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giovedì 8 dicembre 2016

Latte nero e Istanbul

"L'aria è cristallina e il cielo è blu, solcato da nuvole rosa che si spostano verso le colline più in là. Istanbul sembra pulita e ringiovanita, come una giovane sposa appena uscita dall'hammam". Con queste parole Elif Shafak, una delle mie scrittrici preferite, descrive la sua splendida città che ho avuto la fortuna di visitare nel 2015.


Una città dal passato millenario, paragonabile forse solo a Roma per ricchezza di monumenti e di storia.


Della Shafak ho letto quasi tutto e tra i sui romanzi questo è un po' sui generis: autobiografico e surreale, narra la complessità del diventare madri.
"Non ci sono coincidenze nell'universo, solo segni. Li vedi?", con questa frase che immaginerete sottolineata a matita, vi invito alla conoscenza delle sue opere.

domenica 8 novembre 2015

Il giardino delle nebbie notturne


Ho da poco finito Il giardino delle nebbie notturne, romanzo ambientato in Malesia durante la seconda guerra mondiale. Al centro l'egemonia giapponese nel sud est asiatico e il relativo dramma delle colonie abbandonate dalla madrepatria inglese. La protagonista, Yun Ling è proprio una reduce di un campo di prigionia giapponese nel quale ha perso la sorella. Alla memoria di questa, Yun Ling vuole dedicare un giardino tipico giapponese. Era il pensiero di un giardino visitato in Giappone a permettere alle due sorelle di distrarsi dalle angherie subite e di continuare a sognare una vita serena. 
Per realizzare questo progetto, Yun Ling si trasferisce nella tenuta malese di Majuba dove vive l'ex giardiniere dell'imperatore, Aritomo. Nel rapporto tra apprendista e maestro si scoprono le tradizioni dell'arte dei giardini in pietra, dei tatuaggi, del tè, della calligrafia, del tiro con l'arco e altre usanze nipponiche. 
Molto interessante l'odio-amore per il Giappone che vive nel cuore della protagonista. Un popolo, che storicamente può assumere il ruolo di persecutore, conserva comunque una sua dignità. Anche il singolo persecutore, in condizioni storiche mutate, può assumere un'altra luce: la protagonista, non a caso, dopo aver lasciato il campo, diventerà giudice e dedicherà la sua carriera a punire i crimini di guerra. Il perseguitato diventa quindi in un altro periodo storico il vendicatore. 
Nulla però restituirà la sorella a Yun Ling e giustizia fatta non le darà la pace.  Il vero nemico è dentro di lei ed è l'odio che non le dà requie: "Non lasciare che prenda il controllo della tua vita" - le dice Aritomo.
Consigliato per gli appassionati di storia, di cultura giapponese e di paesaggi del sud est asiatico.

Un libro, un viaggio: andare alla scoperta delle verdeggianti piantagioni del tè nelle Cameron Highlands.



(immagine da Zingarate)

venerdì 11 settembre 2015

Avevano spento anche la luna per i venerdì del libro



Una storia impressionante quella dei popoli baltici deportati da Stalin in Siberia, anzi nell'Artide, sul mare di Laptev. E il libro che la racconta, Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys, andrebbe conosciuto e letto in tutte le scuole: "Parlatene. Queste tre minuscole nazioni (Lituania, Lettonia, Estonia) ci hanno insegnato che l'amore è l'esercito più potente. Che sia l'amore per un amico, amore per la patria, amore per Dio o anche amore per il nemico, in ogni caso l'amore ci rivela la natura davvero miracolosa dello spirito umano" .
La misconosciuta tragedia accomuna le tre piccole nazioni baltiche, terre contese tra il blocco sovietico e la Germania nazista durante gli anni della Seconda guerra mondiale e oltre. In quell'oltre, fatto di un regime che impose il silenzio agli occhi del mondo occidentale, sta tutto il dramma di decenni di sopportazione che al momento della caduta del muro di Berlino, miracolosamente non sfociarono nella vendetta ma nel desiderio della tanto agognata pace. "Nel 1991, dopo cinquant'anni di brutale occupazione, i tre paesi baltici hanno riconquistato l'indipendenza, in maniera pacifica e con dignità. Hanno scelto la speranza e non l'odio e hanno dimostrato al mondo che anche alla fine della notte più buia c'è la luce".
Il libro racconta la deportazione sul Mare Artico dal punto di vista di una ragazzina e della sua famiglia: il racconto vi coinvolgerà, sentirete la loro fame, il freddo e riuscirete perfino a percepire la paura e lo sconcerto per le efferatezze delle guardie sovietiche. Ma vale la pena inoltrarsi in quel territorio glaciale per sondare ancora una volta gli abissi dell'animo umano e della storia.
Un libro, un viaggio: mi riprometto di fare prima o poi un viaggio tra le capitali e le cittadine dei paesi baltici, come un omaggio alle vittime di questa silenziosa persecuzione.

