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lunedì 7 luglio 2014

Mare, letture e relax


Da quando sono dirigente scolastico (preside per gli amici) ho dovuto rivoluzionare il mio concetto di "vacanze" estive, non più legato all'agognato suono della campanella finale. Lungi da me far credere che davvero i docenti abbiano tre mesi di ferie. Non ce li hanno. Ma i dirigenti a maggior ragione proprio se li sognano.
Ebbene, tra esami di stato di II ciclo (in cui ho fatto da presidente di commissione) e altri impegni nella scuola che dirigo, il mese di luglio passerà senza lunghi periodi di ferie.
Così abbiamo deciso di utilizzare i ritagli di tempo, giovandoci di una casetta in affitto al mare. Quando dico al mare, intendo proprio sul mare. Dalle onde ci separano solo un sottopassaggio, una piattaforma di legno e... un prato!
Già.
Come vedete, proprio sugli scogli si estende una bella distesa verde con alberelli ombrosi, che  invitano al relax, alla lettura, alle chiacchiere tra amici.
Tra le mie letture ci sono:


che è un romanzo ambientato in una libreria, sottogenere che amo particolarmente;


di una scrittrice scomparsa da poco: ambientato in Irlanda, terra a me cara.
E voi? Siete ancora al lavoro? Che libri leggete in questo periodo? 

domenica 27 aprile 2014

Le strade dei miei viaggi

Strade. Percorsi. Bivi. Direzioni.
Mete raggiunte. 
In viaggio si cammina molto. E come nella vita, a volte la meta non si vede nonostante sia là. Oppure la si intravede per un attimo per poi perderla. In genere quando siamo molto lontani: dal punto di vista iniziale del percorso la meta si vede chiaramente. Poi, durante la fatica del percorso la si perde di vista. Il viaggio come metafora della vita, quindi.
E la strada come bellezza in sé: in certi momenti nel pregustare la gioia della meta ci godiamo il presente. Quello che si incontra per strada:



Uno scorcio di paesaggio, un volto, una visione inaspettata.
E la strada diventa bella e interessante di per sé, come nel viaggio on the road in Irlanda o come nelle lunghe passeggiate in auto in Islanda. Ogni chilometro una sorpresa.



Il viaggio itinerante è quello che ci fa assaporare meglio il paese in cui ci troviamo, per questo lo abbiamo scelto nuovamente per la scorsa estate, che ci ha portati per la route de vin in Alsazia:




La libertà di poter decidere dove dirigersi, di poter cambiare meta e di poter ritornare in un luogo che ci ha colpiti.
Anche una grande città in cui perdersi a zonzo può essere lo scenario di un viaggio a piedi, ma è il percorso lungo una strada che ci dà la misura dell'avvicinamento e dell'arrivo, della partenza e dell'allontanarsi di un luogo per cedere il posto ad un altro che ci viene incontro. Che ne pensate?
Questo post partecipa all'iniziativa Il senso dei miei viaggi.

giovedì 13 febbraio 2014

La creatività dei miei viaggi

In questo post di settembre Monica Viaggi e Baci proponeva per l'iniziativa Il senso dei miei viaggi di scegliere tre foto sulle arti creative in viaggio: schizzi, disegni, lavori handmade magari realizzati durante un laboratorio locale. 

Forte della mia partecipazione a  gioco già concluso, esco forse un po' fuori tema per raccontarvi dell'abitudine che ho sempre avuto di voler fermare nella pagina i momenti significativi della mia vita. Per cui la mia creatività in viaggio è sicuramente quella dei diari, quaderni senza niente di speciale che riempio con appunti, impressioni, descrizioni che prima o poi diventeranno ricordi. Niente di creativo in senso artistico dunque, ma per me quei quadernetti sono importanti. Anche perché a distanza di tempo nel rileggerli mi tornano in mente cose che avrei oscuramente dimenticato.

