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domenica 27 aprile 2014

Le strade dei miei viaggi

Strade. Percorsi. Bivi. Direzioni.
Mete raggiunte. 
In viaggio si cammina molto. E come nella vita, a volte la meta non si vede nonostante sia là. Oppure la si intravede per un attimo per poi perderla. In genere quando siamo molto lontani: dal punto di vista iniziale del percorso la meta si vede chiaramente. Poi, durante la fatica del percorso la si perde di vista. Il viaggio come metafora della vita, quindi.
E la strada come bellezza in sé: in certi momenti nel pregustare la gioia della meta ci godiamo il presente. Quello che si incontra per strada:



Uno scorcio di paesaggio, un volto, una visione inaspettata.
E la strada diventa bella e interessante di per sé, come nel viaggio on the road in Irlanda o come nelle lunghe passeggiate in auto in Islanda. Ogni chilometro una sorpresa.



Il viaggio itinerante è quello che ci fa assaporare meglio il paese in cui ci troviamo, per questo lo abbiamo scelto nuovamente per la scorsa estate, che ci ha portati per la route de vin in Alsazia:




La libertà di poter decidere dove dirigersi, di poter cambiare meta e di poter ritornare in un luogo che ci ha colpiti.
Anche una grande città in cui perdersi a zonzo può essere lo scenario di un viaggio a piedi, ma è il percorso lungo una strada che ci dà la misura dell'avvicinamento e dell'arrivo, della partenza e dell'allontanarsi di un luogo per cedere il posto ad un altro che ci viene incontro. Che ne pensate?
Questo post partecipa all'iniziativa Il senso dei miei viaggi.

giovedì 30 gennaio 2014

Gli alberi e i fiori dei miei viaggi

Sono fuori tempo massimo. Questo è infatti il tema che Monica ha proposto per novembre 2013 per partecipare alla sua iniziativa Il senso dei miei viaggi. Ma siccome non si vince niente e il bello in questo caso è proprio partecipare, visto che è l'occasione per spulciare foto e ricordi di viaggio, io non mi tiro indietro e scelgo le tre foto richieste.

L'albero che ricordo meglio l'ho visto ad Halstatt, in Austria, in quella stupenda regione di laghi e di paesaggi che porta il nome di Salzkammergut:




Un tutt'uno con la casa…
Se penso ai fiori dei miei viaggi, la mente ritorna all'Irlanda, più che a quelli ben agghindati e "pettinati" delle regge francesi, senza nulla togliere ai giardini all'italiana che li caratterizzano. E in particolare la fuchsia che in Irlanda si incontra anche per strada:



Un  ultimo omaggio lo devo al viaggio di quest'estate, in Alsazia, non ai suoi  villes et villages fleuris (si tratta di un vero e proprio concorso tra cittadine e paesetti che si sfidano a suon di decorazioni floreali e vengono insignite con uno, due, tre o quattro fiori), ma ai suoi vigneti, frutto del lavoro paziente e meticoloso dei viticoltori che ne traggono un vino buonissimo:


Niente di classico, vero? Ma comunque ognuno di questi posti rappresenta per me una sensazione e un'emozione ed è a quelle che cerco di ritornare con la mente quando devo scegliere le immagini per Il senso dei miei viaggi. Alla prossima!

sabato 4 gennaio 2014

Il sacro dei miei viaggi

Dopo sei mesi ritorno all'appuntamento de Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e baci, che per il mese di gennaio propone il tema del sacro.
Ma cos'è per me il senso del sacro? Sì, io entro abitualmente in chiesa, mi rivolgo nella preghiera a Dio. Ma cosa sta alla base del culto se non il senso del sacro? Un'esperienza pervadente, che in modo elementare e inconfondibile proviamo sotto un cielo stellato tanto quanto in un tempio appositamente costruito:
Sotto l'azzurro fitto/ del cielo - scrive Montale- qualche uccello di mare se ne va;/ né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:/ "più in là!"
L'immagine che apre il mio blog mi fa ripensare sempre a questi versi di Montale: basta un'auto che va, cantava Battisti, per suscitare in noi la domanda sul nostro essere qui. Perché ogni cosa porta scritto: "più in là".
Poi ci sono dei luoghi che questo oltre lo fanno intravedere meglio di altri. Forse per il paesaggio nel quale si incastonano, forse per l'atmosfera rarefatta di preghiera, forse per il silenzio.