venerdì 20 febbraio 2015

Rosso Istanbul per i venerdì del libro



Quando comincio a sognare un viaggio, vado alla ricerca di libri che mi trasportino attraverso le pagine nell'atmosfera del luogo che andrò a visitare. Qui la scelta è stata quasi scontata: in questo romanzo Istanbul è già nel titolo e in effetti tutto il romanzo di Ozpetek, famoso regista turco, è una dichiarazione d'amore a una città, Istanbul, che è "il blu e il rosso, che paiono fondersi solo in certi tramonti sul Bosforo":


(immagine da qui)
Un romanzo autobiografico, forse neanche un romanzo, sul ritorno alla città natale: "perché, ovunque io sia, Istanbul mi aspetta". 
E sulla città, da cui tutto sembra aver avuto origine: provengono da là i tulipani che oggi rappresentano l'emblema dell'Olanda e il caffè che è diventato simbolo di Vienna (in qualche modo anche il cornetto a forma di mezzaluna ricorda le scorribande turche in Europa).
Ma soprattutto sull'amore: "Vedi cuore mio - dice la madre del regista - non c'è niente di più importante dell'amore", che poi è l'unica cosa che resta di una vita.

mercoledì 19 marzo 2014

Bologna: uno splendido week end (1)

L'occasione di visitare Bologna era la mostra, di cui vi avevo parlato qui… ma la città ospite non è stata affatto la cornice di un evento seppure significativo. Si è imposta con la sua personalità sicura ed elegante, come quella di una bella donna che non ha bisogno di essere chiassosa per farsi notare.

Ma partiamo da lei:



Qualcuno ha lamentato l'esiguo numero di quadri (trentacinque) che componevano la mostra, ma per me si è trattato di un pregio, poter soffermarmi su poche opere scelte che mettevano in evidenza le novità della pittura olandese della Golden Age. In particolare è stato illuminante avere potuto confrontare due tele completamente diverse:



Non si tratta di ritratti propriamente detti, dipinti in genere su commissione in modo da immortalare in modo preciso un volto, ma di tronie, realizzati autonomamente dagli artisti  per cogliere un'espressione, a prescindere dal realismo della riproduzione delle fattezze.  Nel primo, L'uomo con il cappello piumato, Rembrandt ci restituisce con dovizia di particolari e estrema cura dei dettagli il volto preoccupato di un uomo, colto in un momento preciso: si noti la luce dell'armatura, i particolari dell'orecchino e delle borchie, le decorazioni della cappello, la profondità chiaroscurale. Il secondo dal punto di vista della tecnica pittorica è, senza mezzi termini, inferiore: non c'è profondità nello sfondo, non c'è realismo alcuno nel turbante di foggia inventata, l'abito pare di cartapesta, la camicia è una pennellata obliqua. Eppure, la luce di quell'orecchino decorato da una perla forse falsa; eppure la bocca semichiusa realizzata da due toni sovrapposti di rosa; eppure lo sguardo da cui lo spettatore non riesce a distogliersi come da un senso di inafferrabile e misterioso che rapisce. Eppure... tutto questo fa la forza ipnotica di un quadro dipinto forse distrattamente dall'autore, mai venduto e acquistato post mortem per due monete. Vermeer poteva e aveva fatto di meglio, ma in quest'opera ci ha lasciato un tributo all'essenza dell'arte  come comunicazione, ci ha lasciato un quadro che sembra parlare a chi guarda, come se avessimo in qualche modo disturbato la donna che giratasi di scatto viene colta di sorpresa dalla nostra indiscrezione.

