Visualizzazione post con etichetta Islanda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Islanda. Mostra tutti i post

domenica 27 aprile 2014

Le strade dei miei viaggi

Strade. Percorsi. Bivi. Direzioni.
Mete raggiunte. 
In viaggio si cammina molto. E come nella vita, a volte la meta non si vede nonostante sia là. Oppure la si intravede per un attimo per poi perderla. In genere quando siamo molto lontani: dal punto di vista iniziale del percorso la meta si vede chiaramente. Poi, durante la fatica del percorso la si perde di vista. Il viaggio come metafora della vita, quindi.
E la strada come bellezza in sé: in certi momenti nel pregustare la gioia della meta ci godiamo il presente. Quello che si incontra per strada:



Uno scorcio di paesaggio, un volto, una visione inaspettata.
E la strada diventa bella e interessante di per sé, come nel viaggio on the road in Irlanda o come nelle lunghe passeggiate in auto in Islanda. Ogni chilometro una sorpresa.



Il viaggio itinerante è quello che ci fa assaporare meglio il paese in cui ci troviamo, per questo lo abbiamo scelto nuovamente per la scorsa estate, che ci ha portati per la route de vin in Alsazia:




La libertà di poter decidere dove dirigersi, di poter cambiare meta e di poter ritornare in un luogo che ci ha colpiti.
Anche una grande città in cui perdersi a zonzo può essere lo scenario di un viaggio a piedi, ma è il percorso lungo una strada che ci dà la misura dell'avvicinamento e dell'arrivo, della partenza e dell'allontanarsi di un luogo per cedere il posto ad un altro che ci viene incontro. Che ne pensate?
Questo post partecipa all'iniziativa Il senso dei miei viaggi.

sabato 4 gennaio 2014

Il sacro dei miei viaggi

Dopo sei mesi ritorno all'appuntamento de Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e baci, che per il mese di gennaio propone il tema del sacro.
Ma cos'è per me il senso del sacro? Sì, io entro abitualmente in chiesa, mi rivolgo nella preghiera a Dio. Ma cosa sta alla base del culto se non il senso del sacro? Un'esperienza pervadente, che in modo elementare e inconfondibile proviamo sotto un cielo stellato tanto quanto in un tempio appositamente costruito:
Sotto l'azzurro fitto/ del cielo - scrive Montale- qualche uccello di mare se ne va;/ né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:/ "più in là!"
L'immagine che apre il mio blog mi fa ripensare sempre a questi versi di Montale: basta un'auto che va, cantava Battisti, per suscitare in noi la domanda sul nostro essere qui. Perché ogni cosa porta scritto: "più in là".
Poi ci sono dei luoghi che questo oltre lo fanno intravedere meglio di altri. Forse per il paesaggio nel quale si incastonano, forse per l'atmosfera rarefatta di preghiera, forse per il silenzio.

Uno di questi luoghi l'ho visitato nel 2012, a Praga ed è il suo cimitero ebraico:


L'affastellarsi delle lapidi, le pietre lasciate su di esse in segno di preghiera. Il dramma di un popolo relegato in spazi angusti anche nella sacralità della sepoltura.

Ritorno poi alla mente all'Irlanda e alle sue rovine, baluardo di un'epoca in cui la religione mista alla nazionalità era causa di persecuzione. Sento quasi le grida, la concitazione e l'ingiustizia di tante, troppe morti.



E mi ricordo di una chiesetta, emblema della sperdutezza. In capo al mondo, in Islanda, in mezzo al nulla. Eppure aperta, la porta appena accostata. Pronta ad accogliere chiunque, passando di là, avesse voluto fermarsi per pregare, oppure semplicemente per stare in silenzio riscaldandosi un po' (in questo post qualche notizia in più):


Forse, avrei potuto scegliere foto di vetrate dai mille colori, frutto di un certosino lavoro, o di guglie come merletti sospesi al limite dell'equilibrio, o di ori e decorazioni sontuose, che pure ho visto, ho contemplato e ho ammirato estasiata. Ma queste foto, così scabre, più di altre per me esprimono il senso del sacro per come lo intendo e lo vivo: sentire improvvisamente di essere parte di una grandezza che ci sovrasta, rispetto alla quale è evidente e tangibile la nostra piccolezza.

lunedì 1 ottobre 2012

Il sapore dei miei viaggi

Partecipo con particolare gioia alla versione culinaria de Il senso dei miei viaggi di Monica.

