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venerdì 12 dicembre 2014

L'ora di lezione


"C'è stato un tempo in cui -scrive Recalcati - [...] l'autorità dell'insegnante era garantita dalla potenza della tradizione alla quale si appoggiava: il modello pedagogico prevalente era quello correttivo-repressivo, fortemente gerarchizzato", fondata sull'alleanza genitori-insegnanti.

Oggi prevale un modello, destabilizzante, in cui "i genitori si alleano con i figli e lasciano gli insegnanti nella più totale solitudine, a rappresentare quel che resta della differenza generazionale e del compito educativo". 

Il difficile è che non c'è una bacchetta magica in grado di restituire ai docenti l'autorità perduta e non ci sono strategie valide per tutti gli alunni e per tutte le classi. Tanti sono i consigli di classe in cui emerge quest'impotenza: non va bene il pugno di ferro e non va bene il clima amicale. I casi più difficili sono proprio quelli in cui i genitori o sono ininfluenti o hanno abdicato alla loro potestà.
Penso al papà che di fronte all'atteggiamento oppositivo e aggressivo del figlio riesce a dire solo che "a scuola si va per divertirsi e giocare non per fare monellerie" e penso alla mamma che non fa altro che piangere completamente arresa alle malefatte riferitele.
Un recente articolo inglese parla dei genitori spazzaneve, che passano la vita a spalare la neve dalla strada che il figlio deve percorrere, cercando cioè di rimuovere ogni possibile ostacolo e controversia:



Voi cosa ne pensate?

(con questo post partecipo ai #venerdidellibro)


mercoledì 1 ottobre 2014

Lo Stato dov'è?



A più di un anno di distanza dalla mia nomina a Dirigente Scolastico mi ritrovo a sentirmi come don Chisciotte che lottava contro i mulini a vento.
La giungla delle normative, delle leggi e leggine tutto sommato con i dovuti studio e applicazione si affronta.
Anche la contraddizione tra le norme tutto sommato si affronta: sono pochi casi, certo delicati, ma una soluzione si trova.
Ma lo scarica-barile tra le istituzioni, la sordità degli uffici, l'indifferenza degli enti locali... questo no.
Scrivi, segnali, ribadisci, riproponi, riscrivi. Telefoni, perdi la pazienza, ma dall'altra parte niente.
O meglio, quando trovi un tizio dotato di buona volontà a volte se ne viene a capo. Ma ci sono settori completamente lasciati a se stessi. Da una parte hai il docente che ti porta le sue giuste lamentele sulla finestra rotta, la serranda bloccata, la pittura scrostata. O il genitore che chiede un servizio più efficiente. Dall'altra hai un Comune o una Provincia che non ti risponde.
Hai la sensazione di non avere uno Stato alle spalle, che anzi lo Stato ti butti in prima linea senza darti gli strumenti adeguati.
Davvero c'è qualcosa di inceppato in questo Paese. E siamo talmente abituati all'inefficienza, che abbiamo imparato a non alzare più la voce, a non denunciare più e a ricorrere al fai da te e all'arte di arrangiarsi.

martedì 2 settembre 2014

Che mangino brioches



S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche! 


Ma in effetti, perché il popolo italiano sopporta ancora che una classe politica fannullona, capace solo di autoalimentarsi e nutrire la casta autoreferenziale che la circonda, possa apostrofarlo in mille modi con l'invito a sostituire il pane con una piú dolce brioche? Parole invece di fatti, riforme inutili invece di cambiamenti, prese in giro sottoforma di slogan e slides, austerità a convenienza. 
Vorrei vivere in uno Stato in cui chi governa intenda fare gli interessi dei cittadini, che abbia idee non geniali, ma almeno ispiratrici, che in qualche modo indichi una direzione.
E invece vedo ancora sprechi, ingiustizie, inerzia insopportabile.

Che le brioches vi vadano di traverso e che la peste (o una bomba incendiaria) vi colga al piú presto!

sabato 22 marzo 2014

Esami di stato di I ciclo?!