Se però devo rispettare il tema scelgo questa volta una sola foto:



Si tratta di due albi fotografici da noi creati, con il programma on line del sito Photobox. È bello scegliere le fotografie, posizionarle, scrivere le didascalie e parlare insieme delle cose migliori da immortalare in un vero e proprio libro.
Anche questa è creatività, no?

domenica 2 febbraio 2014

Le disavventure dei miei viaggi

Partecipo ancora una volta all'iniziativa di Monica Viaggi e Baci, che in questa puntata de Il senso dei miei viaggi ci chiede di raccontare le disavventure capitate in vacanza. Non ho fotografie di tali momenti non piacevoli, anche perché è difficile che nel trambusto di certe situazioni ci si ricordi di immortalare l'evento… Per cui mi limiterò a fotografie generiche, partendo dalla capostipite delle disavventure, l'incubo di ogni turista: perdere l'aereo!

Parigi, aeroporto Charles de Gaulle



L'aereo era previsto per le 18 circa. Partiamo verso l'una dall'albergo di Disneyland per dirigerci allo stop del bus navetta che ci porterà all'aeroporto. Passano due bus, pienissimi, non si fermano. Passa un altro bus, ma l'orda di turisti che ci precede sgomita per salire e noi non riusciamo. Non siamo preoccupati, siamo ancora in tempo. Saranno le tre. Passa del tempo senza che passino bus. Poi arriva finalmente il bus che prendiamo. L'autista scherza sul fatto che siamo italiani. Sulle prime ridiamo, poi vedendo che insiste cominciamo a credere che sia ubriaco, supportati nella sensazione anche dal modo di guidare. Va lentissimamente. A un certo punto decide di fermarsi a una stazione di servizio. Noi protestiamo rendendoci conto che siamo in leggero ritardo, ma lui ci deride e fa finta di niente. Arriviamo all'aeroporto e a ogni terminal si ferma e fuma una sigaretta. Siamo sconvolti. Quando raggiungiamo il nostro terminal ci fiondiamo arrancando con le valige verso il check in e arriviamo nell'esatto momento in cui l'hostess sta togliendo i nastri davanti al bancone. Sentiamo chiamare il volo e, ancora calmi, parliamo con l'hostess. E lei impassibile: "No, mi dispiace, non è più possibile salire sull'aereo, il comandante aveva fretta ed è già in pista". Bene, vi risparmio il crescendo di battute e di discussioni che sono seguite, mentre al microfono continuavano a chiamare i passeggeri assenti, noi e un'altra famiglia della nostra stessa città che nel frattempo si era unita a noi nell'alterco. Le proteste servono solo a guadagnare la promessa di salire sul volo dell'indomani. Ci guardiamo con i nostri compagni di sventura che sembrano più disperati di noi: non hanno la carta di credito e hanno finito i soldi. Ci offriamo di pagare noi l'albergo, l'Ibis dell'aeroporto. Da lì è nata una bella amicizia che continua tutt'oggi… non tutto il male viene per nuocere! 

San Gottardo, autostrada

E se non si prende l'aereo ma si parte in macchina? Ti può capitare la fila in autostrada. Già, in Svizzera al san Gottardo, noi non lo sapevamo, ma è un classico. Eppure qui il tempo per fare una foto ce l'ho, quando spunta una mucca la classica mucca svizzera da dietro un albero, annunciata dal suo campanaccio:



Appennino toscano, autostrada


E se nevica? Si deve scendere dall'auto per mettere le catene. Diciamo che le catene non sono proprio un accessorio molto usato in Sicilia, nonostante le montagne non scarseggino  e l'Etna sia alta 3350 m. Per cui mio marito si arma di santa pazienza e si mette all'opera. Fuori continua a nevicare, noi siamo in Toscana fuori dall'autostrada. Ci sta almeno  cinquanta minuti. Partiamo con le catene. Facciamo duecento metri dopo l'ultima curva della strada che stavamo percorrendo e accadono due cose: vediamo il casello e smette di nevicare. Devo aggiungere altro?


giovedì 30 gennaio 2014

Gli alberi e i fiori dei miei viaggi

Sono fuori tempo massimo. Questo è infatti il tema che Monica ha proposto per novembre 2013 per partecipare alla sua iniziativa Il senso dei miei viaggi. Ma siccome non si vince niente e il bello in questo caso è proprio partecipare, visto che è l'occasione per spulciare foto e ricordi di viaggio, io non mi tiro indietro e scelgo le tre foto richieste.

