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mercoledì 28 gennaio 2015

Insegnare in 3D: Oltre il libro

Da cosa nasce cosa. Da oggi a scadenza variabile ospiterò sul blog i contributi di Laura, professoressa anzi teacher (insegna inglese alle medie, ma non solo)... Avrete modo di conoscerla da ciò che vi racconterà del suo modo di insegnare. Per ora vi posso dire che è passata dalla scuola che dirigo come una meteora (o, sperando in un ritorno, come una cometa), insomma come supplente. Dopo qualche settimana si è presentata in presidenza per chiedere se poteva organizzare un pic nic in inglese nel prato della scuola. Mi ha brevemente spiegato che voleva proprio realizzare una colazione sull'erba e conversare con gli alunni solo in inglese, in modo da arricchire il loro lessico in modo naturale. Evviva! - ho pensato. Da qui il passo è stato breve a parlare di flashcards, Montessori... A proposito i suoi figli hanno frequentato la scuola montessoriana... ma a Singapore! Insomma, vi ho incuriositi? 




Oggi cominciamo parlando di libri di testo: Laura, cosa pensi dei moderni libri di testo e dell'uso delle tecnologie?

L’editoria scolastica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. I nostri volumi sono sempre più colorati e coinvolgenti, quasi tutti ormai pensati per essere testi misti da usare con l’ausilio delle tecnologie più moderne, LIM* in testa. Eppure, io continuo ad avere la sensazione che persino la modernissima e bellissima LIM rappresenti un approccio bidimensionale ai contenuti e che, almeno nell’insegnamento delle lingue, basterebbe molto meno per aggiungere una dimensione all’apprendimento in classe. Realizzare il learning is experience che ispira questo blog è forse meno complicato di quanto si pensi.
C’è un’espressione inglese che mi piace molto: JUMP OFF THE PAGE. Per i non addetti ai lavori, la si usa per descrive qualcuno – studenti soprattutto – in grado di impressionare. A me invece piace pensare che sia la lingua a dover saltare fuori dalle pagine ed impressionare gli studenti. Così, quando preparo le mie lezioni, mi chiedo come fare per staccare le parole, le strutture grammaticali, le funzioni comunicative dalla pagina del libro e consegnarle in 3D ai ragazzi.

La tua idea di insegnamento in 3D è un altro modo di chiamare lo "studiare con le mani" o hands on learning di cui ho parlato spesso in questo blog. Quali strumenti possono trasformare l'insegnamento e l'apprendimento da bi a tridimensionale?

Alcuni, lo vedrete, sono strumenti vecchi come Matusalemme, altri sono idee rubate ad amici e colleghi conosciuti nel corso degli anni… anni nei quali ho vestito i panni dell’insegnante – per studenti dai 3 ai 70 anni, in Italia e all’estero – ma anche e soprattutto i panni della studentessa – in questo caso intenta a studiare più i professori e le loro tecniche che le loro discipline!
Ma basta preamboli e presentazioni, queste pagine hanno un obiettivo: condividere tecniche e attività già collaudate in classe. Leggete e, soprattutto, condividete i vostri teaching tips …it’s sharing time!

... quindi cosa vuoi condividere con noi oggi?