Vado con la lancia in resta al colloquio scuola-famiglia della scuola di mia figlia, dopo aver raccolto il bestiario delle frasi più intelligenti sugli esami di terza media (perché tali sono nonostante oggi si chiamino con altisonanti nomi del tipo esame di stato di I ciclo):

-Vi posso chiedere tutto dalla preistoria alla guerra in Ucraina
-Dovete essere preparati sugli argomenti di tutto il triennio
-Saprete come si svolge l'esame il giorno dell'esame stesso
-Io faccio domande anche sulle altre materie
-Niente argomento a scelta del candidato
-I collegamenti tra le discipline li dovete fare da soli
Perché non aggiungere una frusta o una roulette russa con pistole caricate a salve e una no? 

[la normativa, giusto per saperlo dice: "Il colloquio pluridisciplinare, condotto collegialmente alla presenza dell’intera sottocommissione esaminatrice, verte sulle discipline di insegnamento dell'ultimo anno (escluso l’insegnamento della religione cattolica), consentendo a tutte le discipline di avere giusta considerazione. Il colloquio è finalizzato a valutare non solo le conoscenze e le competenze acquisite, ma anche il livello di padronanza di competenze trasversali (capacità di esposizione e argomentazione, di risoluzione dei problemi, di pensiero riflessivo e critico, di valutazione personale, ecc.)"]
 

lunedì 22 ottobre 2012

Lettera da un'insegnante che si sente bastonata

Caro governo, non ti limitare a portare a 24 le ore di insegnamento settimanali. Facci fare anche le pulizie della classe, e non ci dare mocho, secchiello e detersivo pavimenti. Ce lo portiamo da casa. 
Continua pure a parlare degli insegnanti come di una categoria da punire occasionalmente con il bastone. Non bastava la totale mancanza di consenso sociale, alimentato purtroppo anche da chi tra noi non svolge con coscienza e intelligenza la propria professione. 
Ma per uno che non è mai entrato in classe da insegnante è difficile capire la difficoltà e la delicatezza del nostro lavoro, quindi ti comprendo, caro governo.  Ti comprendo ma ti avverto: colpire in tutti i modi pensabili la scuola è un delitto imperdonabile. 
Per diverse ragioni: 
-disinvestire sull'istruzione è buttarsi la zappa sui piedi: è scientificamente dimostrato che le nazioni che operano questa scelta così poco lungimirante indietreggiano sulla via della crescita.
-maggiore istruzione corrisponde a maggiore benessere economico, a più salute, a meno delinquenza. Quindi investire sull'istruzione alla lunga fa risparmiare.
Quindi, governo, rifletti: anche se ti dà fastidio, con il nostro dispendioso lavoro contribuiamo a formare una società civile, prendendoci carico di educare e istruire intere generazioni.

mercoledì 14 marzo 2012

Quando insegni non dare niente per scontato

Cara to write down, qual è la maggiore emergenza che la scuola deve oggi affrontare? Io la definirei un'emergenza   alfabetica. 
Un terzo della popolazione italiana soffre del cosiddetto analfabetismo di ritorno, ossia una capacità di decodificare il testo a livello fonologico senza una reale comprensione del suo significato letterale. Questa porzione di popolazione ha bisogno di rileggere le parti più complesse di un testo di media difficoltà, senza per questo comprenderle del tutto, ma non capisce un testo specialistico, per esempio una diagnosi, una sentenza, un articolo espositivo.
Non si tratta di un problema da poco: una popolazione che non comprende un testo trova molta difficoltà a istruirsi, a partecipare alla vita democratica, a discernere di fronte alle controversie politiche. Aumentano la spesa per la sanità e la criminalità. Diminuiscono il benessere sociale e l'abitudine alla fiducia e alla cooperazione, oltre che la capacità di intraprendere.
E i nostri alunni?
Parto da alcuni fatti, riscontrati anche nel confronto con colleghi vicini e lontani (si tratta di un fenomeno diffuso):
1) assegno un tema, per esempio "Racconta una giornata significativa della tua estate". Nei compiti dei ragazzi il titolo diventa "Racconta un fatto di quest'estate", "Racconta un fatto significativo", Racconta un episodio...". Cosa succede? I ragazzi non credono che ricopiare il titolo sia necessario. Pensano di poterlo trasformare. Perché non rispettano la consegna. Non ne capiscono la perentorietà. Quando insegni, non dare per scontato che abbiano capito.