L'albero che ricordo meglio l'ho visto ad Halstatt, in Austria, in quella stupenda regione di laghi e di paesaggi che porta il nome di Salzkammergut:




Un tutt'uno con la casa…
Se penso ai fiori dei miei viaggi, la mente ritorna all'Irlanda, più che a quelli ben agghindati e "pettinati" delle regge francesi, senza nulla togliere ai giardini all'italiana che li caratterizzano. E in particolare la fuchsia che in Irlanda si incontra anche per strada:



Un  ultimo omaggio lo devo al viaggio di quest'estate, in Alsazia, non ai suoi  villes et villages fleuris (si tratta di un vero e proprio concorso tra cittadine e paesetti che si sfidano a suon di decorazioni floreali e vengono insignite con uno, due, tre o quattro fiori), ma ai suoi vigneti, frutto del lavoro paziente e meticoloso dei viticoltori che ne traggono un vino buonissimo:


Niente di classico, vero? Ma comunque ognuno di questi posti rappresenta per me una sensazione e un'emozione ed è a quelle che cerco di ritornare con la mente quando devo scegliere le immagini per Il senso dei miei viaggi. Alla prossima!

sabato 4 gennaio 2014

Il sacro dei miei viaggi

Dopo sei mesi ritorno all'appuntamento de Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e baci, che per il mese di gennaio propone il tema del sacro.
Ma cos'è per me il senso del sacro? Sì, io entro abitualmente in chiesa, mi rivolgo nella preghiera a Dio. Ma cosa sta alla base del culto se non il senso del sacro? Un'esperienza pervadente, che in modo elementare e inconfondibile proviamo sotto un cielo stellato tanto quanto in un tempio appositamente costruito:
Sotto l'azzurro fitto/ del cielo - scrive Montale- qualche uccello di mare se ne va;/ né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:/ "più in là!"
L'immagine che apre il mio blog mi fa ripensare sempre a questi versi di Montale: basta un'auto che va, cantava Battisti, per suscitare in noi la domanda sul nostro essere qui. Perché ogni cosa porta scritto: "più in là".
Poi ci sono dei luoghi che questo oltre lo fanno intravedere meglio di altri. Forse per il paesaggio nel quale si incastonano, forse per l'atmosfera rarefatta di preghiera, forse per il silenzio.

Uno di questi luoghi l'ho visitato nel 2012, a Praga ed è il suo cimitero ebraico:


L'affastellarsi delle lapidi, le pietre lasciate su di esse in segno di preghiera. Il dramma di un popolo relegato in spazi angusti anche nella sacralità della sepoltura.

Ritorno poi alla mente all'Irlanda e alle sue rovine, baluardo di un'epoca in cui la religione mista alla nazionalità era causa di persecuzione. Sento quasi le grida, la concitazione e l'ingiustizia di tante, troppe morti.



E mi ricordo di una chiesetta, emblema della sperdutezza. In capo al mondo, in Islanda, in mezzo al nulla. Eppure aperta, la porta appena accostata. Pronta ad accogliere chiunque, passando di là, avesse voluto fermarsi per pregare, oppure semplicemente per stare in silenzio riscaldandosi un po' (in questo post qualche notizia in più):


Forse, avrei potuto scegliere foto di vetrate dai mille colori, frutto di un certosino lavoro, o di guglie come merletti sospesi al limite dell'equilibrio, o di ori e decorazioni sontuose, che pure ho visto, ho contemplato e ho ammirato estasiata. Ma queste foto, così scabre, più di altre per me esprimono il senso del sacro per come lo intendo e lo vivo: sentire improvvisamente di essere parte di una grandezza che ci sovrasta, rispetto alla quale è evidente e tangibile la nostra piccolezza.

martedì 2 luglio 2013

Le finestre e le porte dei miei viaggi

Mio marito mi deride un po' quando in viaggio mi vede intenta a fotografare soggetti a suo dire strani. Io fotografo i piatti, fotografo i particolari degli alberghi, fotografo soprattutto case, porte e finestre. Non solo Monica non è la sola a farlo, ma credo che sia in numerosa compagnia, a giudicare dall'entusiasmo con cui è stato votato questo tema de Il senso dei miei viaggi.
Mi piaceva quando viaggiavo in treno guardare dentro le finestre illuminate che si offrivano al mio passaggio come ancora oggi sbircio quando posso dentro le case i cui usci sono lasciati aperti. Se non posso mi accontento di immaginare la vita che sta dietro una vetrata decorata di fiori o vivacemente colorata.
Bene, cominciamo:



Ho scelto delle foto del viaggio in Irlanda (2010), per i colori e per la varietà di finestre e porte viste e immortalate. La prima è una casa come in Irlanda se ne incontrano tantissime,   caratterizzata da colori vivaci e in contrasto, quasi a rallegrare il clima spesso piovoso.