OGGI PARLIAMO DI: FLASH CARDS
Confesso che è una delle mie attività preferita per introdurre vocaboli nuovi. Ed ecco perché:
  • sono facili da preparare e da adattare ad ogni lezione o al periodo dell’anno: a ottobre flash cards di halloween, a dicembre flash cards natalizie; mentre studiamo gli uncountable flash cards sul cibo!
  • sono adatte a tutti gli stili apprenditivi. Particolarmente utili per aiutare ragazzi con difficoltà dell’apprendimento o semplicemente per coinvolgere gli studenti che tendono ad isolarsi / distrarsi; Se opportunamente usate – e vorrei dire dosate – garantiscono piccoli successi impensabili per gli studenti più deboli e possono trasformarsi nei primi passi verso l’autostima e la motivazione intrinseca.
Solitamente preferisco preparare io stessa le flash cards di cui ho bisogno. Stampate delle immagini colorate su cartoncino ed il gioco è fatto. Potete decidere se indicare sullo stesso lato o su lati diversi l’ortografia della parola. Lo spelling, specie per una lingua non trasparente come l’inglese, ha solitamente l’effetto di intimorire gli studenti, va quindi introdotto, ai livelli elementari, in un secondo momento.
  • sono un’ottima strategia di memoria e possono essere reimpiegate in mille modi:
    • Show and tell: l’insegnante mostra la carta e lo studente pronuncia l’oggetto che vi è raffigurato; si può partire con un numero minimo – 6 carte – ed aggiungere una o due carte ad ogni nuovo incontro. Senza che l’insegnante faccia nulla per introdurre competitività gli studenti cercheranno di indovinare il maggior numero di flash cards possibile, e la volta successiva di superare il proprio record personale. In questa versione, possono essere usate per creare una mini routine in classe – anche questa un piccolo accorgimento per aiutare la gestione della classe. “Per tutto il mese di ottobre cominceremo e finiremo le nostre lezioni giocando per 2 minuti con le flash cards. Siete pronti?” …ovviamente quando si fanno di questi annunci, proprio come facciamo con i nostri figli, è bene essere coerenti e mantenere la parola data.
    • Show and tell + spelling. Una sorta di spelling-bee con l’ausilio delle immagini. Perfetto per un gioco in squadre.
    • Teacher says: distribuite le carte e poi chiedete agli studenti di alzarsi solo se posseggono la flash card con la parola pronunciata dall’insegnante.
Può essere utilizzato per esercitarsi con le richieste: Assicuratevi che tutti gli studenti abbiano una carta tranne uno. Fate partire un cronometro. Lo studente che non ha carta inizia il gioco chiedendo: Can I have the bag, please? Allo scadere del tempo, lo studente rimasto senza carta avrà perso!
    • Sentence builder. Adattabile a qualunque aspetto grammaticale o tempo verbale voi stiate spiegando. Io l’ho provato con il verbo avere. Distribuite poche carte e chiedete agli studenti di fare delle frasi. Cominciate voi la catena chiedendo: Has Francesca got a cat? Uno studente risponde: No, she hasn’t. She has got a dog. /She hasn’t got a cat. Luca has got a cat and a rabbit,
    • Last but not least, sogno di avere un giorno un’aula abbastanza grande – o una classe poco numerosa! – per poter sperimentare un Touch and go di questo tipo:


L’ultima serie di flash cards create quest’anno ha riscosso notevole successo tra i miei studenti di scuola media e tra i miei figli... le trovate qui.
Io ho selezionato le 12 parole per me più significative. E ho creato delle flash cards duple face: solo immagine da un lato/immagine e parola dall’altro.

Ci hai dato tanti spunti, che possono essere utili anche per chi fa homeschooling. Di cosa ci parlerai la prossima volta?

Vorrei parlare di magic bags; role plays; just English, please! e …del perché studenti di ogni età dovrebbero continuare a canticchiare e ballare la lingua piuttosto che appiattirla in un’interminabile serie di esercizi strutturati!

Nel frattempo, se avete domande e curiosità o osservazioni non esitate a lasciare il vostro contributo nei commenti.

lunedì 24 ottobre 2011

Insegnare a scrivere - Teaching writing


Il libro lo trovate qui. Ma è in vendita anche su ibs, qui.

Oggi vi voglio presentare un libro. E un'idea. L'autore, mio amico fraterno, parte dal presupposto che non solo si può ma si deve insegnare a scrivere: non si tratta infatti di una dote innata e immodificabile. Anzi, un buon insegnante deve cercare di incidere sulle competenze di scrittura e deve farlo in modo sistematico. Come? Le vie sono tante, ma una di queste è particolarmente efficace, come risulta dalla sperimentazione portata avanti dal prof. Menza con le sue classi di biennio e in un corso rivolto a ragazzi di scuola media.
La via proposta nel libro è la correzione classificatoria.
Tutti noi ricordiamo i temi segnati di rosso e corretti dai nostri insegnanti: la maggior parte di loro usa la cosiddetta correzione risolutiva, cioè segnare e correggere l'errore, sostituendo la parola/ le parole/ la frase sbagliata con la giusta forma. 
Questo però non è l'unico modo di correggere. Si può anche solo segnare l'errore e chiedere all'alunno di correggere accanto o in un altro spazio (rilevazione dell'errore). Io ho sempre fatto così: faccio ricopiare la frase o la parola contenente l'errore. che io mi sono limitata a rilevare, e poi faccio scrivere accanto la versione corretta. Ciò comporta da parte mia una doppia correzione, ma ho sempre notato un miglioramento almeno degli errori più madornali e dunque mi sono sottoposta volentieri all'iniziale fatica.
Salvo Menza propone di usare una correzione classificatoria. Sulla base di un siglario che scheda gli errori più comuni, da leggere e condividere con gli alunni, si segnano gli errori classificandoli, dando loro un nome. Ad esempio l'errore di porre una virgola tra soggetto e verbo verrà chiamato VIRG S-V e l'insegnante apporrà questa sigla accanto all'errore. Sarà poi il ragazzo a correggerlo sulla base del siglario (in cui alla voce VIRG ci sarà scritto: virgola tra soggetto e predicato).
Il siglario proposto dall'autore è completo e pensato per ragazzi già grandi, oltre che essere basato su alcuni prerequisiti di grammatica generativa. Vi consiglio di leggerlo o scaricarlo qui. Se ne volete una versione semplificata, potete leggere questa mia pagina di qualche tempo fa (vademecum per l'autocorrezione). 
A proposito, l'attività di autocorreggersi sulla base di un modello ben definito è montessoriana...
Un'ultima considerazione: il libro si chiude con l'esposizione dei risultati ottenuti. In forma di grafico si nota un visibile miglioramento e una sensibile diminuzione degli errori negli elaborati degli alunni.