Uno di questi luoghi l'ho visitato nel 2012, a Praga ed è il suo cimitero ebraico:


L'affastellarsi delle lapidi, le pietre lasciate su di esse in segno di preghiera. Il dramma di un popolo relegato in spazi angusti anche nella sacralità della sepoltura.

Ritorno poi alla mente all'Irlanda e alle sue rovine, baluardo di un'epoca in cui la religione mista alla nazionalità era causa di persecuzione. Sento quasi le grida, la concitazione e l'ingiustizia di tante, troppe morti.



E mi ricordo di una chiesetta, emblema della sperdutezza. In capo al mondo, in Islanda, in mezzo al nulla. Eppure aperta, la porta appena accostata. Pronta ad accogliere chiunque, passando di là, avesse voluto fermarsi per pregare, oppure semplicemente per stare in silenzio riscaldandosi un po' (in questo post qualche notizia in più):


Forse, avrei potuto scegliere foto di vetrate dai mille colori, frutto di un certosino lavoro, o di guglie come merletti sospesi al limite dell'equilibrio, o di ori e decorazioni sontuose, che pure ho visto, ho contemplato e ho ammirato estasiata. Ma queste foto, così scabre, più di altre per me esprimono il senso del sacro per come lo intendo e lo vivo: sentire improvvisamente di essere parte di una grandezza che ci sovrasta, rispetto alla quale è evidente e tangibile la nostra piccolezza.

martedì 2 luglio 2013

Le finestre e le porte dei miei viaggi

Mio marito mi deride un po' quando in viaggio mi vede intenta a fotografare soggetti a suo dire strani. Io fotografo i piatti, fotografo i particolari degli alberghi, fotografo soprattutto case, porte e finestre. Non solo Monica non è la sola a farlo, ma credo che sia in numerosa compagnia, a giudicare dall'entusiasmo con cui è stato votato questo tema de Il senso dei miei viaggi.
Mi piaceva quando viaggiavo in treno guardare dentro le finestre illuminate che si offrivano al mio passaggio come ancora oggi sbircio quando posso dentro le case i cui usci sono lasciati aperti. Se non posso mi accontento di immaginare la vita che sta dietro una vetrata decorata di fiori o vivacemente colorata.
Bene, cominciamo:



Ho scelto delle foto del viaggio in Irlanda (2010), per i colori e per la varietà di finestre e porte viste e immortalate. La prima è una casa come in Irlanda se ne incontrano tantissime,   caratterizzata da colori vivaci e in contrasto, quasi a rallegrare il clima spesso piovoso.



Questa finestra invece appartiene a una casa tradizionale. E l'ultima è la classica foto da poster, quello con il collage di porte colorate:




Che ve ne pare? Piace anche a voi guardare dentro le case o immortalare porte e finestre?

mercoledì 20 marzo 2013

Teachable moments: immagini d'Irlanda

Mi piace ritornare con la memoria ai viaggi fatti, riassaporare le sensazioni e ricordare le cose viste e imparate. In onore di san Patrizio, che abbiamo festeggiato il 17 marzo, vi riporto con me in Irlanda:



Abbiamo avuto bellissimi giorni di sole, che ci hanno dato la possibilità di godere appieno dell'aria e dei colori irlandesi. 
In quel verde, in quegli spazi ho immaginato Patrizio che parlava ai guerrieri e i potenti di Tara. Essi lo guardarono: "Anche noi adoriamo il creatore supremo, anche noi insegniamo la fraternità, noi regoliamo la nostra vita secondo un codice morale elevato. Come possiamo credere alla storia di un uomo che era Dio ed è risuscitato da morte?" La Croce celtica rappresenta proprio l'unione della cultura autoctona della terra di Erin con il cristianesimo, con la storia dell'uomo-Dio. La croce e il cerchio, il mondo ma anche il sole dei Celti (da Paolo Gulisano, L'isola del destino).
Spero un giorno di potere respirare ancora quell'aria e di poter ancora riempire i miei occhi di quel verde e di quell'azzurro.

