Visualizzazione post con etichetta compiti a casa - homework. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta compiti a casa - homework. Mostra tutti i post

venerdì 16 novembre 2012

Scrittura: idee per compiti interessanti per i venerdì del libro

Dopo aver aperto le ostilità con i compiti insensati o quanto meno inutili e averne proposto qualcuno più interessante, continuo su questa scia, consigliando al contempo un libro:



Questo simpatico libro - accattivante anche dal punto di vista grafico - mi ha ispirato diverse idee. Concordo pienamente con l'autrice, Luisa Mattia, quando afferma che le storie stanno dovunque e noi ci stiamo dentro. Le storie hanno bisogno di essere scoperte e raccontate. Le storie bisogna saperle trovare. In una tasca magari... (p. 6)
Eh, già.
Avete provato? Cosa raccontano di voi le vostre tasche? O le tasche delle vostre borse? Uno scontrino dimenticato, un biglietto del bus, un appunto con un numero di telefono, se opportunamente ascoltati, hanno una voce da far sentire. Il primo compito potrebbe essere: racconta la tua tasca.

Il tema tradizionale comincia da un foglio bianco? Non nel nostro caso. Noi chiederemo ai nostri alunni di strapparlo in pezzi, diversi per forma e dimensione e poi su ogni pezzo scriveremo una parola, quella che il pezzo ci suggerisce con la sua sagoma. Quelle parole saranno l'ossatura della nostra storia: parole in pezzi.

E poi, siete capaci di riassumere una storia in 140 caratteri, vale a dire in un sms? Proviamoci: con Cappuccetto Rosso o con Cenerentola... 140 caratteri per raccontare una fiaba.

Riscrivere storie, del resto, è un'arte nobile: prendine una molto conosciuta, la storia de La piccola fiammiferaia, per esempio, e riscrivila! Immagina che la bambina viva nella tua città, dalle un'altra possibilità... come del resto hanno fatto grandi scrittori come Rodari o la Pitzorno.

Oppure puoi prendere spunto da diverse cose: da un titolo di giornale (storie pescate da un giornale o ritaglia il titolo), da un pensiero rabbioso (La prof mi mette voti bassi... tira fuori la rabbia), dai tarocchi i cui personaggi possono diventare altrettanti attori della nostra storia (una storia dai tarocchi: lo ha fatto Italo Calvino, mescolando le carte, affiancandole a caso e a partire dalla sequenza cominciando una storia).

Possiamo anche chiedere all'alunno di partire dall'invenzione di un mondo, di uno scenario in cui la storia si snoderà: lo potrà realizzare con un diorama, con un disegno, con una mappa (come per la Terra di Mezzo di Tolkien).

A questo punto siamo in grado di riflettere insieme agli alunni (o ai figli) su cosa sia una storia, su quali siano i suoi elementi salienti o i suoi ingredienti imprescindibili.

venerdì 29 giugno 2012

Libri "estivi" per ragazzi

Cari amici del venerdì del libro, cari lettori, dovete sapere che in genere non assegno compiti per le vacanze, come ho spiegato. In genere per l'estate consiglio dei libri da leggere. Quest'anno per la mia prima media ho anche deciso unilateralmente le seguenti regole:


Regola n. 1: scegliere un libro (ma se se ne legge più di uno, non è un delitto!) e leggerlo
Regola n. 2: vietato fare riassunti, recensioni e esercizi
Regola n. 3: cercare il libro in biblioteca o comprare un'edizione economica. Se non lo trovate in libreria, richiedetelo.

Si tratta di libri buoni da leggere anche da adulti, da regalare ai ragazzini di quinta o di prima media, alcuni anche di seconda... che conosciamo o da far trovare, come dimenticati là, su qualche mobile a casa per invogliare i figli a leggere. Preciso che nella scelta sono stata guidata anche da un criterio di prezzo e di reperibilità (il che per esempio mi ha fatto escludere La promessa, edito da Itaca, casa editrice seria ma dalla pessima distribuzione)

AVVENTURA
Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato, Salani
Roald Dahl, Il dito magico, Salani
Daniel Pennac, Kamo. L'idea del secolo, Einaudi ragazzi
Cornelia Funke, Il re dei ladri, Oscar Mondadori

FORMAZIONE
Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe
Roberto Denti, Il ragazzo è impegnato a crescere, Topi Pittori
Susanna Tamaro, Tobia e l'angelo, Giunti Junior

GIALLO
Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville
Christine Nostlinger, Occhio al professore, Giunti Junior

MISTERO
Edgar Allan Poe, Il gatto nero e altri racconti, Einaudi ragazzi

UMORISMO
Christine Nostlinger, Il bambino sottovuoto, Salani
Roald Dahl, Matilde, Salani