E voi? Che approccio avete alla scrittura? Come vi correggevano i temi? Se insegnate, come fate a potenziare questa competenza nei vostri alunni?

giovedì 22 settembre 2011

Mini-office

Primi passi del lavoro in classe.
Con un semplice foglio colorato (ne ho comprato un bel pacco da Lidl) stiamo costruendo un minibook sulle regole di ortografia.
Di volta in volta ci soffermiamo su un argomento, attraverso esempi e ragionamenti, che annotiamo sul foglio A 4 piegato in due e incollato sul quaderno.
Si tratta di una versione rudimentale di un mini-office, o -se vogliamo- della versione contemporanea di un promemoria o schemino dei vecchi tempi, quando si prendeva nota dai libri delle principali regole di un argomento di studio e si utilizzava per ripassare o consultare.
Diverso il lapbook, per il quale vi rimando a questo mio post.
Qui potrete vedere molti esempi di mini-office, di cui vi pubblico qualche assaggio...




Come vi dicevo, il foglietto ripiegato è davvero una versione basic di questi capolavori, ma confido che arriverò anche a questi ;-)

sabato 30 aprile 2011

Geography Ideas

Quante idee navigando nel web! Chi mi segue da un po' di tempo sa che la geografia è un po' un mio pallino. Me ne sono occupata diverse volte.
E le idee non finiscono mai...

Si possono secondo il modello montessoriano plasmare le forme della terra (isola, arcipeago, lago...):


foto da aidelavie

Oppure si può imparare la geografia chiedendosi dove abitano le persone che conosciamo al di fuori del nostro paese e incollandone le foto sulla carta geografica:


foto da funny days with mommy and maddie


Ma si possono organizzare anche vere e proprie spedizioni: Confessions of a homeschooler ci porta in diversi paesi, io ho scelto l'Italia.
E su un blog che ho scoperto da poco, Controscuola, vi consiglio di leggere un interessante elogio della passeggiata a scopo didattico.

domenica 3 aprile 2011

Thanks to Claudia


Un enorme e tardivo grazie a Claudia e il Topastro, per questi doni: una tombola tattile e sound boxes realizzati con i contenitori dei rullini fotografici... Se cliccate qui potrete vedere tutti i post a tema montessoriano del suo blog.

lunedì 28 marzo 2011

Love of Learning: Geography and...

Siamo alla quinta puntata dell'iniziativa Love of Learning.
Nella prima, con questo post, abbiamo riflettuto insieme sull'utilità dei libri di testo.
Il tema della seconda puntata riguardava la storia, le idee per insegnarla e renderla viva.
Poi ho scritto sul libro Guerrilla learning. E sulla matematica...
Quest'oggi vorrei proporvi uno zoom sulla geografia. Qui la proposta in particolare è di condividere un post, anche vecchio, sulle idee per insegnare la geografia in modo divertente, hands on (manipolativo) tale da risvegliare o far crescere il desiderio di imparare.

Come sempre, comincio io con qualche spunto di riflessione. La geografia è una di quelle discipline trasversali che toccano diversi campi del sapere, quello scientifico (storia della terra, studio del territorio, meteorologia, zoologia, botanica...), quello umano (sociologia, demografia...), quello storico (stratificazione del paesaggio, storia delle nazioni e dei popoli...), quello politico (storia politica, attualità...).

Diverse volte mi sono occupata di geografia in questo blog, con i post taggati come ora di geografia, suggerendo soprattutto siti utili. Altre risorse web potete trovarle nella pagina 4teachers.

Adesso un'idea - montessoriana - che va bene tanto a casa quanto in classe (qui si potrebbe lavorare in gruppi e poi lasciare il materiale prodotto a disposizione della classe intera per successivi arricchimenti e attività): Geography boxes




[le foto da Lapazfarm]

Si tratta di scatole piene di materiali geografici relativi a ciascun continente, ma nulla vieta di realizzarle per le regioni italiane o europee. Cosa mettere dentro?

