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martedì 8 dicembre 2015

Ogni mattina a Jenin


 "I palestinesi avevano pagato il prezzo dell'Olocausto ebreo. Gli ebrei avevano ucciso la famiglia di mia madre perché i tedeschi avevano ucciso quella di Jolanta": la storia della terra palestinese sembra essere il frutto di un perpetuarsi di errori e ingiustizie che vengono da molto lontano e che intrecciano famiglie, vicini, conoscenti in un groviglio di sangue e vendetta. Improvvisamente quella che era una terra dimenticata dai più diventa, dopo la Seconda Guerra mondiale, il prezzo di un impossibile risarcimento, quello dovuto agli ebrei dopo il nazismo. E così da ingiustizia nasce ingiustizia: gli arabi residenti vengono espropriati dai nuovi profughi e trasferiti in campi in cui i diritti umani vengono cancellati.
La storia del popolo palestinese viene raccontata attraverso le vicende di una famiglia e di un villaggio, Jenin: "una casa, una fattoria, un villaggio alla volta. demoliti, confiscati, rasi al suolo - un'incessante appropriazione della terra palestinese, 'imperialismo al millimetro', lo chiamava Haji Salim".
Una famiglia segnata dai lutti, dalle contraddizioni e dalle atrocità, eppure una famiglia. Un libro duro ma appassionante. Apre un varco su una storia taciuta e dimenticata e per questo andrebbe letto a scuola, accanto a quelli che raccontano l'Olocausto e che invece il mainstream ci restituisce amplificati.

domenica 8 novembre 2015

Il giardino delle nebbie notturne


Ho da poco finito Il giardino delle nebbie notturne, romanzo ambientato in Malesia durante la seconda guerra mondiale. Al centro l'egemonia giapponese nel sud est asiatico e il relativo dramma delle colonie abbandonate dalla madrepatria inglese. La protagonista, Yun Ling è proprio una reduce di un campo di prigionia giapponese nel quale ha perso la sorella. Alla memoria di questa, Yun Ling vuole dedicare un giardino tipico giapponese. Era il pensiero di un giardino visitato in Giappone a permettere alle due sorelle di distrarsi dalle angherie subite e di continuare a sognare una vita serena. 
Per realizzare questo progetto, Yun Ling si trasferisce nella tenuta malese di Majuba dove vive l'ex giardiniere dell'imperatore, Aritomo. Nel rapporto tra apprendista e maestro si scoprono le tradizioni dell'arte dei giardini in pietra, dei tatuaggi, del tè, della calligrafia, del tiro con l'arco e altre usanze nipponiche. 
Molto interessante l'odio-amore per il Giappone che vive nel cuore della protagonista. Un popolo, che storicamente può assumere il ruolo di persecutore, conserva comunque una sua dignità. Anche il singolo persecutore, in condizioni storiche mutate, può assumere un'altra luce: la protagonista, non a caso, dopo aver lasciato il campo, diventerà giudice e dedicherà la sua carriera a punire i crimini di guerra. Il perseguitato diventa quindi in un altro periodo storico il vendicatore. 
Nulla però restituirà la sorella a Yun Ling e giustizia fatta non le darà la pace.  Il vero nemico è dentro di lei ed è l'odio che non le dà requie: "Non lasciare che prenda il controllo della tua vita" - le dice Aritomo.
Consigliato per gli appassionati di storia, di cultura giapponese e di paesaggi del sud est asiatico.

Un libro, un viaggio: andare alla scoperta delle verdeggianti piantagioni del tè nelle Cameron Highlands.



(immagine da Zingarate)

venerdì 11 settembre 2015

Avevano spento anche la luna per i venerdì del libro



Una storia impressionante quella dei popoli baltici deportati da Stalin in Siberia, anzi nell'Artide, sul mare di Laptev. E il libro che la racconta, Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys, andrebbe conosciuto e letto in tutte le scuole: "Parlatene. Queste tre minuscole nazioni (Lituania, Lettonia, Estonia) ci hanno insegnato che l'amore è l'esercito più potente. Che sia l'amore per un amico, amore per la patria, amore per Dio o anche amore per il nemico, in ogni caso l'amore ci rivela la natura davvero miracolosa dello spirito umano" .
La misconosciuta tragedia accomuna le tre piccole nazioni baltiche, terre contese tra il blocco sovietico e la Germania nazista durante gli anni della Seconda guerra mondiale e oltre. In quell'oltre, fatto di un regime che impose il silenzio agli occhi del mondo occidentale, sta tutto il dramma di decenni di sopportazione che al momento della caduta del muro di Berlino, miracolosamente non sfociarono nella vendetta ma nel desiderio della tanto agognata pace. "Nel 1991, dopo cinquant'anni di brutale occupazione, i tre paesi baltici hanno riconquistato l'indipendenza, in maniera pacifica e con dignità. Hanno scelto la speranza e non l'odio e hanno dimostrato al mondo che anche alla fine della notte più buia c'è la luce".
Il libro racconta la deportazione sul Mare Artico dal punto di vista di una ragazzina e della sua famiglia: il racconto vi coinvolgerà, sentirete la loro fame, il freddo e riuscirete perfino a percepire la paura e lo sconcerto per le efferatezze delle guardie sovietiche. Ma vale la pena inoltrarsi in quel territorio glaciale per sondare ancora una volta gli abissi dell'animo umano e della storia.
Un libro, un viaggio: mi riprometto di fare prima o poi un viaggio tra le capitali e le cittadine dei paesi baltici, come un omaggio alle vittime di questa silenziosa persecuzione.

domenica 9 novembre 2014

Avevo una maglietta #Berlin2014


Oggi, come tutti sanno cadono i 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino.