Questa finestra invece appartiene a una casa tradizionale. E l'ultima è la classica foto da poster, quello con il collage di porte colorate:




Che ve ne pare? Piace anche a voi guardare dentro le case o immortalare porte e finestre?

mercoledì 29 maggio 2013

Gli animali dei miei viaggi

Ci sono cose che in viaggio ti colpiscono: di fronte a un particolare architettonico o a un monumento antico potrei stare ore a contemplare, come potrei passare un intero viaggio a catturare immagini di cibi da mercato o di finestre variamente colorate. Amo le città con una storia, amo i fiumi, adoro il mare e la vastità dei paesaggi. Mi affascina la natura.
Gli animali no.
Non li cerco di proposito. Il circo mi fa tanta tristezza e gli zoo li metto sempre all'ultimo posto della lista di luoghi da vedere. Eppure ogni tanto avvengono inaspettatamente degli incontri, ed è questi che desidero condividere con voi. Incontri con animali liberi, nel loro ambiente. Con animali assorti nel condurre la propria vita di sempre, indisturbati. Per questo gli uccelli sono i miei preferiti.

Alzi lo sguardo distrattamente in una pausa dopo una passeggiata e tra i rami...



Poi di sera, mentre cerchi un posto per cenare e ti fermi in una radura che non avevi considerato solo perché ti attrae l'atmosfera, sull'acqua...


Ma se all'orizzonte ti appare lui, potresti anche farne il simbolo di un'intero spazio comunicativo, come è avvenuto per me e questo blog:


Libertà. Spazio. Respiro. Orizzonti e limiti. L'aria che ti sostiene è insieme possibilità e regola, come i limiti della vita e la realtà tutta.

Con questo post partecipo a Il senso dei miei viaggi. C'è tempo fino al 5 giugno.

Le foto sono di mio marito: Marco Marino (su Flickr).

giovedì 2 maggio 2013

L'architettura dei miei viaggi

Quando ho letto il tema de Il senso dei miei viaggi di questo mese, non me ne voglia la creatrice dell'iniziativa... lì per lì ho pensato che era un tema che avevamo già affrontato, fotografando le pietre dei viaggi. Poi ho riflettuto, in quell'occasione il tema erano le rovine archeologiche, che sono pur sempre architettura ma da un punto di vista storico particolare. 
E continuando nel mio ragionamento mi sono chiesta, ma l'architettura cos'è? Dei miei studi di storia dell'arte ricordo ancora la sensazione di pienezza provata leggendo la descrizione di una chiesa barocca, come modificazione dello spazio interno ed esterno. Proprio lo spazio è il materiale di lavoro dell'architetto, prima ancora che il materiale e le forme. Di tutti gli aspetti dell'architettura quello su cui voglio soffermarmi è l'urbanistica, come costruzione di uno spazio tutto umano, un paesaggio cittadino che è espressione di un'idea della vita e della convivenza.
La passeggiata architettonica è una mia grande passione, camminando per le vie delle città e dei paesi che visito corro sempre il rischio di inciampare perché cammino con la faccia rivolta in su... eccovene un esempio praghese.
Vi porto quindi con me a passeggio per il Medioevo di Sansepolcro, prima tappa di un lungo percorso verso la Baviera:


Strade strette in cui fa piacere alzare lo sguardo, per osservare il cielo disegnato dalle sagome dei tetti spioventi, i tetti colti dalla finestra della camera e la perfezione di una facciata semplice nelle sue forme primordiali, cerchio e linea. Spazi angusti, eppure svettanti. Semplici e significativi.