Source: flickr.com via Sandra on Pinterest


2) parlo, spiego, interloquisco... certe volte dall'espressione languida o trasognata arguisco, per fortuna, che non hanno capito una parola e chiedo: " ma sapete cosa vuol dire...?" e scopro che non avevano capito, o peggio, avevano frainteso. Perché se un parola non la conosci chiedi cosa voglia dire, ma se credi di conoscerne il significato vai avanti con la tua idea. Quali parole non avevano capito?
-firmamento= firma importante
-significativo=facile da capire
-circostanza=andare in giro per la stanza
-foraggio=fare fori
-accattivante=cattivo...
Quando insegni non dare niente per scontato.
3) il linguaggio figurato diventa il regno dell'opinabile. Nel testo di storia spesso si trovano espressioni come "l'eredità dell'impero carolingio", "il tramonto dell'impero", "l'espansione dell'Europa". Non è raro che espressioni come queste diventino problemi di testamento di Carlo Magno, serate di festa imperiali o sommovimenti geologici di cui ignoravi l'esistenza...
Quando insegni non dimenticare di chiedere cosa hanno capito.
4) oggi è difficilissimo insegnare a scrivere. Portare i ragazzi a fare un tema degno di questo nome comporta un lavoraccio, fatto di un tema alla settimana con relative correzioni, correzioni delle correzioni e via dicendo. Perché? Io mi sono data due spiegazioni: l'impoverimento del lessico e l'impoverimento dell'esperienza. Manca l'esperienza e dunque anche le parole che la descrivono, mancano le parole e dunque anche l'esperienza non viene nominata. Quando insegni non dare niente per scontato.


P. S. Approfitto per ricordarvi che oggi si festeggia il pi-day:






Se volete vedere i festeggiamenti dell'anno scorso, leggete qui.

lunedì 19 dicembre 2011

Ultime notizie dal concorso per dirigenti scolastici




Source: littlebgcg.com via sand on Pinterest


Non vi ho riferito degli ultimi sviluppi del concorso per diventare dirigenti scolastici...
Ebbene, in Sicilia le prove scritte sono state caratterizzate da una certa serietà nei controlli e nelle ispezioni (della commissione, della polizia a campione, dei colleghi vigilanti).
Sono stati trovati pizzini, temi e temini rimpiccioliti. Sono stati trovati codici commentati e libri di temi mascherati da codici (abilmente dissimulati da tipografi ben pagati)... cose dei pazzi. E sono stati annullati compiti.
Non mi dilungherò sulle prove che erano abbordabili, bastava aver studiato e avere discrete capacità di organizzazione delle idee e di scrittura professionale.
Ma vorrei riflettere su questo: è mai possibile che in un concorso per diventare dirigenti, si debbano vedere certe cose? La serietà e l'onestà dove sono finite in quest'Italia così sventurata?
Sentire colleghi che commiseravano i candidati espulsi per essere stati trovati a copiare, poverini, in fondo che male c'è..., mi fa davvero sorridere. Perché proprio non ci può essere alcuna risposta sensata da dare a queste considerazioni.
Per non parlare della "paura del raccomandato", della paura che il tuo compito non venga letto con attenzione in quanto realmente e sostanzialmente anonimo, della paura che venga letto, giudicato ottimo (speriamo) o buono (come credo) e poi declassato di qualche punto per non sfavorire i soliti noti. Non è un'accusa alla commissione, lo voglio dire. Si tratta più che altro del peso delle passate esperienze che getta un'ombra sul futuro.
La speranza che questa commissione voglia fare le cose per bene c'è, ma poi ci si guarda intorno e si vede la Sicilia, l'Italia, Report, la bagarre in parlamento, le notizie della Tangentopoli mai finita... e la speranza si affievolisce.