Questo è il mio contributo a




Siete tutti invitati a partecipare, c'è tempo fino al 27 marzo... (qui i precedenti appuntamenti per capire di che si tratta)

lunedì 7 gennaio 2013

Il senso dei miei viaggi: un luogo da sogno

Cos'è un luogo? Perché un certo spazio, una certa combinazione di elementi esterni a noi arriva a parlarci a tal punto da entrare a far parte di noi?
Quante volte ho cercato di respirare un luogo, di coglierne l'anima attraverso i sensi.
Lo spazio incorniciato dalle forme architettoniche, lo spazio libero della natura, le sfumature di luci e ombre, i profumi e gli odori e quella sensazione di esserne parte.
Un luogo ci parla. Comunica la sua storia, le persone che vi hanno vissuto, che vi hanno sofferto e che vi hanno sognato.
Per questo quando viaggio cerco sempre di evitare le catene alberghiere, preferendo posti un po' speciali, con una storia. Non sto parlando di stelle, ma di anima.

Ritorno spesso con il pensiero ai grandi spazi, ai colori e al senso di libertà che mi ha donato la terra irlandese, ho anche parlato una volta di un luogo da sogno, un B&B sull'oceano, che potete guardare qui. E ora vorrei ritornarci con voi. Precisamente vi porterò nel sole e nella musica di Doolin, nel B&B Toomullin


Doolin, paese sperduto eppure pieno di vita, dal quale puoi salpare per vedere dal mare le scogliere di Moher o per le isole Aran.

Un posto dove prendersi del tempo:


E un posto dove anche lui, inseparabile compagno di viaggi - una volta perfino dimenticato su una nave e miracolosamente ritrovato al ritorno - può stare bene:


Perché poi, alla fine, quello che cerchiamo in un luogo, è stare bene.

Con questo post partecipo a Il senso dei miei viaggi di Monica viaggi e baci, un luogo del web dove... si sta bene.

lunedì 29 ottobre 2012

Le pietre dei miei viaggi

La ricerca del passato è una delle costanti dei miei viaggi: conservo dentro di me la netta impressione che ho ricevuto entrando tra le rovine di un'abbazia irlandese, poggiando il palmo su una colonna greca o alzando lo sguardo su una volta di una catacomba protocristiana. 
Aver respirato il passato è una ricchezza che nessuno potrà mai togliermi e che non si può percepire sfogliando un libro o cercando immagini su google. 
Immaginare le vite che sono passate accanto a quella colonna, dentro quelle mura possenti è come spazzare via millenni di distanza e poter entrare in contatto con eventi ormai perduti. 
Questa sensazione, come di un repentino viaggio nel tempo, è stata particolarmente forte per me in Francia del sud, all'ombra del Pont du Gard:


Pochi centimetri di dislivello sono bastati ai Romani per trasportare acqua per chilometri e chilometri. Le pietre ordinate e incastonate a formare splendidi archi incorniciano il cielo: l'esperienza è completata dal bagno ristoratore nelle acque del fiume Gard.
In Irlanda ho incontrato pietre meno maestose, ma non per questo meno emozionanti,  quelle del Gallarus Oratory:


Una primitiva cappella a forma di barca capovolta, con la porta e una finestra rivolta a oriente: si tratta di un antichissimo oratorio databile tra il VI e il IX secolo ed è la più antica chiesa cristiana d'Irlanda.

E come simbolo della ricchezza e della decadenza del nostro paese scelgo Pompei:


Con le sorprendenti strade lastricate, simbolo dell'attività civilizzatrice e delle capacità architettoniche dei Romani; con gli affreschi e le decorazioni di incredibile modernità. 
Un pezzo tra i più preziosi del tesoro artistico che l'Italia possiede.
Ma non c'è povertà maggiore di quella di un paese che non solo non cura ma neanche rispetta le pietre che una storia gloriosa ha voluto regalargli con tanta generosità e profusione. L'Italia non le valorizza come fondamenta di una civiltà e di una cultura, relegandole all'interesse di pochi appassionati e di turisti frettolosi. Mentre è nella Valle dei Templi che tutti i nostri studenti dovrebbero imparare la storia greca, è a Pompei e tra gli scavi di Roma antica che dovrebbero assaporare i primi rudimenti di latino ed è a Palermo che dovrebbero incontrare il mondo arabo. Il cristianesimo potrebbe essere  di nuovo percepito nella sua carica rivoluzionaria entrando nell'arena del Colosseo o nel buio delle catacombe.
E invece lo sperpero continua.