Avevo una maglietta negli anni '80 che mio padre mi portò da uno dei suoi viaggi di lavoro a Berlino. Raffigurava la divisione in settori della città e il Check Point Charlie, il più noto dei passaggi di confine, punto in cui si lasciava il settore americano per passare dall'altra parte. Ero tra scuola media e scuola elementare e mi appassionavano già molto le vicende dell'Unione Sovietica, della dissidenza, di Solidarnosc: insomma, aver vissuto quegli avvenimenti seppure attraverso una maglietta e i racconti di mio padre, o attraverso le immagini televisive di Lech Walesa, è stato importante.



Se hai visto certe cose non puoi scambiare la libertà per il pensiero unico, né la pace con la repressione del dissenso. La libertà ha segnato un punto a suo favore in quei giorni di 25 anni fa. E oggi, cosa ne abbiamo fatto?

giovedì 5 giugno 2014

#viaggionellarte Passeggiata nello spazio e nel tempo al British Museum

Visitando il British Museum è possibile viaggiare nello spazio e nel tempo, cominciando dagli albori della presenza umana sulla Terra...

Piano terra - Ground Floor




Si tratta di oggetti tra i più antichi conservati al British Museum, provenienti dal sito archeologico di Olduvai in Tanzania, scoperto casualmente da un entomologo che inseguendo una farfalla cadde in una faglia del terreno. Caratteristici ritrovamenti di Olduvai sono il chopper e l'amigdala. Il primo è un ciottolo scheggiato, il secondo ha una caratteristica forma ovale e appuntita. Attualmente questi reperti si trovano nella Sala 2 del Museo, detta Changing Museum, dove sono presenti in modo temporaneo degli oggetti scelti da sale in restauro.

Esempio di pietra scheggiata in modo uniforme con tratti paralleli è la punta Clovis, risalente a quella che viene ritenuta la più antica cultura nordamericana scoperta. Questa insieme ad altre testimonianze di altre civiltà primordiali si trovano nelle sale 26 e 27. Accanto la sala 24, che è incentrata sul tema Living and Dying.

Da qui ci si può spostare in Asia. Nella sala 33 troviamo interessanti testimonianze dell'India e del Sud Est asiatico.

Ma adesso è l'ora della culla della nostra civiltà, con la sala 4 dedicata all'Egitto antico. 
Qui troviamo la stele di Rosetta (su di essa il mio precedente post) e la statua colossale di Ramses II, uno dei pezzi egizi più grandi presenti al British, pesa più di 7 tonnellate e insieme alla stele è un ritrovamento della campagna napoleonica.
Accanto le sale assire (dalla 6 alla 10): qui si possono ammirare i monumentali guardiani della palazzo di Assurbanipal con al ricostruzione delle porte di Balawat (6); i ritrovamenti del palazzo di Nimrud (7-8) e Ninive (9); nella sala 10 i tori alati delle porte di Khorsabad e gli affreschi del palazzo di Assurbanipal.

Piano superiore - Upper floor

La visita delle antichità egizie (sale 61-66) e mediorientali (52-59) continua al piano superiore.
La sala 61 è davvero spettacolare, si tratta infatti della ricostruzione della cappella tombale di Nebamun:



Ma anche le innumerevoli mummie delle sale 62-63 meritano la giusta attenzione. Alla sala 64 si noterà la più antica delle mummie, perfettamente conservata dalla sabbia del deserto, denominata Ginger:


Spostandoci in Mesopotamia, potremo visitare ricostruzioni delle più antiche città. Nella sala 56 troviamo lo Stendardo di Ur:


Per una spiegazione guardate questo video di Anna Rita Vizzari:



Come la colonna Traiana e l'arazzo di Baieux, si tratta di una narrazione per immagini, come fosse un fumetto.


Antichità greco-romane tra piano terra e piano superiore


È arrivato il momento di dedicarsi alle Antichità greco-romane, poste in parte a questo piano (sale  69-73) in parte al piano terra (sale 11-23). 
Al Partenone ho dedicato un post apposito. Ma qui mi interessa portarvi a vedere il magnifico vaso Portland.
Si tratta del più prezioso vaso in pietro lavorato a cammeo dell'antichità.
Il vetro soffiato fu scoperto nel I secolo a.C. e probabilmente il vaso risale al periodo augusteo (tra il 31 a. C. e il 14 d. C).
La tecnica del cammeo è molto raffinata: essa consisteva nell'immersione del manufatto in un bagno di vetro bianco fuso che veniva poi modellato e cesellato da un esperto intagliatore.

La nostra passeggiata giunge al termine. 

