Visualizzazione post con etichetta molta osservazione poco ragionamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta molta osservazione poco ragionamento. Mostra tutti i post

venerdì 17 ottobre 2014

Scelte e bilanci



Superati i quarant'anni si è più inclini ai bilanci. 
Perché quando si ha tutto il futuro con le sue possibilità tutte aperte e le sliding doors sono ancora da varcare, si è convinti che ci sia ancora del tempo per portare a termine il compito che ci è dato in questa vita. 
Poi ti accorgi che molte delle porte aperte per forza di cose si sono chiuse: hai fatto una scelta universitaria e non un'altra, l'altra di fatto l'hai accantonata per sempre; hai sposato una persona; hai avuto uno o più figli e non credi che ne avrai altri; hai un lavoro, lo hai anche cambiato, ma ora hai definitivamente quello.
E così ti ritrovi ad avere acquisito quasi senza accorgertene l'attitudine a rimandare a un altro momento quello che veramente importa: il week end, la vacanza, l'anno prossimo... fino a un tempo indefinito e vago che ha la caratteristica peculiare di non arrivare mai.
Ma i quarant'anni sono già arrivati. E li hai anche passati! Non è più tempo di rimandare, di tirarti fuori dalle circostanze per aspettare un futuro indefinito.
È ora di starci dentro alle circostanze, di viverle fino in fondo, di dare ed esprimere se stessi, senza avarizia.
Anche perché rispetto alla promettente aspettativa della gioventù il passo verso la delusione è breve. E là è tutta una pura questione di scelta: percorro la strada che ho scelto (e/o che il destino ha scelto) o continuo a lamentarmi?

martedì 2 settembre 2014

Che mangino brioches



S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche! 


Ma in effetti, perché il popolo italiano sopporta ancora che una classe politica fannullona, capace solo di autoalimentarsi e nutrire la casta autoreferenziale che la circonda, possa apostrofarlo in mille modi con l'invito a sostituire il pane con una piú dolce brioche? Parole invece di fatti, riforme inutili invece di cambiamenti, prese in giro sottoforma di slogan e slides, austerità a convenienza. 
Vorrei vivere in uno Stato in cui chi governa intenda fare gli interessi dei cittadini, che abbia idee non geniali, ma almeno ispiratrici, che in qualche modo indichi una direzione.
E invece vedo ancora sprechi, ingiustizie, inerzia insopportabile.

Che le brioches vi vadano di traverso e che la peste (o una bomba incendiaria) vi colga al piú presto!

martedì 5 agosto 2014

Spetecchio

Gente che crede di poter sovvertire la realtà solo esprimendo la propria verità a voce alta, denigrando ciò che non capisce. Ma ripetere le proprie bugie non le rende vere. 
Gente che dimentica il bene ricevuto e allontana quelli che chiamava amici, ritenendosi piú intelligente e brillante. 
Gente che appesantisce la vita di chi gli sta accanto e rende infelice se stesso con paturnie e capricci. 
Gente che non vede tutte le cose buone che popolano la sua vita e che preferisce annorbare quella degli altri con continue e insulse lamentele.
Gente in preda al bisogno spasmodico di riempire le giornate con cose da fare e a riempire gli armadi con cose e cose che non riescono a colmare vuoti e mancanze.

A questi vorrei cantare il vecchio adagio di Alberto Sordi: "te c'hanno mai mandato a quel... paese?!?". E voi a chi la cantereste questa canzone? È il momento di sfogarvi, commentate e aggiungete pure! Spetecchiate, che fa bene!