-mappe

-bandiere

-flashcard con biomi della zona, flora, fauna, prodotti agricoli tipici... (qui un pdf di esempio)


- souvenirs


-riproduzioni di opere artistiche, strumenti musicali locali

[Le foto dei materiali vengono da Counting Coconuts]

-immagini da Internet

-francobolli e monete locali

-cataloghi gratuiti da farsi spedire dai portali turistici ufficiali

-schede delle abitudini alimentari

-printables da Peacefulmann Geography Montessori and more, Enchanted learning e Free Montessori materials

-
per la scuola primaria (o prima): set di animali di plastica, bambole abbigliate con abiti etnici, libri illustrati, raccolte di fiabe, cd di musica, giochi tradizionali:

[box di Sweetness and light]

- altre idee: esempi di scrittura (gli ideogrammi cinesi), spezie, ricette, scampoli tessili (seta per la Cina, tartan per la Scozia..), lavoretti a tema

A proposito di lavori faidate e trasversalità, di seguito qualche idea per insegnare geografia attraverso l'arte o l'arte attraverso la geografia:


- in questo ricchissimo sito si trovano i pittori divisi per nazione, in quest'altro i burattini e i personaggi di ogni nazione

In generale, ogni materiale va organizzato in buste o scatole più piccole per poter essere facilmente consultato.

-un'ulteriore risorsa è lo scambio di cartoline, come quello proposto nel sito postcrossing.

E voi? Che idee avete?

Suggerite, suggerite, suggerite, utilizzando Mr. Linky (inserite il link al post specifico e premete enter). Preferibilmente aggiungete al post o al vostro blog il bottone Love of Learning...


Powered by BannerFans.com



Love of Learning Participants
1. Sybille
2. Catia
3. france
4. tatagioiosa
5. Marika

Powered by... Mister Linky's Magical Widgets.

giovedì 24 febbraio 2011

Esami, corsi e nuovo blog

Oggi, leggendo un post di Piccole felicità, che racconta i corsi e i laboratori che sta seguendo, mi sono soffermata un attimo sulle diverse esperienza che sto vivendo, nella consapevolezza sempre più chiara che non si finisce mai di imparare...

Primo, mi sono immatricolata di nuovo all'Università!

Sì, avete letto bene: dopo una solida laurea di vecchio ordinamento in Lettere indirizzo moderno (il perché mi sono iscritta proprio in Lettere moderne lo potete leggere in questo post), un corso di perfezionamento post lauream in Didattica della Letteratura, il dottorato di ricerca in Filologia Moderna su Dante... ebbene, sì... sono tornata ad essere una studentessa, di un Master di II livello in Dirigenza degli Istituti Scolastici! (Scuola IaD dell'Università di Tor Vergata, corso a distanza... ovviamente)

Sto frequentando anche un corso che si tiene nella mia scuola su Scuola e Amministrazione...

Inoltre sapete che c'è anche il corso di Didattica laboratoriale sul Metodo Montessori... a proposito, potete finalmente visitare il neonato blog, ancora non è granché ma presto crescerà: Montessori Transition! I materiali e i suggerimenti che mi avete gentilmente donato li stiamo mettendo a frutto!

E poi... devo dire che mi sono resa conto andando indietro nei post più vecchi di quanto io sia cambiata facendo questo blog, di quante persone ho incontrato, che mi sembra quasi di conoscerle di presenza... e di quante strade mi si sono aperte, quella di una didattica hands on, dell'homeschooling part time, della matematica creativa e interessante, oserei dire commovente, dell'essere genitori consapevoli... strade e strade e strade che non avrei mai immaginato di percorrere, mondi di cui non sospettavo l'esistenza, prospettive infinite!

Quindi un grazie a tutti voi che mi accompagnate in quest'avventura.

(Presto una sorpresa... ah, dimenticavo la foto l'ho scattata in Islanda)

giovedì 27 gennaio 2011

Addizioni grammaticali (e appello!)


Per Laura è un argomento ostico: di + il = del? E di + le? Non è mai sicura della risposta, così mi sono inventata un gioco di ispirazione montessoriana e l'ho lasciata libera di sperimentare.
Come vedete dalla prima fotografia si tratta di una scheda quadrettata in cui in alto sono segnati gli articoli determinativi e di lato le preposizioni semplici. Nei quadretti occorrrerà sistemare la carta giusta, quella che corrisponde all'addizione grammaticale giusta. Laura autonomamente ha deciso di cominciare catalogando le carte in base all'articolo di pertinenza per dare un primo ordine alla sistemazione.



Una volta sistemata la carta, si può anche controllare se la scelta è giusta, basta girarla e leggere (alle = a + le): la possibilità di autocorrezione è uno dei cardini irrinunciabili del materiale montessoriano.


E il segno di ok dà la misura della soddisfazione a lavoro concluso.


Il materiale come vedete si può utilizzare più e più volte per memorizzare bene. Avete altri suggerimenti di utilizzo? Avete sperimentato altri materiali sullo stesso argomento?