Al British Museum vi sono moltissime altre sale, alcune tematiche (una per esempio sulla scrittura e una sulla misurazione del tempo) così come sono rappresentate altre epoche (il Medioevo) e altre civiltà (l'isola di Pasqua alla sala 24 ma anche i Celti, i Maya e gli Aztechi alla sala 27), per esempio).
Ma per i nostri poveri piedi per oggi può bastare!

venerdì 7 febbraio 2014

Volevo solo averti accanto



Ancora un libro sull'Olocausto. Come questi. E questo. Una storia di risarcimenti, di memorie e di amori indelebili, di promesse mantenute. A scriverla un avvocato prestato alla carriera di romanziere. Si sente che il mondo della giustizia americana è pane quotidiano per l'autore. Del resto, anche il contesto storico della Soluzione finale e della Polonia durante la seconda guerra mondiale è ben ricostruito. A legare le carte processuali e l'orrore vissuto sessant'anni prima l'inquietante realtà di tanti sopravvissuti, non solo le vittime ma anche i carnefici, che troppo spesso l'hanno fatta franca. Eppure neanche sessant'anni possono cancellare la verità che trova sempre il modo per farsi strada. Le vite, è vero, non possono essere restituite ma questo romanzo pur nella tragicità della vicenda lascia un senso di giustizia compiuta. E la certezza che non ci si deve arrendere mai.

Un libro, un viaggio: la Polonia. Sono tante le mete polacche citate in questo romanzo ed è proprio da un viaggio in Polonia che l'autore è stato ispirato a scriverlo. Gran parte della vicenda ruota attorno a Zamość, ridente paesino che durante le persecuzioni ebraiche fu ridotto a un cumulo di macerie:





E poi vorrei visitare i luoghi dell'orrore, in particolare Auschwitz. Non come turista, ma come pellegrino. Sarà un passo sofferto, ma voglio farlo.

Un libro, un sito web: per approfondire consiglio The HEART (Holocaust Research Project Table of Contents). Sulla soluzione finale Olokaustos.

lunedì 27 gennaio 2014

Giorno della memoria

In questo giorno che ricorda avvenimenti funesti nella speranza che non si ripetano mai più, vorrei raccontarvi di una donna. Di nome Etty. 

Di famiglia ebraica, morì ad Auschwitz nel 1943. Il suo diario è miracolosamente scampato allo sterminio della famiglia fino ad arrivare di mano in mano all'editore che lo stampò nel 1981.

Sono pagine intense, drammatiche. Ma intrise di amore per la vita:
"Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria (…). Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena di viverla ora, oggi, in questo momento" (marzo 1941).

Una vita che non si può circoscrivere nei propri pensieri:
"Ecco la tua malattia: pretendi di rinchiudere la vita nelle tue formule, di abbracciare tutti i fenomeni della vita con la tua mente, invece di lasciarti abbracciare dalla vita" (settembre 1941)
Non la vita come la immaginiamo noi, quindi:
"Sono così attaccata a questa vita (…). Si vedrà negli anni se sei veramente attaccata alla vita nuda e semplice, in qualunque forma essa si presenti" (novembre 1941).

La vita, come tale, nel suo nocciolo che nessun male potrà mai scalfire:
"Ero fra le nude braccia della vita e ci stavo così sicura e protetta. pensavo: com'è strano. C'è la guerra. Ci sono i campi di concentramento. Piccole barbarie si accumulano di giorno in giorno (…). eppure, in un momento di abbandono, io mi ritrovo sul petto nudo della vita e le sue braccia mi circondano così dolci e protettive, e il battito del suo cuore non so ancora descriverlo: così lento e regolare, così dolce, quasi smorzato, ma così fedele, come se on dovesse arrestarsi mai, e anche così buono e misericordioso. Io sento la vita in questo modo, né credo che una guerra, o altre insensate barbarie umane, potranno cambiarvi qualcosa" (maggio 1942).

Neanche gli aguzzini possono scalfire questo sentire la vita come misericordia:
"Per umiliare qualcuno bisogna essere in due: colui che umilia e colui che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè la parte passiva è immune da qualsiasi umiliazione, questa evapora nell'aria (…). Non possono farci niente, non possono farci veramente niente. (…) Quel pezzetto di eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra" (giugno 1942).

Ma da dove nasce questa fortezza d'animo?
Per Etty nasce dalla fede: "Si deve essere capaci di vivere senza libri e senza niente. Esisterà sempre un pezzetto di cielo da guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera"(luglio 1942).

A chi volesse approfondire la figura di un'altra donna, completamente diversa, vittima dei lager consiglio questo post con un altro suggerimento di lettura. Altri romanzi sulla tematica dell'Olocausto in quest'altro post.

domenica 27 gennaio 2013

Teachable Moments: Giornata della memoria


Teachable Moments: date da ricordare, su cui riflettere, vere e proprie occasioni per apprendere. Basterà pubblicare un post o raccontarmi nei commenti la vostra esperienza sulle date che vi ho proposto, io mi occuperò di citarvi nel mio post conclusivo (per questa volta il 6 febbraio). 
Qui le precedenti puntate.
Ci sono delle date, come quella di oggi, che è necessario ricordare anche se l'intento celebrativo cede il passo alla commemorazione, al cordoglio, all'incredula tristezza. Mi piace ricordare la Giornata della Memoria, anniversario dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz raccontando una storia sconosciuta. Quella di Geza Kertesz, calciatore e allenatore ungherese, che per primo, nel 1933, portò in serie B la squadra della mia città, il Catania. A lui si deve anche la prassi del ritiro pre-partita. Quando torna in Ungheria, è orami tempo di deportazioni. Geza, insieme al compagno Istvan Toth, aiuta tantissimi ebrei a sfuggire alle SS. I due, scoperti a causa di un delatore il quale dichiarò che Geza nascondeva un ebreo in casa, vengono giustiziati poco prima della fine della guerra.
La storia è narrata qui.
Mi piacerebbe che raccogliessimo altre di queste storie, lasciatemi nei commenti il link al vostro contributo.



lunedì 7 gennaio 2013

Incontro con Caravaggio

Facendo storia si fanno spesso incontri interessanti, come quello con Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, del quale il libro di testo racconta l'avventurosa biografia.