lunedì 12 dicembre 2011

Non lasciatemi in classe dopo i 60 anni


immagine da Indire, banca dati: la maestra Tersilia

Prendo spunto da questo post di Sempre un po' a disagio, che vi consiglio di leggere.
Lo abbiamo pensato tutti: chi ce la farà a tenere una classe a 65, a 66, 67 anni? Io credo che mi mancherà la forza di attrarre un uditorio giovane e vispo. Sarò una nonna. Non avrò davvero quasi niente in comune con le generazioni sedute tra i banchi.
Faremo di tutto per mantenerci informati, aggiornati, al passo con i tempi... ma non si possono tenere artificialmente giovani i riflessi, la soglia di attenzione, la... salute.
Circola da qualche giorno a scuola l'idea di brevettare un kit dell'insegnante anziano, comprensivo di defibrillatore portatile e respiratore. C'è anche chi, più grottescamente, ha auspicato la predisposizione di una camera ardente a scuola, per chi tirasse le cuoia dopo l'ennesima sgridata alla classe. Sono battute, ci auguriamo tutti di vivere fino a 100 e passa anni ma questo sarà davvero un aspetto problematico, soprattutto se la formazione degli insegnanti continuerà ad essere un optional e se l'investimento in istruzione sarà sempre così inconcludente.
Quindi, ok lavoriamo anche fino a 70 anni.
Ma non in classe, dice il post di cui sopra.
Oppure, dico io, visto che lo spostamento ad altre mansioni è una chimera, almeno dateci i mezzi: tecnologie avanzate per tutti, formazione, rendeteci protagonisti del mondo della scuola e non meri esecutori.

giovedì 27 ottobre 2011

Questo non lo sopporto!



Raramente mi scandalizzo. Penso che un dato atteggiamento possa essere solo l'apparenza di un'esigenza, magari male espressa. O penso, nei casi meno comprensibili, che siamo uomini e che l'approssimazione fa parte del nostro essere. Non dico mai: "eppure questo qui va in chiesa!". Oppure: "si riempie la bocca di tante parole, ma poi nella pratica...". Non lo dico perché conosco l'umiliazione dell'incoerenza e finora non ho avuto la fortuna di incontrare persone sempre coerenti con ciò che affermano a parole.
Ma questa volta tutto lo scandalo e, lasciatemi dire, lo schifo, si sono impossessati di me.
Abbiamo a scuola un progetto in cui lavorano dei mediatori culturali per favorire l'integrazione tra alunni di diverse tradizioni e provenienze. La nostra è una scuola in cui non ci sono episodi di intolleranza tra gli alunni, ma spesso sono proprio gli stranieri a chiudersi o a trincerarsi dietro pregiudizi (anche tra loro stessi) quando sono in conflitto con qualcuno.
In classe ho un rumeno, un tunisino, due marocchine e un americano e tutto procede normalmente.
Nonostante ciò il mediatore culturale ha una grande valenza, per esempio nel facilitare gli scambi, nel portare alla luce conflitti latenti e nel... mediare.
Per inciso, i ragazzi sono entusiasti di questa figura di mediatore, si tratta di una persona davvero in gamba, amato tanto dagli italiani che dagli stranieri.

Sento a distanza una collega che racconta ridacchiando che aveva invitato il mediatore di cui sopra a uscire dalla "sua" classe, visto che era suonata la campana. La guardo allibita e dico: "scusa, ma perché?" E lei candidamente risponde che... non lo voleva in classe, così semplicemente. Del resto, continua, lei era stata gentile nel dirglielo (!).

Io non ho parole. e francamente, a parte il presente sfogo, non ho neanche voglia di trovarne.


lunedì 17 ottobre 2011

Rimbocchiamoci le maniche






In tempi di cambiamento,
chi continua ad imparare
erediterà la terra;
chi ha smesso di farlo,
sarà preparato per agire
in un mondo che non esiste più
(Eric Hoffer)


In tempi di cambiamento, non ci sono scuse. Ho sempre creduto che ognuno ha uno spazio di libertà, nelle circostanze in cui si trova per lasciare un'impronta e incidere sulla realtà. Non dobbiamo aspettare che qualcuno dall'alto (o dal basso) della politica migliori le circostanze. Anche ammesso che esse rimangano così come sono, o peggiorino, ogni io e quindi la comunità di tutti gli "io" può agire da responsabile, da protagonista, da uomo.

Una volta ho avuto la fortuna di ascoltare padre Romano Scalfi, che curava i rapporti con i cristiani dentro l'Unione Sovietica. Secondo la sua testimonianza il regime è crollato per la marea formata da tante micro-gocce di libertà che via via ingrossavano il fiume del cambiamento: un operaio che osava contraddire il capo in un soviet di un'azienda, un sacerdote disposto a finire in un lager, un passante che si comportava in modo caritatevole verso lo sconosciuto, la rete di mille e mille azioni sotterranee e clandestine.