N. B. Questi esperimenti sono anche il mio compito a casa per il corso montessoriano... (vorrei portare del materiale già pronto come esempio da condividere con i miei colleghi), anzi se qualcuno di buona volontà volesse donare una copia di materiali homemade già realizzati, sarò ben lieta di darvi via mail il mio indirizzo. Tutti noi ve ne saremmo infinitamente grati e voi potreste fare un'opera pia a favore degli alunni di una scuola pubblica del profondo sud! Attendo speranzosa...

giovedì 16 dicembre 2010

Montessori craft


immagine da mymontessorijourney.typepad.com

Ho scoperto da poco il blog Living Montessori Now, che ha pubblicato un post molto interessante, Turning Christmas craft into Montessori-oriented Activity, cioè su come trasformare il classico lavoretto in attività montessoriana.
L'autrice del post, Deb Chitwood, consiglia di
-utilizzare un vassoio dove porre gli oggetti necessari per l'attività
-pensare alle abilità pratiche che vengono esercitate in quella attività, come utilizzare una cucitrice, o una macchinetta obliteratrice, ritagliare... e fare in modo che il bambino abbia già dimistichezza in queste abilità
-porre nel vassoio i materiali necessari, a meno che non si tratti di materiali sempre presenti sul tavolo da lavoro come le matite colorate
-ordinare i materiali in un modo attraente da sinistra a destra (come indiretta preparazione della lettura e della scrittura)
-mostrare al bambino come svolgere l'attività (io aggiungerei, per un bambino più grande,lasciare precise istruzioni scritte)
-posizionare il vassoio su uno scaffale basso in modo che il bambino possa scegliere liberamente quando e se lavorare
-lasciare libero il bambino di lavorarci quante volte vuole


immagine da http://lapazfarm.homeschooljournal.net

A mio parere occorrerebbe dare anche un modello dell'attività già svolta.
Qui un esempio di attività del genere. Ma anche un altro esempio qui.
Che vassoio utilizzare? In questa pagina ve ne sono diversi tipi.

venerdì 19 novembre 2010

Memorizzare le tabelline

Queste benedette tabelline!
Piccola studiosa e io ci combattiamo da tempo ma c'è sempre un 6 x 7 o un 8 x 9 che non vuole proprio rimanere in mente...
Così, con le mie rudimentali capacità manuali e semplici mezzi a disposizione ho costruito un memory di ispirazione montessoriana (rispetta il movimento, l'autocorrezione, l'interesse, l'assenza di voto...)

In futuro ne farò una versione quantomeno plastificata, ma per ora giochiamo con questa: i colori usati sono diversi, alcune carte in coppia sono dello stesso colore altre no, il segnale posto accanto al numero conferma che la coppia è ben formata, consentendo di giocare anche da soli come in un solitario alle carte. Preferibilmente è meglio giocare con tre tabelline alla volta, scegliendo prima le carte dal mazzo.
Qui un pdf di una versione da stampare.

Girovagando in cerca di idee ho trovato anche:

-da pappadolce, il mandala delle tabelline e le tabelline psicomotorie

-su MontessoriMaterials/math, il materiale in pdf catalogato come Multiplication Material (in basso a destra)

-su Buntglas, il primo blog di Sybille, segnalo uno splendido guest post di Carmen Gamper introduttivo sulla moltiplicazione, che illustra il materiale delle perle (beats) e il decanomo.

-sempre Sybille ci fotografa un domino per imparare le tabelline: il trimino

UPDATE:

Si può anche semplicemente costruire un domino con rettangoli di cartoncino in cui a combaciare devono essere la moltiplicazione e il risultato corrispondente.

Oppure si possono riempire queste schede: la multiplication table, anche parzialmente compilata, e perché no, un disegno da colorare seguendo la numerazione... Altri disegni qui e qui. Sono proprio quei disegni divisi in settori da colorare seguendo un codice, per risolvere il quale in questo caso si dovranno ricordare le tabelline...

UPDATE GEN 2011

Un suggerimento da Catia di A scuola con Matilde: utilizzare le carte da gioco per il ripasso...

martedì 16 novembre 2010

Piccola rivoluzione possibile


Non potrei definire altrimenti l'iniziativa che abbiamo cominciato ieri nella scuola di cui sono attualmente vicepreside. Si tratta di un corso sulla didattica Montessori che abbiamo potuto attuare grazie al convergere di molteplici fattori: la lungimiranza e apertura mentale del Dirigente, i fondi strutturali europei (FSE), lo studio appassionato del relatore che ha sperimentato personalmente come docente la validità del metodo proposto, in ultimo il mio personale impegno nel portare avanti tutto l'ambaradan fino al fatidico "ciak, si gira" di ieri pomeriggio.
I colleghi, sia dell'Infanzia che della Primaria e Secondaria, hanno reagito positivamente, ascoltando, ponendo domande, mettendosi in questione.

