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lunedì 27 gennaio 2014

Giorno della memoria

In questo giorno che ricorda avvenimenti funesti nella speranza che non si ripetano mai più, vorrei raccontarvi di una donna. Di nome Etty. 

Di famiglia ebraica, morì ad Auschwitz nel 1943. Il suo diario è miracolosamente scampato allo sterminio della famiglia fino ad arrivare di mano in mano all'editore che lo stampò nel 1981.

Sono pagine intense, drammatiche. Ma intrise di amore per la vita:
"Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria (…). Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena di viverla ora, oggi, in questo momento" (marzo 1941).

Una vita che non si può circoscrivere nei propri pensieri:
"Ecco la tua malattia: pretendi di rinchiudere la vita nelle tue formule, di abbracciare tutti i fenomeni della vita con la tua mente, invece di lasciarti abbracciare dalla vita" (settembre 1941)
Non la vita come la immaginiamo noi, quindi:
"Sono così attaccata a questa vita (…). Si vedrà negli anni se sei veramente attaccata alla vita nuda e semplice, in qualunque forma essa si presenti" (novembre 1941).

La vita, come tale, nel suo nocciolo che nessun male potrà mai scalfire:
"Ero fra le nude braccia della vita e ci stavo così sicura e protetta. pensavo: com'è strano. C'è la guerra. Ci sono i campi di concentramento. Piccole barbarie si accumulano di giorno in giorno (…). eppure, in un momento di abbandono, io mi ritrovo sul petto nudo della vita e le sue braccia mi circondano così dolci e protettive, e il battito del suo cuore non so ancora descriverlo: così lento e regolare, così dolce, quasi smorzato, ma così fedele, come se on dovesse arrestarsi mai, e anche così buono e misericordioso. Io sento la vita in questo modo, né credo che una guerra, o altre insensate barbarie umane, potranno cambiarvi qualcosa" (maggio 1942).

Neanche gli aguzzini possono scalfire questo sentire la vita come misericordia:
"Per umiliare qualcuno bisogna essere in due: colui che umilia e colui che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè la parte passiva è immune da qualsiasi umiliazione, questa evapora nell'aria (…). Non possono farci niente, non possono farci veramente niente. (…) Quel pezzetto di eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra" (giugno 1942).

Ma da dove nasce questa fortezza d'animo?
Per Etty nasce dalla fede: "Si deve essere capaci di vivere senza libri e senza niente. Esisterà sempre un pezzetto di cielo da guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera"(luglio 1942).

A chi volesse approfondire la figura di un'altra donna, completamente diversa, vittima dei lager consiglio questo post con un altro suggerimento di lettura. Altri romanzi sulla tematica dell'Olocausto in quest'altro post.

sabato 19 maggio 2012

Un giorno come gli altri

immagine con la quale la scuola "Morvillo Falcone" di Brindisi ha vinto il Premio Legalità

Un giorno di scuola, come tanti, come tutti gli altri. Si fa scuola tutti i giorni, tutti i giorni entriamo in classe, facciamo l'appello - puntuale, quasi noioso - parliamo, dialoghiamo, rimproveriamo, ci arrabbiamo, ridiamo, interroghiamo, scriviamo. Si fa scuola cercando di insegnare come spargendo semi, a volte ben piantati, a volte al vento. E poi qualche volta vedi anche il risultato del tuo lavoro, vedi crescere quei semi. Mentre tutto attorno impera la disistima per il nostro lavoro sotterraneo, paziente. Quante volte ci infervoriamo contro la violenza, contro i pregiudizi, contro le sempre nuove forme dell'illegalità. Una lotta contro i mulini a vento, in una società che rema intera contro.
E poi un evento, come quello di oggi. Sia o non sia stato un attentato di matrice mafiosa o terroristica, la sostanza non cambia. Se infatti non è chiaro l'autore dell'efferato delitto, lo è l'obiettivo. Una scuola, le alunne di una scuola. Una scuola professionale intitolata alla vedova Falcone. E' questo che inquieta: che venga colpito il mondo quotidiano - ordinario, quasi noioso - di chi cresce. Di chi per sua natura vive spensierato e fiducioso nel futuro. Un colpo grave alla speranza.
Un ultimo pensiero per i genitori di Melissa. Non oso e non posso immaginare il dolore di chi perde una figlia, l'unica. Posso solo pregare che ricevano il conforto necessario a vivere la loro croce, indicibile, giorno per giorno.

venerdì 18 marzo 2011

I love Japan



"In Giappone ci sono 50 ingegneri e 300 operai volontari che stanno rimettendo in funzione l'impianto di raffreddamento della centrale nucleare.

Ieri Gheddafi ha detto che oggi ci sarebbe stata la battaglia decisiva a Misurata e Bengazi.

Cerchiamo di non dimenticarci di questa gente, mentre facciamo tutte le nostre cose
".