Abbiamo dibattuto sulla scelta del pittore di dipingere i personaggi evangelici con abiti del suo tempo e la famosa questione dei piedi in mostra, che suscitarono forte scandalo.

Il realismo dei quadri che insieme, con l'aiuto di Internet e della Lavagna Multimediale, abbiamo osservato, ha colpito molto i ragazzi.

"Prof, ma secondo lei, non era meglio fare i quadri così?". Temevano che preferissi la classica rappresentazione ieratica delle figure sacre. Mentre per loro era evidente che lo stile di Caravaggio, fatto di intensi chiaroscuri  e di facce di popolani, risultava moderna e più interessante.


venerdì 21 dicembre 2012

Elisabeth the 1st: Bess Tudor



Elisabetta I Tudor, figlia di Enrico VIII e di Anne Boleyn, seconda delle sei mogli, ha dato il nome all'epoca in cui visse, nota infatti come età elisabettiana. Un'epoca di sangue, di corsari, di avventurieri, di grandi intellettuali. L'epoca di Shakespeare e di Francis Drake, quella in cui l'Inghilterra conquista la supremazia sui mari.
Uno di quei personaggi che affascinano ancora oggi: in classe il successo è garantito. 
A cominciare dalle vicende del casato dei Tudor, con gli innumerevoli matrimoni di Enrico VIII e le lotte dinastiche senza quartiere. 

Ci abbiamo lavorato tanto e abbiamo scoperto:
-che era Bess era detta la regina vergine, in quanto mai si sposò, ma che le furono attribuite relazioni con chiunque le si avvicinasse
-che fu l'ultima regina a essere inglese di origine e l'ultima dei Tudor: dopo di lei infatti si affermarono la dinastia degli Stuart, scozzesi, quella degli Hannover, tedeschi e così via, fino a oggi (gli Windsor nel 1917 anglicizzarono il loro cognome che suonava troppo tedesco)
-che non andò mai al Globe a vedere un dramma di Shakespeare
-che odiava la madre Anne, ripudiata e giustiziata dal padre e onorava invece quest'ultimo
-che non aveva paura di invecchiare e desiderava essere ritratta per come era realmente, senza ritocchi sulle rughe e sui segni del tempo
-che amava cavalcare, danzare e assistere alle partite di tennis di corte



I romanzi  e le biografie su Elisabetta I e sulle vicende dei Tudor sono numerosi. Per questo venerdì del libro vorrei suggerirvene alcuni:

-le saghe di Philippa Gregory: quella dei cugini sullo scontro dinastico tra gli York e i Lancaster, noto come Guerra delle due Rose e quella dedicata ai Tudor




-la biografia scritta da Stefan Zweig sulla rivale di Elisabeth, Mary Stuart:



-La reliquia e la croce di Rory Clements:



Il mondo di Elisabeth si può rincorrere anche visitando i luoghi dei Tudor.  Oppure guardando questo video realizzato dai figli di Miriam di Arteascuola:

lunedì 17 dicembre 2012

Idee per insegnare la formazione degli Stati moderni

Ci sono argomenti di storia che di per sé appassionano, suscitando curiosità e interesse. Altri meno. 
Il Cinquecento europeo è un periodo un po' ostico, che si snoda tra cambiamenti e guerre dinastiche, conquiste territoriali, nomi di Papi e re. Ma se si abbandona l'idea che per insegnare la storia occorra propinare date su date o tutti i dettagli di una battaglia e si procede invece per punti-chiave, si potrà trasmettere un'immagine veritiera degli aspetti più significativi del periodo.
Sono diversi i siti che ci offrono attività e spunti per rendere più divertente l'apprendimento.

Per l'Inghilterra:

-un sito ricco e vario sui Tudor: The Tudors Homework Help for Kids
-un gioco per vestire i Tudor: Tudor Fashion
-una pagina ricca di particolari sul modo di vestirsi dell'epoca. Sapevate che le donne vestivano a triangolo e gli uomini a quadrato?