domenica 13 aprile 2014

La solitudine abitata

Una donna sola. 
In un momento di solitudine. Solitudine abitata però. Da qualcosa di percepibile, ma non esplicito: da una cura delle cose, da un momento di svago.
Il vassoio con una linda tovaglietta accoglie ordinate stoviglie. Sembra una colazione ben preparata. È per qualcuno che non non può prepararsela da solo? È per sé stessa?
Un'altra sedia appena scostata dal tavolo sembra indicare la presenza di qualcun altro: un uomo? Un figlio? Già usciti di casa per le faccende quotidiane?
I volumi ben posizionati e i colori danno l'idea di una persona solida, che occupa sicura uno spazio.
L'abito, coperto in parte da un grembiule da lavoro è ravvivato da un simbolo di libertà e divergenza, le scarpe rosse. Non sembrano pantofole, ma scarpe comode.
I piedi in movimento e la postura appena poggiata lasciano intendere che le incombenze e i lavori sono stati tralasciati, ma stanno per essere ripresi. Eppure l'impressione non è di frettolosità ma di relax. 
Questo quadro di Felice Casorati mi ha fatto pensare a quegli straordinari momenti della nostra ordinarietà quotidiana in cui prendiamo respiro, ritagliando dal tran tran momenti tutti nostri in cui pensare, riposare, rilassarsi, godere del presente.

mercoledì 19 marzo 2014

Bologna: uno splendido week end (1)

L'occasione di visitare Bologna era la mostra, di cui vi avevo parlato qui… ma la città ospite non è stata affatto la cornice di un evento seppure significativo. Si è imposta con la sua personalità sicura ed elegante, come quella di una bella donna che non ha bisogno di essere chiassosa per farsi notare.

Ma partiamo da lei:



Qualcuno ha lamentato l'esiguo numero di quadri (trentacinque) che componevano la mostra, ma per me si è trattato di un pregio, poter soffermarmi su poche opere scelte che mettevano in evidenza le novità della pittura olandese della Golden Age. In particolare è stato illuminante avere potuto confrontare due tele completamente diverse:



Non si tratta di ritratti propriamente detti, dipinti in genere su commissione in modo da immortalare in modo preciso un volto, ma di tronie, realizzati autonomamente dagli artisti  per cogliere un'espressione, a prescindere dal realismo della riproduzione delle fattezze.  Nel primo, L'uomo con il cappello piumato, Rembrandt ci restituisce con dovizia di particolari e estrema cura dei dettagli il volto preoccupato di un uomo, colto in un momento preciso: si noti la luce dell'armatura, i particolari dell'orecchino e delle borchie, le decorazioni della cappello, la profondità chiaroscurale. Il secondo dal punto di vista della tecnica pittorica è, senza mezzi termini, inferiore: non c'è profondità nello sfondo, non c'è realismo alcuno nel turbante di foggia inventata, l'abito pare di cartapesta, la camicia è una pennellata obliqua. Eppure, la luce di quell'orecchino decorato da una perla forse falsa; eppure la bocca semichiusa realizzata da due toni sovrapposti di rosa; eppure lo sguardo da cui lo spettatore non riesce a distogliersi come da un senso di inafferrabile e misterioso che rapisce. Eppure... tutto questo fa la forza ipnotica di un quadro dipinto forse distrattamente dall'autore, mai venduto e acquistato post mortem per due monete. Vermeer poteva e aveva fatto di meglio, ma in quest'opera ci ha lasciato un tributo all'essenza dell'arte  come comunicazione, ci ha lasciato un quadro che sembra parlare a chi guarda, come se avessimo in qualche modo disturbato la donna che giratasi di scatto viene colta di sorpresa dalla nostra indiscrezione.

Un quadro che, complice il momento scelto per visitate la mostra (non di sabato o domenica), ho potuto guardare a lungo e che, devo dire, è stato difficile lasciare. Del resto, "come si guarda un quadro? A lungo", dice Philippe Daverio nel suo Il museo immaginario che ho sfogliato proprio a Bologna alla libreria Coop.

lunedì 6 agosto 2012

Nasa Video

Che meraviglia questo video, tutto composto con immagini della NASA, che emozionanti queste immagini!