Il perché è presto detto: sono solita fotografare i piatti e i ristoranti, le colazioni e i caffè che gusto in viaggio, per ricordare al ritorno non solo i monumenti e i panorami rintracciabili da chiunque  anche con una sommaria ricerca su google, ma per immortalare i miei momenti, le mie impressioni, le mie ambientazioni. Con la luce di una mattina o la foschia di una serata, con il calore di un'atmosfera e la sensazione cromatica di una pietanza, che posso aver colto solo io che ero là in quel momento. Per cui ho uno scrigno di mille di queste impressioni in cui è stato difficile scegliere. 
Te lo aspettavi, Monica?

Ho optato per i sapori dell'ultimo viaggio, a Praga:

Situato nella zona meridionale di Mala Strana, la trattoria tradizionale U Sveiku richiama il personaggio del buon vecchio soldato e serve piatti abbondanti e per niente costosi. Qui siamo tornati due volte per gustare la tipica zuppa all'aglio e i piatti di carne.

Ho scelto poi un luogo tutto italiano e vicino all'autostrada, molto comodo per chi va su e giù per l'Italia:

Un ristorante governato e impreziosito da Toni, cuoco sopraffino che, con gli ingredienti freschi della sua cucina di mare e terra, è capace di renderti piacevole il percorso autostradale che dal sud della nostra penisola conduce oltre la famigerata Salerno-Reggio Calabria.

E poi, come spesso mi capita, sono tornata a una terra che cito spesso e che mi è rimasta nel cuore, l'Islanda: 

Il Perlan è situato in un edificio a torri che sovrasta la capitale islandese: qui la funzione di contenere le risorse idriche naturalmente calde negli immensi serbatoi torreggianti è stata resa anche bella da ammirare: la luce delle vetrate e la riproduzione stilizzata del geyser rendono indimenticabile l'esperienza del mangiare qui. Il cibo da prendere al buffet è accompagnato dalle tipiche pagnotte islandesi e dall'immancabile burro leggermente salato. Ci si può servire anche più di una volta senza alcun sovrapprezzo. Un modo diverso di vivere, non solo di mangiare quindi.

Ringrazio come sempre Monica che mi dà l'occasione di rievocare i viaggi fatti sotto diverse angolazioni e ricordo a tutti che c'è tempo per partecipare fino al 5 ottobre.

mercoledì 23 maggio 2012

I colori dei miei viaggi

Bene, Viaggi e Baci, eccomi qua. Colgo al volo la tua idea di illustrare con un post e tre fotografie i colori dei viaggi che ci sono rimasti nel cuore.
I colori dei miei viaggi sono tanti e sceglierne solo tre è stata la parte più difficile. Ho fatto così: prima di tutto ho scelto i viaggi di cui ricordavo vividi colori e tra questi mi sono decisa per l'Islanda, l'Irlanda e la Camargue.

L'Islanda perché questa terra ai confini del circolo polare artico è davvero sorprendente. Quando stavo per partire e mi si chiedeva -dove vai?- e io rispondevo - Islanda... c'era sempre un'eco - Come? Irlanda? - No, ripetevo: Islanda. La terra dei ghiacci e del fuoco, l'isola dove la natura regna sovrana da tempi primordiali. Dove è possibile fare il bagno in un laghetto caldo colorato di un celeste innaturale dovuto a micro-organismi fluorescenti e contemporaneamente essere nel bel mezzo di una tempesta di neve...

...Blue Lagoon: il celeste



L'Irlanda perché il senso di pace e di azzurro che ho provato nei dieci giorni in cui abbiamo percorso le strade di quest'isola ricca di storia e tradizioni lo ricordo come il tesoro più grande che quel viaggio mi ha donato...

... Ireland: il verde-azzurro




La Camargue perché è il regno dei colori, dal bianco-rosa dei fenicotteri, al nero dei tori picchiettato dal bianco degli uccelli che si posano sopra di essi. Ma soprattutto del rosa, quello particolarissimo delle saline...