Nello stesso viaggio siamo poi giunti a Monaco di Baviera e dall'alto del duomo abbiamo fatto spaziare lo sguardo in basso, attorno a noi, attraverso le sporgenze dell'edificio:




Altri tetti, altezze più vertiginose, spazi più ariosi. Spazi maestosi.

E poi vi porto dentro uno spazio che dall'esterno non si immagina, una distesa erbosa, un prato e una chiesa semplice, bianca e color mattone... e poi un interno fantasmagorico, rococò all'ennesima potenza, luogo di splendore e di ricchezza:




La Wieskirche, santuario bavarese, meta di pellegrinaggio e di preghiera. Spazio adorno e visionario, eppure armonico.

E voi, quali passeggiate architettoniche ricordate? Verso dove avete alzato lo sguardo al punto di inciampare?

lunedì 25 marzo 2013

Lo shopping dei miei viaggi

Lo shopping dei miei viaggi è un modo per portare con me un pezzo dei luoghi dove mi sono recata. L'occasione per riflettervi mi è data dalla sempre interessante iniziativa Il senso dei miei viaggi.
Gli acquisti a volte sono casuali, ma nel mio caso lo sono diventati sempre meno. Tutto è partito da un cuore di cera decorata comprato a Salisburgo. A quel primo ne sono seguiti diversi: da Innsbruck, da Augsburg, da Bressanone... Il risultato è una collezione di cuori appesi al muro o ai chiavistelli dei mobili. La stessa sorte ha avuto la prima tazza per il gluwein comprata in un mercatino natalizio, presto accompagnata da altri esemplari: ti versano la calda bevanda speziata nella tazza di porcellana facendoti pagare una cauzione, che ti verrà restituita se restituisci la tazza, altrimenti la tieni senza riavere indietro la piccola somma versata! 
E i cibi: laddove possibile mi porto a casa un distillato del terroir in una bottiglia di vino o il profumo di una tradizione in un dolce.
E poi, ci sono i libri: entro sempre e più di una volta nelle librerie del luogo e acquisto libri in inglese sulle ricette locali o in italiano sui monumenti, i personaggi storici o le escursioni che mi hanno attratto di più. E poi le calamite per il frigo e le "palle di neve" per la collezione di mio marito. 
E ancora le stampe o i quadri dei luoghi più belli o degli artisti del posto: la più bella è una tela dipinta da un artista ebreo del ghetto di Venezia, raffigurante in modo fiabesco lo sposalizio tradizionale ebraico proprio tra i canali.
Insomma comprare per ricordare.
Oggetti che forse ad altri non dicono niente di particolare ma che invece per me attivano la memoria di un giorno diverso di cui ho cercato di assaporare ogni istante. Del resto, cosa c'è di speciale nel trasferirsi da un luogo all'altro se non il dono di vivere tutto più intensamente, cercando di imprimere nella mente un'immagine o una sensazione?

Le immagini che ho scelto non riguardano però oggetti, ma luoghi dello shopping:

-dalla Provenza



-dalla Baviera



-da Praga, la ricostruzione di un negozio di generi alimentari sotto il regime comunista:



Per ultimo, fuori concorso, vista la foto pubblicata da Monica, vorrei rispondere con questa ;-)






lunedì 7 gennaio 2013

Il senso dei miei viaggi: un luogo da sogno

Cos'è un luogo? Perché un certo spazio, una certa combinazione di elementi esterni a noi arriva a parlarci a tal punto da entrare a far parte di noi?
Quante volte ho cercato di respirare un luogo, di coglierne l'anima attraverso i sensi.
Lo spazio incorniciato dalle forme architettoniche, lo spazio libero della natura, le sfumature di luci e ombre, i profumi e gli odori e quella sensazione di esserne parte.
Un luogo ci parla. Comunica la sua storia, le persone che vi hanno vissuto, che vi hanno sofferto e che vi hanno sognato.
Per questo quando viaggio cerco sempre di evitare le catene alberghiere, preferendo posti un po' speciali, con una storia. Non sto parlando di stelle, ma di anima.