E chi se la dimentica? Ho sempre amato il Giappone... Del resto, dal terremoto del 1990 in poi, non c'è sera che non pensi con terrore all'eventualità di un cataclisma. Ti sei sentito talmente piccolo quando durante la scossa notturna non hai potuto neanche alzarti dal letto, nonostante tutta la forza di volontà, e i libri ti cadevano addosso ( non ne ho più messi sopra la testiera del letto). E noi le loro costruzioni antisismiche ce le sogniamo... i recenti fatti poi dimostrano che anche le più ingegnose strategie umane di fronte alla forza della natura sono nulla... (scusate, ma dalla paura a me nascono pensieri a ruota libera, e ogni tanto ci vogliono)!

domenica 19 dicembre 2010

Se non te la senti di festeggiare

Partecipo al blogstorming, contravvenendo al suggerimento di un post leggero atto a sdrammatizzare l'impegnativo mese dicembrino, ricolmo di festeggiamenti ma anche di oneri familiari. Proprio questo accenno mi ha sospinto verso un ricordo...
Ricordo infatti un Natale molto triste nella mia vita, in cui ho perso qualcuno di molto importante a ridosso delle feste, in un momento particolarmente gioioso per la mia famiglia... visto che una delle mie sorelle si sarebbe sposata qualche giorno dopo l'Epifania battezzando nella stessa cerimonia la figlioletta appena nata. A me in quel Natale, esattamente il 22 dicembre, si può dire che sia caduta una tegola addosso. Mi sono sentita totalmente fuori sincrono: le luci, le riunioni di parenti, i regali comprati e accatastati, il vestito da comprare per il matrimonio imminente... tutto annebbiato da un velo di lacrime.
Allora, in una delle giornate festive, ho conosciuto CiaoLapo, attraverso questo post per il quale voglio ancora ringraziare l'autore, Carlo Bellieni.
Allora scrissi questo. E questo. Non avevo molte parole. Mi rimanevano le parole di altri che in quel momento esprimevano ciò che avevo dentro.

Scrivevo così:
Ho lasciato per strada cose che non avrei mai voluto lasciare e mi porto dietro ricordi che non avrei mai voluto avere. Dio ti ringrazio per aver fatto finalmente involare questo anno che relego volentieri al passato, se non fosse per il fatto che certe disavventure non si possono dimenticare come si dimentica cosa si è mangiato a cena il giorno prima (sto facendo il Brain Training di Nintendo DS... a proposito la mia età cerebrale è attualmente di 26 anni).
Comunque sia, oggi inizia il 2009. Comunemente si pensa che chissà per quale convenzione debba cambiare qualcosa solo perché il datario scorre di un'unità. Io non ci ho mai creduto, men che mai quest'anno. Il cambiamento di me stessa accade ogni giorno a prescindere dalle date sul calendario, mi volgo indietro e mi accorgo che sono diversa, anzi più me stessa. Attraverso i solchi del mio cammino come ferite sempre più profonde ma non mi sono ancora perduta. E questo è quello che conta.
Un augurio a tutti coloro che in questo anno appena concluso hanno temuto di perdersi.

Quello che penso oggi è che il senso di inadeguatezza rispetto al mondo intero che festeggia è una sensazione che acuisce il dolore che si sta vivendo.
Il mio pensiero va a chi in queste feste si trova in quella condizione di fuori sincrono.
Se non te la senti di festeggiare non te ne fare una colpa: il tuo sacrificio silenzioso vale più di ogni luminaria di ogni pranzo imbandito di ogni pomposo regalo in qualsiasi parte del mondo. Ci sono tanti altri come te. Non ti costringere, non ti forzare. Fai una preghiera, o un sorriso a chi ami, e addormentati sereno, non fai del male a nessuno.



Questo post partecipa al
blogstorming

giovedì 14 gennaio 2010

Terremoto di Haiti

TERREMOTO HAITI:

Fiammetta (Avsi): la mia notte con 4 bimbi sotto le macerie

Leggi tutto qui.

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mercoledì 11 novembre 2009

Leviamolo!

(antico ulivo dell'Orto del Getsemani)

"Hanno sferrato un bello sputo in viso ancora a Lui, che da sempre li fa arrabbiare. Gli hanno ricordato che da fastidio. E allora dico sì, leviamolo. Cominciamo di nuovo a segnarlo a graffiarlo sui muri il crocefisso, a disegnarlo in forma di pesce, di altro perché non lo riconoscano gli occhialuti signori della corte.
Io, cristiano, dico leviamolo il crocefisso. Facciamo come fece Cristo di fronte al Sinedrio. Non rispose, non stette a perder tempo con chi voleva già condannarlo. Non disse d'essere un bene culturale da conservare. Si fece levare di torno, per splendere sanguinante e bellissimo d’amore per sempre davanti agli occhi di tutti. I giudici si illuderanno di aver salvato la convivenza, che invece di fronte al nulla che stanno creando finirà per strappare via rabbiosamente tutti i simboli, tutti i parlamenti, tutte le corti e tutte le loro stesse panciute sicurezze di diritto. Lasciamo che mister Z dorma il suo sonno beato di ideologo travestito da giudice vincitore. Il suo sonno della ragione" (da ClanDestino Zoom)

mercoledì 6 maggio 2009

Una rosa per M.