-il modo di mangiare dell'epoca
-diversi printables da colorare con ritratti 
-la rosa dei Tudor da colorare (o il collage): come sapete risulta dall'unione della rosa rossa dei Lancaster e da quella bianca degli York, che si erano combattuti nella Guerra delle Due Rose: 

Per la Francia:

-la storia dei castelli della Loira, tra cui uno dei più belli, Chenonceau, affidato da Enrico II alla sua amante Diane de Poitiers. Alla morte del sovrano, la moglie, Caterina de' Medici fece di tutto per riaverlo indietro e lo elesse come dimora preferita. Ad Amboise invece vissero diversi re e vi soggiornò anche Leonardo da Vinci, portandosi dietro La Gioconda, poi venduta al re francese Francesco I. Ai merli di una delle torri furono impiccati 1200 ugonotti che avevano tentato di rapire Francesco II, figlio di Caterina de' Medici.



lunedì 26 novembre 2012

Educare con il cinema: Vento di primavera

Tempo fa vi ho presentato il libro Finché le stelle saranno in cielo e la 'povna mi aveva suggerito di guardare il film Vento di primavera (2010, di Rose Bosch). Il bello di un blog è confrontarsi, ricevere, arricchirsi: così per una delle nostre serate casalinghe abbiamo scelto questo film. 
Non certo facile.
All'inizio la classica frase "nessuno degli eventi narrati è reale" è letteralmente capovolta: "tutti gli eventi narrati in questo film, anche i più estremi, sono reali", una chiave di lettura che ti dà la misura delle atrocità subite nel luglio 1942 dai 14000 ebrei parigini rastrellati  nella notte del 16 luglio per esser mandati nei campi di sterminio. Uomini, donne e bambini offerti dal governo collaborazionista di Pètain e assembrati senza acqua né viveri nel Velodromo d'Inverno per giorni interi, in condizioni igienico-sanitarie disastrose, poi dirottate in un campo francese e infine mandate allo sterminio in Polonia. Uomini, anche ex combattenti, donne, bambini, anziani.
Dovevano essere molti di più: ma 10000 furono nascosti e salvati da coraggiosi parigini. Il libro che citavo è proprio la storia di una sopravvissuta. Dei 14000 mandati a morire sono tornanti solo 25 adulti. L'appuntamento era all'Hotel Lutetia: migliaia di foto esposte a ricordare i morti, centinaia di sopravvissuti a cercare notizie dei parenti e degli amici. Centinaia di enfants chachés, bambini rimasti orfani.
Il film ci ha suscitato copiose lacrime di commozione, a Laura in particolare: la vicenda infatti segue le storie di alcuni ragazzini, gli Weismann e gli Zygler, oltre che di un medico ebreo e di Annette, coraggiosa infermiera francese.
Magistrali le scene del ballo improvvisato nel campo transitorio, quando la radio comincia a trasmettere una canzone francese, e quella di Nono, bambino rimasto orfano proprio al Velodromo che, ignaro della sorte della madre, si precipita sul camion che lo doveva portare al convoglio per Auschwitz, pensando di andare a raggiungerla.

Un film, una storia: quella dell'Hotel Lutetia, dapprima quartier generale del controspionaggio nazista, poi scelto per accogliere i deportati e infine da poco venduto a un gruppo di israeliani.

Un film, due libri: Sopravvivere e vivere, scritto da Denise Epstein, figlia di Irène Némirovski. Della scrittrice a Parigi la giovanissima Denise riportò solo una valigia, contenente il manoscritto di Suite francese, sua ultima opera.

mercoledì 21 novembre 2012

Teachable Moments: piccoli segretari di Magellano



Vi dicevo di aver letto la biografia di Ferdinando Magellano di Stefan Zweig. Ne abbiamo letto in classe alcuni brani: il primo tratto dal capitolo iniziale, dall'eloquente titolo, "in principio erano le spezie", che spiega bene l'input da cui la sete di scoprire e viaggiare prese le mosse; il secondo era invece il sunto dell'inventario di merci, cibo, suppellettili, pezzi di ricambio, pentolame che Magellano portò con sé a bordo per i suoi 265 uomini. Non era concessa alcuna svista o dimenticanza pena il fallimento dell'intera impresa: per un viaggio di cui sfuggiva un fattore essenziale, la durata, non si potevano fare errori. L'inventario della spedizione ci è giunto integro e dettagliato. Dopo averne letto l'interessante descrizione ho chiesto agli alunni di scrivere un elenco di quello che il grande navigatore aveva portato.
I "piccoli segretari" si sono messi al lavoro e qualcuno come sempre ha voluto corredare l'elenco con qualche disegno o decorazione: la storia quando è studio di un documento, quando è vissuta attraverso fatti e dettagli concreti e per contro quando non è solo storia ufficiale di date e successioni dinastiche risulta interessante!

immagine da qui

Con questo post celebro uno dei Teachable Moments della seconda metà di questo mese: il 28 novembre, infatti, le navi capitanate da Magellano oltrepassarono l'America Meridionale immettendosi nell'Oceano Pacifico.

lunedì 19 novembre 2012

Il laboratorio di Leonardo

Leonardo da Vinci è una figura che affascina molto i ragazzi. Ne avevo già scritto a proposito della mostra londinese dello scorso anno.

Uno sguardo d'insieme

La vita dell'artista è ben spiegata qui. Se volete esplorare lo studio di Leonardo potete navigare nel sito della BBC. Diverse attività interattive nel sito del Museum of Science di Boston. Prendetevi del tempo per navigarci dentro con calma.
Uno sguardo panoramico sulla mente di Leonardo in questo sito, ottimo secondo me anche per una lezione in classe.