MATEMATICA DIVERTENTE
Hans Enzersberger, Il mago dei numeri, Einaudi
Anna Cerasoli, Sono il numero 1. Come mi sono divertito a diventare bravo in matematica!, Feltrinelli
Anna Cerasoli, Io conto, Feltrinelli
Anna Cerasoli, La sorpresa dei numeri, Sperling&Kupfer
Anna Cerasoli, Mr. Quadrato. A spasso nel meraviglioso mondo della geometria, Sperling&Kupfer
Anna Cerasoli, I magnifici dieci. L'avventura di un bambino nella matematica, Sperling&Kupfer

STORIA
Enzo Carabba, Attila. L'incontro dei mondi, Feltrinelli
Teresa Buongiorno, Giovanna D'Arco. La ragazza dal vestito rosso, Salani
Teresa Buongiorno, Il ragazzo che fu Carlo Magno, Salani
Daniela Morelli, Il segreto delle caravelle, Mondadori

venerdì 8 giugno 2012

Basta compiti! per i venerdì del libro

Dopo il mio primo post sui compiti per casa, ritorno sull'argomento (e ci tornerò ancora) sulla scorta di una lettura che ho trovato molto interessante e che per questo desidero condividere qui con voi, care amiche del venerdì del libro:


Si tratta di un libro scritto da Maurizio Parodi, giovane dirigente scolastico che,  sostanzialmente, senza voler demonizzare i compiti a casa, vuole indurre gli insegnanti alla riflessione: i compiti servono? In che misura? A cosa?

L'autore intende scardinare l'inerzia di certe pratiche didattiche autoreferenziali e autorinforzanti - aggiungo io - che a ben vedere non sono state valutate e consapevolmente assunte ma accettate pedissequamente, spesso in quanto non si vedono alternative. Come dire che continuo a prendere un medicinale tossico perché non ho alternativa. 

Hanno provato gli insegnanti a vedere cosa cambia se non si assegna, se si assegnano cose diverse, se si assegna meno, se si tiene conto dei colleghi che nella stessa giornata assegnano? Hanno fatto una ricerca empirica ma pur sempre valida su questo?

Io ho provato e ho concluso che: 
-assegnando meno si ottiene una percentuale maggiore di persone che svolgono i compiti
-non assegnando e facendo riprendere in classe l'argomento (per esempio ponendo subito dopo la spiegazione delle domande da iniziare in classe ed eventualmente completare a casa) non si ha un tracollo dell'apprendimento, anzi il risultato è lo stesso per chi è abituato a studiare  e migliore per chi non lo è.
-assegnando compiti sensati ognuno si esprime ed è contento, pochissime le defezioni. Dopo una domanda, posta dagli stessi allievi, sulla struttura di Castel del Monte, ho chiesto di cercare notizie e curiosità su questo monumento e su Federico II. Qualche giorno dopo la mamma di un alunno mi ha riferito le parole del figlio: "mamma, non pensavo che la scuola fosse così utile!".

Nella prassi quotidiana invece a scuola si insegna e a casa si dovrebbe imparare. Come se insegnare fosse garanzia che l'alunno apprenda. E invece non c'è alcun automatismo tra le due azioni. 

Il docente, constatata la difficoltà dell'uditorio ad apprendere quanto lui ha confezionato così bene (nel migliore dei casi), se la prende con l'alunno che ha la difficoltà, lo punisce con un voto e lo redarguisce con generici e sterili esortazioni-predicozzi. La frase di don Milani ("Hanno più difficoltà: per questo vanno aiutati di più") che ogni insegnante dovrebbe marchiarsi a fuoco in testa è lettera morta in una scuola che è inclusiva solo a parole.

(continua)

UPDATE: dopo aver segnalato questa recensione all'autore del libro ne ho ricevuto una risposta che vorrei condividere con voi: 
I compiti per le vacanze sono un assurdo logico ancor prima che pedagogico: perché funestare il tempo destinato al riposo, alla “ricreazione” (diritto inalienabile) e affliggere ragazzi già duramente provati dal lavoro quotidiano? Le vacanze sono degli studenti, non solo dei docenti, e sono tali proprio perché liberano dagli affanni feriali. Ribellarsi a tali imposizioni, didatticamente insensate, è ragionevole, è giusto, è un diritto sacrosanto, oltreché una elementare norma di buon senso … e igiene mentale.

martedì 8 novembre 2011

Homework - Compiti a casa




"Professoressa, non ci assegnare (ancora in I media sono confusi tra il tu e il lei) troppi compiti!": è una frase che ogni insegnante ha sentito. Ma anche mettendosi dalla parte dei genitori, spesso i compiti sono una vera e propria fatica.
Ebbene, più che dare ricette, oggi vorrei riflettere insieme a voi. Qual è la quantità giusta di compiti? Se ne può fare a meno?  Ci sono alternative? Ancora più radicalmente, perché vengono assegnati?