Ritorno spesso con il pensiero ai grandi spazi, ai colori e al senso di libertà che mi ha donato la terra irlandese, ho anche parlato una volta di un luogo da sogno, un B&B sull'oceano, che potete guardare qui. E ora vorrei ritornarci con voi. Precisamente vi porterò nel sole e nella musica di Doolin, nel B&B Toomullin: 


Doolin, paese sperduto eppure pieno di vita, dal quale puoi salpare per vedere dal mare le scogliere di Moher o per le isole Aran.

Un posto dove prendersi del tempo:


E un posto dove anche lui, inseparabile compagno di viaggi - una volta perfino dimenticato su una nave e miracolosamente ritrovato al ritorno - può stare bene:


Perché poi, alla fine, quello che cerchiamo in un luogo, è stare bene.

Con questo post partecipo a Il senso dei miei viaggi di Monica viaggi e baci, un luogo del web dove... si sta bene.

venerdì 30 novembre 2012

I libri dei miei viaggi

I libri dei miei viaggi, cara Monica e cari amici del venerdì del libro, sono quelli che leggo prima di partire, per immergermi nell'atmosfera o nella storia di un luogo. 



Ci è piaciuto molto nell'estate del 2011 camminare e inerpicarci per sentieri di montagna di non eccessiva difficoltà. Là ho comprato anche la guida alla Gola del Bletterbach, un sentiero in discesa attraverso le ere geologiche.
I libri dei miei viaggi, infatti, sono anche quelli che compro sul posto, pensando a mia figlia o alle mie classi e agli argomenti che affronterò nel corso dell'anno.



Con Laura lavoriamo sui viaggi che faremo. Proprio su Venezia, potete vedere come in questo post. 
E ancora ci sono i libri che compro come ricordo: per riassaporare i gusti di una cucina che ho apprezzato o per ritornare ai posti che ho visitato, una volta comoda sul divano di casa.



Il viaggio in Irlanda è stato uno di quelli che abbiamo gustato di più, in questo post potrete trovare molte idee di attività e altri libri a tema. 
E ci sono, infine, i libri che mi fanno sognare un luogo dove ancora non ho messo piede. Ma per questo ci vorrebbe un post a parte, ho ancora tantissimi luoghi da visitare e tantissimi libri da leggere!
Non ho parlato dei libri che leggo durante i viaggi. Il motivo è semplice. Non leggo mentre sono in viaggio: preferisco guardare, assorbire, annusare, assaggiare, camminare. Vivere il paese dove mi trovo senza mediazioni. E voi?

Con questo  post partecipo a Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e Baci (oltre che a i Venerdì del libro), c'è tempo fino al 5 dicembre per partecipare.

lunedì 29 ottobre 2012

Le pietre dei miei viaggi

La ricerca del passato è una delle costanti dei miei viaggi: conservo dentro di me la netta impressione che ho ricevuto entrando tra le rovine di un'abbazia irlandese, poggiando il palmo su una colonna greca o alzando lo sguardo su una volta di una catacomba protocristiana. 
Aver respirato il passato è una ricchezza che nessuno potrà mai togliermi e che non si può percepire sfogliando un libro o cercando immagini su google. 
Immaginare le vite che sono passate accanto a quella colonna, dentro quelle mura possenti è come spazzare via millenni di distanza e poter entrare in contatto con eventi ormai perduti. 
Questa sensazione, come di un repentino viaggio nel tempo, è stata particolarmente forte per me in Francia del sud, all'ombra del Pont du Gard:


Pochi centimetri di dislivello sono bastati ai Romani per trasportare acqua per chilometri e chilometri. Le pietre ordinate e incastonate a formare splendidi archi incorniciano il cielo: l'esperienza è completata dal bagno ristoratore nelle acque del fiume Gard.
In Irlanda ho incontrato pietre meno maestose, ma non per questo meno emozionanti,  quelle del Gallarus Oratory:


Una primitiva cappella a forma di barca capovolta, con la porta e una finestra rivolta a oriente: si tratta di un antichissimo oratorio databile tra il VI e il IX secolo ed è la più antica chiesa cristiana d'Irlanda.