Il lavoro di Leonardo

Non sarà difficile inventarsi delle attività hands on, anche perché i suggerimenti dal web sono molto vari:
-si può imitare Leonardo disegnatore della natura, con una delle molte idee dello splendido blog Handbook of Nature Study
-si può creare il proprio affresco!
-si può studiare matematica e in particolare le unità di misura sull'uomo vitruviano

Craft a tema

- realizzare un lapbook a tema, per esempio sul celebre disegno del cavallo
-costruire un timeline con le opere pittoriche del genio
-colorare la Monna Lisa o la Dama con l'ermellino, ma anche l'autoritratto o fare un confronto sul tema della Madonna con il Bambino tra diversi artisti
-trasformare in 3D l'Ultima Cena



lunedì 12 novembre 2012

Storia del libro e della stampa

Dall'anno scorso ho una collega di tecnologia molto creativa e aperta, con la quale è facile e bello collaborare. Così a maggio avevamo realizzato una mostra dei lavori che ognuna nelle sue ore aveva fatto con la classe: io i libri handmade e lei quadri con la tecnica string-art e orologi in mdf. Per l'anno in corso abbiamo progettato un lavoro comune sul tema del libro e della carta: origami, scrapbooking e calligrafia lei; storia del libro e della stampa, studio dei diversi tipi di libro stampato, zoom su Gutenberg e sulla figura di Leonardo da Vinci io.
Per fare in classe (ed è questa la battaglia che noi insegnanti stiamo ingaggiando con il governo che sembra non voler capire) è necessario prepararsi. Non si improvvisa un lavoro fatto bene.
Mi sono detta che se avessi trovato delle risorse ben fatte sul web avrei potuto farle vedere in classe tramite la LIM, così mi sono messa alla ricerca...




-il sito Amanuense dà essenziali indicazioni sulla storia della scrittura manuale. 
-la storia del libro è illustrata in questa pagina panoramica di wikipedia
-un'altra panoramica della storia del libro anche sul sito della Biblioteca Belsitana. 
-notizie specifiche sulla Bibbia di Gutenberg qui. E se Gutenberg non fosse esistito? In questa pagina la riposta. Un printable su questo personaggio.E su Gutenberg c'è la puntata di Lampi di genio, di cui comunque vi consiglio il sito:


-la struttura del libro è ben spiegata in questa pagina. Ma altre sezioni dello stesso sito, Storia della stampa dell'Università di Bologna, sviluppano argomenti collegati, come i protagonisti dell'invenzione della stampa e i mestieri del libro, in modo molto approfondito
-mi soffermerò in particolare sull'incunabolo e sulla cinquecentina; ma anche sulle parti del libro
-mi è piaciuto molto il sito dell'Associazione Lupo nella steppa con la sua Breve storia del libro, ricca di immagini e esempi.

Vorrei anche far fare dei lavori di gruppo ai ragazzi e qualche altra attività hands on... suggerimenti?

venerdì 9 novembre 2012

L'inverno del mondo per i venerdì del libro

Cari amici del venerdì del libro, oggi vi presento il secondo volume di una trilogia di successo, L'inverno del mondo, ambientato nel periodo immediatamente seguente la prima guerra mondiale, che vede formarsi il nazismo e il fascismo, consolidarsi la dittatura staliniana, la guerra civile in Spagna e lo scoppio della seconda guerra mondiale. 
Un lungo inverno per il mondo. 
La grande storia si intreccia con le vicende dei protagonisti del primo romanzo e con quelle dei loro figli: i rampolli degli aristocratici Fitzherbert, i Peskov russi naturalizzati americani e i Peskov ancora residenti in Russia, i Deware  -famiglia americana con due senatori -, i von Ulrich con i Frank in Germania. Avvincente scoprire come si evolvono le cose per i protagonisti del primo volume e poi lentamente vedere che cedono il passo ai figli e a nuovi intrecci. Anche in questo libro si incontrano personaggi realmente esistiti: lo spietato Berjia con Stalin, Enrico Fermi e Oppenheimer, Churchill e Attlee, Roosevelt. 

Un libro, una storia: quella agghiacciante dell'Aktion T4, il programma nazista di eutanasia per malati di mente, disabili e minorati di tutte le età. Giustificato come mezzo necessario per preservare la purezza della razza ariana e per risparmiare il denaro pubblico, fu anche il primo caso in cui una decisione del Fuhrer dovette subire una correzione in corso d'opera: per la ribellione di molte persone comuni e personalità ecclesiastiche venne ufficialmente fermato anche se continuò poi sotterraneamente.

venerdì 2 novembre 2012

La caduta dei giganti per il venerdì del libro

Avevo già letto I pilastri della Terra e mi era piaciuto molto. Così sono tornata volentieri su Ken Follett con la sua nuova trilogia di cui ho letto finora il primo volume, La caduta dei giganti. La trilogia, intitolata The Century, narra la vicenda dell'intera Europa e di un intero secolo, il cosiddetto secolo lungo, il Novecento, attraverso l'intreccio delle vite di una famiglia aristocratica inglese (i Fitzherbert), una di minatori (gli Williams), con il padre sindacalista, due giovani orfani russi (i Peskov) e una nobile stirpe austriaca (i von Ulrich) con amici americani (i Deware). 