Vorrei partire da quest'ultima domanda: perché un insegnante assegna o dovrebbe assegnare dei compiti? 
In inglese si parla delle quattro R:
Readying (prepararsi per un nuovo apprendimento)
Repetition (di una competenza già conosciuta)
Reviewing (rivedere il materiale compilato o preparato in classe)
Revising (autocorreggersi)

Se io voglio imparare a suonare uno strumento, o a giocare a basket dovrò fare tanta tanta pratica. Lo stesso principio dovrebbe regolare i compiti per casa. Però per diventare questo i compiti dovrebbero avere delle caratteristiche che spesso non hanno: chi li fa deve sapere a cosa servono (gli insegnanti potrebbero esplicitare meglio lo scopo e farlo scrivere sopra l'esercizio assegnato), non devono eccedere una certa quantità altrimenti stancano (collaborare con i colleghi da questo punto di vista, non guasterebbe), devono suscitare interesse, chi li fa deve consapevolmente monitorare il suo lavoro (capire in cosa sta sbagliando e cosa dovrebbe fare per migliorare).

Ma vi sono alternative?
Da qui, in inglese, delle idee:

-Hai introdotto un nuovo argomento in classe? Invece di assegnare delle domande sull'argomento, si può chiedere di inventare un compito sul nuovo argomento, motivando perché l'idea è buona, e poi assegnare le migliori idee all'intera classe.

-Vuoi verificare se un concetto-chiave è stato appreso? Invece di assegnare un riassunto o una pagina intera di esercizi, si può chiedere di dimostrare e spiegare agli altri per piccoli gruppi il concetto in questione, utilizzando un mezzo a propria scelta (un disegno, un gioco, un discorso, degli esempi).

-Vuoi sviluppare una discussione in classe dopo aver letto un brano o un articolo? Invece di richiedere delle risposte sul brano, si può chiedere di annotare delle domande suscitate dalla lettura e poi utilizzare queste per confrontarsi.

-Vuoi assicurarti che un procedimento matematico sia stato acquisito? Invece di assegnare 10 problemi che contengano il procedimento, si può chiedere per piccoli gruppi di scegliere e di risolvere un problema nel quale la procedura sia applicata alla vita reale per poi presentare la soluzione a tutta la classe.

-Intendi favorire la memorizzazione di un certo numero di informazioni? Invece di assegnare un elenco da memorizzare, si può chiedere a ognuno di creare una filastrocca, un trucchetto per memorizzare una delle date o dei nomi assegnati e poi esporre i trucchetti o le rime a tutti gli altri.

-Vuoi che la classe ricordi ciò di cui si è parlato lo scorso mese? Invece di assegnare il ripasso, si possono porre frequenti domande flash sugli apprendimenti del passato.

In buona parte, si tratta di attività: 
-da svolgere in classe
-creative
-attive
-in gruppetti.

Che ne dite?


sabato 8 ottobre 2011

To get a job - Trovare un lavoro (2)

Non smettere mai di imparare, dicevamo nella prima puntata, è il segreto del successo nella vita: ciò non vuol dire necessariamente accumulare titoli di studio, ma piuttosto accrescere le proprie competenze, sia quelle certificabili (un corso di lingua straniera, per esempio), sia quelle trasversali (lavorare sulle competenze relazionali, acquisire sicurezza, sapersi orientare), che quelle informali (dimistichezza con il web 2.0, approfondimenti e libere esplorazioni: non è raro il caso di chi delle proprie passioni ha fatto un lavoro, (pensiamo per esempio a molti fotografi, o a chi sa fare le torte e le vende ai ristoranti).
Questo ci porta ai punti di oggi:

1) certificare le proprie competenze, laddove è possibile, e schedarle per autocertificarle, laddove si tratti di apprendimenti informali: costruirsi, cioè, un curriculum per competenze. 

2) Accrescere la consapevolezza della propria identità, delle proprie caratteristiche, di quello che ci piace, che sappiamo fare e che desideriamo conoscere meglio. Se so dove vorrei arrivare, è più facile individuare il percorso che mi porta là e le eventuali risorse da acquisire.

3) Investire sul proprio capitale umano: aiutare i figli e chi cerca un lavoro a reperire e seguire dei percorsi di formazione, come un periodo all'estero nel proprio curriculum di studi.