...Camargue: il rosa


Grazie, Viaggi e baci, per avermi permesso di ricordare e di rivivere questi splendidi momenti.

giovedì 31 luglio 2008

Cartoline dall'Islanda

Quando guardiamo una cartina geografica dell'Europa raramente il nostro sguardo si sposta oltre l'Inghilterra.. eppure molto più a nord, a lambire il 66° parallelo Nord, sta l'Islanda... sconosciuta ai più, quasi disabitata, eppure scrigno di immensi tesori naturali, che danno l'impressione di trovarsi in un'era primordiale, molto vicina alla creazione del mondo. Ci sono stata d'inverno, a marzo, quando la natura è ancora più incredibile.



La cascata di Skogafoss






Skogafoss (cascata di Skogar), Skogar
Cascata alta 60 m alimentata da un ghiacciaio. Tutt'intorno una distesa immensa, come tutte le distese islandesi: salendo su una scala sulla destra si possono contemplare l'oceano e le isole Vestmann.


Il cratere di Kerid


Si tratta di un grazioso laghetto di origine vulcanica, seminascosto sulla strada per Reykholt, che porta a Geysir. D'estate il laghetto si scioglie, noi l'abbiamo visto ghiacciato.


L'amico Strokkur


Strokkur, Geysir
Il cratere d'acqua, una grande bolla azzurra, sussulta e ribolle per qualche minuto, circa 5, poi emette un getto alto fino a 30-40 m. La zona gayseritica presenta anche sorgenti calde e paludi di fango gorgogliante.


Le meraviglie di Gullfoss



Dicono che non siano le cascate più belle d'Islanda, ma per me sono state un'esperienza indimenticabile: sono alte 32 m, la portata d'acqua è di 130 metri cubi al secondo (in estate), si tuffano in un canyon su cui si affaccia un ghiacciaio brillante.

Il rift: le zolle divergono


A Thingvellir è visibile il divergere della placca nordamericana da quella europea. Si può percorrere lo stretto sentiero tra le due pareti di roccia. Qui si avverte la natura come una forza indomabile.


L'acqua bolle!


A Seltun, zona geotermica, lo zolfo spadroneggia così come l'acqua che bolle costantemente. Il fango che si raccoglie è curativo.


Una chiesetta accogliente



In una landa desolata a un certo punto dalla strada si scorge la chiesetta di Krisuvik. La porta è aperta, dentro l'arredamento è tutto in legno, vi sono anche delle coperte poggiate sui banchi per chi, pregando, avesse freddo.






The Blue Lagoon

http://www.bluelagoon.com/

Per chi volesse vedere foto migliori basta cliccare sull'indirizzo ufficiale dello stabilimento termale. Io ho messo questa foto non eccezionale per rendere l'idea (ma comprendetemi, c'era una tormenta di neve... qualche "fiocco" si vede volteggiare qua e là, la temperatura era sotto zero e io ero ancora in accappatoio!) . "Possiamo fare il bagno con questa tempesta?": abbiamo chiesto alla reception. "Certo, è più bello!": ci hanno risposto. Effettivamente si entra attraverso una piscina coperta, camminando già immersi si spalanca la porta e... via! Per il freddo viene voglia di immergersi del tutto, ma poi si sente caldo per il vapore che esala, i piedi molleggiano in una fanghiglia morbida, in certi punti l'acqua scotta!

Si parte!






Per il diario dettagliato del viaggio, cliccate qui.

domenica 30 marzo 2008

Lezione islandese di geografia

L'Islanda è un libro vivente di geologia e di geografia. Puoi vedere la dorsale medio oceanica separarsi in due pareti contrapposte, come a Thingvellir o lungo la costa occidentale della penisola di Reykianes, in cui un ponte ti permette di passare dalla placca eurasiatica a quella nordeuropea, o ancora in un'esplorazione subacquea. Il tour geologico dell'Islanda è ben illustrato da questo sito in inglese. Altrimenti, in italiano, il sito di un geologo inamorato dell'isola di ghiaccio. Si possono vedere fenomeni geotermici di tutti i generi, eruzioni subglaciali, lave di ogni tipo. A Seltun per esempio è chiaro l'effetto dello zolfo sulle rocce. C'è anche il ghiacciaio più grande d'Europa, il Vatnajokull. Si possono fare bagni indimenticabili in lagune naturali riscaldate dalle fonti geotermali.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...