I giganti del titolo sono l'impero austroungarico e la Russia zarista e il prezzo da pagare per la ridefinizione dei confini interni dell'Europa è la Grande Guerra. 
La storia ufficiale viene vissuta attraverso le emozioni, le opinioni e le vicissitudini dei protagonisti e c'è molto su cui riflettere:
-la considerazione che l'escalation che porta a una guerra è spesso sostenuta da pochi in grado di influenzare l'opinione pubblica: alti ufficiali dell'esercito, ricchi nazionalisti, industriali interessati a una svolta produttiva, ideologi senza scrupoli
-la guerra è terribile per tutti, ma non allo stesso modo: vederla attraverso lo sguardo altero e ironico di uno stratega è una cosa, viverla nel corpo di un povero soldato russo, che non aveva mai sparato prima e che non sapeva neanche per cosa si stesse combattendo fino a qualche ora prima di essere imbarcato in un vagone diretto chissà dove è invece tutt'altro. Illuminante il rendersi conto delle difficoltà logistiche di un esercito come quello russo, spesso a corto di rifornimenti e di valide informazioni, disorganizzato e mandato allo sbaraglio
-la precarietà della vita al fronte: si moriva per mille motivi, anche futili
-le astuzie e i sotterfugi delle diplomazie: gli accordi sottobanco, i governi che cavalcano l'onda dell'opinione pubblica spesso manipolata con artifici
-il sempreverde pericolo che i grandi sconvolgimenti storici lascino sempre al loro posto i ricchi senza un reale miglioramento delle condizioni di classe e che la rivoluzione non coincida con il cambiamento dell'uomo
-l'umanità che va oltre il trovarsi su due fronti opposti: viene ricordato il commovente episodio della Tregua di Natale avvenuto sul fronte occidentale nel 1914

Un libro, una storia: la Tregua di Natale. Il giorno di Natale del 1914 gli schieramenti opposti di tedeschi e alleati spontaneamente cessarono il fuoco per scambiarsi auguri, whisky, cioccolata e per intonare dei canti natalizi. In certi tratti della terra di nessuno si imbastì anche una partita di pallone.

Un libro, un film: Joyeux Noël. Una verità dimenticata dalla storia (2005).

Un libro tira l'altro: Niente di nuovo sul fronte occidentale di E. M. Remarque, citato nel successivo volume, L'inverno del mondo.


Un libro, un'usanza: l'arte slava del tè nel samovar. La mia passione per il tè sfuso mi porta ad approfondire i diversi modi di preparare questa bevanda nelle diverse parti del mondo. Il samovar è il contenitore che il popolo russo (ma anche turco) usa per riscaldare l'acqua del tè. Un alloggiamento ospita anche la teiera con il tè concentrato che viene poi diluito con l'acqua riscaldata.

lunedì 29 ottobre 2012

Le pietre dei miei viaggi

La ricerca del passato è una delle costanti dei miei viaggi: conservo dentro di me la netta impressione che ho ricevuto entrando tra le rovine di un'abbazia irlandese, poggiando il palmo su una colonna greca o alzando lo sguardo su una volta di una catacomba protocristiana. 
Aver respirato il passato è una ricchezza che nessuno potrà mai togliermi e che non si può percepire sfogliando un libro o cercando immagini su google. 
Immaginare le vite che sono passate accanto a quella colonna, dentro quelle mura possenti è come spazzare via millenni di distanza e poter entrare in contatto con eventi ormai perduti. 
Questa sensazione, come di un repentino viaggio nel tempo, è stata particolarmente forte per me in Francia del sud, all'ombra del Pont du Gard:


Pochi centimetri di dislivello sono bastati ai Romani per trasportare acqua per chilometri e chilometri. Le pietre ordinate e incastonate a formare splendidi archi incorniciano il cielo: l'esperienza è completata dal bagno ristoratore nelle acque del fiume Gard.
In Irlanda ho incontrato pietre meno maestose, ma non per questo meno emozionanti,  quelle del Gallarus Oratory:


Una primitiva cappella a forma di barca capovolta, con la porta e una finestra rivolta a oriente: si tratta di un antichissimo oratorio databile tra il VI e il IX secolo ed è la più antica chiesa cristiana d'Irlanda.

E come simbolo della ricchezza e della decadenza del nostro paese scelgo Pompei:


Con le sorprendenti strade lastricate, simbolo dell'attività civilizzatrice e delle capacità architettoniche dei Romani; con gli affreschi e le decorazioni di incredibile modernità. 
Un pezzo tra i più preziosi del tesoro artistico che l'Italia possiede.
Ma non c'è povertà maggiore di quella di un paese che non solo non cura ma neanche rispetta le pietre che una storia gloriosa ha voluto regalargli con tanta generosità e profusione. L'Italia non le valorizza come fondamenta di una civiltà e di una cultura, relegandole all'interesse di pochi appassionati e di turisti frettolosi. Mentre è nella Valle dei Templi che tutti i nostri studenti dovrebbero imparare la storia greca, è a Pompei e tra gli scavi di Roma antica che dovrebbero assaporare i primi rudimenti di latino ed è a Palermo che dovrebbero incontrare il mondo arabo. Il cristianesimo potrebbe essere  di nuovo percepito nella sua carica rivoluzionaria entrando nell'arena del Colosseo o nel buio delle catacombe.
E invece lo sperpero continua.