E come simbolo della ricchezza e della decadenza del nostro paese scelgo Pompei:


Con le sorprendenti strade lastricate, simbolo dell'attività civilizzatrice e delle capacità architettoniche dei Romani; con gli affreschi e le decorazioni di incredibile modernità. 
Un pezzo tra i più preziosi del tesoro artistico che l'Italia possiede.
Ma non c'è povertà maggiore di quella di un paese che non solo non cura ma neanche rispetta le pietre che una storia gloriosa ha voluto regalargli con tanta generosità e profusione. L'Italia non le valorizza come fondamenta di una civiltà e di una cultura, relegandole all'interesse di pochi appassionati e di turisti frettolosi. Mentre è nella Valle dei Templi che tutti i nostri studenti dovrebbero imparare la storia greca, è a Pompei e tra gli scavi di Roma antica che dovrebbero assaporare i primi rudimenti di latino ed è a Palermo che dovrebbero incontrare il mondo arabo. Il cristianesimo potrebbe essere  di nuovo percepito nella sua carica rivoluzionaria entrando nell'arena del Colosseo o nel buio delle catacombe.
E invece lo sperpero continua.

Con questo post partecipo all'iniziativa Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e Baci.

lunedì 1 ottobre 2012

Il sapore dei miei viaggi

Partecipo con particolare gioia alla versione culinaria de Il senso dei miei viaggi di Monica.

Il perché è presto detto: sono solita fotografare i piatti e i ristoranti, le colazioni e i caffè che gusto in viaggio, per ricordare al ritorno non solo i monumenti e i panorami rintracciabili da chiunque  anche con una sommaria ricerca su google, ma per immortalare i miei momenti, le mie impressioni, le mie ambientazioni. Con la luce di una mattina o la foschia di una serata, con il calore di un'atmosfera e la sensazione cromatica di una pietanza, che posso aver colto solo io che ero là in quel momento. Per cui ho uno scrigno di mille di queste impressioni in cui è stato difficile scegliere. 
Te lo aspettavi, Monica?

Ho optato per i sapori dell'ultimo viaggio, a Praga:

Situato nella zona meridionale di Mala Strana, la trattoria tradizionale U Sveiku richiama il personaggio del buon vecchio soldato e serve piatti abbondanti e per niente costosi. Qui siamo tornati due volte per gustare la tipica zuppa all'aglio e i piatti di carne.

Ho scelto poi un luogo tutto italiano e vicino all'autostrada, molto comodo per chi va su e giù per l'Italia:

Un ristorante governato e impreziosito da Toni, cuoco sopraffino che, con gli ingredienti freschi della sua cucina di mare e terra, è capace di renderti piacevole il percorso autostradale che dal sud della nostra penisola conduce oltre la famigerata Salerno-Reggio Calabria.

E poi, come spesso mi capita, sono tornata a una terra che cito spesso e che mi è rimasta nel cuore, l'Islanda: 

Il Perlan è situato in un edificio a torri che sovrasta la capitale islandese: qui la funzione di contenere le risorse idriche naturalmente calde negli immensi serbatoi torreggianti è stata resa anche bella da ammirare: la luce delle vetrate e la riproduzione stilizzata del geyser rendono indimenticabile l'esperienza del mangiare qui. Il cibo da prendere al buffet è accompagnato dalle tipiche pagnotte islandesi e dall'immancabile burro leggermente salato. Ci si può servire anche più di una volta senza alcun sovrapprezzo. Un modo diverso di vivere, non solo di mangiare quindi.

Ringrazio come sempre Monica che mi dà l'occasione di rievocare i viaggi fatti sotto diverse angolazioni e ricordo a tutti che c'è tempo per partecipare fino al 5 ottobre.

giovedì 30 agosto 2012

Gli elementi dei miei viaggi

Acqua

Il tempo non è il ruscello dove vado a pesca. Vi bevo; ma mentre bevo ne scorgo il fondo sabbioso e vedo come sia poco profondo. La sua corrente scorre via, ma l'eternità resta. Vorrei bere profondamente e pescare nel cielo, il cui fondo è ciottoloso di stelle. 
H. D. Thoreau, Walden

foto di mio marito

L'acqua mi dà sempre una sensazione di benessere: abbandono e rilassamento se sono immersa in mare, pace se contemplo le acque placide di un lago, gioia per le piante che si dissetano se ascolto il rumore della pioggia. Ricordo tanti incontri con l'acqua durante i miei viaggi, ma ho voluto seguire la prima immagine che mi è affiorata alla mente: eravamo in Baviera e volevamo visitare il paese di Murnau, il cui paesaggio aveva attirato Kandinsky e gli altri artisti del movimento Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro), ma poi ci siamo fermati - per caso - a contemplare il lago, lo Staffelsee, presso Seehausen e là abbiamo trascorso un'ora a passeggiare e fare fotografie dimentichi del tempo. A quel punto abbiamo cenato in riva al lago in un posticino placido e romantico.