Con questo post partecipo all'iniziativa Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e Baci.

giovedì 30 agosto 2012

Gli elementi dei miei viaggi

Acqua

Il tempo non è il ruscello dove vado a pesca. Vi bevo; ma mentre bevo ne scorgo il fondo sabbioso e vedo come sia poco profondo. La sua corrente scorre via, ma l'eternità resta. Vorrei bere profondamente e pescare nel cielo, il cui fondo è ciottoloso di stelle. 
H. D. Thoreau, Walden

foto di mio marito

L'acqua mi dà sempre una sensazione di benessere: abbandono e rilassamento se sono immersa in mare, pace se contemplo le acque placide di un lago, gioia per le piante che si dissetano se ascolto il rumore della pioggia. Ricordo tanti incontri con l'acqua durante i miei viaggi, ma ho voluto seguire la prima immagine che mi è affiorata alla mente: eravamo in Baviera e volevamo visitare il paese di Murnau, il cui paesaggio aveva attirato Kandinsky e gli altri artisti del movimento Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro), ma poi ci siamo fermati - per caso - a contemplare il lago, lo Staffelsee, presso Seehausen e là abbiamo trascorso un'ora a passeggiare e fare fotografie dimentichi del tempo. A quel punto abbiamo cenato in riva al lago in un posticino placido e romantico.


Terra

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita e per vedere se non fossi capace d'imparare quanto aveva da insegnarmi e per non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto. 
H. D. Thoreau, Walden

Henry Thoreau decise di ritirarsi per due anni sulle sponde del lago Walden, per riscoprire l'intimo rapporto con la natura. Ma a volte basta distendersi, sentire la forza del terreno che sostiene il corpo, lo accoglie, lo sospinge; per avvertire l'energia della terra, la sua stabilità e la sua possenza. È uno di quelle rare occasioni in cui per fare esperienza non si deve fare, non c'è bisogno di agitarsi, basta stare. E se la distesa è lunare come nel Burren in County Doolin in Irlanda le ossa ricevono la sensazione semplice e scarna del sasso e non si perdono tra le distrazioni della morbidezza  e dei colori del prato.



Aria

A volte non potevo permettermi di sacrificare a nessun lavoro, sia mentale che materiale, il fiore del momento presente. Amo che vi sia un largo margine di respiro, nella mia vita. 
H. D. Thoreau, Walden

Non c'è cosa più ovvia e più essenziale del respiro. Coincide con la vita. E imparare a respirare, a nutrire la vita di aria buona non è cosa scontata. L'aria che sostiene le ali degli uccelli come per noi la terra, il vento che dissemina la vita, la brezza che ristora. Non è facile immortalare l'aria, ma per me è questa immagine di un gabbiano irlandese che esprime il senso di apertura e di gioia di vivere che desidero regalavi:

foto di mio marito

Questi sono gli elementi dei miei viaggi: riposare, stare, respirare. Verbi di quiete, non di movimento. Perché viaggiare è per me occasione di godere del presente che nell'affanno quotidiano spesso è difficile cogliere. Sentire il presente, immergersi dentro la sensazione del luogo e respirarlo.

(Iniziativa di Viaggi e Baci, The Family Company e I viaggi dei rospi. Avete avuto occasione di conoscerne le protagoniste nella serie di interviste di Parole in viaggio).

mercoledì 23 maggio 2012

I colori dei miei viaggi

Bene, Viaggi e Baci, eccomi qua. Colgo al volo la tua idea di illustrare con un post e tre fotografie i colori dei viaggi che ci sono rimasti nel cuore.
I colori dei miei viaggi sono tanti e sceglierne solo tre è stata la parte più difficile. Ho fatto così: prima di tutto ho scelto i viaggi di cui ricordavo vividi colori e tra questi mi sono decisa per l'Islanda, l'Irlanda e la Camargue.