La mia alunna malata di leucemia non ce l'ha fatta. Nel suo diario, letto al funerale, scriveva del periodo passato a lottare contro la malattia, un calvario di due anni tra reparti ospedalieri e chemioterapia. In classe ognuno ha scritto una lettera per lei e abbiamo recitato insieme una preghiera. Oggi per sbaglio ho chiamato il suo nome nell'appello. Non ho il cuore di cancellarlo dal registro.
(Ne avevo parlato qui.)

martedì 7 aprile 2009

Un dolore di tutti: 6 aprile 2009

«Io vengo, carissimi fratelli e sorelle, per dirvi che siamo vicino a voi per darvi un segno di quella speranza, che per l’uomo deve essere l’altro uomo. Per l’uomo sofferente, l’uomo sano; per un ferito, un medico, un assistente, un infermiere; per un cristiano, un sacerdote. Così un uomo per un altro uomo. E quando soffrono tanti uomini ci vogliono tanti uomini, molti uomini, per essere accanto a quelli che soffrono. Non posso portarvi niente più di questa presenza; ma con questa presenza si esprime tutto». 

(Giovanni Paolo II in Irpinia, 1980)

Una proposta concreta qui.

martedì 3 febbraio 2009

Ma ci sono parole?


Ma vi pare che sia possibile una cosa del genere?
Nella mia classe è iscritta un'alunna con una grave patologia, che entra e esce dall'ospedale, che ha già subito diversi interventi, che fa la chemio. Il reparto in cui è stata finora ricoverata ha inoltrato alla mia scuola la pagella del I quadrimestre, la volontà della ragazzina è encomiabile: vuole fare, vuole imparare.
Ebbene. Ieri per la prima volta è tornata a scuola, certo con il permesso di entrare dopo e uscire prima ma si è presentata con la sua sedia a rotelle e il suo cappellino per nascondere la penuria di capelli.
Cosa va a fare un insegnante? Le assegna un papello di esercizi. Per recuperare il programma.
Per. Recuperare. Il. Programma.
Risultato: la mamma, in lacrime, va dal Dirigente e riferisce che la ragazzina si è scoraggiata e non vuole più venire a scuola.
Ma ci sono parole?
Io non ne ho.

venerdì 9 gennaio 2009

A chi resta


Vita mia che mi hai dato tanto amore, gioia, dolore, tutto
 ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età
 e che la vita ti riservi ciò che serve spero
 e piangerai per cose brutte e cose belle spero
 senza rancore e che le tue paure siano pure
 e l'allegria mancata poi diventi amore...

(Tiziano Ferro, Alla mia età)

E. Hopper, The Lee shore (1941), oil on canvas

giovedì 1 gennaio 2009

A chi va



Possa la strada farsi incontro a te,

possa il vento essere sempre alle tue spalle,

possa il sole splendere caldo sul tuo viso,

possa la pioggia cadere leggera sui tuoi campi.

E fino a quando non ci incontreremo di nuovo,

possa Dio tenerti nel palmo della sua mano.

(Antica benedizione celtica)

E. Hopper, The Long Leg(1935), oil on canvas

mercoledì 10 settembre 2008

Vivere è cominciare... sempre.


Lo diceva Pavese. Quanto di innocente e puro c'è in ogni nuovo inizio, quanta speranza e attesa che qualcosa accada. Un amico una volta diceva che trattiamo gli altri per come li pensiamo e li custodiamo dentro di noi. Vero. Ci penso da giorni o forse da mesi, in fondo già dall'anno scorso avevo gettato lo sguardo sul settembre che sarebbe arrivato. E ora sto per conoscere i miei nuovi alunni con i quali trascorrerò i prossimi tre anni. Dai nomi stampati su un elenco non riesco a immaginare i volti né potrei incasellarli semplicemente sulla base dei giudizi delle maestre (anche perché più volte mi è capitato di nutrire profonde simpatie per chi "va male" a scuola)...
Si comincia e che sia davvero un nuovo inizio: per loro e per me.

P. S. Una di loro, lo so già, non la conoscerò domani: è molto malata e per ora non può venire a scuola. Mi hanno detto: "sì, ne hai segnati 25, ma in realtà sono 24 perché M. non viene"... eppure io spero di averne 25 al più presto. Ragazzina, coraggio: abbiamo tante cose da vivere e da affrontare insieme. Ti aspetto.
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