Terra

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita e per vedere se non fossi capace d'imparare quanto aveva da insegnarmi e per non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto. 
H. D. Thoreau, Walden

Henry Thoreau decise di ritirarsi per due anni sulle sponde del lago Walden, per riscoprire l'intimo rapporto con la natura. Ma a volte basta distendersi, sentire la forza del terreno che sostiene il corpo, lo accoglie, lo sospinge; per avvertire l'energia della terra, la sua stabilità e la sua possenza. È uno di quelle rare occasioni in cui per fare esperienza non si deve fare, non c'è bisogno di agitarsi, basta stare. E se la distesa è lunare come nel Burren in County Doolin in Irlanda le ossa ricevono la sensazione semplice e scarna del sasso e non si perdono tra le distrazioni della morbidezza  e dei colori del prato.



Aria

A volte non potevo permettermi di sacrificare a nessun lavoro, sia mentale che materiale, il fiore del momento presente. Amo che vi sia un largo margine di respiro, nella mia vita. 
H. D. Thoreau, Walden

Non c'è cosa più ovvia e più essenziale del respiro. Coincide con la vita. E imparare a respirare, a nutrire la vita di aria buona non è cosa scontata. L'aria che sostiene le ali degli uccelli come per noi la terra, il vento che dissemina la vita, la brezza che ristora. Non è facile immortalare l'aria, ma per me è questa immagine di un gabbiano irlandese che esprime il senso di apertura e di gioia di vivere che desidero regalavi:

foto di mio marito

Questi sono gli elementi dei miei viaggi: riposare, stare, respirare. Verbi di quiete, non di movimento. Perché viaggiare è per me occasione di godere del presente che nell'affanno quotidiano spesso è difficile cogliere. Sentire il presente, immergersi dentro la sensazione del luogo e respirarlo.

(Iniziativa di Viaggi e Baci, The Family Company e I viaggi dei rospi. Avete avuto occasione di conoscerne le protagoniste nella serie di interviste di Parole in viaggio).

mercoledì 23 maggio 2012

I colori dei miei viaggi

Bene, Viaggi e Baci, eccomi qua. Colgo al volo la tua idea di illustrare con un post e tre fotografie i colori dei viaggi che ci sono rimasti nel cuore.
I colori dei miei viaggi sono tanti e sceglierne solo tre è stata la parte più difficile. Ho fatto così: prima di tutto ho scelto i viaggi di cui ricordavo vividi colori e tra questi mi sono decisa per l'Islanda, l'Irlanda e la Camargue.

L'Islanda perché questa terra ai confini del circolo polare artico è davvero sorprendente. Quando stavo per partire e mi si chiedeva -dove vai?- e io rispondevo - Islanda... c'era sempre un'eco - Come? Irlanda? - No, ripetevo: Islanda. La terra dei ghiacci e del fuoco, l'isola dove la natura regna sovrana da tempi primordiali. Dove è possibile fare il bagno in un laghetto caldo colorato di un celeste innaturale dovuto a micro-organismi fluorescenti e contemporaneamente essere nel bel mezzo di una tempesta di neve...

...Blue Lagoon: il celeste



L'Irlanda perché il senso di pace e di azzurro che ho provato nei dieci giorni in cui abbiamo percorso le strade di quest'isola ricca di storia e tradizioni lo ricordo come il tesoro più grande che quel viaggio mi ha donato...

... Ireland: il verde-azzurro




La Camargue perché è il regno dei colori, dal bianco-rosa dei fenicotteri, al nero dei tori picchiettato dal bianco degli uccelli che si posano sopra di essi. Ma soprattutto del rosa, quello particolarissimo delle saline...

...Camargue: il rosa


Grazie, Viaggi e baci, per avermi permesso di ricordare e di rivivere questi splendidi momenti.
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