L'Islanda perché questa terra ai confini del circolo polare artico è davvero sorprendente. Quando stavo per partire e mi si chiedeva -dove vai?- e io rispondevo - Islanda... c'era sempre un'eco - Come? Irlanda? - No, ripetevo: Islanda. La terra dei ghiacci e del fuoco, l'isola dove la natura regna sovrana da tempi primordiali. Dove è possibile fare il bagno in un laghetto caldo colorato di un celeste innaturale dovuto a micro-organismi fluorescenti e contemporaneamente essere nel bel mezzo di una tempesta di neve...

...Blue Lagoon: il celeste



L'Irlanda perché il senso di pace e di azzurro che ho provato nei dieci giorni in cui abbiamo percorso le strade di quest'isola ricca di storia e tradizioni lo ricordo come il tesoro più grande che quel viaggio mi ha donato...

... Ireland: il verde-azzurro




La Camargue perché è il regno dei colori, dal bianco-rosa dei fenicotteri, al nero dei tori picchiettato dal bianco degli uccelli che si posano sopra di essi. Ma soprattutto del rosa, quello particolarissimo delle saline...

...Camargue: il rosa


Grazie, Viaggi e baci, per avermi permesso di ricordare e di rivivere questi splendidi momenti.

lunedì 21 marzo 2011

Itinerario di viaggio in Irlanda

Partecipo con questo post al gioco proposto da Mammagiramondo, che in occasione della festività di San Patrizio è dedicato per questo mese alla terra di Erin, l'Irlanda. Ho già detto che una delle mie attività preferite è preparare i viaggi di famiglia. Mi piace studiare le guide, ipotizzare itinerari, cambiare idea e poi ritornare a quella di partenza...e si può dire che questo sia il mio "gioco preferito"!
Per il viaggio in Irlanda della scorsa estate l'organizzazione è stata particolarmente travagliata perché si è trattato di un viaggio itinerante: a bordo di una Polo con la guida a destra (ma mio marito, mancino, si è subito abituato anche se io continuavo a tentare di salire in macchina dalla parte sbagliata) abbiamo attraversato buona parte dell'isola, spostandoci a piccole tappe.

Idee per un itinerario
(già sperimentato)

Primo giorno
Arrivo a Dublin. Ritiro dell'auto. Partenza per County Wicklow: strada militare R115 e primo incontro con la brughiera. Sally Gap e Glendalough con le reliquie di St. Kevin. Pernottamento al Bracken B&B di Annamoe.

Secondo giorno
Primo incontro con un Irish Breakfast e partenza per Kilkenny. Visita del castello e poi prosecuzione per Jerpoint Abbey e Cashel. Pernottamento a Ballinacourty House in Glen of Aherlow.

Terzo giorno
Partenza per Cahir e prosecuzione verso sud: Timoleague Abbey, Rosscarbery Coast Road e sosta al Dronberg Circle. Pernottamento nello splendido Sandycove House, di cui ho scritto qui.

Quarto giorno
Ring of Beara e prosecuzione per Killarney: Muckross House, Muckross Traditional Farm. Pernottamento al Purple Heather di Beaufort.

Quinto giorno
Ring of Kerry (Sneem, Parco Derrynane, Valentia Island)

Sesto giorno
Dingle Head (Killorglin, Slea Head Drive, Gallarus Oratory, Connor Pass)

Settimo giorno
County Clare: Craggaunowen Project, Ennis, Cliff of Moher da terra. Pernottamento a Doolin nel B&B Toomullin.

Ottavo giorno
Visita del Burren, paesaggio lunare con il Poulnabrone Dolmen. Cliff of Moher dal mare (con il traghetto).

Nono giorno
Connemara: da Galway a Clifden, attraversamento di un paesaggio bellissimo, primo incontro con le torbiere. Pernottamento a Ben Breen House.