mercoledì 14 marzo 2012

Quando insegni non dare niente per scontato

Cara to write down, qual è la maggiore emergenza che la scuola deve oggi affrontare? Io la definirei un'emergenza   alfabetica. 
Un terzo della popolazione italiana soffre del cosiddetto analfabetismo di ritorno, ossia una capacità di decodificare il testo a livello fonologico senza una reale comprensione del suo significato letterale. Questa porzione di popolazione ha bisogno di rileggere le parti più complesse di un testo di media difficoltà, senza per questo comprenderle del tutto, ma non capisce un testo specialistico, per esempio una diagnosi, una sentenza, un articolo espositivo.
Non si tratta di un problema da poco: una popolazione che non comprende un testo trova molta difficoltà a istruirsi, a partecipare alla vita democratica, a discernere di fronte alle controversie politiche. Aumentano la spesa per la sanità e la criminalità. Diminuiscono il benessere sociale e l'abitudine alla fiducia e alla cooperazione, oltre che la capacità di intraprendere.
E i nostri alunni?
Parto da alcuni fatti, riscontrati anche nel confronto con colleghi vicini e lontani (si tratta di un fenomeno diffuso):
1) assegno un tema, per esempio "Racconta una giornata significativa della tua estate". Nei compiti dei ragazzi il titolo diventa "Racconta un fatto di quest'estate", "Racconta un fatto significativo", Racconta un episodio...". Cosa succede? I ragazzi non credono che ricopiare il titolo sia necessario. Pensano di poterlo trasformare. Perché non rispettano la consegna. Non ne capiscono la perentorietà. Quando insegni, non dare per scontato che abbiano capito.

Source: flickr.com via Sandra on Pinterest


2) parlo, spiego, interloquisco... certe volte dall'espressione languida o trasognata arguisco, per fortuna, che non hanno capito una parola e chiedo: " ma sapete cosa vuol dire...?" e scopro che non avevano capito, o peggio, avevano frainteso. Perché se un parola non la conosci chiedi cosa voglia dire, ma se credi di conoscerne il significato vai avanti con la tua idea. Quali parole non avevano capito?
-firmamento= firma importante
-significativo=facile da capire
-circostanza=andare in giro per la stanza
-foraggio=fare fori
-accattivante=cattivo...
Quando insegni non dare niente per scontato.
3) il linguaggio figurato diventa il regno dell'opinabile. Nel testo di storia spesso si trovano espressioni come "l'eredità dell'impero carolingio", "il tramonto dell'impero", "l'espansione dell'Europa". Non è raro che espressioni come queste diventino problemi di testamento di Carlo Magno, serate di festa imperiali o sommovimenti geologici di cui ignoravi l'esistenza...
Quando insegni non dimenticare di chiedere cosa hanno capito.
4) oggi è difficilissimo insegnare a scrivere. Portare i ragazzi a fare un tema degno di questo nome comporta un lavoraccio, fatto di un tema alla settimana con relative correzioni, correzioni delle correzioni e via dicendo. Perché? Io mi sono data due spiegazioni: l'impoverimento del lessico e l'impoverimento dell'esperienza. Manca l'esperienza e dunque anche le parole che la descrivono, mancano le parole e dunque anche l'esperienza non viene nominata. Quando insegni non dare niente per scontato.


P. S. Approfitto per ricordarvi che oggi si festeggia il pi-day:






Se volete vedere i festeggiamenti dell'anno scorso, leggete qui.

mercoledì 29 febbraio 2012

Tracce di primavera - Signs of spring



Fresie gialle sul mio balcone e...
... una nota positiva sul registro di classe: "Oggi tutti gli alunni hanno portato il quadernone di storia"... mentre lo scrivevo e loro sventolavano i loro quadernoni qualcuno si chiedeva: "ma prof, lo sta scrivendo veramente?!"
Constatare fatti positivi è indubbiamente più raro e difficile di lamentare la negatività.


friday favorite things | finding joy
sunnydaytodaymama

venerdì 10 febbraio 2012

L'ultimo bambino nei boschi


Lo scorso venerdì vi avevo annunciato che avrei al più presto scritto una recensione sui miei ultimi acquisti. Desidero cominciare da L'ultimo bambino dei boschi, per la ricchezza e la densità di spunti che mi ha lasciato.