Insomma, se dovessi dirla con una frase che diceva un grande amico: Sii imprenditore di te stesso! Questo è il segreto per costruire, cercare, migliorare il proprio lavoro...

Siti utili: 
Lifelong Learning Program
Mobilità Individuale per Alunni (interessante! si può frequentare un periodo fino a 10 mesi in una scuola estera)


Un altro suggerimento: un bel post di Post-mom: l'a e i o u di una mamma post moderna.

giovedì 2 giugno 2011

A scuola in Europa: la Francia



Il cittadino francese è abituato ad aspettarsi tutto (o quasi) dallo stato, che lo assiste dalla culla alla tomba in modo generalmente efficiente: la scuola francese corrisponde al modello centralista dello stato in cui vive. La scuola da Napoleone in poi è sempre stata concepita come un corpo unico, gratuito e laicamente impostato.
Essa è basata sulla meritocrazia e sulla selettività: il diploma, il tanto agognato baccalaureat, è un traguardo agognato e sofferto. Non a caso la percentuale di abbandoni (19%) è tra le più alte al mondo. Ciò non deve stupire più di tanto: se si sceglie per la selezione, inevitabilmente si lascia indietro qualcuno.
La struttura è simile a quella italiana: dopo un'educazione prescolastica molto diffusa, si accede a 6 anni alla scuola primaria (composta di due cicli, un biennio di base e un triennio di approfondimento) e al collège, con due cicli (2 anni di osservazione e 2 di orientamento), corrispondente alla nostra scuola media. Dopo l'esame finale l'alunno si iscriverà al Lycée che durerà tre anni per portare al baccalaureat e all'università, o due per dare una preparazione più tecnica o una certificazione professionale. L'edilizia scolastica è molto attrezzata ed efficiente.
La lingua di apprendimento è il francese, con pochissime eccezioni, come il bretone. Anche questo testimonia del centralismo tipico della Francia.
La nomina dei docenti, i programmi, gli aspetti finanziari sono decisi a livello centrale. Il preside rappresenta l'apparato statale. I tentativi di delegare alcune competenze a livello locale non ha cambiato l'impostazione di fondo.
Le lezioni sono sia antimeridiane che pomeridiane ed è diffusa una pratica quasi sconosciuta in Italia, cioè la possibilità di studiare nella biblioteca scolastica. La mensa è semi-gratuita. L'anno scolastico consta di circa 36 settimane (dal lunedì al venerdì) e ogni due settimane vi sono delle vacanze più o meno lunghe. Scarseggiano le attività sportive extracurricolari. Molte scuole adottano l'orario distribuito su 4 giorni settimanali con pausa il mercoledì: questa pratica è molto antica ed era dovuta alla convinzione che l'educazione religiosa sia un compito delle famiglie. Essendo assente l'insegnamento della religione, viene lasciato un giorno libero per dare spazio all'azione educativa della famiglia.

Qui uno schema del percorso scolastico in Francia.

venerdì 13 maggio 2011

A scuola in Europa: la Finlandia


Da oggi vi propongo di viaggiare con me nelle scuole d'Europa e vorrei cominciare dalla Finlandia... perché? Il motivo è presto detto: questo paese si colloca ai primi posti nelle classifiche OCSE PISA (Programme for international study assessment), cioè quelle graduatorie che mettono a confronto le scuole europee sulla base di alcuni criteri, come i livelli in literacy, cioè la comprensione del testo.
La scuola finlandese prevede la scuola primaria (con un unico maestro affiancato dallo specialista di lingua straniera) e la scuola secondaria, per un totale di 9 anni di obbligo scolastico (peruskoulu).
La scuola dell'obbligo è totalmente gratuita (sono gratuiti anche i libri e la mensa scolastica). Tutto il materiale, anche la cancelleria, viene consegnato agli alunni dalla stato.
Al termine dei 9 anni lo studente sceglie se andare alla Scuola secondaria superiore o alla scuola professionale per i tre anni successivi.
Notiamo quindi che in totale gli anni di scuola sono 12, contro i nostri 13. Gli anni di obbligatorietà, come abbiamo visto, sono 9 contro i nostri 10. Ma occorre una precisazione: la scuola comincia a 7 anni. Prima si frequenta l'asilo, che nell'ultimo anno prepara l'alunno all'ingresso nella scuola dell'obbligo.
Gli insegnanti sono reclutati dai Comuni e buona parte del curriculum è determinato localmente. Si tratta quindi di un sistema decentrato, come in genere sono i sistemi nordici o anglosassoni. Per accedere al ruolo di insegnante occorre la laurea.
Le ore di insegnamento sono in media 26, 30 nella scuola secondaria. Non si svolgono esami alla fine della scuola obbligatoria, ma viene rilasciato un certificato delle competenze raggiunte.
Fino ai 10 anni non sono previsti voti e le interrogazioni non hanno nulla di punitivo o inquisitorio.
Le scuole private, pochissime, sono tutte sovvenzionate dallo stato.
Durante il liceo, che prevede 38 ore settimanali, non si hanno gruppi classe ma ogni studente sceglie le materie da seguire e su cui sostenere l'esame finale di stato. L'insegnamento è organizzato in moduli, dunque prevede un periodo compatto in cui ci si concentra su una data disciplina.
La Finlandia è uno dei paesi con più alto tasso di scolarizzazione nel mondo: il 97,7% degli studenti completa il ciclo di studi; il 39% di giovani che non sceglie il liceo e preferisce imparare una professione ha a disposizione la scuola professionale o anche altre possibilità di istruzione permanente.