Decimo giorno
Strada costiera (Cashel, Roundstone, Carna) e Sky Road

Undicesimo giorno
Dublino


L'iniziativa del blog Viaggiare è il mio peccato mi ha permesso di ritornare con la memoria a quell'itinerario meraviglioso, con la promessa di un lapbook... che è ancora in preparazione per via della mole di materiale e fotografie da assemblare:





mercoledì 19 gennaio 2011

Share one day: a souvenir photo


Riprendo con l'iniziativa di condivisione Share one day. L'ultima volta vi avevo chiesto una canzone particolarmente significativa...
Oggi vorrei condividere con voi un souvenir di viaggio, perché è questo il periodo in cui in famiglia cominciamo a pensare alle nostre vacanze.
L'ho già detto altre volte, ma per me la preparazione del viaggio funziona un po' come una terapia di supporto psicologico e di training positivo. Immaginare il viaggio, studiare gli itinerari, scegliere i luoghi più consoni ai nostri gusti, raccogliere informazioni... diventano un lungo e piacevole lavoro.
Il mio ricordo di viaggio è un piccolo assaggio fotografico, ma se volete potete partecipare anche con una breve cronaca o una riflessione. Quest'estate abbiamo pernottato in un B&B di Castletownshend nel sud dell'Irlanda, Sandycove House, che gode di un panorama a dir poco splendido sulle scogliere, come si può vedere dalla foto che apre il post.


Si tratta di un luogo che ci è rimasto nel cuore: qui sotto la sala colazione con vista...



C'è perfino la discesa privata alla spiaggia:

Spesso ricordiamo la sensazione di spazio, di aria, di libertà...

Aspetto i vostri ricordi di viaggio allora...

Come partecipare?
Istruzioni
-Scrivi un post, condividendo anche tu un ricordo di viaggio, o perché no, il sogno di un viaggio ancora da fare...
-Inserisci il link al tuo post nell'apposito spazio e premi enter.
-Lascia un commento, se vuoi.
-Poi se non l'hai ancora fatto inserisci nel tuo blog o nel post il codice html del banner dell'iniziativa:


BannerFans.com



martedì 11 gennaio 2011

Otto: diritto al selvaggio


Ottavo diritto del Manifesto dei diritti naturali dei bambini, su cui stiamo riflettendo grazie all'iniziativa di Giorno per Giorno :

Diritto al selvaggio
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti,
ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi...

Vorrei partecipare con il racconto di un'esperienza, quella della scoperta del paesaggio dunale. Siamo così abituati alle spiagge artificiali dei nostri stabilimenti balneari da aver messo da parte l'immagine della vera spiaggia con le dune, con la sua vegetazione e con la sua fauna. Quest'estate durante il viaggio in Irlanda la passeggiata alle dune di Fanore è diventata l'occasione per rimettere a fuoco quell'immagine più veritiera.



Le dune sono un'importante ecosistema, considerato un inutile ingombro dal turismo balneare, ma in realtà avamposto di difesa della costa dall'erosione, come si nota nel sito del wwf.

E voi avete mai fatto l'esperienza di riscoprire un aspetto della natura che avevate dimenticato o addirittura mai conosciuto?

martedì 4 gennaio 2011

Sette: diritto alla strada

Questa è la settima puntata dell'iniziativa di Giorno per Giorno, che propone di riflettere insieme settimanalmente sul Manifesto dei diritti naturali dei bambini, siamo arrivati al diritto numero sette:

Diritto alla strada
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade

Istintivamente mi verrebbe da esclamare che non è possibile oggi lasciare questo diritto ai nostri figli, con tutto quello che si sente in televisione, penso alle terribili vicende della cronaca e alle continue notizie di incidenti stradali... ma poi ripensandoci rifletto sul fatto che ho sempre cercato di passeggiare in compagnia di mia figlia, fin dai tempi della carrozzina, del passeggino e poi a piedi... approfittiamo sempre quando possiamo per andare a piedi agli appuntamenti vicini, abitiamo in centro e questo facilita le cose.



Ma poi vorrei come sempre dare un mio punto di vista: questo diritto alla strada lo vorrei estendere alle strade del mondo, lo vorrei interpretare come diritto alla conoscenza del mondo attraverso il viaggio. Il primo viaggetto con Laura di un mese e mezzo lo abbiamo fatto nella vicina Taormina, e poi ai tre mesi nella splendida Umbria. Ogni anno abbiamo visitato un paese e dei luoghi indimenticabili, facendo sempre attenzione alle esigenze via via crescenti della bambina, cercando di coniugare il nostro desiderio di vedere musei e monumenti storici con la sua naturale curiosità.