Oggi, posso dire di no a un'illegalità esplicita, posso ribellarmi a un'ingiustizia, posso fare diversamente dall'andazzo che vedo attorno. Chi me lo impedisce?

sabato 15 ottobre 2011

Generazione sfruttata




Siamo noi... dai 35 ai 50 anni, costretti a fare da spettatori a settantenni, ottantenni che ci governano, male, in modo disonesto e approssimativo.
Precari molti, ma molti altri anche "lavoratori normali", in grado di dare, di costruire, di vivere nel proprio Paese da protagonisti.
E invece no: dobbiamo assistere alle sedute parlamentari in cui nel migliore dei casi si sfogliano giornali come se niente fosse (io in classe non lo posso fare), dobbiamo credere che un ultrasettantenne abbia idee migliori delle nostre, dobbiamo guardare i politici litigare in modo stanco e poco convinto.
E nel frattempo lavorare, mantenere la baracca su cui stanno i nostri governanti come in una Versailles contemporanea.
Per quanto tempo possiamo ancora sopportare?
Ci dobbiamo riprendere l'Italia.

Vi lascio con questi versi di Milosz (premio Nobel del 1980):

Si è riusciti a far capire all'uomo
che se vive è per grazia dei potenti.
Pensi dunque a bere il caffè e a dare caccia alle farfalle
Chi ama la res publica avrà la mano mozzata.

Ne parla anche tatagioiosa, qui.

giovedì 13 ottobre 2011

Concorso per Dirigente: ci sarebbe da scrivere un libro

E. Munch, Ashes

Intitolato Il concorso a preside, sarebbe un best seller dell'horror del nostro decennio. 
A cominciare da un primo capitolo su I requisiti di accesso.
Dopo essermi cataminata a Roma l'8 agosto per svolgere in extremis gli esami finali per il master che mi darà un certo punteggio, ho compilato on line la domanda che richiedeva due fondamentali e imprescindibili requisiti: la laurea vecchio ordinamento o specialistica e 5 anni di ruolo. Ma già due giorni dopo il requisito degli anni di ruolo e del ruolo stesso è svanito. Come? Con un ricorso al TAR.
Per non parlare del test preselettivo, preceduto dalla pubblicazione di una massa informe di 5000 quesiti zeppi di errori, imprecisioni, concetti opinabili, filo-governativi, strafalcioni che ogni anonimo maestro - non dico professore di scuola secondaria - avrebbe segnato in rosso e siglato con un voto insufficiente senza pensarci un secondo. 
Il 6 ottobre, a sei giorni dalla prova, vengono eliminati circa 1000 quesiti per eccesso di errore.
Esempi?
Parentesi che si aprono ma che non si chiudono mai, è vero, mai. Ma questi li hanno lasciati.
Qual è con l'apostrofo. Ma questi li hanno lasciati.
Po' con l'accento. Ma questi li hanno lasciati.
Errori di stumpa. Ma questi li hanno lasciati.
La Gelmini che armonizza Indicazioni nazionali, Linee Guida, saves (nei test di inglese) a lot of money. Ma questi li hanno lasciati.
Il carisma del dirigente che in via esclusiva determina il benessere organizzativo dell'istituzione scolastica che presiede. Ma anche questo lo hanno lasciato.

E ancora: amenità, cose che un qualsiasi dirigente attualmente in carica non solo non sa, ma neanche pensa che dovrebbe sapere.
Pinocchio che è il libro italiano più tradotto nel mondo.
Ibn Battuta che ha fatto un viaggio analogo a Marco Polo.
Premi assicurativi che si prescrivono in un anno, ma danni emergenti che il rappresentante che agisce in nome proprio ma per conto del rappresentato, dopo aver ucciso il coniuge se è separato deve firmare insieme all'altro genitore il Patto di Corresponsabilità, non senza previa ipotesi nulla che ha la mediana e la moda nel mezzo.
Ungheria: ex comunisti, si vede, per i loro insegnanti la formazione è obbligatoria.
Finlandia: buoni, buonissimi, si va a scuola a 7 anni, gli insegnanti non vengono valutati mala loro scuola è la migliore d'Europa.
Germania: si sa, sono tedeschi, il Preside ha delle ore di insegnamento!
Francia: centralisti, statalisti, tutto fa lo Stato, assume, ispeziona, dà diplomi, elargisce conoscenze, programmi. Tutto.
Italia: miracolosamente salvata dalla peggiore Repubblica Ceca per quanto riguarda la spesa in pubblica istruzione, significativamente ma minimamente (!?) sotto la media europea nelle varie percentuali di rendimento.