Com'è possibile questo risultato? Dipende in buona parte dalla mentalità pedagogica degli insegnanti finlandesi: non è l'alunno che deve adeguarsi agli standard dell'insegnante, ma è l'insegnante che dee capire come raggiungere l'alunno. Del resto, anche il reclutamento locale ha una certa importanza: l'accesso non è impersonale e la selezione dei docenti è molto dura. Dopo la formazione universitaria di 5 anni, seguono 6 mesi di pratica e 6 mesi con un tutor. Anche i primi 3 anni di lavoro prevedono la supervisione di un insegnante anziano. Lo stipendio è sotto la media europea, ma non tanto bassi come in Italia. Ma l'ottimo output deriva anche da un altro fattore: in tutte le scuole lavorano anche dei docenti senza orario prestabilito, con l'unico compito di aiutare gli studenti a recuperare le difficoltà. I professori possono contare anche su psicologi ed esperti per chiedere consigli e predisporre strategie per aiutare chi mostra problemi.
C'è da dire che il basso numero di abitudini facilita l'organizzazione scolastica, ma proprio la scarsità di risorse ha portato la politica finlandese a investire sull'incremento della conoscenza.

Links utili
Per chi volesse approfondire consiglio gli atti del seminario La scuola in Finlandia, edito da treelle. Anche la mia collega blogger Francesca si è occupata dell'argomento, anzi la invito a intervenire per donarci il suo punto di vista. Per conoscere un po' di più su questo paese del Nord, cliccate qui. Molto interessante l'intervista all'insegnante francese Claude Anttila che ha insegnato in Finlandia per 35 anni. Un'altra intervista a una maestra finlandese, in questa pagina.

giovedì 7 gennaio 2010

Homeschooling de noantri



Per sopravvivere ai compiti dei figli bisogna organizzarsi: dare un colpo al cerchio e uno alla botte, sperando di non soccombere alla mole di homeworking assegnato tutti i santissimi giorni da quelle simpaticone delle maestre (escluse le bloggers lettrici ;-)). Come?
Le mie scappatoie sono:
-fare mentalmente ohm, all'inizio
-allestire ogni giorno una stazione di lavoro multimediale, con me al computer nell'angolo scrivania della mia stanza da letto, mia figlia sul tavolino del puzzle (spostato per l'occasione) però seduta sulla sedia Stokke (anch'essa trascinata dalla sua stanza). Questo complicato lavorìo per stare vicine senza che io debba stare a guardare il formarsi di ogni virgola o l'incolonnamento di ogni addizione (e prova del 9) o divisione alla canadese (ma ai nostri tempi c'erano o ero assente quando le hanno spiegate?)
-se devo cucinare, l'accampamento si trasferisce sul tavolo da cucina, se devo stirare l'asse da stiro pieghevole si apre nella stessa stanza di cui sopra (la mia casa è piccola ma multitasking)
-interrompere ogni tanto l'attività per trovare delle risorse che aiutino la poverella a divertirsi imparando
-preparare panini e toast per sorreggere la faticata
-ogni tanto innervosirsi (pensando come fanno quelli che hanno scelto davvero l'homeschooling) e poi fare pace come se niente fosse...
Oggi peregrinando alla ricerca di cose simpatiche sul ciclo dell'acqua abbiamo trovato questo e questo. E questo. Ma anche quest'altro.
E tutto sommato lei si è riposata e senza accorgersene ha continuato a studiare e io mi sono resa utile senza essere assillante. Del resto, la mia presenza è più da coach che da precettore privato: una frase di incoraggiamento qua, un suggerimento là, una correzione qui e un ascolto lì...

(immagine da recyclart)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...