Queste foto in particolare sono state scattate nell'ultimo viaggio in Irlanda. Si tratta di un tratto di spiaggia sull'Oceano Atlantico, il Derrynane National Park che comprende 1,5 km di litorale con dune di sabbia perfettamente conservate, piante tropicali che testimoniano l'influenza della corrente del Golfo e un'abbazia sulla spiaggia, Ahamore, rifugio dei monaci su un isolotto collegato alla terraferma.
E voi viaggiate con i vostri figli?

lunedì 4 ottobre 2010

Lasciare un'impronta



Nel recente viaggio in Irlanda ho visitato il Craggaunowen Project, presso Quin in County Clare. Questo progetto, denominato anche The Living Past, è un parco-museo, ideato da John Hunt, consulente presso Sotheby's per l'arte medievale e grande studioso, che ha voluto lasciare un'impronta utile per gli altri, mettendo a disposizione le sue conoscenze in modo del tutto originale.
Per prima cosa comprò un terreno, restaurò il castello là ubicato e in modo rigorosamente scientifico ricreò gli ambienti del passato irlandese. Donò poi l'intero terreno al popolo irlandese con l'auspicio di sviluppare il progetto con nuove esposizioni. Allo stato attuale passeggiando lungo un sentiero molto agevole e ombroso si può osservare un Crannòg, cioè un'isola artificiale con palafitte tipica della tarda età del bronzo, un campo dell'età del ferro, un fortino circolare della prima era cristiana. Inoltre sono stati qui collocati dei reperti che si trovavavano sparsi altrove come un dolmen e un inserto di sentiero preistorico.




Il lavoro continua e il bosco stesso fornisce il materiale per i prossimi progetti, come la ricostruzione di un'antica canoa: gli alberi, infatti, vengono potati e i rami vengono lasciati alle intemperie per anni in modo da poter essere utilizzati come canniccio per le costruzioni. Alla fine del sentiero si può inoltre ammirare la ricostruzione fedele della nave che portò san Brendano sulle coste nordamericane: nel 1972 Tim Severin, proprio con l'intento di dimostrare la fattibilità del viaggio del santo, realizzò un modello a grandezza naturale dell'imbarcazione e replicò il viaggio, approdando nel nuovo continente. La traversata è stata documentata con un video che si può visionare.
La storia dello studioso che realizza un'opera utile per gli altri, per di più a scopo didattico e di recupero dell'eredità culturale del suo paese, mi sembra un gesto davvero adeguato alla statura di un uomo colto e intelligente, un gesto che dice tante cose: che ciò che è nostro può essere un dono da condividere e che per cambiare le cose si deve partire da ciò che si è nella normalità quotidiana, facendo il proprio lavoro fino in fondo.

martedì 31 agosto 2010

Ritorno

Nostalgia: desiderio di tornare, desiderio doloroso - dice l'etimo greco -, suvvia, doloroso poi no, ma desiderio di tornare... certo.
Alla routine? Perché no? Le giornate di sempre, il tragitto in auto di cui conosci curve e buche, la radio, il lavoro, le persone che conosci da anni, certi comfort che hai solo a casa tua (il bidet non esiste fuori dall'Italia e non è cosa da poco), rubare ancora un bagno al sole di settembre, che in Sicilia è più clemente di quello di agosto, conservare nel cuore i bei ricordi di una vacanza.
E di ricordi ce ne sono davvero tanti. Impossibile elencarli tutti insieme, del resto con le foto vi farò presto dono di alcuni di quei momenti. Per ora voglio ripensare al cielo irlandese che sembra non finire mai, alla brughiera violacea, alle scogliere viste sotto un sole insolito e caldo, alla sperdutezza di alcuni paesini, all'allegria della musica nei pubs, alle passeggiate sulle spiagge solitarie.... ecco, non la finisco più!
Per ora vi lascio una foto, con la promessa delle prossime... che ne dite? E voi, avevate nostalgia?

Connemara, 27-8-10
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