E tuttavia.
Ci siamo. andiamo il 12 ottobre nei capoluoghi di regione e ci sottoponiamo al test preselettivo.
La metodologia è delle più avanzate: ci danno un librone formato album con i quesiti messi in ordine più un foglio con le 100 domande (es. 1 domanda numero 1255, 2 domanda numero 3765...) e un altro foglio con la numerazione delle domande seguita da quattro pallini da annerire né troppo né troppo poco. Sequenza di lavoro: guarda il numero, sfoglia il librone, leggi la domanda, ricontrolla se hai cercato il numero giusto, scegli la risposta dopo aver letto le quattro possibilità alla velocità dei neutrini, scrivi la tua scelta sul foglio di minuta, annerisci il pallino corrispondente. I 100 minuti mi sono bastati a stento.
Anche perché dalle otto che eravamo nella scuola, abbiamo cominciato alle dodici.
Per la cronaca: credo di averlo superato.
Ma ancora non è niente.
Siamo solo alla preselezione.


venerdì 15 aprile 2011

Lagnanze e minacce



Siamo diventati un popolo che si lamenta, che lagna e che minaccia, il più delle volte denunce e lettere dell'avvocato.
Ricevo più volte durante l'anno genitori inviperiti, arrabbiati, indignati che hanno di che lamentarsi e che poi concludono una discussione, in cui ho cercato inutilmente per due ore di mediare e di spiegare, con la minaccia di recarsi dall'avvocato.
Non parlo di diritti, che occorre far rispettare e non ci piove. Parlo di un 5 in pagella, di una nota che non è possibile che venga data a un figliomodello, di un rimprovero non gradito, del perché non si fa la recita, del perché si fa la recita, dei troppi compiti, dei pochi compiti, della troppa ginnastica, della poca ginnastica...
Figuratevi che l'altro giorno anche mia figlia ha riferito di una compagna (di 10 anni!) che l'aveva minacciata di denuncia!
Ma perché noi genitori siamo diventati così?

martedì 12 ottobre 2010

52,98

52,98: sono questi gli euro da moltiplicare per il numero dei docenti presenti a scuola (per la scuola secondaria, attenzione: per la primaria sono 28,63) in modo da ottenere l'incredibile cifra messa a disposizione dal ministero per pagare le ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti!
Allora! Il ministero sa dalle rilevazioni mensili quanti sono in media gli assenti da sostituire, sa anche che alla scuola secondaria non si può chiamare un supplente per assenze inferiori a dieci giorni, sa altresì che le ore a disposizione non esistono più. Dunque?
Se non possono pagare le ore eccedenti, alle scuole rimangono queste tre soluzioni:
-utilizzare gli insegnanti di sostegno
-previa autorizzazione dei genitori fare entrare le classi un'ora dopo o fare uscire un'ora prima
-distribuire gli alunni della classe scoperta nelle altre classi
Tre cose che non si potrebbero fare, ma che si fanno ugualmente per preservare in qualche modo la sorveglianza degli alunni. Sorveglianza, appunto. Didattica non se ne parla neanche.
Altrimenti il ministero potrebbe: abbassare il limite di dieci giorni di cui sopra, arginare il problema dei certificati medici facili, rivedere le miriadi di permessi per L. 104 dati a destra e a manca senza controlli seri, obbligare chi usufruisce di permessi retribuiti a mettersi d'accordo con i colleghi per le sostituzioni.