Un quadro che, complice il momento scelto per visitate la mostra (non di sabato o domenica), ho potuto guardare a lungo e che, devo dire, è stato difficile lasciare. Del resto, "come si guarda un quadro? A lungo", dice Philippe Daverio nel suo Il museo immaginario che ho sfogliato proprio a Bologna alla libreria Coop.

sabato 15 febbraio 2014

La ragazza con l'orecchino di perla


Deciso! A marzo andiamo a vederla. Non capiterà mai più che possa essere visitata fuori dalla sua sede, il Mauritshuis de L'Aia: si tratta di un evento unico che è stato reso possibile dai lavori di restauro del museo. 
Un'opera che ha oltrepassato i confini dell'epoca che la vide nascere, una donna che da un momento all'altro sembra di poter uscire fuori dalla cornice del quadro. Mi guarda e pare volermi sussurrare qualcosa di vivo e palpabile. Pochi colori primari, la luce che accende morbida alcuni dettagli, su tutti la perla dell'orecchino, il bianco del colletto, le labbra socchiuse.
Forse credo di conoscerla da quando ho letto il libro di Tracy Chevalier che ne immagina la storia:



Un libro che è diventato anche un bel film:



Godremo anche della bellezza di Bologna che si è messa giustamente in ghingheri per l'occasione. Nel biglietto per la mostra che abbiamo diligentemente prenotato è compreso anche il giro del percorso museale di Genius Bononiae. E non ci faremo mancare neanche qualche assaggio della sontuosa cucina regionale, magari uno scrigno di Venere! 

E voi, volete darmi qualche suggerimento o suggestione sul dipinto, sul libro, sul viaggio? Vi aspetto nei commenti!

lunedì 29 luglio 2013

Un libro, un viaggio: Agatha Raisin e i... Cotswolds



D'estate i gialli mi piacciono particolarmente. Quest'anno sono andata un po' in esplorazione e ho scoperto i gialli di M. C. Beaton che dà vita ad Agatha Raisin, P.R. appena andata in pensione. La protagonista è sicura di sé e non immediatamente simpatica e proprio per questo il lettore è invitato a conoscerla meglio, fino ad accorgersi che non potrà più fare a meno dei suoi modi bizzarri. La prima avventura di Agatha (che ha a che fare con una quiche letale) comincia proprio quando, in pensione da un giorno, si trasferisce nei Cotswolds, tranquilla regione di campagna dell'Inghilterra meridionale. L'ambientazione, caratteristica per i suoi cottage e per la vita genuina, contribuisce non poco al fascino del libro: viene voglia di trovarsi a passeggiare lungo le vie fiorite di uno dei villaggi menzionati o di trovarsi a sorseggiare un tè in una graziosa e placida sala. Proprio nel contrasto con tanta grazia spiccano le indagini della protagonista, investigatrice improvvisata che con l'aiuto di un ex collega e di un giovane poliziotto va a fondo di vicende sospette, non riuscendo a evitare di esserne coinvolta personalmente. Molto bella la copertina dell'edizione inglese:


E fatevi tranquillamente ispirare per un viaggio itinerante, a piedi, in bici o in auto, nei Cotswolds:



Non mi resta che augurarvi buona lettura e buon viaggio!


giovedì 20 giugno 2013

Viaggi da cuoche: il cornetto

BannerFans.com

Siamo partite! Vi avevo preannunciato che ogni settimana io e mia figlia avremmo scelto un paese a caso o sull'onda di una suggestione, avremmo cercato una ricetta caratteristica, che avremmo infine cucinato... la scadenza settimanale non è garantita ma intanto abbiamo preso il largo. 
Non ci siamo allontanate molto da casa per ora. Infatti siamo rimaste in Europa, con la realizzazione di un dolce con una storia alle spalle, il classico cornetto. Cominciamo dal mostrarvi il frutto del nostro lavoro:


La forma a mezzaluna del classico cornetto ha un'origine storica, per la precisione risale al 1683. Siamo a Vienna, durante l'assedio turco. Proprio un tentativo sventato di invasione fu l'occasione per celebrare la vittoria con un dolcetto allusivo: la mezzaluna musulmana sconfitta in un boccone! Nella stessa occasione pare che i viennesi scoprirono anche l'uso del caffè, forse abbandonato dai turchi in fuga e dapprima scambiato per cibo per animali. Insomma la classica colazione dolce da bar, cornetto e cappuccino, non sarebbe esistita senza l'invasione turca... quando si dice l'integrazione tra le culture! Qui troverete altre notizie sui fatti. Il viaggio può continuare anche con un libro:


E ora la ricetta: la troverete sul sito di Misya, qui. Sappiate che ho apportato alcune variazioni: più zucchero (100 invece di 60 gr) e farina mista (200 00 e 300 manitoba). Inoltre li ho riempiti di nutella! 
Se volete, potete partecipare anche voi ai nostri viaggi, provando le ricette che vi presentiamo o con le vostre... vi aspettiamo?

venerdì 7 giugno 2013

Il primo caffè del mattino per i venerdì del libro

Oggi ricomincio dopo lunga pausa a portare il mio contributo all'iniziativa dei Venerdì del libro. Quanto mi siete mancati! Ma purtroppo dopo lunghi mesi di studio full time, non ho avuto più la forza di prendere un libro in mano. Poi, finalmente, sono stata attratta da un titolo... ed ecco la mia proposta:



Esordio letterario di un barista romano, questo romanzo ha come protagonista un bar trasteverino, no... il proprietario trentenne di un bar trasteverino, no... l'atmosfera della Roma meno affollata dai turisti, no... l'amore improvviso e travolgente, no... forse in realtà tutto questo insieme e in più, un protagonista d'eccezione, Sua Maestà il Caffè.
E "naturalmente era anche una storia di caffè. Ma non è difficile per gli animi sensibili cogliere il legame profondo tra vita e caffè". "Sì, perché la chiacchiera da bar è la più potente medicina contro la tristezza": chiudersi in sé stessi fa solo rimuginare i propri problemi. E un caffè è anche compagnia, iniziale desiderio di uscire fuori da noi stessi e concedersi qualcosa di buono.

Un libro, un viaggio: Roma e il percorso delle fontanelle di quartiere.

Un libro, una ricetta: il caffè alla Nutella e il marocchino.

Un libro tira l'altro: il mio prossimo libro mi è stato suggerito proprio da Massimo, protagonista de Il primo caffè del mattino ed è Le pagine della mia vita di Nicholas Sparks.

martedì 30 aprile 2013

Di blog in blog: giro del mondo con i libri

Mi occupo spesso di libri e di viaggi, sono due delle mie passioni, anche se non sono il tema centrale di questo blog. Eppure, se il tema è imparare in tutte le sue sfaccettature, viaggiare e leggere ne fanno parte a tutti gli effetti. Il tema della Staffetta Di blog in blog mi dà l'occasione per riflettere ancora sull'argomento: si tratta di un'iniziativa nata da un gruppo di bloggers che si passano la palla di un argomento scelto di mese in mese. 



Chi volesse unirsi all'iniziativa o saperne di più può andare su questa pagina.
I precedenti appuntamenti li trovate qui. L'appuntamento di oggi, che è extra, richiede di fare un ideale giro del mondo attraverso i libri. Viaggiare per me è una terapia, come sa chi mi legge da tempo, ma è anche un'occasione privilegiata per apprendere sul luogo che visitiamo ma anche su noi stessi.

Vorrei portarvi con me in due diversi luoghi, che altrettanti libri mi hanno fatto scoprire:


Il viaggio che ho fatto (e che rifarei)




Irlanda 2010. Un itinerario che ci ha portati a fare un  giro on the road lungo le coste scoscese, lungo le radure sabbiose, attraverso i paesini di pescatori e le terre verdi e costellate di rovine lasciate là da una storia travagliata e drammatica.

venerdì 30 novembre 2012

I libri dei miei viaggi

I libri dei miei viaggi, cara Monica e cari amici del venerdì del libro, sono quelli che leggo prima di partire, per immergermi nell'atmosfera o nella storia di un luogo. 



Ci è piaciuto molto nell'estate del 2011 camminare e inerpicarci per sentieri di montagna di non eccessiva difficoltà. Là ho comprato anche la guida alla Gola del Bletterbach, un sentiero in discesa attraverso le ere geologiche.
I libri dei miei viaggi, infatti, sono anche quelli che compro sul posto, pensando a mia figlia o alle mie classi e agli argomenti che affronterò nel corso dell'anno.