Il primo spunto è il valore dell'esperienza diretta delle cose.
L'impoverimento dell'esperienza è evidente per chiunque abbia a che fare con i ragazzi di oggi: non sempre esempi che funzionano per chi scrive e in genere per chi abbia più di trent'anni risultano validi per chi oggi ha dieci anni, così come chi oggi ha sessant'anni rappresenta l'ultima propaggine di un mondo che ha vissuto nella fanciullezza un contatto diretto e costante con la natura.
L'educazione oggi enfatizza la comunicazione mediata, simbolica, astratta a scapito di un contatto diretto, non solo visivo, ma anche tattile con le cose.
Nelle facoltà di medicina dire che il cuore è una pompa non giova a far capire perché i giovani studenti raramente o mai hanno avuto un'esperienza dei principi di spostamento di liquidi, di travasi, di irrigazione...


"Quasi sempre apprendiamo creando, producendo e sentendo con le mani e, anche se molti credono il contrario, il mondo non è completamente accessibile mediante una tastiera" (p. 66).
Sapete che sono una paladina dell'hands on learning (liberamente tradotto da me con l'espressione studiamo con le mani): queste parole sono state per me un vero balsamo!


L'esperienza, come impatto con la realtà, non solo ascolto di una lezione su di essa o visione di una sua riproduzione su uno schermo, è la madre della conoscenza. 
Si apprende per esperienza, lo diciamo. Ma da insegnanti ne facciamo il punto di riferimento della nostra didattica? Da genitori investiamo sul contatto dei nostri figli con la natura?


Questo post partecipa a I venerdì del libro di Homemademamma



martedì 24 gennaio 2012

Strewing



(immagine dalla newsletter di Homeschooling Ideas, che vi consiglio vivamente)


Strewing in inglese vuol dire sparpagliare. Questo termine è stato utilizzato da Sandra Dodd,   blogger di riferimento nel campo dell'unschooling, per definire un metodo semplicissimo eppure poco utilizzato: mettere materiali di interesse didattico a disposizione del bambino o del ragazzino affinché egli possa scoprirlo, utilizzarlo, osservarlo con libertà. Qui qualche esempio con foto (testo in inglese).
Sandra spiega in questa pagina che, per prima cosa, gli interessi dei genitori circondano e coinvolgono i figli quasi senza far niente, semplicemente per il fatto stesso di essere vissuti, condivisi, e per il fatto di parlarne insieme. Il mio interesse per gli oli essenziali e per le cure naturali che quando Laura era piccola mi faceva apparire ai suoi occhi come una specie di strega d'altri tempi, ora fa parte della sua vita. Ha imparato i trucchi, i rimedi senza dover studiare. Così è accaduto per la musica, vera passione del papà. E così sta accadendo per i film, interesse che condividiamo insieme.
Ma cosa si può "mettere in mostra"? Giochi educativi, libri, file sul desktop di un computer, screensaver da cambiare periodicamente, francobolli, CD, oggetti naturali...
La pratica è adatta anche ai "bimbi grandi", preadolescenti o teens: i film sono interessanti a tutte le età, così come i giochi elettronici e non, gli esperimenti scientifici, le visite didattiche, le esperienze di scambio di mail e lettere con ragazzi stranieri, i viaggi...

lunedì 19 dicembre 2011

Ultime notizie dal concorso per dirigenti scolastici




Source: littlebgcg.com via sand on Pinterest


Non vi ho riferito degli ultimi sviluppi del concorso per diventare dirigenti scolastici...
Ebbene, in Sicilia le prove scritte sono state caratterizzate da una certa serietà nei controlli e nelle ispezioni (della commissione, della polizia a campione, dei colleghi vigilanti).
Sono stati trovati pizzini, temi e temini rimpiccioliti. Sono stati trovati codici commentati e libri di temi mascherati da codici (abilmente dissimulati da tipografi ben pagati)... cose dei pazzi. E sono stati annullati compiti.
Non mi dilungherò sulle prove che erano abbordabili, bastava aver studiato e avere discrete capacità di organizzazione delle idee e di scrittura professionale.
Ma vorrei riflettere su questo: è mai possibile che in un concorso per diventare dirigenti, si debbano vedere certe cose? La serietà e l'onestà dove sono finite in quest'Italia così sventurata?
Sentire colleghi che commiseravano i candidati espulsi per essere stati trovati a copiare, poverini, in fondo che male c'è..., mi fa davvero sorridere. Perché proprio non ci può essere alcuna risposta sensata da dare a queste considerazioni.
Per non parlare della "paura del raccomandato", della paura che il tuo compito non venga letto con attenzione in quanto realmente e sostanzialmente anonimo, della paura che venga letto, giudicato ottimo (speriamo) o buono (come credo) e poi declassato di qualche punto per non sfavorire i soliti noti. Non è un'accusa alla commissione, lo voglio dire. Si tratta più che altro del peso delle passate esperienze che getta un'ombra sul futuro.
La speranza che questa commissione voglia fare le cose per bene c'è, ma poi ci si guarda intorno e si vede la Sicilia, l'Italia, Report, la bagarre in parlamento, le notizie della Tangentopoli mai finita... e la speranza si affievolisce.

