparativi cinque giorni prima degli avversari. Essi però non avevano tenuto conto delle abilità di Archimede e non avevano pensato che l'ingegno di un solo individuo in alcuni casi può valere più delle braccia di molti: ebbero però occasione di accorgersene, per diretta conoscenza" (dalle Storie di Polibio)
Per sapere come Archimede riuscì a contrastare l'esrcito romano si può andare al Tecno-parco Archimede, a Siracusa. Si tratta di un Museo all'aperto, sul modello di tante iniziative simili diffusissime in tutta Europa (io per esempio ho visitato un villaggio celtico perfettamente ricostruito, ad Hallein in Austria).
Vi sono esposti repliche e modelli in scala di macchinari del III sec. a. C. con contributi archimedei. Adatto a tutti gli ordini di scuola, sono a disposizione guide specializzate.

Domenico Fetti, Archimede (1620)

mercoledì 3 febbraio 2010

La mostra di Hopper a Milano


Conoscete la mia passione per Hopper, ne ho parlato innumerevoli volte. Così, trovandomi a Milano negli ultimi giorni di permanenza della mostra (che da metà febbraio sarà a Roma fino a giugno), sono andata. Devo dire che molti dei quadri più famosi non sono presenti, ma l'allestimento è comunque interessante, per diversi motivi:
-per il filmato che racconta attraverso i dipinti e le immagini dei luoghi della vita, il percorso personale e artistico del pittore
-per l'accento posto sul rapporto con la moglie Niveson: la donna, anch'ella artista, nel campo della decorazione, annotava tutti i particolari dell'esecuzione di ogni quadro del marito, vale a dire l'ora del giorno, il luogo esatto, i tempi, i colori e il materiale usato, perfino il negozio in cui si serviva
-per l'accostamento tra il quadro finito e gli studi a matita, gli acquerelli di preparazione, i taccuini di appunti



-per l'aspetto didattico: ai bambini viene dato un libricino e una matita, copia esatta del tipo di matita usata dal pittore per i suoi schizzi. Nel libricino (di cui nelle immagini potete vedere alcune pagine) vi sono diverse attività che il piccolo spettatore può fare: cercare i quadri in cui si inquadra una finestra, disegnare i baffi su una foto di Hopper a Parigi, immaginare il retroscena di un'acquaforte dall'atmosfera misteriosa, completare il soggetto "tagliato" di un famoso quadro di Hopper
-per la possibilità di immergersi nel quadro facendosi fotografare dentro una scenografia che riproduce esattamente il soggetto di un famoso dipinto

Non ultima la frase che apre la mostra: If you could say it in words, ther'd no reason to paint (Se potessi esprimerlo con le parole, non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo). Davvero, un artista non può scegliere di esprimersi in un modo o nell'altro come se la forma fosse indifferente o separata dalla sostanza di ciò che vuole dire: la forma scaturisce dalla sostanza e si presenta alla percezione dell'artista come una necessità non traducibile in altri codici linguistici.

giovedì 21 gennaio 2010

Da Marsala a Quarto


Segnalo un'iniziativa de La tecnica della Scuola e dell'Associazione Etnea Studi Storico-filosofici, pensata per celebrare i 150 anni dell'impresa dei Mille da Quarto a Marsala, con un itinerario per le scuole. A ritroso gli alunni possono ripercorrere il viaggio di quei giovani del 1860. Sullo stesso percorso ma salpando da Genova si svolge anche una regata, qui descritta.
Si parte da Marsala con la nave per arrivare a Genova dove si visiterà l'Acquario, per poi spostarsi a Torino, con un incontro culturale al Lingotto, la visita del Museo egizio, del Palazzo Reale Carignano e del Museo del Risorgimento.
Al di là delle controversie sul capitolo risorgimentale della nostra storia patria, sul quale avrei molto da dire e del quale la celebrazione tout-court non dà una visione completa degli eventi, l'iniziativa mi sembra un buon esempio di come organizzare una gita scolastica:
-il viaggio è collegato alle date salienti dell'anno, per esempio un centenario importante
-l'itinerario stesso è pensato per rappresentare qualcosa di significativo (un percorso storico)
-anche le visite ludiche sono istruttive (vedi l'Acquario)
-si può opportunamente preparare in classe soffermandosi sugli argomenti storici celebrati
In breve, ha senso.
E voi, come pensate debba essere (o debba non essere) un viaggio di istruzione?

martedì 22 dicembre 2009

Hopper a Milano


Ci vado! Chi legge da tempo questo blog sa che Hopper è uno dei miei pittori preferiti. Ne ho parlato qui e qui. La stessa icona che mi contraddistingue, la finestra, è un quadro del noto pittore americano. Chi volesse informazioni sulla mostra può visitare questo sito. Inoltre, cliccando sull'immagine a sinistra sarete indirizzati a uno Scrapbook a tema.

Blackwell’s Island, 1928 Olio su tela, 88,9 x 152,4 cm (Collezione privata)

mercoledì 2 dicembre 2009

Reportage dalla Campania


Come vi dicevo qualche tempo fa, ho partecipato ad un viaggio in Campania offerto da un'agenzia specializzata in gite scolastiche. Vi avevo promesso un resoconto: ecco qualche spunto. La prima tappa è stata la Città della Scienza di Bagnoli, irrinunciabile per i nostri alunni e anche per noi... con uno splendido planetario e diversi spazi interattivi che rendono accattivante il mondo delle scoperte scientifiche. Qui accanto l'angolo riservato ai poliedri. C'è anche una sezione Hands on! dedicata ai più piccoli.