Con questo post partecipo all'iniziativa Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e Baci.

mercoledì 17 ottobre 2012

Teachable moments: Columbus Day e prossimo appuntamento



Tra i Teachable moments della prima metà di ottobre ho scelto il Columbus Day.
La mia ricerca di risorse utili per la classe e per gli approfondimenti da proporre alla mia piccola studiosa mi ha portato a raccogliere diverse attività interessanti:
-un galeone spagnolo ricavato da un cartone nel latte
-una pagina da colorare e completare per esercitarsi con l'inglese
-altre pagine da colorare
-raccolta google di immagini delle caravelle
-in particolare, una bella clip-art in tre dimensioni
-una sintesi illustrata delle novità alimentari introdotte in Europa dopo la scoperta dell'America.
-un bel lavoro semplificato con disegni animati realizzato da una scuola primaria
Affrontare l'argomento in classe ha suscitato molte domande e curiosità. Sul metodo di Eratostene per misurare la circonferenza della Terra, sulle navi che Cristoforo Colombo utilizzò e sulla loro storia, se Madeira era abitata prima dell'arrivo dei Portoghesi (la risposta è no), se lo erano le Canarie (la risposta è sì), sull'importanza delle spezie e sul perché quegli uomini si avventuravano così lontano. 
Su Eratostene abbiamo guardato questo video sottotitolato in italiano:





I partecipanti al primo appuntamento sono:

-per il 2 ottobre, Festa degli Angeli Custodi: MammaCheGiochi e Bimbi felici a casa
-per il 4 ottobre, San Francesco d'Assisi: Bimbi felici a casa
-per il 5 ottobre, Giornata Internazionale dell'Insegnante: Francesca Frames
-per il 6 ottobre, anniversario di nascita dell'architetto Le Corbusier: Velma &co.
-per il Columbus Day la testimonianza in presa diretta dagli USA dei pinguini: Iridi a stelle e strisce
-per il 16 ottobre, Giornata Mondiale dell'Alimentazione: Giorgia di Priorità e Passioni
-per il 17 ottobre, in onore di Madre Teresa, Una mamma, un girasole. Lo stesso giorno ricorreva la Giornata Mondiale contro la povertà, ricordata da Udine, la mia città e nonna Pina

I prossimi Teachable Moments?

Per la seconda metà di Ottobre ricordiamo:

-il 19 ricorre il 130° anniversario della nascita del pittore futurista Umberto Boccioni
-il 21 il 240° anniversario del poeta inglese S. T. Coleridge
-il 22 ottobre del 2136 a. C. fu registrata in Cina la prima eclissi solare e si celebra la Giornata Internazionale delle Biblioteche Scolastiche
-il 24 la Giornata delle Nazioni Unite
-il 25 l'anniversario della nascita di Don Gnocchi
-il 28 ricorrono 90 anni dalla Marcia su Roma e l'inaugurazione della Statua della Libertà (125°)

Ricordiamo anche il 31 ottobre, per due eventi:
-festeggiamenti di Halloween
-le prime strisce pedonali


Appuntamento a mercoledì 30 ottobre!


(immagine: Vintage Ads for Libraries and Reading | Brain Pickings)

mercoledì 10 ottobre 2012

Ebook in classe: Quando Hitler rubò il coniglio rosa

In classe ho una LIM touch screen: la uso per la storia, per la geografia e per gli esercizi di grammatica (che gli alunni adesso scalpitano per fare!). I libri di storia e geografia sono predisposti per l'utilizzo della lavagna interattiva: contengono video, documenti da ascoltare, approfondimenti da cui faccio prendere appunti (prendere appunti da un testo scritto è il primo passettino per imparare a prenderli da un discorso), mappe...
L'anno scorso avevo proposto la lettura integrale de Le streghe di Roald Dahl, facendo acquistare il libro in edizione economica. Quest'anno, anche per non gravare sulle tasche delle famiglie, ho pensato di sfruttare le potenzialità del formato ebook. Ho acquistato una copia del libro che, proiettato sullo schermo di 80 pollici, tutti possiamo leggere insieme. Un lettore a turno lo declama ad alta voce e gli altri ascoltano, guardando il testo alla lavagna, aiutati dal carattere di stile handwrite e dalle illustrazioni. Ogni tanto ci si ferma, si discute, si puntualizza.
Il testo che ho scelto è:


Perché? I più accorti e puntigliosi mi diranno che la Shoà non è nel programma di seconda. 

Eppure ci sono diverse ragioni per questa scelta:
-ho una classe multietnica (con due marocchine, un tunisino, un rumeno e ora anche un'alunna senegalese)
-la tematica delle persecuzioni razziali li interessa tantissimo e diverse volte ho dovuto rispondere alle loro domande rimandando all'anno prossimo il necessario approfondimento
-molti di loro in quinta avevano letto il Diario di Anna Frank
-il tema principale della storia di quest'anno (la formazione degli stati nazionali, i diversi modelli di Stato, la fine dell'assolutismo...) e di geografia (gli stati europei) può essere meglio compreso in una prospettiva di conoscenza della realtà di una dittatura
-stiamo partecipando all'iniziativa dell'Unione Comunità Ebraiche Italiane sul Giorno della Memoria (per informazioni andate su questo sito, ricchissimo di risorse educative)

Che ne dite, vi sembrano ragioni convincenti?

Un'ultima cosa: quando chiamavo il lettore di turno a leggere ad alta voce, qualcuno mi ha risposto - no, professoressa io preferisco ascoltare, mi piace sentire leggere - E lo diceva con un'espressione di beatitudine nel volto che mi ha convinto. Miracoli della lettura!

P.S. Vi ricordo Teachable moments entro il prossimo mercoledì...
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