Ci siamo posti, tra l'altro, la domanda sul perché la proposta della Montessori non abbia forgiato in Italia l'intero sistema scolastico: per ragioni politiche senz'altro. Mussolini, in un primo momento affascinato dal metodo della psichiatra e inorgoglito dalla possibilità di esportare un modello italiano all'estero, si deve essere reso conto poi dell'impostazione non autoritaria e poco irreggimentata del modello stesso, finendo per contrastarne l'autrice. Il risultato è che in Italia le scuole montessoriane sono circa 250, tra pubbliche e private, mentre solo negli Stati Uniti il Metodo Montessori è molto diffuso ed è applicato in più di 5.000 istituzioni, comprese 300 scuole pubbliche. Questo quando i risultati dell'applicazione della metodologia montessoriana, al vaglio della ricerca scientifica, sono ottimi, come si può vedere leggendo questo articolo, un breve riassunto della ricerca di Angelina Lillard, docente universitaria di psicologia, che ha pubblicato tutti i risultati della sua indagine nel libro Montessori: The Science behind the Genius. L'autrice spiega gli 8 principi del metodo Montessori: movimento, scelta, interesse, abolizione dei rinforzi estrinseci (voti), educazione tra pari, importanza del contesto, autorevolezza del'insegnante, ordine dell'ambiente e della mente.

Questo è stato l'argomento del primo incontro del nostro corso. Vi terrò aggiornati sui successivi sviluppi, che comprendono la costruzione di materiali di ispirazione montessoriana...
Certo, non era tutto il Collegio Docenti, non si può rivoluzionare tutto insieme, non si possono eliminare da un giorno all'altro i voti, i compiti a casa né del resto si possono spostare le pareti per creare spazi più adeguati alla didattica... ma Rome wasn't built in a day...

venerdì 12 novembre 2010

Scoperte montessoriane

Mi piace girovagare qua e là e nelle mie peregrinazioni trovo quasi sempre qualcosa di buono e interessante, un po' come nella vita... si segue un fil rouge che ti porta dove non sai ma prima o poi arrivi da qualche parte, forse dove non avevi immaginato.

Ho trovato:

-il blog francese aidalavie che spiega passo passo e con l'ausilio di fotografie come fabbricarsi in casa i materiali montessoriani, che purtroppo costano un accidente!

-l'esempio e la foto del lettino montessoriano, pensato per abituare il bambino a un sonno più autonomo e come spazio gioco dentro la stanzetta

-un breve resoconto (in francese, ma con foto) dell'uso del materiale montessoriano per la geometria


-travasi montessoriani di simplymamma, che ovviamente già conoscevo...

mercoledì 6 ottobre 2010

La scuola che vorrei


Se fossi ministro della Pubblica Istruzione, il che è impossibile visto che qualcosa di scuola capisco, farei la seguente:

1) promuovere un'opera di formazione seria e intensiva destinata agli insegnanti di ogni ordine e grado dal titolo Montessori for everyone (dal nome del noto blog) con durata almeno triennale. Questa formazione sarà poi anche il corso universitario di accesso alla professione docente. Tale azione di rivoluzione delle menti sarà adeguatamente spiegata ai genitori attraverso ogni mezzo possibile, anche con scritte sui pacchetti di sigarette, e miriadi di testimonial, tronisti e Maria De Filippi compresi.

2) al termine dei tre anni di transizione l'immediata eliminazione delle classi e la loro trasformazione in aule-laboratorio, differenziate per età:
- per la primaria (3-6 anni e 6-9) : lettura-scrittura per i primini, arte, musica, grammatica, aritmetica e geometria, psicomotricità, geografia, inglese, giochi intelligenti (domino, dama, scacchi, monopoli...), cucina, scienze, storia, biblioteca e sala di lettura, museo naturale.
- per la secondaria (10-13 e 14-17) : aula di musica, grammatica, matematica, astronomia, fisica, chimica, storia, geografia, arte, lavori manuali, lingue, espressione corporea, giochi intelligenti, intelligenza emotiva, biblioteca e sala-studio.
In ogni aula saranno presenti insegnanti per bambini con bisogni speciali, oggi detti H, più specializzati degli altri, sarebbe meglio logopedisti e psicomotricisti formati all'estero.

4) i discenti potranno scegliere cosa fare ogni giorno ritirando una tessera di diverso colore (in numero corrispondente ai posti disponibili in aula) e nell'aula prescelta passeranno almeno due ore, sedendo a tavoli singoli o di gruppo, con il supporto di uno o più insegnanti in servizio presso il laboratorio. Nella'aula saranno pronte delle proposte di studio per la mattina e divise per livelli o fasce di età, bacheche con le attività più gettonate o consigliate. L'alunno sceglierà in assoluta autonomia cosa fare e, avendolo scelto, lo farà. L'insegnante prenderà degli appunti sull'attività svolta dall'allievo in modo da poter certificare alla fine dell'anno cosa l'allievo sa o non sa ancora fare. Aiuterà l'allievo a progredire, facendo con lui.