lunedì 20 settembre 2010

Dis-comunicazione


Si parla tanto di dis-grafia, dis-lessia, dis-calculia negli alunni, ma nessuno si rende conto della dis-comunicazione dei docenti. Ora, come sapete, ricevo spesso le lagnanze dei genitori e non sono troppo incline ad avallarle, ma...
Ma a volte la mancanza di tatto, di astuzia e di tempismo dei docenti è davvero inclassificabile.
a. E. (avanti Esonero), insomma in classe, non sono mai stata molto accomodante, anzi. Pretendevo molto e davo molto. Richiedevo serietà anche se non credo di essere stata noiosa. Ma la cosa più importante è che gli alunni avvertivano che anche dietro il rimprovero non c'era mai ombra di disprezzo, semmai di dispiacere. Intendo dire che ci sono modi e modi di porgersi e di porgere quella che noi crediamo la verità e la cosa giusta da dire.
Ci sono volte che un prof entra in classe con tutta l'ombrosità e la pesantezza di ciò che gli è successo nella vita e capisco anche questo. Succedeva anche a me, ma poiché si trattava di eccezioni tutt'al più c'era chi, più baldanzoso degli altri, chiedeva: "Prof, è arrabbiata oggi?"... ma questo è diverso dal porsi sempre e comunque come un incrocio tra la signorina Rottermayer e Marco Travaglio (non me ne vogliano gli estimatori ma il sorrisetto del moderno Savonarola inficia gran parte delle cose pur giuste che dice)...
A volte una parola di comprensione, uno sguardo benevolo o dare la seconda, la terza e l'ennesima chance dà più frutto di un dito puntato o di un'accusa scostante e respingente.

venerdì 30 aprile 2010

Cronache di una vicepreside


Vabbè, a parte che la faccia della vicepreside non ce l'ho. Se c'è una bidella supplente di solito mi chiede se sono un'assistente di segreteria.
Comunque, bando alle ciance.

Ieri il malocchio ha avuto il sopravvento sulle mie energie positive.
Nell'alzarmi dalla sedia, ripeto, nell'alzarmi dalla sedia, sono rimasta bloccata con dolore lancinante alla spalla.

I telefoni sono momentaneamente (da un mese circa) fuori uso. Chiamavo aiuto ma non mi sentiva nessuno. Così con la poltroncina a rotelle (da ufficio) sono arrivata in corridoio e là sono stata notata.
Da qui devo dire con gratitudine che sono stata soccorsa in tutti i modi.
Millericci ha suggerito di mettermi distesa sul divano della presidenza. Io l'ho fatto ma poi non potevo più rimettermi in piedi, così in due hanno dovuto aiutarmi.
Bellapsiche, psicologa dello sportello di ascolto è corsa a casa a prendere le medicine adatte all'uopo.
Piccolamela mi ha fatto la puntura più indolore che io abbia mai ricevuto.
Si è attivato anche Minavagante, prof di scienze motorie, colonna portante della scuola nonché mix micidiale tra un caterpillar, un uragano Katrina e una radio di gossip, che mi ha steso su una scrivania e, coadiuvato da Piccolamela e Star, mi ha somministrato un "leggero" massaggio alla spalla, con minaccia di pubblicare un video su youtube se non fossi rimasta immobile.
Solo così ho potuto guidare fino a casa.
Ovviamente mezzora dopo Minavagante aveva già raccontato tutto nei minimi dettagli, anche quelli inventati, a più non posso.
Un'ultima nota: l'occasione ha favorito qualche confessione pubblica, di quelle che sono una costante nella mia vita... "Comunque, bisogna dire che all'inizio dalla faccia eri sembrata altezzosa, ma invece sei simpatica e alla mano".

mercoledì 17 febbraio 2010

Scuole in credito con lo Stato

Frequentando più assiduamente da quest'anno gli uffici di segreteria della mia scuola, posso constatare in prima persona l'ansia e la frustrazione che coglie un DSGA (Direttore dei Servizi Generali Amministrativi) quando riceve comunicazioni ministeriali circa le assegnazioni pecuniarie. In poche e poverissime (è il caso di dirlo) parole il Ministro comunica in più salse che non ci sono soldi.
Cominciamo:

Allo stato attuale non sono stati erogati gli avanzi del 2005, del 2006 e del 2007 cioè soldi già spesi e non già di testa propria ma sulla base delle disposizioni allora vigenti e comunque dovute per obblighi contrattuali. Cioè: io ho speso dei soldi che tu dovevi darmi, mi avevi scritto che me li avresti dati anche perché per legge devi darmeli... ma poi i giorni passano e non me li dai. Punto.