Con Laura lavoriamo sui viaggi che faremo. Proprio su Venezia, potete vedere come in questo post. 
E ancora ci sono i libri che compro come ricordo: per riassaporare i gusti di una cucina che ho apprezzato o per ritornare ai posti che ho visitato, una volta comoda sul divano di casa.



Il viaggio in Irlanda è stato uno di quelli che abbiamo gustato di più, in questo post potrete trovare molte idee di attività e altri libri a tema. 
E ci sono, infine, i libri che mi fanno sognare un luogo dove ancora non ho messo piede. Ma per questo ci vorrebbe un post a parte, ho ancora tantissimi luoghi da visitare e tantissimi libri da leggere!
Non ho parlato dei libri che leggo durante i viaggi. Il motivo è semplice. Non leggo mentre sono in viaggio: preferisco guardare, assorbire, annusare, assaggiare, camminare. Vivere il paese dove mi trovo senza mediazioni. E voi?

Con questo  post partecipo a Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e Baci (oltre che a i Venerdì del libro), c'è tempo fino al 5 dicembre per partecipare.

venerdì 7 settembre 2012

Il gusto proibito dello zenzero per i venerdì del libro

"Mio padre - racconta Jamie Ford - mi aveva raccontato che al tempo di Pearl Harbor aveva dovuto indossare un distintivo su cui era scritto io sono cinese. La sua funzione era evitare che i bambini bianchi pensassero che fosse giapponese, il "nemico". Questa è stata la genesi di un mio racconto che parlava di un bambino cinese innamorato di una ragazzina giapponese e che le dava il distintivo per impedire che venisse portata via. Dal racconto è nato poi il romanzo". 

Un romanzo che mette in luce un aspetto non abbastanza conosciuto della seconda guerra mondiale: l'internamento in campi di lavoro posti sul suolo degli Stati Uniti di migliaia di cittadini americani di origini nipponiche che, dopo Pearl Harbor, furono considerate alla stregua di spie.
Una storia d'amore tra due ragazzini, pura e assoluta, come solo due tredicenni possono viverla.
Ostacoli insormontabili che finiscono per spezzarla.
Il rapporto tra padre e figlio.
Il jazz colto al suo albeggiare, musica di libertà e di assenza di pregiudizi.
Razzismo e bullismo.
Luoghi di una Seattle perduta nel tempo eppure rintracciabile ancora nell'odierno tessuto urbano.
Tutti questi ingredienti fanno di questo libro un'opera prima degna assolutamente di nota.

Un libro, un viaggio: "Amo Seattle- ci dice Ford - specialmente il periodo durante la seconda guerra mondiale (...). Molti aspetti di quei tempi esistono tutt'oggi, se sai dove cercare e guardi oltre il nuovo tessuto urbano". Esiste anche l'Hotel Panama, ricettacolo delle masserizie di trentasette famiglie giapponesi, costrette a lasciare le proprie case e nala sal da tè dell'albergo è possibile vederne alcuni cimeli esposti.


Sala da tè dell'Hotel Panama (foto da qui)

Un libro, una storia: la storia sconosciuta dell'internamento dei nippo-americani in campi di lavoro posti in territorio statunitense. 

Un libro, un film: Benvenuti in Paradiso (1990) di Alan Parker (per gentile suggerimento di Marie Lucie)

Un libro, un cibo: lo zenzero giamaicano, necessario ingrediente per fabbricare clandestinamente il ginger ale in tempi di razionamenti bellici.

Un libro tira l'altro: La neve cade sui cedri di David Guterson.