mercoledì 7 dicembre 2011

Come Sherlock Holmes

Vi segnalo un'interessante proposta di apprendimento seguendo le orme di Sherlock Holmes, attraverso pochi indizi raggiungere la verità:
Learning Paths, come Sherlock Holmes
In particolare si "sbircia" in un quadro e si cerca di saperne il più possibile, facendo delle supposizioni e delle previsioni.
Oppure si può giocare a indovinare un codice segreto.
Inoltre vi sono delle schede per individuare il proprio stile preferito di apprendimento. Il sito è molto ricco, guardate l'homepage.

venerdì 25 novembre 2011

Teaching body awareness

Premetto che non sono un'esperta in scienze psicologiche, la mia conoscenza della questione è del tutto esperienziale e donatami da un corso di durata biennale che ho cominciato nel marzo 2010 e ad intervalli di tempo ho concluso domenica.
Il percorso si è sviluppato su diversi livelli: dalla consapevolezza di sé come mente, corpo, spirito in un tutt'uno al cuore, all'altro o all'Altro.
Noi occidentali diamo molto peso alla mente, alle sue catalogazioni, ai pro e ai contro. Ma dimentichiamo il corpo e lo spirito.
Il corpo è il primo dono che abbiamo avuto venendo al mondo e spessissimo non ne siamo consapevoli, non ne sfruttiamo tutte le potenzialità, lo trascuriamo, lo dimentichiamo, ne facciamo un'appendice tutto sommato zavorrante della nostra anima. Come se l'anima e il corpo potessero essere artificialmente scisse! Sarebbe la morte...
Educarci all'auto-consapevolezza attraverso l'esperienza comporta inevitabilmente l'uso del corpo: altrimenti tutto si riduce a una tavola rotonda in cui ascoltiamo un guru il cui eloquio ci lascerà sostanzialmente uguali a prima. Educare alla consapevolezza corporea vuol dire offrire delle esperienze in cui sentiamo il corpo, ascoltiamo le sue manifestazioni più essenziali: le funzioni vitali, il respiro, il movimento.

Come aiutare i nostri ragazzi a fare questo percorso? 

Con la mia collega e compagna d'avventura, abbiamo pensato di proporre ai nostri alunni un'ora la settimana di meditazione dinamica, appunto lavorare sullo spirito e sul cuore attraverso il corpo. Le proposte attuabili sono tante e tante ne abbiamo ricevuto nel corso che abbiamo seguito:
1) i 5 riti tibetani, di cui ho letto anche in questo bel libro, che vi consiglio:






2) ascolto del respiro (da qui)
3) danza libera o meditazione dinamica, una danza che assomiglia più a quelle tribali degli uomini primitivi che a un balletto da discoteca.