5) le attività proposte potrebbero essere ogni tanto anche a tutto il gruppo, per esempio la proiezione di un documentario, la celebrazione di un evento, la realizzazione di un manufatto, la spiegazione di un esperimento...

6) le LIM e i PC dovrebbero essere in ogni dove

7) gli insegnanti saranno assolutamente eccellenti:
- didatticamente: in grado di progettare e proporre attività interessanti e didatticamente efficaci, hands on, approfondimenti, web quest...
- nell'arte della relazione: faranno a scelta corsi di intelligenza emotiva, meditazione, biodanza, senso religioso, yoga almeno due week end l'anno

8) a livello di personale senza buttare fuori nessuno escluderei dalla formazione iniziale coloro che andranno in pensione nei successivi tre anni e senza tagliare alcun posto (del resto è difficile in tal senso fare di più dell'attuale ministro), approfitterei dell'ondata di pensionamenti collegata al baby boom del dopoguerra (nati dal '50 in poi) per svecchiare la classe insegnante con selezioni durissime in ingresso (l'uso tutto italiano delle graduatorie di anzianità unitamente alla mancanza assoluta di meritocrazia è la causa principale dei mali della scuola) e conseguente adeguamento dell'organico alle reali necessità delle aule laboratorio. Ogni insegnante potrà man mano scegliere in cosa specializzarsi, potrà specializzarsi in più discipline inerenti al percorso di studio fatto o al background culturale posseduto, avrà un fondo a disposizione per studiare e frequentare corsi pomeridiani. Non ho ancora chiaro su cosa il lavoro dell'insegnante sarà valutato, ma ci sto riflettendo.

E ora, ditemi, genitori e insegnanti, cultori della materia e curiosi: cosa ne pensate? Avete suggerimenti?
E soprattutto, a parte lo scherzo, come faccio a comunicare queste idee al ministro? Aiutatemi a farlo...

immagini da qui e qui

giovedì 4 marzo 2010

La rinascita della gioia di imparare

In un'interessante intervista del blog Buntglas, la pedagogista Carmen Gamper tra l'altro, dice:

"La natura ha stabilito che in un ambiente rilassato e preparato un bambino agisca con sana curiosità e in modo attivo per imparare il più possibile. Per molti bambini la struttura delle scuole pubbliche è dannosa: il dover stare seduti per lungo tempo, la pressione del tempo e lo stress per l’apprendimento, il cambiamento innaturale delle materie ad intervalli di un’ora, la paura dei punteggi dei test e delle verifiche, una valutazione negativa, la stigmatizzazione come “pigro” o “non bravo”, insegnanti con sindrome burn-out, doversi alzare presto (significa spesso un debito di ore di sonno), il divieto di parlare durante le lezioni con gli altri bambini, le difficili relazioni con altri bambini che sono anche sotto pressione, poco o nessun sostegno per l’apprendimento delle competenze sociali come ad esempio trovare soluzioni in conflitti, poca attenzione alle naturali e individuali tappe di sviluppo e processi di apprendimento".

E poi, propone una via positiva:

"I genitori possono fare molto per rendere felice il loro bambino e per facilitare l’apprendimento. Tutto dipende fino a che punto i genitori sono disposti ad andare e quali possibilitá concrete hanno per rispondere alle esigenze del loro bambino.
Ogni famiglia puó trovare le proprie soluzioni che possono cambiare nel corso degli anni.
In breve:
1. Scuola pubblica: I genitori possono accompagnare i loro figli nel corso degli anni nella scuola pubblica, con pazienza e comprensione, nella piena consapevolezza che il stesso ‘sistema scuola’ puó essere causa di stress e disagio. È possibile mantenere un ambiente rilassante in casa, aiutare il bambino con i compiti e assicurargli che gli ‘incidenti’ e problemi nel rendimento scolastico non influiscono sull’amore per il bambino. Per dare sostegno nell’apprendimento dei contenuti studiati a scuola, i genitori possono utilizzare materiali di apprendimento come i materiali montessoriani, o dare assistenza mediante la produzione di manifesti, giochi didattici ecc.

2. Part-time homeschooling. Questa é un’alternativa che si puó proporre al bambino nel tempo libero, oppure trovando una giornata ogni due settimane o in un altro arco di tempo, in cui si fanno delle attivitá concrete con contenuti che appassionano il bambino e rendono divertente e interessante l’apprendimento, per fargli riscoprire la gioia di imparare.

3. L’insegnamento familiare, collaborando anche con altre famiglie che fanno questa esperienza per lo scambio di materiale; oppure formando un’associazione che si occupa di questa tematica oppure fare parte di un’associazione che giá esiste.