Le scuole non possono chiudere il Programma Annuale in modo definitivo perché ad oggi non ne conoscono i parametri esatti. Cioè: tu non mi dici quanto posso spendere però io nel frattempo devo spendere, per legge.

Il budget assegnato per la sostituzione del personale, cioè le supplenze, è sottodimensionato rispetto alle reali esigenze. Hai a disposizione 50 ma ti serve 150. Il Ministero precisa che se sfori non è detto che ti restituirà le somme eventualmente anticipate. E allora che si fa? Si risparmia sulle supplenze: si evita di chiamare, soprattutto i docenti di sostegno. Se a breve ci sono giorni di vacanza si aspetta di ritornare a scuola prima di convocare un supplente. Sulle assenze brevi si distribuiscono gli alunni nelle altre classi. E così via. Del resto le leggi sulle assenze per malattia o i congedi parentali esistono, non si può fare una colpa al lavoratore se usufruisce di una legge dello stato.
E nel malaugurato giorno in cui in una classe lasciata scoperta avverrà l'infortunio, chi si prenderà la responsabilità? Un Dirigente con le mani legate e il conto corrente in rosso?

Lo Stato diventa uno dei più temibili debitori per le stesse istituzioni scolastiche statali. Il credito vantato dalle scuole di stato nei confronti dello... stato (!) sta portando al collasso il sistema scolastico italiano.

mercoledì 11 novembre 2009

Leviamolo!

(antico ulivo dell'Orto del Getsemani)

"Hanno sferrato un bello sputo in viso ancora a Lui, che da sempre li fa arrabbiare. Gli hanno ricordato che da fastidio. E allora dico sì, leviamolo. Cominciamo di nuovo a segnarlo a graffiarlo sui muri il crocefisso, a disegnarlo in forma di pesce, di altro perché non lo riconoscano gli occhialuti signori della corte.
Io, cristiano, dico leviamolo il crocefisso. Facciamo come fece Cristo di fronte al Sinedrio. Non rispose, non stette a perder tempo con chi voleva già condannarlo. Non disse d'essere un bene culturale da conservare. Si fece levare di torno, per splendere sanguinante e bellissimo d’amore per sempre davanti agli occhi di tutti. I giudici si illuderanno di aver salvato la convivenza, che invece di fronte al nulla che stanno creando finirà per strappare via rabbiosamente tutti i simboli, tutti i parlamenti, tutte le corti e tutte le loro stesse panciute sicurezze di diritto. Lasciamo che mister Z dorma il suo sonno beato di ideologo travestito da giudice vincitore. Il suo sonno della ragione" (da ClanDestino Zoom)

martedì 10 novembre 2009

Maria Befana è incinta!

Maria Befana Gelmini è incinta! Che sia la volta buona che, presa da altri e più costruttivi pensieri, la smetta di distruggere la scuola?

venerdì 2 ottobre 2009

Io non sono un'impiegata del ministero

In un momento di lucidità estrema ho capito. Ho capito che agli occhi di chi si rivolge a me in quanto vicepreside, soprattutto se si tratta di un genitore di cui è stata per qualche motivo urtata la suscettibilità, ai suoi occhi io sono... il Ministro. Sì, sono il suo rappresentante in terra. Lei algidamente dispensa dichiarazioni e io le devo giustificare agli occhi di un genitore infastidito.
E il peggio è quando il genitore ha ragione.
Per esempio, può bastare un buono-libri di 80 euro a un padre disoccupato? Lo sguardo di chi ti dice -forse dovrei incatenarmi davanti al Comune per farmi ascoltare...- o di chi si chiede chi voglia prendere in giro lo Stato quando indice a paroloni l'obbligo scolastico e poi ti lascia solo a comprare i libri...
All'inizio vengono inferociti, pensando di avere davanti una sorta di protuberanza prefettizia del ministero. Poi cominciamo a parlare, cerco di illustrare le possibilità di ottenere un qualche sostegno da un Comune sostanzialmente farraginoso e poco lungimirante; le recriminazioni cedono alla constatazione di avere davanti una persona come loro. Che la pensa come loro.
Quando escono dalla vicepresidenza mi chiedo se il Ministro solo lontanamente ha idea delle migliaia di persone che quotidianamente nelle scuole cercano di fare il proprio lavoro nonostante lei.
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