Partecipo ai venerdì del libro di Homemademamma.

giovedì 21 ottobre 2010

Ricevere constatare riconoscere


Da qualche giorno ho aggiunto questi tre verbi all'intestazione del blog. Osservare la realtà è sempre stato un fil rouge della mia vita. Mi è sempre piaciuto guardare gli altri in azione, capirne le ragioni e le intenzioni. Saper il perché di un atteggiamento, di una scelta. Mi incuriosisce anche il funzionamento delle cose anche se non riesco ad addentrarmi più di tanto nelle leggi della fisica perchè non me lo hanno mai insegnato per bene. Mi stupisco delle sfaccettature del creato, come un diamante dalle mille sfumature.
Osservare è anzitutto ricevere: abbracciare la realtà così come ti viene incontro. Non è scontato: buona parte delle nostre energie le impieghiamo per opporre resistenza alle cose così come ci si presentano. Perchè non sono come le vorremmo. Non è sbagliato certo cercare di affrontare o di risolvere un problema, ma per farlo occorre prima di tutto prenderne atto, subirne in qualche modo la portata, capirlo, o solo accorgersene. Solo così ci si mette in cammino.
Occorre constatare quindi: accorgersi delle cose, non farsele scivolare addosso anche se ci infastidiscono.
Occorre riconoscere, dare un nome, sfondare il limite della realtà fino al nocciolo che la sostanzia.
Attraverso il particolare, non eclatante, non straordinario, non necessariamente bello o edificante.
Io per esempio la mattina vorrei un segno grande, come la cometa, inequivocabile, bello fulgido e splendente. Ma la realtà mi raggiunge tra facce già conosciute e abitudini. Attraverso la normalità E questo è il vero miracolo.

foto di mio marito: Dog's Bay beach, Ireland

martedì 28 settembre 2010

Dipende dallo sguardo


La mia giornata passa spesso tra sequenze abitudinarie e normali in cui sembra non accadere nulla. Nulla di eclatante almeno. Eppure la mia vita non è per niente insignificante. Vi sono lampi di lucidità che me lo rendono evidente. Come sarebbe più umano vivere ogni istante così...
Oggi ho capito perché certi giorni scorrono come l'acqua di una fontana sempre aperta e altri invece appaiono pregnanti e densi tanto da ricordarli anche a distanza di anni. Dipende dallo sguardo.
Vi siete mai accorti che pur percorrendo ogni giorno le stesse strade se cerchiamo un negozio o una bottega particolare, che so io, una vetreria, improvvisamente ci accorgiamo che sulla strada quotidiana ci sono due, tre, diverse vetrerie? Oppure, in attesa di un figlio, notiamo tutti i negozi di articoli per bebè che diversamente non avremmo focalizzato?
La stessa esperienza accade quando osservo una bella fotografia non di un'esaltante tramonto o di una vetta dolomitica, ma di un panno steso ad asciugare o di un intreccio di foglie. Particolari. Ma guardati in modo da lasciar trasparire qualcos'altro.
Quindi dipende non dalla realtà, che è sempre là, ma dal nostro sguardo. Diventa significativo ai miei occhi ciò che incontra il mio interesse, il mio sguardo attento, il mio desiderio. Tutto il resto, anche il fatto o il volto più interessante, può scorrere via come se nulla fosse, se io non mi metto in gioco.

Giorgio Morandi, Natura morta

lunedì 20 settembre 2010

Dis-comunicazione


Si parla tanto di dis-grafia, dis-lessia, dis-calculia negli alunni, ma nessuno si rende conto della dis-comunicazione dei docenti. Ora, come sapete, ricevo spesso le lagnanze dei genitori e non sono troppo incline ad avallarle, ma...
Ma a volte la mancanza di tatto, di astuzia e di tempismo dei docenti è davvero inclassificabile.
a. E. (avanti Esonero), insomma in classe, non sono mai stata molto accomodante, anzi. Pretendevo molto e davo molto. Richiedevo serietà anche se non credo di essere stata noiosa. Ma la cosa più importante è che gli alunni avvertivano che anche dietro il rimprovero non c'era mai ombra di disprezzo, semmai di dispiacere. Intendo dire che ci sono modi e modi di porgersi e di porgere quella che noi crediamo la verità e la cosa giusta da dire.
Ci sono volte che un prof entra in classe con tutta l'ombrosità e la pesantezza di ciò che gli è successo nella vita e capisco anche questo. Succedeva anche a me, ma poiché si trattava di eccezioni tutt'al più c'era chi, più baldanzoso degli altri, chiedeva: "Prof, è arrabbiata oggi?"... ma questo è diverso dal porsi sempre e comunque come un incrocio tra la signorina Rottermayer e Marco Travaglio (non me ne vogliano gli estimatori ma il sorrisetto del moderno Savonarola inficia gran parte delle cose pur giuste che dice)...
A volte una parola di comprensione, uno sguardo benevolo o dare la seconda, la terza e l'ennesima chance dà più frutto di un dito puntato o di un'accusa scostante e respingente.