Questo post partecipa ai venerdì del libro di Homemademamma: qui troverete gli altri libri di oggi.

venerdì 30 ottobre 2009

Un libro in viaggio


Sto partendo per un tour educational in Campania, in previsione di una gita scolastica per cui la regione campana dà un contributo alle scuole interessate. Vi racconterò al mio ritorno. Intanto porto con me questo libro di cui vi lascio un assaggio:
"Educare è un compito immenso: è ciò che garantisce realtà e spessore a una cultura e a una comunità. Quando si costruiscono le cattedrali e le piazze, quando si erigono i palazzi e le mura della città, non lo si fa per sé, ma per la comunità, nel presente e nel futuro.
Il futuro della comunità si chiama cultura, ma la cultura ha un futuro se c'è educazione (...).
La cultura è la culla che accoglie ogni figlio di uomo, è l'adulto che accompagna, tenendolo per mano, il piccolo dell'uomo nel giardino dell'essere". (p. 4)
"La cultura in senso antropologico è la sostanza (substantia) della comunità, sostanza che permane attraverso il succedersi delle generazioni, è l'informazione non genetica che passa da una generazione all'altra (...), tutto quello che passa da una generazione all'altra e non fa parte del patrimonio genetico". (p. 7)

venerdì 8 agosto 2008

(Ri)scoperta del Giappone

Nella scelta dell'argomento con cui iniziare il colloquio d'esame di terza media (ora "di stato di primo ciclo") , si sa, gli alunni si orientano sulle "solite" cose; prima e seconda guerra mondiale, in particolare, sono l'opzione più gettonata. Ma anche droga, energia (con incursione sulla bomba atomica e dunque... seconda guerra mondiale) e via dicendo. Ecco perché lo scorso giugno in quel di un pomeriggio afoso e annoiato, quando agli esami orali si è seduta una ragazzetta che ha voluto proiettare, spiegandole, delle bellissime immagini sul Giappone e sugli aspetti caratteristici della cultura nipponica... la commissione l'ha accolta con un sorriso compiaciuto e l'ha ascoltata con un certo interesse. Io già sapevo e devo dire che mi aveva colpito la passione dell'allieva per tutto ciò che è giapponese.

Come sapete, ho poi letto L'eleganza del riccio: la mia curiosità sul Giappone è cresciuta grazie ai personaggi di Paloma, la ragazzina appassionata della cultura giapponese, e di monsieur Ozu, il nuovo condomino di rue de Grenelle 7, ma anche della stessa Renée, portiera di raffinata cultura dello stesso condominio. Anzi, si potrebbe dire che i dettami e le raffinatezze della cultura del Sol Levante siano un fil rouge del romanzo.

Grazie a questo libro ho ricordato cose di cui avevo già idea, come la pratica di condensare un pensiero profondo in una brevissima poesia come l'haiku o come la cerimonia del tè.




foto tratta da un blog sui manga giapponesi: http://moonfairy.iobloggo.com/

A proposito del rituale del tè, la protagonista del romanzo dice: "anch'io so bene che il tè non è una bevanda qualunque. Quando diventa rituale, rappresenta tutta la capacità di vedere la grandezza nelle piccole cose. Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'animo una gemma di infinito? [...] Il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite".
Renée ama inoltre i film di Ozu, di cui parla spesso, e le camelie; Paloma conosce perfettamente le regole del go, l'equivalente giapponese degli scacchi. L'arrivo di Kakuro Ozu nel condominio incuriosisce tutti gli abitanti di rue de Grenelle: la sostituzione delle porte con pareti scorrevoli, l'usanza di togliere le scarpe entrando in casa, l'esigenza di evitare la simmetria, il concetto di wabi (forma nascosta del bello)...
Cercando qua e là nel web ho trovato poi un bel sito sui diversi aspetti della cultura giapponese: All Japan. In esso vengono indicati diversi links di approfondimento, come Giardini giapponesi, un sito sull'Origami (o arte di piegare la carta), sulle magie dell'ikebana (arte di disporre i fiori recisi) e del bonsai, sui giochi e in particolare sul sudoku... Leggendo, insomma, mi sono resa conto che il Giappone mi era molto meno estraneo di quanto pensassi: in fondo mi piace il sudoku, ho sempre ammirato i film di Kurosawa, il kimono, la disposizione dei giardini, ho in casa un piccolo giardino zen, ho letto Banana Yoshimoto e come tanti sono cresciuta in compagnia di Mila e Shiro & co.
Continuando nella mia navigazione virtuale ho anche scoperto con una certa sorpresa che l'unico Museo italiano del tè si trova a Raddusa, in Sicilia: la Casa del tè. Vi sono poi diversi blog interessanti sul Sol Levante: Io e il Sol Levante, Sognando il Giappone, Arigatò...
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