4. Trovare una scuola alternativa (Waldorf, Montessori, altro) o avviarne una".

Mi sembra davvero degno di nota il punto 1 per il suggerimento che dà di accompagnare consapevolmente il proprio figlio alle prese con lo stress scolastico, anche rendendo più agevole l'apprendimento con materiali e metodi più laboratoriali. Ma più ancora mi pare illuminante il punto 2: un momento di apprendimento libero, "friendly" per favorire la rinascita della gioia di apprendere.
Ho esposto l'idea a mia figlia lasciandole piena libertà di scelta sull'argomento. Lei con gli occhi sorridenti mi ha comunicato che vuole imparare la storia dell'orsetto Teddy. L'insegnante che è dentro di me ha timidamente proposto di ampliare l'argomento al mondo degli orsi, ma lei è stata irremovibile: l'orsetto Teddy! Così ho abbandonato la tentazione di dirigerla e mi sono messa alla ricerca: è un argomento non da poco. Prova ne sia che digitando su google "storia dell'orsetto Teddy" si materializzano 9.860 risultati...
Alla prossima puntata un resoconto del nostro lavoro, di cui abbiamo già deciso di fare un libricino, ovviamente!


mercoledì 13 febbraio 2008

La busta del verbo o i pizzini montessoriani

Ho costruito (e fatto costruire in classe) il mio primo montessori material, scusate uso l'inglese perché, fa impressione, ma i siti con materiali montessoriani si trovano solo in english. Gli obiettivi del mio lavoro sono diversi: offrire ad alunni di terza una buona base per distinguere secondarie esplicite e implicite (in prima media disgraziatamente i verbi li ha pseudospiegati un supplente che ha creato un gap), istruire gli allievi ad una prima forma di archiviazione che elimini le ambiguità, recuperare le conoscenze sulla classificazione e coniugazione dei verbi mediante una didattica diversa (non dico innovativa perché Montessori è vissuta qualche decennio fa!). Ecco un resoconto per immagini:



Qui è raffigurata la busta principale, ottenuta in modo rudimentale con l'ausilio di foglio A4 colorato, nastro adesivo e forbici dalla punta arrotondata.

Il successivo passaggio consiste nello schedare i modi, possibilmente distinguendo il colore del foglio usato per i modi finiti dal colore usato per i modi indefiniti. Un mio alunno a questo punto ha detto: "Ah, prof... è come per le directories del pc, stanno una dentro l'altra... questo sembra un file win zip!" (da quel momento a ogni busta infilata dentro l'altra c'era uno che diceva con orgoglio e soddisfazione: "archiviamo, prof?")

Dentro la busta principale stanno, quindi, le buste dei modi:
1) finiti (schedati con un numero romano da I a IV, dalla dicitura modi finiti e dal nome del modo posto sul davanti della busta)
2) indefiniti (schedati con un numero romano da I a III seguito da una i in corsivo per ricordare che trattasi di una tipologia diversa dai precedenti modi, dalla dicitura modi indefiniti e dal nome del modo)

Infine in ogni busta-modo stanno i rispettivi tempi rappresentati da buste di manifattura ancora più rudimentale (dette "carpettine" dai miei alunni) perché alla fin fine sono foglietti ripiegati e chiusi da nastro adesivo sotto), anche questi schedati senza ombra di ambiguità: un numero romano richiama la busta in cui vanno riposti (I=indicativo, II=congiuntivo, III=condizionale...), se si tratta di tempo semplice o composto (TS o TC), seguito da numero arabo per indicare la corretta coniugazione classificatoria e infine denominato (presente, imperfetto...).

Il prossimo sabato dovrei infine distribuire i pizzini con le voci verbali (nel caso della foto c'è il presente del verbo avvertire) che l'alunno riporrà al posto giusto.

Risultato: qualcuno ha voluto portare la busta a casa per farla vedere ai genitori o ai fratelli più piccoli, chi l'ha lasciata in classe lo ha fatto per timore di rovinarla o perderla. Nel successivo compito di analisi del periodo le difficoltà nell'individuare i modi finiti o indefiniti erano quasi del tutto scomparse, nonostante ancora non siamo arrivati a inserire l'ultimo passaggio, quello del cosiddetto pizzino.

Un'ultima notazione di costume: in certi ambienti parlare correttamente l'italiano o peggio un italiano specialistico senza intercalari dialettali è sinonimo di... come dire... effemminatezza. Uno dei miei alunni, che è convinto di questa corrispondenza esistenziale, dopo il lavoro montessoriano pronunciava come se niente fosse parole come gerundio, modo indefinito, tempo composto... io stessa guardandolo ho avuto l'impressione che a parlare fosse un'altra persona!

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