sabato 18 settembre 2010

Dammi oggi la mia buona azione quotidiana


Un'amica mi ha raccontato non senza emozione che tempo fa, mentre andava in auto a lavoro, su una strada abbastanza solitaria, in fase di sorpasso scoppia una ruota... accosta e dopo essersi ripresa dall'inevitabile perdita di controllo della macchina comincia a chiedersi se è capace di cambiare la ruota. In quel momento si avvicina un signore con la sua auto e le domanda se ha bisogno di aiuto. L'iniziale diffidenza si dirada alla spiegazione dell'uomo: "Vede, signora, ogni mattina io chiedo a Dio che mi faccia compiere una buona azione e lei mi sta dando la possibilità di compierla...". La ruota è presto sostituita e ognuno riprende la sua strada.
Un episodio che fa pensare. Rifletto sul fatto che sicuramente questo è un tipo di preghiera che viene sempre esaudito. Penso spesso alle preghiere che non approdano alla risposta, al dolore inespresso e alle lacrime segrete e trovo che forse a volte basterebbe sollevare lo sguardo e cambiare prospettiva. E rifletto su come anche una vita ordinaria possa trovare un senso e una straordinarietà ogni giorno, anche il più normale.
Che ne dite?

martedì 31 agosto 2010

Ritorno

Nostalgia: desiderio di tornare, desiderio doloroso - dice l'etimo greco -, suvvia, doloroso poi no, ma desiderio di tornare... certo.
Alla routine? Perché no? Le giornate di sempre, il tragitto in auto di cui conosci curve e buche, la radio, il lavoro, le persone che conosci da anni, certi comfort che hai solo a casa tua (il bidet non esiste fuori dall'Italia e non è cosa da poco), rubare ancora un bagno al sole di settembre, che in Sicilia è più clemente di quello di agosto, conservare nel cuore i bei ricordi di una vacanza.
E di ricordi ce ne sono davvero tanti. Impossibile elencarli tutti insieme, del resto con le foto vi farò presto dono di alcuni di quei momenti. Per ora voglio ripensare al cielo irlandese che sembra non finire mai, alla brughiera violacea, alle scogliere viste sotto un sole insolito e caldo, alla sperdutezza di alcuni paesini, all'allegria della musica nei pubs, alle passeggiate sulle spiagge solitarie.... ecco, non la finisco più!
Per ora vi lascio una foto, con la promessa delle prossime... che ne dite? E voi, avevate nostalgia?

Connemara, 27-8-10

venerdì 25 giugno 2010

Ferie


Per qualche tempo non avrò a disposizione la connessione a Internet... dopo un primo momento di sconforto ho deciso di approfittarne, per riposare mente e corpo e tornare più vispa di prima!

Così vi auguro buone buonissime vacanze...

E che sia un tempo pieno di intensità del vivere e di significato, che ci sia tempo per sorridere a qualcuno, per leggere un libro, che ci sia spazio per non avere fretta, per rilassarsi e osservare.
Ritemprarsi e ricominciare.

Quando potrò... mi rifarò viva, non temete per me ;-)

UPDATE: vorrei spiegare il perché di questa foto: è una torretta di avvistamento posta come si vede su uno sperone di roccia lavica, che vedo dal balcone della casa dove mi trovo in questo momento... Nonostante ancora non abbia potuto davvero riposare, per diversi impegni da ultimare, quando sono a casa godo del profumo, del colore e del rumore del mare...

(Foto di mio marito)

sabato 12 giugno 2010

Riposo

Mare, silenzio, riposo, letture. Due giorni.
Poi si ricomincia: scrutini, esami, rogne.
Ma per oggi la parentesi deve essere ancora aperta... alla chiusura ci penseremo lunedì.

Foto di mio marito.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...