Non ultimo, il fattore ambientazione: l'edificio, ricavato da un'antica fabbrica, è su uno spettacolare tratto di costa, godibile attraverso le ampie vetrate.

Nella stessa giornata, dopo pranzo si può tranquillamente fare una capatina a Pozzuoli alle Solfatare, che offrono un'esperienza diretta dei fenomeni vulcanici. L'acqua che bolle, i colori che lo zolfo strappa alla pietra, l'odore acre e a tratti fastidioso, il vapore ad alta pressione, le rocce calde sono tutti particolari emozionanti per i ragazzi. Fare un giro di Napoli poi è d'obbligo, anche perché le Solfatare chiudono alle 16,30 e rimane buona parte del pomeriggio per gustare la città partenopea. Tra l'altro abbiamo potuto percorrere la famosa via dei Presepi, San Gregorio Armeno, e abbiamo assaggiato il babà.


Come potete giudicare dalle foto, non si può resistere!
Il secondo giorno si può dedicare ad una passeggiata nel tempo, per le strade di Pompei. Un tuffo nel passato che nessun film hollywoodiano potrà eguagliare... Di pomeriggio ci sarà spazio per una gita fuori porta, a Sorrento, dove ho fatto incetta di limoncello.
Il terzo giorno è stato impiegato per la Reggia di Caserta: tra le foto scattate, ho scelto quella del magnifico pavimento decorato con intarsi di marmo a forma di labirinto, dalle molteplici implicazioni simboliche.


Da ultimo vi lascio con uno splendido tramonto sulla strada per Sorrento...
Devo confessarvi che molti mi avevano parlato positivamente della Campania e in particolare di Napoli, ma in me le immagini del telegiornale e la cattiva presentazione mediatica avevano avuto la meglio; ecco perché la sorpresa è stata ancora più grande, la sorpresa di una città viva, con un forte senso della comunità che entra nel cuore, di una regione dagli splendidi scorci di paesaggio, dalla storia millenaria che le contraddizioni del presente non possono sopprimere.


mercoledì 16 settembre 2009

Viaggiare è conoscere (1)


Viaggio è svago, è contatto con la bellezza naturale e architettonica, ma è anche un itinerario di conoscenza. Capita che si veda un luogo o una targa o un dipinto che accenda la curiosità, il desiderio di approfondire la storia che vi sta dietro. Capita anche che la visita di una città richiami alla mente pagine di storia da rispolverare e che al ritorno si vada alla ricerca di nuovi particolari con cui arricchire la propria cultura.
La prima tappa del mio viaggio estivo è stata Sansepolcro, patria di Piero della Francesca, ma anche di Luca Pacioli, matematico inventore della partita doppia, studioso della sezione aurea e della geometria euclidea, collaboratore di Leonardo. In particolare girovagando sul web per documentarmi su questo genio rinascimentale mi sono imabattuta nel mistero del suo ritratto, famoso tra l'altro per la virtuosistica raffigurazione del rombicubottaedro riempito di acqua per metà.
La seconda scintilla di curiosità mi è balenata alla visita delle miniere di sale del Bad Durrnberg.Si tratta di un luogo dalla storia millenaria basti pensare alle sue origini che si devono ai cataclismi preistorici che formarono le Alpi racchiudendo al loro interno ciò che prima era terra sottomarina, creando così la mniera di sale imprigionato nella roccia, ma anche al fatto che furono sfruttate dai Celti, poi nel Medioevo e infine dagli Arcivescovi di Salisburgo (che appunto vuol dire "città del sale") che ne fecero una miniera di "oro bianco". L'aura del luogo è impressionante se si pensa che per costruire i cunicoli, le camere per l'acqua (utilizzata per sciogliere il sale e separarlo dala roccia), i laghi sotterranei e le discese per gli operai, sono state necessarie ore di instancabile e immane lavoro a testimonianza di quanto l'uomo sia sempre portato a superare se stesso, a gettare il cuore oltre l'ostacolo anche a prezzo di enormi fatiche. Fino al 1989 la miniera era ancora funzionante, poi è stata recuperata per renderla visitabile: si entra con un trenino da minatori dopo essersi “agghindati” con dei ridicoli tutoni necessari per il freddo (la temperatura sotto è di 10 gradi e l’areazione naturale è costante tanto che ci sono delle porte antivento) e per non rovinare i propri vestiti. Alcuni tratti del percorso si fanno a piedi e in piano ma le discese con dei rudimentali scivoli di legno (27 e 42 m di “caduta libera”) sono molto elettrizzanti. Si attraversa pure un lago di acqua salina con una chiatta di legno. In particolare vi è stato ritrovato un reperto preziosissimo, un uomo mummificato nel sale. L'idea del sale come
fil rouge per studiare la storia è davvero interessante...
Un altro squarcio sulla storia questa volta trita e ritrita della scoperta dell'America mi si è aperto alla vista di un quadro botanico esposto a Hellbrunn. Esso raffigura un girasole, come esempio di rarità vegetale importata dal principe Markus Sitticus per stupire i suoi ospiti. Il dipinto era datato all'inizio del 1600 il che non deve stupire in quanto se è vero che il continente americano fu scoperto nel 1492, le nuove specialità botaniche cominciarono ad affluire in Europa con il tempo. Il girasole, in particolare, approdò in Spagna nel 1510 e solo nel 1568 fiorì per la prima volta in Europa all'orto botanico di Padova.


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